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Presso l'urna di Don Bosco, il pittore Crìda eseguì questo quadro che raduna le caratteristiche del Santo: il suo amore per i ragazzi, il suo lavoro apostolico per portarli a Maria Ausiliatrìce e al Signore Gesù. -
Don Bosco volle che uno dei quadri più belli del santuario rappresentasse san Giuseppe mentre protegge l'Oratorio. Lo descrìsse lui stesso al pittore Lorenzone. Il quadro fu inaugurato solennemente il 2 aprile 1874. -
Il pittore Dalle Ceste ha rappresentato san Giuseppe Benedetto Cottolengo accanto a un povero vecchio che implora di essere accolto nella Piccola Casa della Divina Provvidenza, da lui stesso fondata. Dall'altra parte è seduta una madre che lo supplica per sé e per il bambino che tiene in braccio. -
San Giuseppe Cafasso è raffigurato mentre parla a un gruppo di sacerdoti, tra i quali è Don Bosco. Fu questa l'attività principale: essere maestro di giovani sacerdoti. Nel Convitto Ecclesiastico, che diresse fino alla morte, avvenuta nel 1860, preparava i sacerdoti appena usciti dal Seminario ad essere preti di Dio e del tempo in cui erano chiamati ad operare. -
Don Bosco è raffigurato proprio a Valdocco in mezzo ai ragazzi che Io guardano con affetto e venerazione. La figura di Don Bosco — scrive Fedele Giraudi — è una delle più somiglianti, avendo il pittore riprodotto a perfezione quella tanto popolare del pittore Rollini, che si conserva nel piccolo museo presso le camerette del Santo. -
Molto ammirata, nel quadro del Crida, la figura di Bartolomeo, il ragazzo che guarda Don Bosco come estasiato, e gli sorride, contento per le parole buone che gli sono state rivolte. -
È qui raffigurato l'incontro di Don Bosco con il giovane muratore Bartolomeo Garelli, avvenuto l'8 dicembre 1841, festa dell'Immacolata Concezione di Maria, nella chiesa di San Francesco di Assisi. Esso segnò l'inizio dell'Oratorio festivo di Don Bosco, che fiorì per tre anni presso quella chiesa. -
Il quadro rappresenta il momento dell'arrivo di Don Bosco e di mamma Margherita presso la casa Pinardi, dopo la malattia e la convalescenza del 1846. Don Bosco indica il terreno che sta davanti alla casa, e col gesto sembra dire: Ecco, mamma, il campo del nostro lavoro. -
Don Bosco per molti anni passò ore e ore nel confessionale. Anche a tarda notte, dava a tutti quelli che lo desideravano la comodità di confessarsi. È risaputo che Don Bosco è stato anche definito il prete della Confessione. -
Nella sacrestia del Santuario sono raffigurati, in grandi quadri del pittore Crida, gli episodi principali della vita di Don Bosco. Qui è raffigurato Giovannino che, in un fienile, intrattiene i suoi amici con racconti e con brillanti lezioni di catechismo. -
Alla sera del 24 maggio, festa dell'Ausiliatrice, mentre scendono le ombre, il Santuario si illumina di una festa di colori. È uno spettacolo indimenticabile. Richiama migliaia di torinesi, che portano i bambini a vedere la Madonna. -
Questa statua di Maria Ausiliatrice viene portata in processione ogni anno, il 24 maggio, per le vie di Valdocco e dei borghi vicini. Essa sfiora il mercato generale della città, dove Don Bosco andava a cercare i suoi primi ragazzi, e passa lentamente nelle vie adiacenti il Cottolengo, dove i malati l'attendono per invocare la sua protezione. -
A destra, nella cappella delle reliquie, è la tomba del beato Michele Rua, uno dei primissimi ragazzi di Don Bosco e suo successore alla testa della Congregazione Salesiana per 22 anni. -
Presso l'altare maggiore sono conservate le due reliquie più preziose: del legno della santa Croce e del preziosissimo Sangue di Gesù. Il frammento del legno della Croce misura cm 17x10, ed è tra i più grandi che si conservino fuori Roma. -
Questa cappella sotterranea costituisce una rarità e un tesoro. Vi sono radunate e esposte oltre 60 mila reliquie di Santi e Martiri. Le radunò, durante tutta la sua vita, il commendatore Michele Bert, che le donò al Santuario di Maria Ausiliatrice. -
A destra dell'altare, il pittore ha rappresentato la scena del martirio dei soldati Avventore e Ottavio, uccisi nel 300 d.C. sotto l'imperatore Massimiliano. Solutore, ferito, riuscì a fuggire fino a Ivrea, dove fu lui pure ucciso. I loro resti sono conservati a Torino nella chiesa dei Santi Martiri, in via Garibaldi. -
Il quadro, alla sinistra della cappella, è del pittore Dalle Ceste, e ricorda il sogno in cui la Signora maestosa indica a Don Bosco il luogo preciso del martirio dei soldati della legione Tebea. -
Don Bosco narrò: In sogno una Signora mi disse: In questo luogo, dove i gloriosi martiri di Torino Avventore e Ottavio soffrirono il loro martirio, io voglio che Dio sia onorato in maniera specialissima. Così dicendo avanzava un piede posandolo sul luogo del martirio. Me lo indicò con precisione. Don Bosco ricordava quel punto, e lo additò durante gli scavi. Ora quel punto è segnato sul pavimento da una croce dorata. -
Nella parte inferiore del Santuario si trova un'ampia cappella chiamata comunemente delle reliquie. A destra di chi scende è la cappellina dedicata alla Vergine, chiamata cappella dell'apparizione. -
L'ampliamento del Santuario ha permesso di aprire, accanto al grande presbiterio, due amplissime cappelle laterali, ricche di marmi e di decorazioni. In esse, per moltissimi anni, si affollarono ogni giorno i ragazzi dell'Oratorio, a pregare e a cantare. -
A destra, presso l'ingresso principale, c'è oggi la cappella di Santa Maria Domenica Mazzarello, confondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Morì a soli 44 anni a Nizza Monferrato, dopo una vita di dolorosi stenti coperti dal sorrìso. Disse alle sue suore: In questo mondo, qualunque cosa avvenga, non dobbiamo né rallegrarci né rattristarci troppo. Siamo nelle mani di Dio. -
La cappella di San Francesco di Sales, a sinistra, è stata ora dedicata a Domenico Savio, il ragazzo santo. Nel 1950, primo adolescente, è stato canonizzato e proposto come modello di purezza e di apostolato a tutti i ragazzi del mondo. Un'urna di legno dorato raccoglie le sue gloriose spoglie. -
L'altare di san Giuseppe, di fronte a quello di Don Bosco, è ancora come lo ha voluto il santo. Don Bosco vide in san Giuseppe il protettore dei suoi ragazzi lavoratori. Il quadro del Lorenzone giganteggia sull'altare. Nei finestrini del transetto, due vetrate a colori richiamano lo sposalizio di Maria con san Giuseppe, e l'altra la morte di san Giuseppe assistito da Gesù e da Maria. -
Ecco il volto di Don Bosco. Un volto che ha sorriso a migliaia di ragazzi, comunicando la gioia della vita cristiana. Un volto che ha saputo soffrire perché i giovani avessero su questa terra meno fatica per vivere, e una visione di Cielo nel punto della loro morte. Il volto di un uomo di Dio. -
La salma di Don Bosco riposa in un'urna di bronzo sopra un lettino di velluto rosso. I resti del suo corpo sono rivestiti dei paramenti sacerdotali donati dal papa Benedetto XV. Il volto e le mani sono stati modellati in cera dallo scultore Cellini. -
Oggi i resti mortali di Don Bosco riposano sull'altare monumentale a lui dedicato nel santuario. È una massa imponente per la grandiosità artistica delle linee e per l'armonia policroma dei marmi. L'urna del santo è posta in alto, ben visibile a chi è discosto dall'altare, mentre è possibile avvicinarla passando dietro l'altare. Ai lati della mensa due grandi statue di marmo bianco simboleggiano la fede e la carità. Due grandi vetrate a colori rappresentano l'incontro di Bartolomeo Garelli e l'altra Don Bosco e mamma Margherita che giungono alla casa Pinardi. -
Don Bosco cercò di comunicare al pittore ciò che voleva vedere nel quadro con queste parole: In alto Maria SS. tra gli Angeli, intorno a Lei gli apostoli, i profeti, le vergini, i confessori. Nella parte inferiore i popoli delle varie parti del mondo che tendono le mani verso di Lei e chiedono aiuto. Don Bosco vedeva così l'Ausiliatrice: cuore della Chiesa e aiuto della Cristianità universale. -
Chi entra per la prima volta nel Santuario, è avvolto da una atmosfera di raccoglimento: si sente immediatamente attratto dal grande quadro che campeggia nella parete di fondo. Don Bosco lo pensò nei primi mesi del 1865. Ne affidò l'esecuzione al pittore Lorenzone. -
Dopo la canonizzazione di Don Bosco (Pasqua 1934), il Santuario risultò incapace di accogliere tutti i fedeli attirati in questa chiesa anche dalla santità di Don Bosco. Si eseguirono per tre anni lavori di ampliamento. Fu demolita l'antica abside e ampliato il presbiterio, sul quale fu eretta la seconda cupola, in perfetta armonia con quella edificata da Don Bosco. -
Le difficoltà finanziarie per la costruzione furono veramente grandi, ma Don Bosco potè affermare: Ogni mattone di questa chiesa è una grazia della Madonna. Se il povero Don Bosco riuscì a superare tutte le difficoltà, lo dovette all'aiuto dell'Ausiliatrice che si mise lei — secondo la parola di Don Bosco — a fare le questue più fruttuose. -
Oggi vediamo così la facciata del Santuario di Maria Ausiliatrice, costruito in stile tardo Rinascimento. L'architettura ricorda quella di san Giorgio Maggiore, a Venezia: due campanili ai lati e la cupola centrale che misura 19 metri di diametro, e s'innalza sopra la parte centrale della crociera. -
Nel 1867 fu collocata sul vertice della cupola una grande statua della Madonna. Scrìve Don Bosco: La statua è alta quattro metri ed è sormontata da dodici stelle. È in rame dorato. Essa risplende luminosa a chi la guarda da lontano al momento che è riverberata dai raggi del sole. -
Diresse la costruzione del Santuario Carlo Buzzetti, capomastro. Era stato dei primissimi ragazzi dell'Oratorio. Si era addormentato con altri giovani sui gradini della balaustra in San Francesco d'Assisi, mentre un prete predicava diffìcile. Don Bosco li aveva destati e condotti in sacrestia. Erano diventati amici: un'amicizia che durava ormai da 27 anni. -
Così era la struttura architettonica del Santuario di Maria Ausiliatrice come lo costruì Don Bosco. Col passare degli anni, Don Bosco apparirà sempre più alla gente come il santo dell'Ausiliatrice, fino a provocare lo scambio dei termini, e a far dire PAusiliatrice la Madonna di Don Bosco. -
Dietro l'abside del Santuario, ai tempi di Don Bosco, si aprivano due sacrestie. Le pareti erano ricoperte di ex voto che i devoti venivano a portare come segno di grazie ricevute. Nella prima sacrestia, Don Bosco aveva il suo confessionale, affollato in continuazione da penitenti che volevano riconciliarsi con Dio. -
Nella cappella a sinistra, l'altare era dedicato ai Cuori SS. di Gesù e di Maria. Nel 1891, ricorrendo il primo cinquantenario dell'Opera Salesiana, la cappella fu dedicata a San Francesco di Sales, patrono della Congregazione. Il quadro è del Reffo, artista torinese. -
Nella cappella a destra della navata centrale era l'altare dedicato a Sant'Anna, la mamma della Madonna. Dopo i restauri eseguiti nel 1890, il quadro principale raffigurò i martiri di Torino: Solutore, Avventore e Ottavio. In primo piano rimase un piccolo quadro di Sant'Anna. -
Nella crociera a destra c'era l'altare dedicato a S. Pietro. Il quadro rappresentava Gesù che consegna le chiavi del Regno a Pietro. A questo altare Don Bosco veniva sovente a celebrare la S. Messa, e un giorno moltiplicò le ostie. -
Il Santuario dì Valdocco diventava centro d'irradiazione della devozione alla Madonna in scala sempre più vasta: santuario locale e santuario mondiale. I Salesiani che partivano per le Missioni avevano il ricordo indimenticabile del Crocifìsso ricevuto ai piedi di Maria Ausiliatrice, e trapiantavano il nome e la devozione all'Ausiliatrice in tutto il mondo. -
Da quel 1868, il mese di maggio di Vaìdocco in onore dell'Ausiliatrice divenne una delle funzioni religiose più frequentate della città e del Piemonte. Molti accorrevano anche dalla provincia e da più lontano. -
Il Santuario fu consacrato il 9 giugno 1868. Qualcuno disse che quello era un miracolo di Don Bosco, ma lui rispose: Io non sono niente. È il Signore, è Maria SS. che si degnarono di servirsi di un povero prete per compiere la loro opera. Questa foto è del primo Novecento. Tra i fedeli nel costume del tempo, si scorge anche una delle prime automobili che si costruirono a Torino. -
Don Bosco affidò l'impresa al capomastro Carlo Buzzetti. Gli scavi furono compiuti in parte nell'autunno del 1863, e ripresi nel marzo 1864. Alla posa della prima pietra, Don Bosco rivolto a Buzzetti gli disse: Ti voglio dare un acconto. Gli rovesciò nelle mani il borsellino: 8 soldi, nemmeno mezza lira. Don Bosco sorrise: Stai tranquillo, la Madonna penserà lei a far arrivare il denaro necessario. -
Nell'ottobre 1844 Don Bosco ebbe un sogno: Una pastorella mi invitò a guardare a mezzodì. Vidi un campo... Guarda di nuovo, mi disse, e guardai di nuovo. Allora vidi una stupenda ed alta chiesa. Nell'interno era una fascia bianca in cui a caratteri cubitali era scritto: Qui è la mia casa, di qui uscirà la mia gloria. Era il primo impulso a costruire il Santuario di Maria Ausiliatrice. -
Questa è la prima statua di Maria Ausiliatrice, in legno dorato, che fu venerata nel suo Santuario di Valdocco. Descrìvendo l'Ausiliatrìce, Don Bosco scrisse: Sembra che parli, e voglia dire: Io sono qui per accogliere le preghiere dei miei figli, per arricchire di grazie e di benedizioni quelli che mi amano. -
A 58 anni, per ordine del Papa, Don Bosco scrisse la storia dei suoi primi decenni. Riempì tre grossi quaderni, 180 pagine, e li intitolò Memorie per l'Oratorio e per la Congregazione Salesiana. Con le date fece un po' di pasticcio, ma episodi, ricordi, particolari hanno una freschezza vivissima. -
Questo è un antico passaporto di Don Bosco, datato 1850. Era stato invitato in una parrocchia di Milano. La Lombardia, in quel tempo, era dominio austriaco, e Don Bosco dovette munirsi di passaporto. Vi sono elencati i suoi connotati: età anni 35, statura once 38, capelli castani scuri, fronte media, sopracciglia castane, occhi idem, faccia ovale, carnagione bruna, condizione maestro elementare. -
Queste stoviglie, dono di benefattori, erano sul tavolino di Don Bosco durante la sua ultima malattia. -
Cappello e bastone accompagnarono sovente Don Bosco negli ultimi anni. Andava a chiedere l'elemosina per le tante case che stava costruendo in ogni parte del mondo. Scrisse Don Rua: Era una pena vederlo salire e scendere scale per chiedere elemosine, sottoponendosi anche a dure umiliazioni. -
I soldi furono sempre il tormento di Don Bosco. Non ne ebbe mai abbastanza per il pane e gli abiti dei suoi giovani, per la costruzione delle sue case e per le macchine dei suoi laboratori. La Provvidenza arrivò in suo aiuto, ma quasi sempre con quel quarto d'ora di ritardo che lo faceva tanto penare. -
Queste nocciole sono conservate in una bacheca di vetro. L'episodio della loro moltiplicazione è ricordato da più di dieci testimoni. Un sacchetto di nocciole gli era stato donato nel dicembre 1885. Ne regalò a piene mani a un gruppo di ragazzi. Quando si credeva che non ce ne fossero più, ne distribuì ancora abbondantemente a 64 alunni del ginnasio e a 40 cantori. -
Don Bosco trascorse moltissime ore a confessare i suoi ragazzi e la gente comune. Era una delle sue gioie profonde dare alle anime il perdono di Dio. Questo è il suo confessionale, collocato all'inizio nella sacrestia della cappella Pinardi, poi nel coro della chiesa di San Francesco di Sales, nella sacrestia del Santuario di Maria Ausiliatrice, e oggi nel museo. -
Nel grande salone che si allarga a nord delle camerette, e che servì come studio dei ragazzi per tanti anni, sono conservati i ricordi di Don Bosco. Sono indumenti personali, camici e pianete che Don Bosco usò nella celebrazione della Messa. -
I due ragazzi si spaventarono. Non sapevano di trovarsi davanti a un'estasi. Garrone corse via a chiamare Don Berto, il segretario di Don Bosco. Non trovò nessuno, e quando tornò, Franchini, pallido, gli disse che Don Bosco era rimasto in aria per quasi dieci minuti. -
Questo altarino portatile era collocato nell'anticamera di Don Bosco. Nel dicembre 1878 gli servivano Messa due ragazzi, Garrone e Franchini. All'elevazione videro Don Bosco con la faccia luminosa, i suoi piedi si staccarono dalla predella e si sollevarono nell'aria. -
Durante gli ultimi istanti, Don Lemoyne suggerì a Don Bosco: Pensi a Gesù in croce. Gli rispose: È quello che faccio sempre. I Salesiani hanno conservato con affetto il piccolo crocifisso che Don Bosco stringeva nelle mani mentre moriva. -
Seggiolone della veranda e foto dì Don Bosco morto La sua salma fu rivestita degli abiti sacerdotali e adagiata su questo seggiolone. I suoi giovani e migliaia di persone sfilarono per dargli l'ultimo saluto, pregando e piangendo. -
In questo letto disse le ultime parole ai suoi Salesiani. Prese per mano Don Rua e mons. Cagliero e disse adagio: Vogliatevi bene come fratelli. Amatevi, aiutatevi e sopportatevi... Promettetemi di amarvi come fratelli. Diede anche l'ultimo saluto ai suoi giovani: Dite ai miei ragazzi che li aspetto tutti in Paradiso. Morì all'alba del 31 gennaio 1888. -
Seduto su questo piccolo divano, Don Bosco scrisse sul retro bianco di alcune immaginette le sue ultime parole da mandare ai cooperatori per il Natale 1887. Ecco le ultime due frasi che scrisse: Chi fa del bene in vita, trova bene in morte. In Paradiso si godono tutti i beni, in eterno. -
Su questa scrivania vergò con mano stanca le sue ultime lettere. 11 piccolo globo gli servì per seguire sospirando (come dice il suo biografo) le imprese dei suoi missionari, che nel 1875 erano sbarcati nell'America del Sud, e in otto anni aprirono opere per ragazzi in Argentina, Uruguay, Brasile, Cile e Ecuador. -
Una scaletta di legno aiutava le sue gambe gonfie a salire e scendere dal letto. Un campanello il cui filo scorreva sopra il letto, serviva da richiamo in caso di necessità.