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Don Bosco pubblicò circa 150 libri e opuscoli. Eccone alcuni. All’inizio li faceva stampare dagli editori Speirani, Paravia e De Agostini. Ma dall’anno 1862 furono editi dalla ‘ Tipografia dell’Oratorio di San Francesco di Sales ’. -
Il paese di Mondonio, a 4 chilometri da Castelnuovo. Domenico Savio vi mori il 9 marzo 1857. Venne canonizzato da Pio XII il 12 giugno 1954. -
Vita di Domenico Savio, discepolo prediletto di Don Bosco. La prima edizione apparve due anni dopo la morte di Domenico. Fu scritta da Don Bosco. -
Durante le vacanze Don Bosco si divertiva a rinfrescare le sue abilità di falegname. Fabbricò cosi questo confessionale, collocato nella cappella privata dei Becchi, che si trova nella casa di Giuseppe. Giuseppe metteva volentieri la sua casa a disposizione del fratello durante l’estate. -
La casa che Giuseppe si era costruita presso la dimora paterna. L’uomo barbuto che si osserva nella foto, è Francesco Bosco, uno dei figli di Giuseppe. La foto è del 1892. -
« Buon giorno, reverendo! ». Cosi probabilmente salutavano Don Bosco i suoi compaesani, quando, nei caldi giorni dell’estate, andava con i suoi ragazzi a cercare un po’ di riposo presso il fratello Giuseppe, ai Becchi. -
Verbale della fondazione della Società Salesiana. È redatto su un modesto quaderno. Tuttavia è la testimonianza di una difficile vittoria di Don Bosco, ottenuta a Roma dopo anni di dura lotta. Quella Congregazione che egli aveva avuto il permesso di fondare, doveva diventare un’opera colossale! (Archivio salesiano) -
Pio IX. Medaglia. Il suo volto, ancora florido, fu ritratto nel quarto anno del suo Pontificato. Era il 1850. Sovrano, egli regnava su diverse province d’Italia. -
Fotografia scattata a Roma, dalla ‘ Torre delle Milizie ’. Sopra i tetti e i monumenti, domina la cupola di San Pietro. Roma era ancora, a quei tempi, capitale dello Stato Pontificio. -
Passaporto di Don Bosco per recarsi a Milano. Anno 1850. A quell’epoca Milano era sotto la dominazione austriaca, e quindi recarvisi, per un piemontese, era come ' andare all’estero ’. Nel passaporto Don Bosco dichiara la sua professione: maestro di scuola elementare... (Museo Don Bosco). -
La “ Buona Notte “. Ogni sera, prima che s’andasse a dormire, Don Bosco radunava i suoi giovani. Recitate le preghiere della sera, diceva loro una buona parola. Foto: Il portico della ‘ Buona Notte ‘. -
La confessione fu evidentemente uno dei mezzi più efficaci nelle mani di Don Bosco per educare i suoi ragazzi. Era la sorgente dell’educazione personale più profonda e immediata. Quando si trattava di iniziare l’educazione di un ragazzo, il Santo gli diceva: « Confessati! ». La foto ritrae Don Bosco che confessa il ragazzetto Paolo Albera, che sarà poi il secondo successore del Santo. Il documento mostra che Don Bosco confessava in pubblico. -
Per Don Bosco, la vita di pietà è il fondamento di tutta l’educazione. Foto: Si conserva un curioso registro, scritto dalla mano del Santo nel 1862. Accanto al nome di ciascun allievo si poteva leggere una massima, adatta al bisogno di ciascuno. Le massime gli erano state dettate dalla Madonna in persona! Passando da Don Bosco, ogni ragazzo ritirò il proprio biglietto. Ma non tutti vi passarono. Alcune massime restano ancora nel quaderno, anzi le ultime pagine servirono con molta semplicità a registrare conti e ricevute. -
Apprendista meccanico. -
Apprendista tipografo-compositore. Don Bosco, che doveva essere proclamato Patrono degli editori, fu un infaticabile lavoratore della penna. « Stampa contro stampa », era una delle sue parole d’ordine. -
Apprendista sarto. -
Il gioco è buono ; il lavoro è necessario. Il lavoro forma l’uomo, se è fatto con amore. Foto : Nei laboratori attuali dell’Oratorio di Torino. Apprendisti falegnami al lavoro. -
Prima immagine della ‘ tettoia Pinardi ’, trasformata da Don Bosco in ‘ Oratorio ’. Il gioco costituiva una parte importante del suo ‘ sistema preventivo ’. Una delle sue parole d’ordine era: « Non aspettate il male, prevenitelo! Mescolatevi ai giochi dei vostri giovani. Non state mai lontani da loro... ». -
Contratto di lavoro. Don Bosco lo fece stipulare tra il falegname Giuseppe Bartolini e uno dei suoi giovani apprendisti, Giuseppe Odasso. Porta la data dell’8 febbraio 1852. Già allora il santo educatore aveva avuto l’idea del contratto di lavoro tra datore di lavoro e apprendista! Quell’idea in seguito venne adottata in tutto il mondo. La foto di destra mostra la prima pagina del contratto. A sinistra, la conclusione con le firme, tra cui quella di Don Bosco. -
La colonna della ‘ Consolata ’. Omaggio di riconoscenza alla Vergine, che liberò Torino dal colera del 1835. Il morbo s’abbatté sulla città anche nel 1854. Su 10 casi, 6 erano mortali. L’Oratorio era circondato da case in cui si moriva. I cadaveri erano così orribilmente sfigurati dalla malattia, che anche i parenti si rifiutavano di dar loro sepoltura. Don Bosco arruolò 40 volontari tra i suoi ragazzi, e li lanciò in quel terrore generale. Il lazzaretto, traboccante di malati, li vide curare, trasportare, seppellire i morti, sempre presenti e instancabili. Ai poveri portavano lenzuola, vestiti, coperte. L’Oratorio fu letteralmente svuotato. L’epidemia durò 3 mesi, e per 3 mesi durò la loro carità. Come Don Bosco aveva promesso, nessun ragazzo dell’Oratorio fu colpito dal male. -
Calice personale del Santo (Museo Don Bosco, Torino). La Messa e la Comunione frequente furono alla base della pedagogia di Don Bosco. « L’Eucaristia è il pilastro dell’educazione dei giovani », ripeteva sovente. -
Altare privato di Don Bosco, in forma d’armadio. Nel gennaio 1879 il Santo ebbe un’estasi al momento dell’elevazione. Rimase sollevato al di sopra della pedana per qualche istante (Museo Don Bosco, Torino). -
Il balcone davanti alla camera di Don Bosco. Di là egli poteva vedere giocare rumorosamente, proprio come desiderava, i suoi ragazzi. -
Cestino per la carta. Vi si vede un biglietto postale dello Stato Pontificio. Fu probabilmente in un cestino del genere che la polizia ispezionando la camera di Don Bosco, su comando del ministro Farini, trovò una busta con francobolli dello Stato Pontificio. La scoperta aumentò i sospetti. Don Bosco teneva dunque una corrispondenza con la Santa Sede? Quel documento non fu sufficiente per comprometterlo, ma da quel giorno Don Bosco fu tenuto d’occhio... -
Sei immaginette che portano la firma « Sacerdote Giovanni Bosco ». Sulla prima si legge: « I giovanetti sono la delizia di Gesù e di Maria ». -
Abiti e oggetti familiari di Don Bosco. Sono appesi all’attaccapanni della sua camera. (Museo Don Bosco, Torino). -
Don Bosco a 65 anni, nel 1880. Sul suo volto c’è forza e bontà. Sta vivendo gli anni che segnano il successo del suo lavoro infaticabile. (Foto Schemboche). -
La casa ove abitò Don Bosco. La sua camera e il suo ufficio erano al secondo piano. -
Quadernetto di Don Rua, dove si racconta la fondazione dei Salesiani: « La sera del 26 gennaio 1854 ci radunammo nella stanza del signor Don Bosco; c’erano Don Bosco, Rocchietti, Artiglia, Cagliero e Rua; e ci venne proposto di fare, con l’aiuto del Signore e di San Francesco di Sales, una prova di esercizio pratico della carità verso il prossimo, per venire poi a una promessa, e quindi, se fosse possibile e conveniente, farne un voto al Signore. Da tal sera fu posto il nome di Salesiani a coloro che si proposero e si proporranno tale esercizio ». -
Don Bosco fra i suoi ragazzi. È il padre di famiglia attorniato dai figli. -
Prima statua di Maria Ausiliatrice venerata in Valdocco. « Nella mia vita, è lei che ha fatto tutto », ripeteva spesso Don Bosco. Egli fu il grande propagatore della devozione all’Ausiliatrice nel mondo, e la lasciò in eredità ai suoi figli e alle sue figlie. -
Chiesa di San Francesco di Sales, in Valdocco. La foto è stata scattata dalla camera di Don Bosco. Il Santo posò la prima pietra della chiesa nel 1851. Undici mesi dopo, la chiesa era terminata, ma a prezzo di incredibili umiliazioni, di questue, di petizioni. Per 17 anni — dal 1851 al 1868 — fu il centro dell’attività religiosa dell’Oratorio. Vi pregò l’angelico Domenico Savio; il monello santo, Magone Michele; il pastorello delle Alpi, Besucco Francesco. In questa chiesa verrà esposta la salma di Don Bosco alla sua morte. Quel giorno vi sfilarono 40.000 persone. Piccola chiesa traboccante di ricordi, di tenerezza, di meditazione per chi ama Don Bosco. -
La fontanella di casa Pinardi. È tutto quello che sopravvive al giorno d’oggi (1965) della casa antica. -
Altra caricatura. Si canta vittoria credendo che il Ministro della Pubblica Istruzione abbia fatto chiudere le scuole di Don Bosco, e si augura di vederlo emigrare in America sopra una nuvola, con armi e bagagli! Allusione discreta alla cavalcata delle streghe... sulla scopa. -
I giornali anticlericali, come qui si può vedere, attaccavano Don Bosco con articoli e caricature di bassa e volgare ispirazione. Il suo Oratorio veniva presentato come una fabbrica di preti e di bigotti. Il commento alla vignetta dice: « Con la rete della carità e della religione prende gli uccelli », cioè con le elemosine e i testamenti egli si procurava il denaro necessario per i suoi poveri. Delitto imperdonabile. (Giornale ignoto). -
Per fortuna egli trovò un amico, un cane robusto e deciso che chiamò il ' Grigio ’ dal colore del pelo. Quel cane sbucò un giorno, non si sa di dove, per avventarsi su due malandrini che avevano gettato un mantello in testa a Don Bosco per finirlo a randellate. Li mise in fuga con morsi furiosi, poi accompagnò il Santo fino al cancello dell’Oratorio. Da quel giorno si fece vedere parecchie volte, ma sempre e soltanto nei momenti di pericolo per Don Bosco. E mai si fermò ad addentare qualche osso che mamma Margherita gli porgeva, né mai sali la scala che portava alla camera di Don Bosco. Spariva, semplicemente. E un giorno scomparve per sempre, dopo anni di coraggioso servizio. Di quel cane misterioso nessuno seppe mai nulla. -
Queste armi, in una serie di attentati, avrebbero dovuto stroncare la vita di Don Bosco: pistole, coltellacci, randelli, veleno. Quasi tutti gli attentatori furono stipendiati da sètte anticattoliche. L’aggredirono di notte agli angoli delle strade, lo attirarono in trappola col pretesto di confessare i moribondi, gli spararono a bruciapelo. Non riuscirono mai a farlo fuori. Il suo coraggio, la sua forza e la sua intelligenza lo salvarono sempre da questi mali passi. -
La casa Pinardi vista dalla parte posteriore. Attraverso la finestra, a destra della foto, passò il proiettile che doveva uccidere Don Bosco, ma che lo mancò. Il Santo stava facendo il catechismo ai ragazzi. Era l’anno 1848. -
Vincenzo Gioberti (1801-1852). Roberto d’Azeglio (1790-1862). Urbano Rattazzi (1808-1873). Francesco Crispi (1819-1901). -
Francesco Crispi (1819-1901). Grande statista. La sua politica di sinistra non gli impedì di appoggiare Don Bosco. Il Santo l’aveva aiutato quando, esule, il Crispi stava ricostruendosi una vita a Torino. Nel 1888 fu lui, allora capo del Governo, a dare il consiglio di tumulare la salma di Don Bosco a Valsalice. -
Urbano Rattazzi (1808-1873). Appoggiò la politica del Cavour. Anti clericale notorio, era considerato un ' mangiapreti. Eppure stimò Don Bosco e l’aiutò con i suoi consigli nella fondazione della Congregazione Salesiana, in tempi molto poco propizi a questo genere di fondazioni. Nel 1855, Ministro degli Interni, permise a Don Bosco di condurre a passeggio, da solo, i corrigendi della ‘ Generala ’. Fu la famosa e trionfale gita di Stupinigi. -
Roberto d’Azeglio (17901862). Si batté per la libertà di culto estesa alle confessioni non cattoliche. Malgrado le divergenze di vedute, Don Bosco l’ebbe buon amico. Siccome il D’Azeglio criticava la recita del Rosario da parte dei ragazzi dell’Oratorio, Don Bosco gli rispose con fermezza: « Sono disposto a rinunciare alla vostra amicizia, piuttosto che alla recita del Rosario ». -
Vincenzo Gioberti (1801-1852). Promotore di una federazione di tutti gli Stati d’Italia sotto la sovranità del Papa. L’idea sollevò grande entusiasmo. La popolarità del Gioberti toccò il vertice nel 1848. Ma la prima guerra d’Indi-pendenza fini in un disastro, e fu un colpo mortale per l’idea federalista. Gioberti cambiò parere. Don Bosco, che nei giorni radiosi del 1848 l’aveva chiamato ‘ il grande Gioberti ’, cominciò a trepidare per la sua fede. -
Camillo Benso di Cavour (1810-1861). Litografia di L. Calamata. (Biblioteca Reale di Madrid). Anima e protagonista del Risorgimento italiano, il conte Camillo Benso di Cavour fu amico fedele di Don Bosco. « Mi ripeteva sovente — scrisse il Santo — che se avevo qualcosa da domandargli o da sollecitargli avrei trovato sempre un posto alla sua tavola ». « Nel mio ufficio al Ministero non c’è possibilità di parlare con calma — soggiungeva. — A tavola invece... è tutta un’altra cosa! ». E Don Bosco, che voleva essere sempre prete, anche con i grandi del mondo, ringraziò l’illustre statista con queste parole: « Pregherò per voi, signor Ministro, perché Dio vi aiuti sempre, nel corso della vostra vita e nell’ora della vostra morte ». L’avvenire doveva provare che la preghiera di Don Bosco era stata esaudita. -
Il giovane Vittorio Emanuele II, figlio di Carlo Alberto. (Ritratto di pittore ignoto, 1850 circa. Museo del Risorgimento, Torino). -
Carlo Alberto abdica in favore di suo figlio Vittorio Emanuele II, il 23 marzo 1849, a Novara, sul campo di battaglia. -
Piazza del Palazzo di Città, Torino. È la sera del 4 marzo 1848. La folla acclama entusiasticamente lo Statuto. (Disegno da Mondo illustrato, Museo del Risorgimento, Torino). -
Il re Carlo Alberto di Savoia. Litografia del Goldoni. (Biblioteca Reale di Torino). Carlo Alberto nutriva ammirazione e simpatia per Don Bosco. Il 30 marzo 1846, quando fu per la seconda volta citato davanti al sindaco Michele Cavour, Don Bosco temette che la sua opera venisse condannata e proibita. Ma il re lo salvò. « È mia volontà — ordinò con un decreto firmato di sua mano — che queste riunioni siano aiutate e protette ». -
Dopo la guarigione di Don Bosco da una grave malattia, mamma Margherita lasciò i Becchi e venne ad abitare con lui a Torino. Era il 3 novembre 1846. Portava con sé le sue uniche ricchezze: una catenella d’oro e un anello. Umili e cari gioielli che essa vendette per procurare pane ai ragazzi dell’Oratorio. -
Ritratto di mamma Margherita a 67 anni (1855). Dipinto dal Rollini su disegno di Bartolomeo Bellisio. Questo ritratto di sua madre fu offerto a Don Bosco nel giorno della sua festa: 24 giugno 1855. Vedendolo, il Santo esclamò: « E proprio lei; le manca solo la parola ». Si conserva nel Museo Don Bosco, a Torino. -
La ‘ Madonna della Consolata ’. E la prima statua della Madonna che Don Bosco collocò nel suo Oratorio. E una statuetta in cartapesta colorata : gli costò L. 25... -
Contratto d’affitto firmato da Don Bosco e da Francesco Pinardi nel 1846. Il Santo affittò alcune stanze e il cortile al prezzo di L. 575 all’anno. Il foglio di sinistra porta le ricevute di alcuni anni, dal 1848 al 1851. -
San Pietro in Vincoli, a Torino. In primo piano, un terreno sterposo. E un cimitero abbandonato. Don Bosco pensò di trovarvi un locale per i suoi giovani. Ma erano più di 400, e terribilmente rumorosi nei loro giochi. Così la irascibile domestica del cappellano, con la scopa alla mano li cacciò fuori. Era il 25 maggio 1845. -
Il Municipio di Torino, Palazzo di Città. In primo piano il monumento fatto erigere al ‘ Conte Verde ’ da re Carlo Alberto nel 1853. Don Bosco fu spesso convocato in questo palazzo, a dare spiegazioni davanti al Sindaco del chiasso e del disturbo che i suoi ragazzi recavano ai tranquilli cittadini. Ma se la cavò sempre con molta destrezza. -
Il manicomio di Torino. (Litografia del Museo del Risorgimento). È qui che due sacerdoti cercarono di far internare Don Bosco perché lo credevano pazzo. I suoi atti, i suoi grandiosi progetti, le sue previsioni denotavano follia... Gli prepararono una carrozza. Con dolci maniere gli proposero di salirvi. Si sarebbe fatta una passeggiata. Ma Don Bosco mangiò la foglia. Con estrema gentilezza, li obbligò a salire per primi in carrozza, poi chiuse decisamente la porta e gridò al cocchiere: « Al galoppo dove vi aspettano! ». Fu cosi che i due malcapitati finirono nelle mani degli infermieri dell’ospedale. Riuscirono con molta difficoltà a uscirne fuori, e tutta la città rise alle loro spalle. La carrozza aveva sostato nella stradetta che si può osservare nella foto 52. -
L’Ospedaletto di Santa Filomena visto dal cortile interno. Sulla destra, dietro la finestra murata, si snoda lo scalone che porta ai piani superiori. Le finestre spalancate dell’ultimo piano dànno luce al dormitorio. La finestra chiusa, a sinistra, dà sulla stanza che fu di Don Bosco. -
Don Bosco, giovane sacerdote. -
La marchesa di Barolo. Nobil donna e fervente cristiana, magnanima e autoritaria. Fu benefattrice di Don Bosco, agli inizi della sua opera, quando egli era cappellano al ‘ Rifugio ’. Ma il Santo dovette presto sloggiare perché la marchesa non vedeva di buon occhio i suoi monelli per il chiasso che vi facevano. Il ritratto della marchesa si trova nell’Ospedaletto di Santa Filomena, in Torino. -
L’Ospedaletto di Santa Filomena, in Torino. Nel 1844 Don Bosco vi prese alloggio. La sua camera si trovava all’ultimo piano. In fondo è il ‘ Rifugio per ragazze pericolanti. La stradetta sbocca, sul fondo, in via Cottolengo. Fu quello il primo cortile da gioco per i ragazzi dell’Oratorio. -
Nessuna cosa ha l’importanza di questa sacrestia nella chiesa di San Francesco d’Assisi. Qui, l’8 dicembre 1841, nacque l’Oratorio. Don Bosco vi fece la sua prima lezione di catechismo a un povero giovane analfabeta, Bartolomeo Garelli. Era uno dei tanti garzoni muratori immigrati a Torino in cerca di lavoro. Fu una rivelazione. Don Bosco scopri in quei ragazzi, poveri e senza tetto, la strada che Dio gli assegnava.