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Il cortile dell'oratorio festivo - DB2-125
Accanto al convitto interno popolato di ragazzi studenti e artigiani, continuò a vivere e a prosperare l'oratorio esterno. Quando non potè più occuparsene di persona, Don Bosco lo affidò a Don Giulio Barberìs. Gli oratoriani utilizzavano come loro chiesa quella di San Francesco di Sales, e giocavano su un'ampia striscia di terreno lungo il Santuario. -
Il cortile interno del Seminario - DB1-132
Il 30 ottobre 1835 Giovanni entrava finalmente nel seminario di Chieri (cf MB 1, 374). Aveva ricevuto l'abito chiericale a Castelnuovo da don Cinzano cinque giorni prima, all'età di 20 anni e qualche mese (cf MB 1, 369-370). Rimase in questo seminario sei anni, compiendovi studi filosofici e teologici. Qui riceveva le visite dei suoi compagni e si prestava a dare spiegazioni per risolvere le loro difficoltà scolastiche. -
Il cortiletto interno del Convitto - DB1-157
Visto l'alto numero dei giovani oratoriani che la domenica affollavano il Convitto, il Rettore, canonico Guala, mise a disposizione di Don Bosco il cortiletto interno per i loro divertimenti. La sacrestia e il coretto della chiesa venivano usati per il catechismo. Diversi sacerdoti del Convitto davano volentieri una mano, anche se non mancava chi aveva da ridire per l'insolito chiasso (cf MB 2, 136-138). I frutti d'un tale apostolato si vedevano nella frequenza ai sacramenti e nel miglioramento della condotta della maggior parte dei giovani (cf MB 2, 137s). -
Il crocifisso che Don Bosco teneva in mano alla sua morte - DB2-049
Durante gli ultimi istanti, Don Lemoyne suggerì a Don Bosco: Pensi a Gesù in croce. Gli rispose: È quello che faccio sempre. I Salesiani hanno conservato con affetto il piccolo crocifisso che Don Bosco stringeva nelle mani mentre moriva. -
Il dipinto della cupola - DB2-107
Nell'alto della cupola maggiore, il pittore Rollini ha raffigurato il trionfo e la gloria di Maria Ausiliatrìce in Cielo. Sotto le vittorie riportate dalla Chiesa, con l'aiuto di Maria. Ai piedi della Madonna sono raffigurate la missione di Don Bosco e dell'Opera Salesiana delle Figlie di Maria Ausiliatrìce. -
Il documento di acquisto della casetta - DB3-146
La casetta, più simile a un ripostiglio agricolo che a un'abitazione, era stata acquistata a credito da Francesco Luigi Bosco. C'erano state due annate cattive e le cose non andavano bene: pareva anzi che i padroni volessero vendere. A trent'anni, il papà di Don Bosco ritenne di avere la forza e la capacità di affrontare un debito iniziale per cominciare a mettersi in proprio e tentare di tirar fuori la famiglia dall'indigenza. Cinque mesi dopo aver firmato l'atto di acquisto, però, dovette fare testamento. -
Il Don Bosco del Giappone: Mons. Vincenzo Cimatti (1879-1965)
[Fronte] "Vocazione salesiana: vocazione alla santità. / 18. Il Don Bosco del Giappone: / Mons. VINCENZO CIMATTI (1879-1965). / « Vorrei morire qui per diventare terra giapponese ». / Colle Don Bosco (Asti) / Ed. Cooperatori Salesiani" ; [Retro] ... -
Il famoso cane, detto il Grigio
[Fronte] Nessuna ; [Retro] ... -
Il fienile - DB3-159
Con questo segreto nel cuore, il ragazzo ha continuato a vivere semplicemente la sua esistenza di povero contadino e di orfano, arrampicandosi con la destrezza di un saltimbanco per la scala a pioli che portava al fienile. -
Il focolare - DB1-020
Quante volte al paiolo appeso al fuoco mancava la pasta o la carne da mettere a cuocere. Spesso un pugno di legumi o di farina di granoturco o di miglio presi a prestito o una manciata di verdura colta nell'orticello o strappata nel prato, costituivano il pranzo e la cena della giornata. Accanto a questo focolare sferruzzava e rammendava i logori panni mamma Margherita quando era libera dagli impegni e dal lavoro dei campi, mentre Giovanni leggicchiava. D'inverno, al termine della giornata, tutti i membri della famiglia vi si radunavano per conversare, ma soprattutto per le preghiere e la recita del Rosario (cf MB 1, 46). -
Il focolare della cucina - DB1-044
Questa vecchietta che rimesta la polenta nel paiolo e la scodella sulla tavola, simboleggiano l'accoglienza affettuosa che Giovanni trovò nella cascina Moglia. Fin dall'inizio fu considerato uno della famiglia. Egli fece di tutto per ricambiare la stima di cui lo circondavano, né mai si tirò indietro di fronte ad un servizio, per quanto umile e faticoso. Si può dire che fu sempre il beniamino della signora Dorotea, che gli insegnò a recitar bene le litanie della Madonna e lo incaricò di guidare le preghiere della famiglia (cf MB 1,195). -
Il Fondatore, San Giovanni Bosco (1815-1888)
[Fronte] Sotto l'immagine: `Vocazione salesiana: vocazione alla santità. / 1. Il Fondatore, San GIOVANNI BOSCO (1815-1888). / Audace nella misura della sua umiltà di servo. / Colle Don Bosco (Asti) / Ed. Cooperatori Salesiani`. ; [Retro] ... . -
Il forno del Pane di Don Bosco - DB2-143
Nei sotterranei del Santuario di Maria Ausiliatrice, nel 1868, fu inaugurata la panetteria dell'Oratorio. Sfornava ogni giorno settecento chili di pane. Don Bosco accompagnava volentieri i visitatori in panetterìa, faceva assaggiare il pane fresco e diceva: Questo ce lo manda giorno per giorno la Provvidenza (MB 18, 251). Il mangiare il pane di Don Bosco era sinonimo di farsi salesiano. -
Il gelso nel cortile della cascina Moglia - DB1-040
Quando la calura era grande, Giovanni cercava riparo all'ombra di questo gelso. Qui sorvegliava e trastullava il piccolo Giorgio di 3 anni, figlio del padrone. Nei momenti liberi poi soleva radunare presso quest'albero i suoi amici giovani e meno giovani per intrattenerli con giochi vari, racconti edificanti ed esibizioni acrobatiche (cf MB 1, 200). D'inverno il luogo di riunione era il capace fienile che egli sceglieva per non disturbare o essere disturbato (cf MB 1, 199). -
Il Giovane Provveduto - DB2-176
Accanto ai libri scolastici, Don Bosco trova il tempo di scrivere moltissimi altri libri e fascicoli: vite di Santi, libri di lettura divertente, manuali di preghiera e di istruzione religiosa. Il best seller è Il giovane provveduto per la pratica dei suoi doveri. Vivente Don Bosco, se ne pubblicarono milioni di copie. Era una scelta di riflessioni, preghiere e canti adatti ai giovani. -
Il minervale: registri della scuola di Chierì - DB1-109
Nell'archivio storico del comune di Chieri troviamo il registro che riporta lo stato nominativo degli studenti delle scuole pubbliche della città durante l'anno 1833-1834. Contiene l'elenco degli alunni, il loro numero complessivo, la paternità, il tipo di scuola e la classe. Giovanni risulta l'unico orfano di padre. È segnata anche la quota individuale (minervale): per Giovanni era di lire 12. La sua classe quell'anno era composta di 20 alunni, che furono testimoni di episodi singolari: la prova di forza dimostrata da Giovanni nel difendere l'amico Comollo dalla cattiveria di alcuni; la pagina della vita dell'Agesilao dello scrittore latino Cornelio Nepote da lui letta e commentata tenendo davanti la grammatica del Donato, perché aveva dimenticato il libro; la versione latina consegnata dopo pochi minuti perché... l'aveva sognata! Con quegli stessi compagni fondò la Società dell'Allegria. Dicono i biografi che quei ragazzi, trascinati dal suo esempio, divennero tanto diligenti che furono tutti promossi senza difficoltà (cf MB 1, 252s). -
Il monumento a Don Bosco e la casetta - DB3-197
La sua immagine collocata a fianco della povera casa della sua infanzia, rimanda alla sua unica lezione di apostolo e di testimone: non sono i grandi mezzi materiali che possono cambiare l'umanità, ma sono le forze spirituali, come l'amore per i fratelli, che assicurano alla vita quel sapore e quel significato che permettono di definirla come un dono di Dio. -
Il palazzo delle camerette - DB2-030
Nel costruire la prima parte del nuovo ospizio, Don Bosco aveva progettato anche un braccio di fabbricato che doveva prolungarsi verso mezzogiorno, parallelamente alla nuova chiesa. Egli non ebbe mai il denaro sufficiente per fare di Valdocco una costruzione unitaria. Questo edificio centrale, che ospitò la sua camera-ufficio per 35 anni, fu costruito in quattro tempi successivi. Nel cortile sottostante, già orto di mamma Margherita, è stato recentemente eretto un monumento a Don Rua. -
Il Patrono della Famiglia: San Francesco di Sales (1566-1622)
[Fronte] Sul retro (retro/fronte integrato nella scheda): "Vocazione salesiana: vocazione alla santità. / 2. Il Patrono della Famiglia: / San FRANCESCO DI SALES (1566-1622). / La dolcezza evangelica inserita nell'energia apostolica. / Colle Don Bosco (Asti) / Ed. Cooperatori Salesiani". ; [Retro] Testo illustrativo della collana stampato sul retro del supporto.... -
Il pilone dei giochi - DB3-180
Anche qui c'è un pilone che ricorda gli avvenimenti di quei tempi. Giovannino apprese l'arte del saltimbanco alle fiere dei paesi vicini: sveglio e curioso, riusciva a intuire i trucchi del mestiere e poi si allenava con una grande passione, anche a rìschio di rompersi l'osso del collo. -
Il pilone del sogno - DB3-177
A ricordare il sogno dei nove anni è stato eretto un elegante pilone, dipinto dal pittore Crida. L'opera fu realizzata il 2 giugno 1929, per commemorare la beatificazione di Don Bosco. -
Il pilone di san Pietro in via Argentero - DB1-088
Secondo l'uso del tempo, anche Francesco Bosco, papà di Giovanni, venne seppellito in chiesa, e precisamente nella parrocchia dedicata a San Pietro, in Castelnuovo. Questa però era ormai cadente e impraticabile, cosicché si decise di costruire un cimitero nuovo, che fu inaugurato nel giugno del 1817. La chiesa di san Pietro venne demolita, e i cadaveri raccolti in una fossa comune. Così andò disperso quello di Francesco Bosco. Sulla via Argenterò venne eretto un pilone dedicato a san Pietro, per ricordare che fino al 1817 sorgeva in quel luogo l'antica parrocchia dedicata al Vicario di Cristo. -
Il pollaio sotto la scala - DB3-161
I proventi del pollaio, situato sotto la scala esterna, dovevano essere ben modesti. I Bosco allevavano conigli e tacchini, e Giovannino era stato ben presto incaricato di accudirli: una volta ingrassati, sarebbero stati venduti alla fiera di san Bernardo a Buttigliera. -
Il porticato con il pulpito della buona notte - DB2-025
Ogni sera i ragazzi dicevano le preghiere davanti a una statuetta della Madonna, che è ancora sotto il porticato, a Valdocco. Al termine, Don Bosco saliva sul pulpitino e dava la buona notte: alcune buone parole che chiudevano la giornata. Don Bosco era geloso di questa buona notte: la dava sempre lui, quando poteva (MB 6, 94). Da questo pulpitino egli raccontò i famosi sogni, attesi con viva curiosità, perché sovente in essi prevedeva l'avvenire. -
Il porticato di casa Pinardi e casa di Don Bosco - DB2-029
Questo ampio porticato fu costruito nel 1860, quando Don Bosco elevò un nuovo edificio al posto.della casa Pinardi. L'inverno, a Torino, è lungo e nevoso, e la primavera è molto sovente la stagione delle piogge. Don Bosco volle questo porticato perché i giovani potessero giocare in ogni stagione. -
Il porticato e l'edificio della tipografia - DB2-145
Il quinto laboratorio aperto da Don Bosco a Valdocco, il più desiderato, fu la tipografia. Don Bosco dovette armeggiare quasi un anno per ottenere l'autorizzazione prefettizia. Fu accordata il 31 dicembre 1861. -
Il porticato e le scritte bibliche - DB2-011
Torino è la città dei portici. Sono necessari per potersi muovere nel lungo inverno. Anche Don Bosco volle ampi portici nei suoi fabbricati; ma sui pilastri e nelle lunette degli archi egli fece scrivere frasi bibliche per richiamare a ragazzi e visitatori le verità eterne. -
Il portone d'ingresso del Seminario - DB1-131
Il giorno 30 ottobre dell'anno 1835 dovevo trovarmi in seminario. Il corredo era preparato. I miei parenti erano tutti contenti ed io più di loro (MO 89). -
Il pozzo - DB1-033
Altro lavoro gravoso per Giovanni era attingere con un secchio di legno (siun) l'acqua necessaria per abbeverare il bestiame, tre volte al giorno. Una corda, che scorreva nella scanalatura di una ruota di ghisa o di legno, e alla quale era agganciato il secchio al cainas, veniva fatta scendere e salire a braccia, e l'acqua veniva versata in una tinozza di legno. -
Il prato dei giochi - DB3-179
Sulla scarpata della collina, rivolta verso Capriglio, i Bosco possedevano un secondo prato. Si tratta di quel famoso teatro all'aperto nel quale Giovannino si esibiva facendo il saltimbanco e improvvisandosi predicatore. Il pubblico era sempre numeroso e, pur di godersi gli spettacoli del ragazzino-prodigio, accettava di recitare la terza parte del rosario e di ascoltare il riassunto della predica, fatta in chiesa dal parroco. Dopo, il divertimento era assicurato. -
Il prato del sogno - DB3-176
Vicino alla casetta c'era un piccolo prato nel quale Giovanni e Giuseppe portavano al pascolo la mucca. Un fazzoletto di terra entrato nella storia, grazie ai famosi sogni di Don Bosco: da quello dei nove anni a tanti altri. Nel 1841 avviandosi verso casa dopo la celebrazione della sua prima Messa Don Bosco lo rivede e pensa con commozione al povero pastorello che era e alla sua nuova condizione di sacerdote, chiamato da Dio a sedere tra i primari del suo popolo. -
Il primo collegio fuori Torino: Mirabello (1863) - DB3-002
Nell'autunno 1863, Don Bosco dice a don Rua: Ho da chiederti un grosso favore. Ci chiamano ad aprire un collegio a Mirabello, nel Monferrato. Penso di mandare te a dirigerlo. È la nostra prima opera fuori Torino. Avremo mille occhi addosso per vedere come ce la caveremo. Ho piena fiducia in te. Alcuni mesi dopo una cronaca riferisce: Don Rua a Mirabello si comporta come Don Bosco a Torino. -
Il primo laboratorio aperto da Don Bosco per i calzolai - DB2-114
Nell'autunno del 1853, Don Bosco iniziò i laboratori dei calzolai e dei sarti. Quello dei calzolai fu piazzato nel locale strettissimo che ora funziona come mini-sacrestia della cappella Pinardi: due deschetti e quattro seggioline. Fu Don Bosco il primo maestro: si sedette al deschetto e martellò una suola davanti a quattro ragazzi. -
Il pulpito in legno donato dal Cafasso - DB2-019
Da questo pulpito, che si trova oggi nel museo storico di Valdocco, per oltre 10 anni Don Bosco predicò ai suoi ragazzi. Da questo pulpito Domenico Savio sentì la predica che lo mise profondamente in crisi: È volontà di Dio che ci facciamo santi; è assai facile riuscirci; un gran premio è preparato in Cielo a chi si fa santo (Bosco, Vita di Domenico Savio, SEI ed. 1963, pg. 44). -
Il quadro del sogno - DB1-023
Questo sogno, come lo raccontò Giovannino il mattino seguente, è stato dipinto dal pittore Pietro Favaro: Giovannino sogna nella sua stanzetta; sopra la sua testa un gruppo di ragazzi che rissano e schiamazzano; accanto al letto un Signore maestoso: più in basso una misteriosa Signora tiene Giovannino per mano, circondata da mansueti agnelli, mentre alle loro spalle ringhiano belve feroci. Il quadro si trova nella chiesa dell'Istituto Salesiano di Alassio. Più tardi questo sogno si ripetè con altri particolari (cf MB 1, 126s; 305). -
Il quadro di Don Bosco - DB2-103
Presso l'urna di Don Bosco, il pittore Crìda eseguì questo quadro che raduna le caratteristiche del Santo: il suo amore per i ragazzi, il suo lavoro apostolico per portarli a Maria Ausiliatrìce e al Signore Gesù. -
Il quadro di mamma Margherita (Rollini) - DB3-165
Margherita Occhiena, la mamma di Don Bosco, era nata a Caprioglio il 1° aprile 1788. Sposò Francesco Bosco, già vedovo e con un figlio, nel 1812. Fu una donna forte e ricca di fede. A lei Don Bosco chiese nel 1846 di fare da mamma ai ragazzi dell'Oratorio. Essa avrebbe potuto godersi il meritato riposo di una vita dura e sacrificata, ma la proposta del figlio la trovò disponibile. Visse gli ultimi dieci anni della sua vita all'Oratorio, lavorando e pregando, circondata dall'affetto di tutti i ragazzi. Morì a Valdocco il 25 novembre 1856. -
Il quadro di San Domenico Savio - DB2-104
L'altare di san Domenico Savio è stato arricchito nel 1985 da questo quadro del Caffaro Rore. Il giovane santo è raffigurato come il protettore della gioventù attuale, impegnata nello studio, nel lavoro, nelle attività artistiche e sportive. Il gioioso bambino sorretto dalla madre lo addita pure come protettore della vita nascente. -
Il quadro di San Giuseppe - DB2-102
Don Bosco volle che uno dei quadri più belli del santuario rappresentasse san Giuseppe mentre protegge l'Oratorio. Lo descrìsse lui stesso al pittore Lorenzone. Il quadro fu inaugurato solennemente il 2 aprile 1874. -
Il registro dei battesimi - DB1-097
Il registro dei battesimi, che si conserva nella canonica, è un grosso libro rilegato, di formato cm 30 x 47 con carta di colore paglierino. Eccolo aperto alla pagina in cui è registrato il battesimo di Giovanni: Bosco Giovanni Melchiorre, figlio di Francesco Luigi e di Margherita Occhiena in Bosco; nato ieri sera e solennemente battezzato questa sera dal rev.do Don Giuseppe Festa, Vicario. Padrini furono Melchiorre Occhiena di Capriglio e Maddalena Bosco vedova di Secondo Occhiena di questo luogo. Il numero dei battezzati nel 1815 è di 63. -
Il retro altare - DB2-017
In questa stessa chiesa, dietro l'altare maggiore, Domenico Savio ebbe un'estasi davanti al tabernacolo che durò più di sei ore. -
Il Rifugio della marchesa Barolo - DB1-158
Terminato il soggiorno al Convitto, Don Bosco accettò temporaneamente l'ufficio di cappellano all'Ospedale di Santa Filomena, fondato dalla Marchesa di Barolo per ospitare ragazze inferme. Provvisoriamente avrebbe badato al Rifugio, un'altra opera fondata dalla pia signora per accogliere e aiutare ragazze esposte a pericoli (cf MB 2, 236s). Gli aveva fatto ottenere quel posto Don Gio-van Battista Borei, uno zelante sacerdote che divenne il suo più fedele collaboratore nei tempi duri dell'Oratorio (cf MB 2, 225s; 241; 247; 260; 280; 303-305; 354s; 427; 501). -
Il rione della canonica - DB1-085
Ammiriamo uno scorcio del paese con la canonica e le case che si affacciano sulla piazza. Il parroco di allora, Don Dassano, era un uomo dotto, caritatevole e santo, e Giovanni ne farà presto l'esperienza, come diremo. Egli tuttavia teneva un contegno sostenuto, specie con i fanciulli, e Giovanni ne soffriva, perché sentiva vivo il desiderio di avvicinarlo per ascoltare la sua parola. Si rammaricava di questo con la mamma e le diceva: Se io fossi prete, mi avvicinerei ai fanciulli, li chiamerei intorno a me, per dir loro buone parole e vorrei aiutarli e farmi amare da loro. Se sarò prete, voglio consacrare tutta la mia vita per i fanciulli (cf MB 1,227). Un programma che realizzerà in pieno. -
Il ritratto di Giuseppe - DB3-163
Giuseppe, fratello maggiore di Don Bosco, nacque il 18 aprile 1813. Fu un uomo della terra e, pur non sapendo né leggere né scrivere, era dotato di tanta saggezza e di tanto buon senso da essere prescelto dai vicini come giudice e consigliere. Giuseppe e Giovanni furono una coppia ideale di fratelli: il maggiore aiutava il fratello sacerdote con ogni mezzo a sua disposizione e non esitava a mettere in secondo ordine le esigenze di casa sua, quando qualcuna delle ricorrenti crisi economiche metteva in croce Don Bosco. -
Il sagrato della chiesa - DB1-047
Il parroco, il teologo Cottino, che conobbe fin dai primi giorni Giovanni, notò in lui una devozione sincera, conobbe il buono spirito che lo animava, e lo appoggiò. Con il suo aiuto Giovanni ottenne la sala della scuola comunale a sua disposizione. Nei giorni festivi i giovani del paese si fermavano a fare solennemente la Via Crucis, e poi nella sala incominciavano i trattenimenti con la lettura di un libro di devozione, e ascoltavano i racconti di Giovanni. Egli poi li divertiva con i giochi e con la sua allegra inventiva. Era un primo inizio di oratorio festivo. -
Il santuario della Consolata - DB1-178
Don Bosco sta per morire! La notizia si sparse come un fulmine tra i sacerdoti suoi amici e i giovani. In quei giorni si vide quanto fosse amato. La chiesa della Consolata divenne meta di un ininterrotto pellegrinaggio di giovani che si alternavano per chiedere alla Vergine la salvezza del loro grande benefattore. -
Il secondo collegio a Lonzo (1864) - DB3-003
Nel 1864 fu aperto il Collegio di Lanzo. Don Bosco vi mandò come direttore don Domenico Ruffino, 24 anni, e sette chierici. La povertà e lo squallore furono i primi compagni. Un locale nudo, alcune muraglie rovinate — scrisse il chierico Sala —. Non c'erano sedie né tavole. Preparammo il rancio e lo mangiammo sopra una porta scardinata messa sopra due cavalietti. Le finestre senza vetri furono tappate con asciugamani. Dormimmo nella paglia. Tre anni dopo, il collegio era fiorente. -
Il sepolcro del beato Don Rua - DB2-091
A destra, nella cappella delle reliquie, è la tomba del beato Michele Rua, uno dei primissimi ragazzi di Don Bosco e suo successore alla testa della Congregazione Salesiana per 22 anni. -
Il Servo di Dio Sac. Filippo Rinaldi, successore di San Giovanni Bosco
[Fronte] Testo a stampa in evidenza: "IL SERVO DI DIO / SAC. FILIPPO RINALDI / LUCE, DISCEPOLO / E TERZO SUCCESSORE / DI SAN GIOVANNI BOSCO". ; [Retro] ... -
Il soffitto della stanza di mamma Margherita - DB3-157
E non sono certo questi bassi soffitti a far pensare ad orizzonti sconfinati. Mamma Margherita, alla fine della sua dura giornata, non aveva molto spazio da fissare, pensando ai problemi della sua famiglia. Aveva solo una fede sconfinata. -
Il sogno dei nove anni (Pittura di Luigi Zonta)
[Fronte] Nessuna iscrizione testuale sul fronte dell'immagine. ; [Retro] ... -
Il sogno dei nove anni di Giovanni Bosco
[Fronte] Nessuna. ; [Retro] ... [Datazione] Annotazione manoscritta sul retro: `Santuario Mariano Salesiano / Nairobi - Kenya` e data `SAN. IV. 2000`. -
Il sogno della zattera - DB2-105
Nella facciata interna del Santuario, due grandi quadri del pittore Mario Barberis ricordano due sogni drammatici di Don Bosco. Nel primo durante una terrìbile tempesta, parve a Don Bosco di portare a salvezza molti giovani su una modesta zattera. -
Il sogno delle due colonne - DB2-106
L'altro sogno è ricordato come Le due colonne in mezzo al mare, e fu raccontato da Don Bosco il 30 maggio 1862. Durante una violenta guerra che i nemici di Dio fanno alla Chiesa e al Papa, il romano pontefice guida la nave della Chiesa ad ancorarsi tra due robuste colonne, sormontate dall'Eucaristia e dalla statua della Madonna. -
Il sogno delle due colonne (Visione di San Giovanni Bosco)
[Fronte] Nessuna iscrizione testuale esplicita sul margine inferiore ; [Retro] ... [Datazione] San Giovanni Bosco in ginocchio in primo piano, con le braccia aperte in preghiera, assiste alla visione marittima in cui una grande nave della Chiesa, guidata dal Papa, naviga tra tempeste e attacchi nemici protetta da due colonne sormontate rispettivamente dall'Eucaristia (ostia con monogramma IHS) e dalla Vergine Maria Ausiliatrice. -
Il sogno delle due colonne di Don Bosco (testo esplicativo e agiografico)
[Fronte] Ampio testo esplicativo che riporta il racconto del "sogno delle due colonne" (Maria Ausiliatrice e la Comunione). ; [Retro] ... -
Il sogno delle missioni
[Fronte] SUEÑO DE LAS MISIONES. ; [Retro] ... -
Il Sogno di Don Bosco con la Madonna e la Basilica
[Fronte] ; [Retro] ... -
Il solaio della casa - DB3-172
Don Bosco contribuì alle spese per il miglioramento abitativo del solaio, che fu alzato e fornito di abbaini per la ventilazione. Mentre agli inizi i ragazzi dormivano sul pa-jùn, imbottito di foglie secche, in seguito trovarono più comodo servirsi del fienile, scavando nel fieno delle nicchie calde e morbide. -
Il suo passaporto - DB2-058
Questo è un antico passaporto di Don Bosco, datato 1850. Era stato invitato in una parrocchia di Milano. La Lombardia, in quel tempo, era dominio austriaco, e Don Bosco dovette munirsi di passaporto. Vi sono elencati i suoi connotati: età anni 35, statura once 38, capelli castani scuri, fronte media, sopracciglia castane, occhi idem, faccia ovale, carnagione bruna, condizione maestro elementare.



























































