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L'interno della Cappella del Rosario - DB3-170
Inaugurata il 8 ottobre 1848, la cappella è un prezioso documento storico. Fu il primo luogo di culto mariano costruito da Don Bosco, e vide gli inizi della Congregazione Salesiana: qui infatti ricevettero l'abito talare i primi due chierici, Don Michele Rua e Don Giuseppe Ronchietti. -
L'interno della chiesa al tempo di Don Bosco - DB2-014
Fu consacrata il 20 giugno 1852, festa della Madonna Consolata. Per 16 anni (fino al 1868) essa rimase il cuore della Congregazione Salesiana che nasceva. Dal 1852 al 1856 sostava a lungo negli ultimi banchi, sgranando il Rosario, la vecchia e stanca mamma Margherita. -
L'Istituto Bernardi Semerìa - DB3-188
Sorto per volontà di Don Pietro Ricaldone, quarto successore di Don Bosco, l'Istituto inverò un sogno nel quale Don Bosco si vide condurre da sua madre dietro la fontana dei Becchi, in un luogo elevato. Il posto è molto adatto — raccontava Don Bosco a Don Lemoyne — per farvi qualche opera, essendo centrale fra molte borgate, che non hanno chiesa alcuna. -
L'Istituto e il nuovo Tempio a Don Bosco - DB3-190
A guardarlo dall'alto il Colle Don Bosco acquista tutto il suo significato. Lo spettacolo ha un'unica chiave di lettura che solo i poveri possiedono: c'era un ragazzo orfano che camminava da queste parti in cerca di lavoro e di protezione, portandosi in cuore un sogno impossibile. Lo chiamavano il sognatore. Oggi i suoi sogni sono realtà. -
L'Istituto e la cascina Biglione-Damevino - DB3-186
L'Istituto Bernardi-Semeria è stato realizzato nel 1940 e si impose subito nella regione come un prestigioso centro di formazione e di istruzione professionale. Ai Becchi, terra natale di Don Bosco, non poteva mancare una casa salesiana. Qui le due torri dell'Istituto sembrano proteggere e custodire la cascina Biglione che verrà in seguito demolita per lasciare il posto al nuovo tempio. -
L'Istituto e lo spiazzo antistante - DB3-189
Nello spiazzo antistante l'Istituto Bernardi Semerìa sorgerà il Tempio dedicato a san Giovanni Bosco. Profezia e realtà si sono ancora una volta incontrate qui ai Becchi, trasformando questa terra in un segno evidente di presenza divina nella storia. -
L'ITALIA. QUOTIDIANO CATTOLICO DEL MATTINO
Alla presenza di oltre cento Vescovi, di Principi, del Rappresentante del Governo S. Giovanni Bosco riceverà oggi a Torino l'omaggio di folle immense di popolo L'arrivo di S. E. De Vecchi I reduci dalla Russia Le funzioni del pomeriggio L'odierna apotesi del Santo -
L'olmo del ciabattino (Albugnano) - Fotomontaggio - DB3-063
Questo antico olmo dal tronco incavato restò impresso nella memoria dei ragazzi. Un curioso ciabattino, infatti, lo aveva scelto come laboratorio. A tale scena don Cagliero si ispirerà nella composizione della romanza Il ciabattino. Nella diapositiva: l'olmo e un'antica illustrazione delle passeggiate. -
L'opera del Beato Don Bosco (affresco di Carlo Morgari)
[Fronte] "2 GIUGNO 1929" e "LABOR" inseriti nella composizione dell'affresco ; [Retro] ... [Datazione] Affresco celebrativo "L'opera del Beato Don Bosco": il Santo con abito talare e aureola alza la mano benedicente circondato da giovani, missionari, indigeni con copricapo di piume, suore e gruppi di fedeli; in alto angeli reggono un nastro con la data "2 GIUGNO 1929" e la scritta "LABOR". -
L'ORDINE
Le feste per Don Bosco saranno oggi onorate dalla presenza dell'Eminentissimo Card. Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano. Omaggio Nella gloria come nel sacrificioLe cerimonie d'ieri Oggi pontificale di S. E. Mons. Fontana -
L'ORDINE
La gloria di don Bosco che splende sul sepolcro di don Guanella è la buona promessa del Maestro per l'esaltazione del Discepolo. -
L'ospizio di Sampierdarena (1872) - DB3-006
A Sampierdarena Don Bosco apre un ospizio per ragazzi poverissimi. Direttore è Don Paolo Albera, 26 anni. Si comincia con tre laboratori per ragazzi poveri e abbandonati. Accanto ai laboratori, Don Bosco vuole una sezione per ragazzi che pensano alla vocazione sacerdotale. -
L'OSSERVATORE ROMANO
Per la solenne Beatificazione del Venerabile Don Giovanni Bosco L'Apostolo dei tempi nuovi (Il mirabile fanciullo, Le mani all'aratro, L'intuizione dei tempi, Le linee dell'opera salesiana, Spirito antico, Conciliatore, non conciliatorista, La cittadella e l'impero) Cenni biografici e statistici (Sviluppo magnifico, I Salesiani nel 1929, Il quadro delle Missioni, Il processo e i miracoli, La nuova biografia del Beato) Dalla Polonia Le feste per la beatificazione di Don Bosco Cronaca di Roma Per la Beatificazione del Ven. Don Bosco Pellegrinaggi giubilari L'esercito salesiano L'arrivo della Casa Madre di Torino, I Salesiani della Francia e del Belgio, I Salesiani dei diversi istituti -
L'OSSERVATORE ROMANO
Il Beato Giovanni Bosco riceve l'aureola dei Santi tra folle cosmopolite di pellegrini giubilanti intorno al Padre Comune dei fedeli nella Pasqua 19 volte centenaria della Redenzione. I grandiosi Riti papali (p. 2) L'apostolo multiforme un fulgore di vita cristiana La processione grandiosa Le acclamazioni a Pietro vivente E' Santo! La Pasqua trionfale (C. L.) Il Parlamento brasiliano per la canonizzazione di D. Bosco. Rio de Janeiro 1. Il Santo Padre chiude la Porta Santa della Basilica Vaticana. Il Sacro Rito nelle altre Basiliche. Il riconoscente omaggio del mondo cattolico [Accl. copia a fotografia della pag.1]. -
L'OSSERVATORE ROMANO
Come si svolgerà il solenne Rito della Canonizzazione e della Messa Papale Nella Basilica sfolgorante La Processione La Cappella Papale Il Sommo Pontefice Le tre istanze Proclamazione del nuovo Santo Il Pontificale Le offerte La Comunione del Santo Padre. -
L'OSSERVATORE ROMANO
La solenne Beatificazione del Venerabile Don Giovanni Bosco - La cerimonia di ieri nella Basilica Vaticana La cerimonia. La visita del Santo Padre. All'esterno della Basilica L'illuminazione. La nuova gloria. -
L'Ultima Cena
[Descrizione Visiva dell'Immagine]: Affresco medievale raffigurante gli apostoli disposti attorno a una tavola ovale, caratterizzato da aureole dorate piatte. -
L'Ultima Cena
[Soggetto - Descrizione Iconografica]: L'Ultima Cena: Gesù al centro della tavola mentre istituisce l'Eucaristia, circondato dagli Apostoli all'interno di un'architettura classica con grandi arcate e un lampadario a corona. ; [Testo - Iscrizione sul Fronte]: Senza testo sul fronte (Logo dell'editore in basso a sx). ; [Note Tecniche ed Editoriali]: Stampa artistica fine su fondo metallizzato dorato-brillantinato. ; [Codice Serie-Catalogo]: 2131 (in basso a dx) -
L'Ultima Cena
[Soggetto - Iconografia]: L'Ultima Cena (Istituzione dell'Eucaristia) ; [Descrizione Visiva]: Immagine a colori dell'Ultima Cena incentrata sul gesto di Cristo che spezza il pane. Il testo sottostante è una classica preghiera per le vocazioni sacerdotali e religiose. ; [Didascalia - Testo sul Recto]: "Preghiera per le Vocazioni... O Gesù, Pastore eterno delle anime... risveglia vocazioni sacerdotali..." -
L'Ultima Cena (Intera)
[Descrizione Iconografica dell'Immaginetta]: Riproduzione cromolitografica fedele dell'intero affresco di Leonardo da Vinci a Milano. ; [Elementi Testuali e Note Editoriali]: Assenza di scritte sul fronte, inquadratura orizzontale. -
L'Ultima Cena (Particolare)
[Descrizione Iconografica dell'Immaginetta]: Primo piano focalizzato sulla figura di Gesù dal cenacolo leonardesco. ; [Elementi Testuali e Note Editoriali]: "L'ULTIMA CENA - LEONARDO DA VINCI", codice identificativo di serie "N. 5054". -
L'urna sul carro trionfale - DB3-085
Il 9 giugno 1929 Don Bosco viene trasferito da Valsalice a Valdocco nella Basilica di Maria Ausiliatrice. Tutta Torino si è riversata nelle vie a salutarlo e a venerarlo. Il corteo ripropone fasti ormai sconosciuti anche alla città monarchica: l'urna di cristallo, incorporata in un'artistica struttura di legno, troneggia su un carro addobbato e scortato dagli ex-allievi salesiani. In questo modo Don Bosco ritorna a Valdocco. -
LA ALMUNIA - Residencia (Spagna - ES)
nella diocesi di Zaragoza; attività al 2025: ND -
LA ALMUNIA (Spagna - ES)
nella diocesi di Zaragoza; attività al 2025: ND -
La B. Vergine Maria di Lourdes
[Descrizione dell'Immagine]: La Vergine a mani giunte con una fascia blu in vita, inserita in un contesto paesaggistico naturale (rocce e vegetazione). ; [Note Editoriali - Iconografiche]: Grafica moderna con cornice bianca interna su fondo fotografico-pittorico. -
La balaustra di legno - DB2-016
A questa balaustra di legno, oggi conservata nel museo presso le Camerette di Don Bosco, i ragazzi dell'Oratorio si inginocchiavano per ricevere la Comunione. Dal 29 ottobre 1854 si inginocchiò anche san Domenico Savio, il ragazzino di 12 anni appena arrivato dal suo paese, Mondonio. -
La banda dell'Oratorio - DB2-131
Un oratorio senza musica è un corpo senz'anima, diceva Don Bosco. Per i suoi giovani escogitò mille modi per rallegrarli, e la banda fu tra i primi. Coltivava la musica strumentale e vocale come fontana dell'allegria dei suoi giovani. Voleva che i suoi ragazzi suonassero, e mise nelle loro mani giovanissime gli strumenti musicali. Volle che i suoi Salesiani si diplomassero in musica, per insegnare bene. -
La bara di Don Bosco - DB3-080
Una semphce bara di noce accoglie la sua salma, dopo che una marea di persone, di ogni ceto e condizione, le aveva reso omaggio con infinita venerazione. Per 41 anni, fino aha sua beatificazione, il corpo di Don Bosco riposerà in questa modesta cassa, oggi conservata nel Museo Don Bosco a Torino-Valdocco. -
La basilica col mercato in piazza - DB2-064
Da quel 1868, il mese di maggio di Vaìdocco in onore dell'Ausiliatrice divenne una delle funzioni religiose più frequentate della città e del Piemonte. Molti accorrevano anche dalla provincia e da più lontano. -
La basilica con fedeli agli inizi del '900 - DB2-063
Il Santuario fu consacrato il 9 giugno 1868. Qualcuno disse che quello era un miracolo di Don Bosco, ma lui rispose: Io non sono niente. È il Signore, è Maria SS. che si degnarono di servirsi di un povero prete per compiere la loro opera. Questa foto è del primo Novecento. Tra i fedeli nel costume del tempo, si scorge anche una delle prime automobili che si costruirono a Torino. -
La basilica e la primitiva piazza - DB2-062
Don Bosco affidò l'impresa al capomastro Carlo Buzzetti. Gli scavi furono compiuti in parte nell'autunno del 1863, e ripresi nel marzo 1864. Alla posa della prima pietra, Don Bosco rivolto a Buzzetti gli disse: Ti voglio dare un acconto. Gli rovesciò nelle mani il borsellino: 8 soldi, nemmeno mezza lira. Don Bosco sorrise: Stai tranquillo, la Madonna penserà lei a far arrivare il denaro necessario. -
La basilica illuminata per la festa di Maria Ausiliatrice - DB2-093
Alla sera del 24 maggio, festa dell'Ausiliatrice, mentre scendono le ombre, il Santuario si illumina di una festa di colori. È uno spettacolo indimenticabile. Richiama migliaia di torinesi, che portano i bambini a vedere la Madonna. -
La Boca: la prima missione fra gli emigrati - DB3-015
Approdano a Buenos Aires, in Argentina, il 14 dicembre 1875. S'imbatterono subito in una realtà inattesa e cruda: gli emigrati italiani. 30 mila in Buenos Aires, 300 mila in tutta la nazione. Tra essi i Salesiani iniziarono la prima, urgente missione. I risultati furono grandi. -
La borgata dei Becchi oggi - DB3-175
I Becchi di oggi sono abitati da sei famiglie, che continuano la tradizione agricola dei loro antenati. Le famiglie originarie traslocarono tra il 1919 e il 1920. A raccontare del vecchio Canton Cavallo rimangono solo la casetta di mamma Margherita e quella di Giuseppe, mentre la casa di Antonio lasciò il posto all'attuale tempietto di Maria Ausiliatrice. -
La borgata I Becchi - DB1-052
Così, reduce dalla cascina Moglia, Giovanni rivide la borgata dei Becchi dopo un'assenza di circa due anni. Ma ben presto vennero le delusioni: non si riusciva a trovargli né una scuola né un maestro. Dovette allora riprendere a fare il contadino, aspettando tempi migliori (et MB 1,208-210). -
La borgata Morialdo - DB1-057
La borgata di Morialdo, formata da piccole frazioni e da cascine sparse tra le verdi colline, comprendeva anche i casolari dei Becchi che confinavano con Capriglio. Il cappellano era Don Calosso, che aveva rivolto a Giovanni l'invito di andarlo a trovare. Il ragazzo aderì e percorrendo due chilometri di strada, giunse di buon mattino a Morialdo. Quel giorno, una nuova speranza si accese nel suo cuore: finalmente avrebbe potuto studiare sul serio e sotto la guida di un insegnante dotto e paziente. (Nella stessa borgata andrà ad abitare con la sua famiglia Domenico Savio, dal novembre 1843 al settembre del 1853, nella casa Viale, e ora Pianta, poco distante dalla Cappella). -
La Buona Novella ai Pastori
[Iconografia - Descrizione del Soggetto]: La Buona Novella ai Pastori: Composizione su due livelli. In alto, dentro un tondo luminoso protetto dalla Vergine e dagli angeli, c'è la Natività. In basso, nel mondo terreno, un pastore con il suo gregge guarda verso la montagna illuminata dall'alto. ; [Retro dell'Immaginetta]: Non visibile. -
La camera da letto - DB1-010
Così è probabile che fosse arredata la camera da letto di casa Occhiena: un letto matrimoniale di legno con pagliericcio riempito di foglie di granoturco, lenzuola di tela ruvida e un copriletto; il comodino con sopra una lampada ad olio o una candela; il comò con più cassetti per riporvi la biancheria. -
La camera da letto di mamma Margherita - DB1-021
In questa stanza dormivano mamma Margherita e la suocera semiparalizzata, che lei assisteva con amore e delicatezza di figlia (cf MB 1,171). Una stanza povera e disadorna. Unica caratteristica: un caminetto e il soffitto a pannelli di gesso, sorretto da robuste travi. -
La camera dove Don Bosco morì il 31 gennaio 1888 - DB2-043
Solo negli ultimi mesi di vita, il letto di Don Bosco fu trasportato in quest'ultima stanza, separando l'ufficio di lavoro dalla stanza da letto. Il lavoro stressante e continuo, i debiti, le preoccupazioni, avevano ormai segnato profondamente il suo fisico. Aveva quasi 73 anni. -
La cameretta del sogno - DB1-022
Adiacente alla camera da letto di mamma Margherita, in quest'altra stanza con pavimento e soffitto di calcestruzzo, dormivano i tre fratelli: Antonio, Giuseppe e Giovanni. Un locale molto piccolo che misura m 4 per 2,20; l'altezza del soffitto varia da m 2 a 1,40, presso l'unica f'enestiella di cm 50 per cm 61. Qui Giovanni, all'età di circa nove anni, fece il famoso sogno, nel quale intravide la sua vocazione e futura missione (MB 1, 123-126). Per questo la stanza è chiamata la cameretta del sogno. -
LA CAMPANELLA (SUPPLEMENTO A)
D. Bosco nella gloria dei Beati. La glorificazione del Padre nella parola dei Pontefici (Pio IX, Leone XIII, Pio XI) L'uomo dei miracoli (Dal discorso che S. S. Pio XI tenne dopo la lettura del Decreto sui Miracoli del Beato) Le linee dell'Opera Salesiana La Benedizione del Padre (Sac. Filippo Rinaldi) L'Apostolo dei giovani (+ Giuseppe Card. Gamba Arcivesovo di Torino) Evviva il nuovo Beato Don Giovanni Bosco (+ Fr. N. Gabriele Moriondo O. P. Vescovo) Il santo Italiano Don Bosco (Antonino Anile. Dal Roma della Domenica) Chiese e Cappelle L'Inno del Poeta. Rose e Angeli (Francesco Coppèe dell'Accademia Francese) Fioritura miracolosa Salesiani 1929, Figlie di Maria Ausiliatrice 1929 Il fallimento di una profezia. Torino, 19 gennaio 1930. E. Ceria Il prodigio missionario Sogno e realtà Benedizione Inno Sapiente figura d'educatore (+ G. B. Card. Naselli Rocca Arcivescovo di Bologna) Il poema di Don Bosco (Emilio Garro) Gloria! La pedagogia di Don Bosco (Sabino d'Elia R° Primo Ispettore Scolastico) D. Bosco a Caserta (T. Chiapello) L'omaggio dei figli. Pagine vive di ex-allievi Cara visione (Ex Allievo Capitano Buariello Adolfo dei fanti del 15°) Gloria a Don Bosco! (Ex-allievo Squitieri Michele) Palpito giovanile (Ex-allievo Caluori Mario) Don Bosco non muore (Ex Allievo Longoradi N.). -
La cantina - DB1-012
Contro le due pareti di questo seminterrato che serviva da cantina erano addossati i principali contenitori in uso a quel tempo: botte, mastello, tinozza, damigiane di varie dimensioni. Lungo la parete di sinistra una bigoncia, usata per la raccolta e la pigiatura dell'uva. Appesi al muro, o collocati in piccole nicchie, altri contenitori o strumenti. La cantina serviva anche da deposito per alcuni generi di provviste. -
La cantina del Sussambrino - DB1-078
Il lavoro di cantina richiedeva molta attenzione e diligenza e a Giovanni spettava la ripulitura dei tini, controllare la fermentazione e al momento giusto spillare e travasare il vino, che veniva stivato nelle botti collocate in fresche cantine, come quelle della cascina, fino alla vendita. Prima di tornare a Chieri per gli studi, Giovanni aiutava il fratello Giuseppe in questo rito faticoso, ma anche pieno di gioia. -
La cantina di cascina Moglia - DB1-043
Ecco la cantina seminterrata della cascina dove Giovanni prestava la sua collaborazione alla pigiatura dell'uva, alla spulatura del vino e alla pulizia delle botti. Questo lavoro gravoso era affidato sovente ai ragazzi più snelli e agili nel calarsi nelle capaci botti per togliere i graspi, pulirle dalle vinacce, e per riporre il mosto conservato fino a fermentazione avvenuta. -
La cappella del Rosario - DB3-169
In una stanza a ponente della sua nuova casa Giuseppe costruì una minuscola cappella. Dedicata alla Madonna del Rosario, fu luogo di preghiera anche per Domenico Savio, che vi entrò la prima volta il 2 ottobre 1854. -
La cappella delle Reliquie - DB2-089
Questa cappella sotterranea costituisce una rarità e un tesoro. Vi sono radunate e esposte oltre 60 mila reliquie di Santi e Martiri. Le radunò, durante tutta la sua vita, il commendatore Michele Bert, che le donò al Santuario di Maria Ausiliatrice. -
La cappella di San Francesco di Sales - DB2-068
Nella cappella a sinistra, l'altare era dedicato ai Cuori SS. di Gesù e di Maria. Nel 1891, ricorrendo il primo cinquantenario dell'Opera Salesiana, la cappella fu dedicata a San Francesco di Sales, patrono della Congregazione. Il quadro è del Reffo, artista torinese. -
La cappella di San Pietro - DB2-066
Nella crociera a destra c'era l'altare dedicato a S. Pietro. Il quadro rappresentava Gesù che consegna le chiavi del Regno a Pietro. A questo altare Don Bosco veniva sovente a celebrare la S. Messa, e un giorno moltiplicò le ostie. -
La cappella di Solutore, Avventore, Ottavio e di S. Anna - DB2-067
Nella cappella a destra della navata centrale era l'altare dedicato a Sant'Anna, la mamma della Madonna. Dopo i restauri eseguiti nel 1890, il quadro principale raffigurò i martiri di Torino: Solutore, Avventore e Ottavio. In primo piano rimase un piccolo quadro di Sant'Anna. -
La cappella nella casa Cafasso - DB1-086
Tra i suoi monumenti più cari Castelnuovo conserva anche la casa nella quale nacque e abitò san Giuseppe Cafasso. Questi fu chiamato la perla del clero italiano e fu guida e maestro dei giovani sacerdoti al Convitto Ecclesiastico di Torino. Grande amico e benefattore di Don Bosco, lo orientò con sicurezza verso la sua missione giovanile, e non gli lasciò mai mancare né i saggi consigli né gli aiuti finanziari, di cui Don Bosco aveva continuo bisogno. Questa cappellina è stata ricavata da una stanza abitata dal Cafasso, e in essa 0 santo è ricordato e invocato. -
La casa Bellezza, ultimo acquisto di Don Bosco - DB2-147
Fin dai primi tempi dell'Oratorio, un elemento di disturbo era la Giardiniera cioè la bettola frequentatissima di casa Bellezza. Specialmente d'estate si sentivano i canti e le urla degli ubriachi. Per decine d'anni Don Bosco cercò di comprare quella casa, ma invano. Solo nel 1883, quando la proprietaria morì, egli potè acquistarla per l'ingente somma di lire 110 mila. -
La casa canonica addossata alla chiesa - DB1-058
Addossata alla chiesa di Morialdo c'era la casa canonica. Là avvenne il primo incontro confidenziale tra Giovanni e Don Calosso. Il buon sacerdote si rese subito conto di avere a che fare con un ragazzo di doti non comuni e di una straordinaria forza di volontà. Volle parlare con la madre (cf MB 1, 179s) e s'impegnò a dare lezioni al ragazzo. Quella casa divenne familiare al contadinello dei Becchi; anzi, poco tempo dopo quell'incontro accettò l'invito di stabilirsi nella canonica stessa, per attendere agli studi con maggiore assiduità (cf MB 1, 214). -
La casa dei Becchi - DB1-064
Morto il suo benefattore, Giovanni tornò dai suoi. Nonostante le molte difficoltà, dovute anche al fatto che l'anno scolastico era ormai avviato, verso il Natale del 1830 potè cominciare a frequentare le scuole di Castelnuovo (cf MB 1, 219). -
La casa dei Blanchard, col ballatoio di legno - DB1-115
Sul medesimo cortile si affacciava la casa dei Blanchard, madre e figlio, fruttivendoli, che vennero incontro alle molte privazioni, sopportate in quell'anno da Giovanni, con generosità davvero commovente. Diventato prete, Don Bosco non dimenticherà questi atti di bontà (MB 1, 298-300). -
La casa di Giuseppe - DB3-164
A vent'anni Giuseppe si sposò con Maria Calosso e prese a mezzadria la cascina Sus-sambrino. Giovanni e mamma Margherita andarono anche loro ad abitare con lui al Sussambrino, ritornando ai Becchi di tanto in tanto. Poi Giuseppe decise di costruirsi una casa tutta per sé, accanto all'abitazione del fratellastro Antonio. Sarà questo per molti anni il punto di riferimento di Don Bosco e dei migliori tra i suoi giovani nei perìodi di vacanza. -
La casa di Nizza Monferrato - DB3-050
Mornese si rivela presto un ambiente non adatto, stante la collocazione geografica, alle necessità di una casa madre religiosa. I conti Balbo consigliano a Don Bosco la soluzione ideale: l'acquisto dell'ex-convento della Madonna delle Grazie, a Nizza Monferrato. Dopo i lavori di restauro, la nuova casa diventa agibile e il 4 febbraio 1879 Maria Mazzarello riceve l'ordine di recarsi alla nuova sede. Per 50 anni, Nizza Monferrato sarà il centro propulsore dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, grazie all'azione materna e saggia di Madre Mazzarello. -
La casa fatta riparare - DB3-154
Il progetto di fondare ai Becchi una Comunità Salesiana fu realizzato nel 1922, dopo l'acquisto di Casa Cavallo e di Casa Graglia adiacenti all'abitazione dei Bosco. In nessun altro luogo al mondo la presenza dei Salesiani testimonia meglio la grandezza del Fondatore e la missione straordinaria affidatagli dalla Provvidenza. -
La casa Gonella, a Chieri - DB1-145
Questo palazzo posto su una altura di Chieri era la casa di campagna dei signori Gonella di Torino. Era circondata di giardini e frutteti e vantava un magnifico orto botanico (cf MB 6, 1013). Il cav. Marco Gonella e la sua consorte furono tra i più grandi e i più affezionati benefattori di Don Bosco. Per interessamento del teologo Borei il santo entrò in contatto con loro e da loro ricevette la prima somma di 300 lire (cf MB 2, 260). La casa Gonella ospitò moltissime volte sia Don Bosco sia i suoi ragazzi quando facevano le passeggiate autunnali. Questa casa era una tappa d'obbligo e i padroni offrivano loro una eccezionale ospitalità per riposarsi dalla fatica del viaggio fatto a piedi, e qui trovavano sempre abbondante ristoro. Qualche volta sorpresi dalla pioggia ricevettero le più amorose cure e un delizioso riparo per la notte che i giovani ricambiavano con canti, suoni e recite (cf MB 4, 54; 7, 278-531). Uno dei ragazzi che godettero di tanta cordiale ospitalità fu Michele Magone. Questi nobili coniugi tennero a padrino un ragazzo convertito dal protestantesimo e battezzato all'Oratorio dal vescovo di Biella Mons. Giovanni Losana. B Gonella prestò il suo aiuto a Don Bosco nelle sue molteplici lotterie, come direttore e segretario. Il nome di Marco Gonella figura nella lista dei benefattori, ai quali Don Bosco mandava ogni anno l'uva della sua vite di Torino.

























































