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Il colle: I Becchi, cascina Biglione-Damevino, l'Istituto Bernardi Semerìa - DB3-185
La collina dei Becchi, con le costruzioni antiche e recenti, è stata chiamata Colle Don Bosco. Una serie di circostanze fortuite ha permesso ai Salesiani di acquistare quella cascina Biglione che solo nel 1972, grazie ai documenti trovati negli archivi di Stato di Asti, si seppe essere stata la vera casa natale di Don Bosco. -
Il collegio a Mornese - DB3-047
Questa casa, che stava sorgendo col concorso universale della popolazione del paese di Mornese, doveva essere un collegio salesiano destinato all'educazione dei ragazzi. Ma a costruzione finita, Don Bosco decide di insediarvi le figlie dell'Immacolata, con a capo Maria Mazzarello. Sarà la prima Casa Madre della seconda famiglia salesiana. -
Il collegio di Varazze (1871) - DB3-005
Nel 1871 nove salesiani, provenienti in parte dal collegio di Cherasco, entrano in quello civico di Varazze. Li guida Don Giovanni Battista Francesia, uno dei primissimi ragazzi di Don Bosco. -
Il confessionale di Don Bosco - DB2-053
Don Bosco trascorse moltissime ore a confessare i suoi ragazzi e la gente comune. Era una delle sue gioie profonde dare alle anime il perdono di Dio. Questo è il suo confessionale, collocato all'inizio nella sacrestia della cappella Pinardi, poi nel coro della chiesa di San Francesco di Sales, nella sacrestia del Santuario di Maria Ausiliatrice, e oggi nel museo. -
Il corridoio che collegava il caffè con la sala del biliardo - DB1-112
Tra la stanza del caffè Pianta e la sala del biliardo che dava sul cortile interno, vi era un corridoio, stretto e basso con una finestrella quasi cieca, che dava sulla rampa della scala. Nel corridoio vi era un piccolo forno per la cottura delle paste dolci. Un ambiente nella penombra, pochissimo ossigenato. -
IL CORRIERE DEL POPOLO D'ITALIA. GIORNALE INDIPENDENTE ITALO-BRASILIANO
S. Giovanni Bosco, tesoro d'Italia, come lo chiamò Pio IX Seguiamo il suo testamento d'amore e il suo coraggio civile. (Antonio Corrado Limongi) -
Il cortile degli artigiani - DB2-123
Una lunga costruzione diagonale che correva lungo il tracciato dell'antica via Giardiniera, divideva il cortile dei giovani artigiani da quello dei giovani studenti. Ecco quello degli artigiani a fianco del Santuario. Qui sovente scendeva Don Bosco a sfidare i giovani più robusti alla corsa. -
Il cortile degli studenti - DB2-124
D cortile dei giovani studenti si estendeva davanti all'edificio delle camerette di Don Bosco. Anche negli ultimi anni, consumato dai viaggi e dai debiti, Don Bosco non si stancò mai dei suoi ragazzi. Vederli, sentirli, fare dieci passi con loro, gli ridava la vita anche dopo giornate massacranti. -
Il cortile dell'oratorio festivo - DB2-125
Accanto al convitto interno popolato di ragazzi studenti e artigiani, continuò a vivere e a prosperare l'oratorio esterno. Quando non potè più occuparsene di persona, Don Bosco lo affidò a Don Giulio Barberìs. Gli oratoriani utilizzavano come loro chiesa quella di San Francesco di Sales, e giocavano su un'ampia striscia di terreno lungo il Santuario. -
Il cortile interno del Seminario - DB1-132
Il 30 ottobre 1835 Giovanni entrava finalmente nel seminario di Chieri (cf MB 1, 374). Aveva ricevuto l'abito chiericale a Castelnuovo da don Cinzano cinque giorni prima, all'età di 20 anni e qualche mese (cf MB 1, 369-370). Rimase in questo seminario sei anni, compiendovi studi filosofici e teologici. Qui riceveva le visite dei suoi compagni e si prestava a dare spiegazioni per risolvere le loro difficoltà scolastiche. -
Il cortiletto interno del Convitto - DB1-157
Visto l'alto numero dei giovani oratoriani che la domenica affollavano il Convitto, il Rettore, canonico Guala, mise a disposizione di Don Bosco il cortiletto interno per i loro divertimenti. La sacrestia e il coretto della chiesa venivano usati per il catechismo. Diversi sacerdoti del Convitto davano volentieri una mano, anche se non mancava chi aveva da ridire per l'insolito chiasso (cf MB 2, 136-138). I frutti d'un tale apostolato si vedevano nella frequenza ai sacramenti e nel miglioramento della condotta della maggior parte dei giovani (cf MB 2, 137s). -
Il crocifisso che Don Bosco teneva in mano alla sua morte - DB2-049
Durante gli ultimi istanti, Don Lemoyne suggerì a Don Bosco: Pensi a Gesù in croce. Gli rispose: È quello che faccio sempre. I Salesiani hanno conservato con affetto il piccolo crocifisso che Don Bosco stringeva nelle mani mentre moriva. -
Il dipinto della cupola - DB2-107
Nell'alto della cupola maggiore, il pittore Rollini ha raffigurato il trionfo e la gloria di Maria Ausiliatrìce in Cielo. Sotto le vittorie riportate dalla Chiesa, con l'aiuto di Maria. Ai piedi della Madonna sono raffigurate la missione di Don Bosco e dell'Opera Salesiana delle Figlie di Maria Ausiliatrìce. -
Il discorso dopo la cena ("Amatevi l'un l'altro come io ho amato voi")
[Descrizione Visiva dell'Immagine]: Gesù in primo piano con veste blu mentre si rivolge al gruppo dei suoi apostoli. Testo didascalico verticale sul lato destro. -
Il documento di acquisto della casetta - DB3-146
La casetta, più simile a un ripostiglio agricolo che a un'abitazione, era stata acquistata a credito da Francesco Luigi Bosco. C'erano state due annate cattive e le cose non andavano bene: pareva anzi che i padroni volessero vendere. A trent'anni, il papà di Don Bosco ritenne di avere la forza e la capacità di affrontare un debito iniziale per cominciare a mettersi in proprio e tentare di tirar fuori la famiglia dall'indigenza. Cinque mesi dopo aver firmato l'atto di acquisto, però, dovette fare testamento. -
Il Don Bosco del Giappone: Mons. Vincenzo Cimatti (1879-1965)
[Fronte] "Vocazione salesiana: vocazione alla santità. / 18. Il Don Bosco del Giappone: / Mons. VINCENZO CIMATTI (1879-1965). / « Vorrei morire qui per diventare terra giapponese ». / Colle Don Bosco (Asti) / Ed. Cooperatori Salesiani" ; [Retro] ... -
Il famoso cane, detto il Grigio
[Fronte] Nessuna ; [Retro] ... -
Il fienile - DB3-159
Con questo segreto nel cuore, il ragazzo ha continuato a vivere semplicemente la sua esistenza di povero contadino e di orfano, arrampicandosi con la destrezza di un saltimbanco per la scala a pioli che portava al fienile. -
Il focolare - DB1-020
Quante volte al paiolo appeso al fuoco mancava la pasta o la carne da mettere a cuocere. Spesso un pugno di legumi o di farina di granoturco o di miglio presi a prestito o una manciata di verdura colta nell'orticello o strappata nel prato, costituivano il pranzo e la cena della giornata. Accanto a questo focolare sferruzzava e rammendava i logori panni mamma Margherita quando era libera dagli impegni e dal lavoro dei campi, mentre Giovanni leggicchiava. D'inverno, al termine della giornata, tutti i membri della famiglia vi si radunavano per conversare, ma soprattutto per le preghiere e la recita del Rosario (cf MB 1, 46). -
Il focolare della cucina - DB1-044
Questa vecchietta che rimesta la polenta nel paiolo e la scodella sulla tavola, simboleggiano l'accoglienza affettuosa che Giovanni trovò nella cascina Moglia. Fin dall'inizio fu considerato uno della famiglia. Egli fece di tutto per ricambiare la stima di cui lo circondavano, né mai si tirò indietro di fronte ad un servizio, per quanto umile e faticoso. Si può dire che fu sempre il beniamino della signora Dorotea, che gli insegnò a recitar bene le litanie della Madonna e lo incaricò di guidare le preghiere della famiglia (cf MB 1,195). -
Il Fondatore, San Giovanni Bosco (1815-1888)
[Fronte] Sotto l'immagine: `Vocazione salesiana: vocazione alla santità. / 1. Il Fondatore, San GIOVANNI BOSCO (1815-1888). / Audace nella misura della sua umiltà di servo. / Colle Don Bosco (Asti) / Ed. Cooperatori Salesiani`. ; [Retro] ... . -
Il forno del Pane di Don Bosco - DB2-143
Nei sotterranei del Santuario di Maria Ausiliatrice, nel 1868, fu inaugurata la panetteria dell'Oratorio. Sfornava ogni giorno settecento chili di pane. Don Bosco accompagnava volentieri i visitatori in panetterìa, faceva assaggiare il pane fresco e diceva: Questo ce lo manda giorno per giorno la Provvidenza (MB 18, 251). Il mangiare il pane di Don Bosco era sinonimo di farsi salesiano. -
Il gelso nel cortile della cascina Moglia - DB1-040
Quando la calura era grande, Giovanni cercava riparo all'ombra di questo gelso. Qui sorvegliava e trastullava il piccolo Giorgio di 3 anni, figlio del padrone. Nei momenti liberi poi soleva radunare presso quest'albero i suoi amici giovani e meno giovani per intrattenerli con giochi vari, racconti edificanti ed esibizioni acrobatiche (cf MB 1, 200). D'inverno il luogo di riunione era il capace fienile che egli sceglieva per non disturbare o essere disturbato (cf MB 1, 199). -
Il Giovane Provveduto - DB2-176
Accanto ai libri scolastici, Don Bosco trova il tempo di scrivere moltissimi altri libri e fascicoli: vite di Santi, libri di lettura divertente, manuali di preghiera e di istruzione religiosa. Il best seller è Il giovane provveduto per la pratica dei suoi doveri. Vivente Don Bosco, se ne pubblicarono milioni di copie. Era una scelta di riflessioni, preghiere e canti adatti ai giovani. -
IL LETIMBRO
Con slancio di fede e di amore il popolo savonese ha glorificato il Beato Don Bosco Il triduo di preparazione L'arrivo di Mons. Coppo La trionfale giornata di domenica La Mess e i Vespri solenni Il trasporto della Sacra Reliquia La conferenza Salesiana al Teatro Chiabrera La vita di Don Bosco proiettata agli alunni delle Scuole Elementari Ringraziamento (Il Comitato Cittadino per le onoranze al Beato Don Bosco) -
IL LETIMBRO
Savona glorifica il Beato Don Bosco (G. B. F.) Le solenni cerimonie religiose 24-27 Aprile 1930 Operare con Don Bosco (Don A. Coiazzi) Un pensiero su Don Bosco per i giovani (un giovane) L'opera Salesiana in Savona (Giuseppe Anselmo ex allievo) La parola del Papa La traslazione della Reliquia del Beato dalla Cattedrale all'Oratorio Salesiano La serata Salesiana al Chiabrera Le offerte per i festeggiamenti - 5a Lista Don Bosco e i ragazzi Dalla povertà di un abituro ala gloria dei Santi (Parola del Vescovo) (Pasquale Righetti, Vescovo) Per le solenni feste in onore del B. Don Giovanni Bosco - In ricorrenza della sua beatificazione (Savona, 25 aprile 1930, Poesia - Avv. Giovanni Gaibissi) (Parola di don Sac.F. Rinaldi) -
Il minervale: registri della scuola di Chierì - DB1-109
Nell'archivio storico del comune di Chieri troviamo il registro che riporta lo stato nominativo degli studenti delle scuole pubbliche della città durante l'anno 1833-1834. Contiene l'elenco degli alunni, il loro numero complessivo, la paternità, il tipo di scuola e la classe. Giovanni risulta l'unico orfano di padre. È segnata anche la quota individuale (minervale): per Giovanni era di lire 12. La sua classe quell'anno era composta di 20 alunni, che furono testimoni di episodi singolari: la prova di forza dimostrata da Giovanni nel difendere l'amico Comollo dalla cattiveria di alcuni; la pagina della vita dell'Agesilao dello scrittore latino Cornelio Nepote da lui letta e commentata tenendo davanti la grammatica del Donato, perché aveva dimenticato il libro; la versione latina consegnata dopo pochi minuti perché... l'aveva sognata! Con quegli stessi compagni fondò la Società dell'Allegria. Dicono i biografi che quei ragazzi, trascinati dal suo esempio, divennero tanto diligenti che furono tutti promossi senza difficoltà (cf MB 1, 252s). -
Il Miracoloso Crocifisso di Pieve di Cento
[Soggetto - Iconografia]: Il Miracoloso Crocifisso di Pieve di Cento ; [Descrizione Visiva]: Stampa fotografica in bianco e nero che ritrae un piano ravvicinato e drammatico del volto del trecentesco crocifisso ligneo venerato nella Collegiata di Santa Maria Maggiore a Pieve di Cento. ; [Didascalia - Testo sul Recto]: "Miracoloso Crocifisso (sec. XIV) Collegiata di Pieve di Cento - BO." -
IL MOMENTO
Forlì Cattolica, glorificando il Beato Giovanni Bosco, chiede luce di saggezza cristiana per gli educatori della gioventù. L'Esempio dei Santi Il Manifesto dei Festeggiamenti Don Bosco a Forlì -
Il monumento a Don Bosco e la casetta - DB3-197
La sua immagine collocata a fianco della povera casa della sua infanzia, rimanda alla sua unica lezione di apostolo e di testimone: non sono i grandi mezzi materiali che possono cambiare l'umanità, ma sono le forze spirituali, come l'amore per i fratelli, che assicurano alla vita quel sapore e quel significato che permettono di definirla come un dono di Dio. -
IL NUOVO GIORNALE
La solenne santificazione di Don Bosco nella gloria del maggior Tempio della Cristianità. Il Principe Umberto acclamato dal popolo in San Pietro Lo svolgimento della sacra funzione Pio XI benedice la folla dalla loggia esterna della Basilica. Pasqua romana Il rito grandioso (Il movimento di folla verso la Basilica Vaticana Altezze Reali, Principi e Autorità L'arrivo del Principe Umberto Il corteo papale La cerimonia della canonizzazione Sancte Joanne Bosco, orate pro nobis L'omelia del nuovo Santo Le oblazioni La Messa del Perosi Il Principe nella sala del Maggiordomato La benedizione dalla loggia di S. Pietro). Il Pontefice chiude la Porta Santa in San Pietro Nelle altre Basiliche. -
Il palazzo delle camerette - DB2-030
Nel costruire la prima parte del nuovo ospizio, Don Bosco aveva progettato anche un braccio di fabbricato che doveva prolungarsi verso mezzogiorno, parallelamente alla nuova chiesa. Egli non ebbe mai il denaro sufficiente per fare di Valdocco una costruzione unitaria. Questo edificio centrale, che ospitò la sua camera-ufficio per 35 anni, fu costruito in quattro tempi successivi. Nel cortile sottostante, già orto di mamma Margherita, è stato recentemente eretto un monumento a Don Rua. -
Il Patrono della Famiglia: San Francesco di Sales (1566-1622)
[Fronte] Sul retro (retro/fronte integrato nella scheda): "Vocazione salesiana: vocazione alla santità. / 2. Il Patrono della Famiglia: / San FRANCESCO DI SALES (1566-1622). / La dolcezza evangelica inserita nell'energia apostolica. / Colle Don Bosco (Asti) / Ed. Cooperatori Salesiani". ; [Retro] Testo illustrativo della collana stampato sul retro del supporto.... -
Il pilone dei giochi - DB3-180
Anche qui c'è un pilone che ricorda gli avvenimenti di quei tempi. Giovannino apprese l'arte del saltimbanco alle fiere dei paesi vicini: sveglio e curioso, riusciva a intuire i trucchi del mestiere e poi si allenava con una grande passione, anche a rìschio di rompersi l'osso del collo. -
Il pilone del sogno - DB3-177
A ricordare il sogno dei nove anni è stato eretto un elegante pilone, dipinto dal pittore Crida. L'opera fu realizzata il 2 giugno 1929, per commemorare la beatificazione di Don Bosco. -
Il pilone di san Pietro in via Argentero - DB1-088
Secondo l'uso del tempo, anche Francesco Bosco, papà di Giovanni, venne seppellito in chiesa, e precisamente nella parrocchia dedicata a San Pietro, in Castelnuovo. Questa però era ormai cadente e impraticabile, cosicché si decise di costruire un cimitero nuovo, che fu inaugurato nel giugno del 1817. La chiesa di san Pietro venne demolita, e i cadaveri raccolti in una fossa comune. Così andò disperso quello di Francesco Bosco. Sulla via Argenterò venne eretto un pilone dedicato a san Pietro, per ricordare che fino al 1817 sorgeva in quel luogo l'antica parrocchia dedicata al Vicario di Cristo. -
Il pollaio sotto la scala - DB3-161
I proventi del pollaio, situato sotto la scala esterna, dovevano essere ben modesti. I Bosco allevavano conigli e tacchini, e Giovannino era stato ben presto incaricato di accudirli: una volta ingrassati, sarebbero stati venduti alla fiera di san Bernardo a Buttigliera. -
IL POPOLO
Pordenone tributa oggi solenni onoranze al Beato D. Giovanni Bosco. Nella Gloria dei Santi La festa del B. Don G. Bosco - Ode alcaica (prof. Dott. Don Luigi Janes) (Saluti del Comitato Programma delle feste Cronologia della vita del Beato Don Bosco Il metodo educativo del Beato Don Bosco (Parola di Pio XI) -
IL POPOLO D'ITALIA
L'Anno Santo chiuso con l'elevazione di Don Bosco alla gloria degli Altari. Il solenne rito in San Pietro alla presenza del Principe di Piemonte in rappresentanza del Re Moltitudine di fedeli Splendore di luci nella maestosa Basilica L'arrivo di Umberto di Savoia Il corteo papale La proclamazione L'omelia del nuovo Santo La benedizione alla folla. Il rito seguito alla radio nella Casa madre di Torino Le celebrazioni nel Sud-America. -
IL POPOLO DI ROMA - L'ARALDO DELLA STAMPA
Una immensa moltitudine assiste alla canonizzazione di Don Bosco Il Principe Ereditario in rappresentanza del Re presenzia il solenne - 150.000 pellegrini di ogni parte del mondo a Roma per la giornata di Pasqua - La cerimonia per la chiusura delle Porte Sante La memorabile celebrazione (150.000 pekkegrini nell'Urbe Spettacolo indimenticabile L'arrivo del Principe Ereditario La sfilata del corteo papale in piazza S. Pietro Il rito della Canonizzazione e la Messa pontificale la benedizione della folla sotto la pioggia) Si può celebrare il Giubileo fino al 15 aprile Pio XI ha chiuso la Porta Santa (La splendida illuminazione della Basilica di S. Pietro) Celebrazioni all'esterp (Buenos Aires, Santiago de Cile). -
IL POPOLO. SETTIMANALE CATTOLICO DELLA DIOCESI DI CONCORDIA
Fulgori di gloria sulla fronte di D. Bosco. Don Bosco Santo. Cronologia della vita di S. Giovanni Bosco I Salesiani a Pordenone Un decennio fecondo 1924-1934 Motivi di gioia La presa di possesso 1924-1925 1926 1931-32-33 In cammino. Don Bosco e il Cottoleno (Can. Agostino Parigi, Moncalieri, 8 febbraio 1934) Manifesto del Comitato Giunta Diocesana Comunicato Disposizioni per il R. Clero Programma della giornata. Cifre Case dei Salesiani nel 1934 il Rettore Maggiore dei Salesiani al Direttore del Collegio D. Bosco (Sac. P. Ricaldone) Don Bosco e i giovani (Don Cojazzi) Azione Catt. Diocesana (Appeli e programmi per la partecipazione alla Giornata) Pensieri di Don Bosco. -
Il porticato con il pulpito della buona notte - DB2-025
Ogni sera i ragazzi dicevano le preghiere davanti a una statuetta della Madonna, che è ancora sotto il porticato, a Valdocco. Al termine, Don Bosco saliva sul pulpitino e dava la buona notte: alcune buone parole che chiudevano la giornata. Don Bosco era geloso di questa buona notte: la dava sempre lui, quando poteva (MB 6, 94). Da questo pulpitino egli raccontò i famosi sogni, attesi con viva curiosità, perché sovente in essi prevedeva l'avvenire. -
Il porticato di casa Pinardi e casa di Don Bosco - DB2-029
Questo ampio porticato fu costruito nel 1860, quando Don Bosco elevò un nuovo edificio al posto.della casa Pinardi. L'inverno, a Torino, è lungo e nevoso, e la primavera è molto sovente la stagione delle piogge. Don Bosco volle questo porticato perché i giovani potessero giocare in ogni stagione. -
Il porticato e l'edificio della tipografia - DB2-145
Il quinto laboratorio aperto da Don Bosco a Valdocco, il più desiderato, fu la tipografia. Don Bosco dovette armeggiare quasi un anno per ottenere l'autorizzazione prefettizia. Fu accordata il 31 dicembre 1861. -
Il porticato e le scritte bibliche - DB2-011
Torino è la città dei portici. Sono necessari per potersi muovere nel lungo inverno. Anche Don Bosco volle ampi portici nei suoi fabbricati; ma sui pilastri e nelle lunette degli archi egli fece scrivere frasi bibliche per richiamare a ragazzi e visitatori le verità eterne. -
Il portone d'ingresso del Seminario - DB1-131
Il giorno 30 ottobre dell'anno 1835 dovevo trovarmi in seminario. Il corredo era preparato. I miei parenti erano tutti contenti ed io più di loro (MO 89). -
Il pozzo - DB1-033
Altro lavoro gravoso per Giovanni era attingere con un secchio di legno (siun) l'acqua necessaria per abbeverare il bestiame, tre volte al giorno. Una corda, che scorreva nella scanalatura di una ruota di ghisa o di legno, e alla quale era agganciato il secchio al cainas, veniva fatta scendere e salire a braccia, e l'acqua veniva versata in una tinozza di legno. -
Il prato dei giochi - DB3-179
Sulla scarpata della collina, rivolta verso Capriglio, i Bosco possedevano un secondo prato. Si tratta di quel famoso teatro all'aperto nel quale Giovannino si esibiva facendo il saltimbanco e improvvisandosi predicatore. Il pubblico era sempre numeroso e, pur di godersi gli spettacoli del ragazzino-prodigio, accettava di recitare la terza parte del rosario e di ascoltare il riassunto della predica, fatta in chiesa dal parroco. Dopo, il divertimento era assicurato. -
Il prato del sogno - DB3-176
Vicino alla casetta c'era un piccolo prato nel quale Giovanni e Giuseppe portavano al pascolo la mucca. Un fazzoletto di terra entrato nella storia, grazie ai famosi sogni di Don Bosco: da quello dei nove anni a tanti altri. Nel 1841 avviandosi verso casa dopo la celebrazione della sua prima Messa Don Bosco lo rivede e pensa con commozione al povero pastorello che era e alla sua nuova condizione di sacerdote, chiamato da Dio a sedere tra i primari del suo popolo. -
Il Presepe (Stile Illustrazione per Bambini)
[Soggetto Iconografico]: Il Presepe (Stile Illustrazione per Bambini) ; [Descrizione Dettagliata dell'Immagine]: Illustrazione dal tratto grafico dolce e fumettistico. Un angioletto in tunica gialla decorata a stelle stende una rete sotto la mangiatoia, sullo sfondo spuntano l'asino e il bue sotto una capanna innevata e una grande stella cometa. ; [Testo - Didascalia sul Fronte]: Nessun testo sul fronte ; [Note Tecniche ed Editoriali - Identificazione dell'Opera]: Immaginetta di produzione italiana del dopoguerra, tipicamente inserita nei libri di preghiere per l'infanzia o usata come ricordo del catechismo. -
Il Preziosissimo Sangue (Crocifisso, sacerdote e anime purganti)
[Descrizione Soggetto]: Il Preziosissimo Sangue (Crocifisso, sacerdote e anime purganti) -
Il Preziosissimo Sangue e il suffragio
[Iscrizioni sul Fronte]: "Il preziosissimo Sangue" ; [Descrizione Iconografica]: Sacerdote di spalle in paramenti neri celebra la Messa davanti al Crocifisso, gli angeli raccolgono il sangue di Cristo. In basso, le anime del Purgatorio avvolte dalle fiamme invocano il suffragio. ; [Note - Codici di Serie]: Margine fustellato a smerlo. Santino di suffragio-lutto. -
Il primo collegio fuori Torino: Mirabello (1863) - DB3-002
Nell'autunno 1863, Don Bosco dice a don Rua: Ho da chiederti un grosso favore. Ci chiamano ad aprire un collegio a Mirabello, nel Monferrato. Penso di mandare te a dirigerlo. È la nostra prima opera fuori Torino. Avremo mille occhi addosso per vedere come ce la caveremo. Ho piena fiducia in te. Alcuni mesi dopo una cronaca riferisce: Don Rua a Mirabello si comporta come Don Bosco a Torino. -
Il Primo Comandamento
[Descrizione Iconografica]: Raffigurazione di Dio Padre in trono sulle nuvole, circondato da cherubini e due angeli con trombe lunghe, mentre mostra le Tavole della Legge con i numeri romani dei Dieci Comandamenti. ; [Testo - Iscrizioni sul fronte]: "Io sono il Signore Dio tuo" (nella fascia bianca inferiore). ; [Elementi Editoriali - Codici Rilevati]: Immaginetta catechistica o serie dedicata ai Dieci Comandamenti. -
Il primo laboratorio aperto da Don Bosco per i calzolai - DB2-114
Nell'autunno del 1853, Don Bosco iniziò i laboratori dei calzolai e dei sarti. Quello dei calzolai fu piazzato nel locale strettissimo che ora funziona come mini-sacrestia della cappella Pinardi: due deschetti e quattro seggioline. Fu Don Bosco il primo maestro: si sedette al deschetto e martellò una suola davanti a quattro ragazzi. -
Il pulpito in legno donato dal Cafasso - DB2-019
Da questo pulpito, che si trova oggi nel museo storico di Valdocco, per oltre 10 anni Don Bosco predicò ai suoi ragazzi. Da questo pulpito Domenico Savio sentì la predica che lo mise profondamente in crisi: È volontà di Dio che ci facciamo santi; è assai facile riuscirci; un gran premio è preparato in Cielo a chi si fa santo (Bosco, Vita di Domenico Savio, SEI ed. 1963, pg. 44). -
Il quadro del sogno - DB1-023
Questo sogno, come lo raccontò Giovannino il mattino seguente, è stato dipinto dal pittore Pietro Favaro: Giovannino sogna nella sua stanzetta; sopra la sua testa un gruppo di ragazzi che rissano e schiamazzano; accanto al letto un Signore maestoso: più in basso una misteriosa Signora tiene Giovannino per mano, circondata da mansueti agnelli, mentre alle loro spalle ringhiano belve feroci. Il quadro si trova nella chiesa dell'Istituto Salesiano di Alassio. Più tardi questo sogno si ripetè con altri particolari (cf MB 1, 126s; 305). -
Il quadro di Don Bosco - DB2-103
Presso l'urna di Don Bosco, il pittore Crìda eseguì questo quadro che raduna le caratteristiche del Santo: il suo amore per i ragazzi, il suo lavoro apostolico per portarli a Maria Ausiliatrìce e al Signore Gesù. -
Il quadro di mamma Margherita (Rollini) - DB3-165
Margherita Occhiena, la mamma di Don Bosco, era nata a Caprioglio il 1° aprile 1788. Sposò Francesco Bosco, già vedovo e con un figlio, nel 1812. Fu una donna forte e ricca di fede. A lei Don Bosco chiese nel 1846 di fare da mamma ai ragazzi dell'Oratorio. Essa avrebbe potuto godersi il meritato riposo di una vita dura e sacrificata, ma la proposta del figlio la trovò disponibile. Visse gli ultimi dieci anni della sua vita all'Oratorio, lavorando e pregando, circondata dall'affetto di tutti i ragazzi. Morì a Valdocco il 25 novembre 1856. -
Il quadro di San Domenico Savio - DB2-104
L'altare di san Domenico Savio è stato arricchito nel 1985 da questo quadro del Caffaro Rore. Il giovane santo è raffigurato come il protettore della gioventù attuale, impegnata nello studio, nel lavoro, nelle attività artistiche e sportive. Il gioioso bambino sorretto dalla madre lo addita pure come protettore della vita nascente.



























































