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La collina del Sussambrino - DB1-072
La cascina è collocata sulla collina, nella regione Sussambrino. Là esistevano ricchi vigneti, tra cui la vigna di Giuseppe Turco, amico del chierico Bosco. A lui Giovanni, mentre custodivano insieme le uve, aveva palesato confidenzialmente lo scopo per cui voleva farsi sacerdote: — Mi piacerebbe raccogliere attorno a me giovani poveri e abbandonati per educarli cristianamente ed istruirli. A lui raccontò il sogno fatto al Sussambrino: la valle sottostante si era mutata nella città di Torino, nelle cui strade e piazze correvano turbe di ragazzi schiamazzando, gridando e bestemmiando. Anche questa volta, come nel sogno di nove anni, il Signore maestoso e la Signora gli indicarono il comportamento da tenere per traformare quei ragazzacci in bravi cristiani (cf MB 1, 424). -
La composizione e la stamperia - DB2-146
Gli inizi furono modesti: due ruote fatte girare dai ragazzi con la forza delle braccia. Ma, ancora vivente Don Bosco, quella tipografia divenne grandiosa e moderna, tanto da competere con le migliori della città: quattro torchi, dodici macchine mosse a energia, stereotipia, fonderìa dei caratteri, calcografia. -
La comunione frequente - DB2-159
Il secondo apostolato fondamentale di Don Bosco fu la Comunione frequente. Nel suo Oratorio introdusse tra i ragazzi la Comunione quotidiana, quando essa era guardata da molti con sospetto. Diceva: La base della vita felice di un ragazzo è la Comunione (MB 14, 126). -
LA CORUÑA - Calvo Sotelo (Spagna - ES)
nella diocesi di Santiago de Compostela; attività al 2025: ND -
LA CORUÑA - San Juan Bosco (Spagna - ES)
nella diocesi di Santiago de Compostela; attività al 2025: Centro giovanile; Scuola infantile; Scuola primaria; Albergo giovanile "Beiramar"; Scuola secondaria; Centro exallievi; Parrocchia; Centro cooperatori; Associazione Maria Ausiliatrice; Libreria; VDB -
LA CRAU - La Navarre (Francia - FR)
nella diocesi di Fréjus et Toulon; attività al 2025: Scuola media; Scuola elementare -
LA CRUZ POCOCHAY (Cile - CL)
nella diocesi di Valparaiso; attività al 2025: ND -
La cucina - DB1-009
Questa cucina è ricostruita come poteva essere allora. Nel caminetto il paiolo di rame sul fuoco acceso. A destra, la grossa madia nella quale s'impastava la farina e si conservava il pane. Sulla madia, diversi utensili da cucina. Alla parete un mobile-credenza per conservare le stoviglie. Il pavimento era a mattonelle quadrate di argilla cotta. -
La cucina dei Becchi - DB3-155
Chi entra nella casetta e visita le minuscole stanze non può sottrarsi alla necessità di confrontare le origini con lo sviluppo dell'opera, la modestia del primo segno con la totalità del progetto. -
La cucina della casetta con arredamento dell'epoca - DB1-019
In questa cucina, arredata in una ricostruzione verosimile con oggetti tipici di ogni casa agricola del tempo, si riuniva la famigliola di mamma Margherita. Queste pareti furono mute spettatrici di una povertà talvolta drammatica (cf MB 1,37-39), di una costante educazione alla fede e di una profonda religiosità (cf MB 1, 46; 57; 59), di ospitalità generosa (cf MB 1, 150-154), e più tardi di aspri dissidi originati dalla opposizione di Antonio agli studi di Giovanni (cf MB 1, 96; 180; 184; 188; 191; 215). -
LA CUESTA (Spagna - ES)
nella diocesi di S. Cristóbal de la Laguna (Tenerife); attività al 2025: Scuola infantile; Scuola secondaria (ESO); Scuola secondaria (BACH); Scuole professionali (PCPI, CFGM, CFGS); Attività pastorali; Cappellanie; Associazione Cooperatori; Unione exallievi; Associazione Maria Ausiliatrice; Associazione genitori degli allievi -
La cupola della basilica di Maria Ausiliatrice - DB2-108
Don Bosco aveva tanto desiderato di vedere decorata la cupola del Santuario. Fu Don Rua a darne l'incarico al pittore Giuseppe Rollini, nel 1889. -
La devozione e l'amore al papa - DB2-167
L'amore al papa rimase sempre un punto fisso nella mentalità cristiana di Don Bosco. Lo diranno più papalino del papa, e non avranno tutti i torti. Non era questione di sole parole: per obbedire all'invito di un papa, Don Bosco brucerà gli ultimi tre anni della sua vita. E i ragazzi assorbivano questa mentalità. -
La diligenza che collegava Castelnuovo a Chieri - DB1-147
L'ultimo aggancio con la Chieri dei tempi di Giovanni Bosco è costituito da questo disegno litografico. È un vero documento storico che ci mostra la diligenza (carrozza) che collegava Castelnuovo d'Asti a Chieri. La gente è in costume dell'epoca e ripropone le usanze di quel tempo. La fantasia potrebbe farci scorgere, tra la gente, anche mamma Margherita e il neo sacerdote Giovanni Bosco in partenza per il suo paese nativo a celebrarvi la sua prima Messa. -
La discesa di Buttigliera - DB1-054
Lo storico incontro con Don Calosso, che segnò la sua vita di contadino che aspirava al sacerdozio, avvenne proprio lungo questa discesa, che da Buttigliera solca i vigneti e i prati. -
LA ESMERALDA (Venezuela - VE)
nella diocesi di Puerto Ayacucho; attività al 2025: Scuola primaria; Scuola secondaria; Internato per indigeni; Parrocchia; Stazioni missionarie -
La facciata a sud del palazzo delle camerette - DB2-033
Nel 1874 si prolungò l'edificio delle camerette, e Don Bosco fece piantare a terra alcune viti. Da allora così si presenta la facciata, rivestita da un intreccio di viti che in autunno offrono profumati grappoli di uva. -
La facciata della cappella di san Pietro - DB1-059
La chiesa officiata da Don Calosso era ed è dedicata a san Pietro. Per sdebitarsi almeno in parte dell'ospitalità e dell'insegnamento, Giovanni si prestò come sacrista e campanaro. Sulla porta di questa chiesa Giovanni aveva incontrato per la prima volta il chierico Cafasso. Essendo la sagra della borgata si era offerto per accompagnarlo a vedere la festa, e da lui ebbe in risposta la storica frase: Gli spettacoli dei preti sono le funzioni di chiesa (cf MB 1, 279). Don Giuseppe Cafasso sarebbe poi diventato suo direttore spirituale e uno dei suoi più grandi amici e benefattori (ci MB 1, 186). -
La facciata della parrocchia - DB1-093
Il 22 settembre 1833 registrò un avvenimento importante: il piissimo Giuseppe Cafasso celebrava la sua prima Messa tra la gioia di tutti i compaesani. Nel baciare la mano al neo sacerdote, Giovanni Bosco si sentì aprire il cuore alla speranza (cf MB 1, 280). -
La falegnameria Barzocchino - DB1-124
Nella falegnameria del Barzocchino per due anni Giovanni Bosco occupò parte del tempo libero dagli studi a imparare molte cose che gli serviranno un giorno: piallare, squadrare, segare il legno, adoperare lo scalpello e le verrine. -
La festa a Crivelle, col violino - DB1-082
Durante la sua permanenza al Sussambrino avvenne un altro episodio significativo. A Crivelle, frazione di Buttigliera, si celebrava la festa di san Bartolomeo; un suo zio, priore della festa, Io invitò a intervenire alle sacre funzioni. Dopo il pranzo, fu invitato a suonare il violino, strumento che gli piaceva molto e nel quale se la cavava bene. Accettò, sebbene con riluttanza. Ma ad un tratto si accorse che nell'aia una piccola folla danzava al suono del suo violino. La festa prendeva così un carattere profano che Giovannino non potè assolutamente tollerare. Restituì immediatamente il violino che gli era stato imprestato, e tornato a casa fece a pezzi il suo, che pure gli era caro (cf MB 1, 419s). -
La fontana di Canton Cavallo - DB3-152
Questa fontana, oggi scomparsa, fu testimone di quegli anni e dovette imprimersi così bene nella fantasia di Giovanni Bosco, da divenire protagonista di uno dei suoi famosi sogni. -
La fontana presso il porticato - DB2-010
È ancora al suo posto dopo 140 anni, la fontana di quei primi tempi. Qui i ragazzi venivano a bagnare la pagnotta della colazione e della merenda: l'acqua era il solo companatico. Nel 1867, fissandola, Don Bosco disse a Luigi Costamagna: Avrei bisogno che buttasse marenghi. Così potrei salvare la gioventù povera e abbandonata in tutto il mondo (MB 8, 906). -
La fontana Renenta - DB1-073
Ai piedi della collina esiste tuttora una polla di acqua sorgiva detta Renenta. Si trova a circa metà strada tra i Becchi e Castelnuovo. Ad essa attingevano acqua per gli usi domestici e per il bestiame, tutti i contadini di Morialdo durante il periodo di siccità. A questa fontana si ristorava anche Giovannino Bosco, quando andava e tornava da scuola, percorrendo la polverosa strada carraia. Una breve tappa, qualche sorsata d'acqua fresca, una rinfrescata al viso e ai piedi polverosi per togliersi la calura di dosso. Era veramente una benedizione del Signore, che egli non mancava mai di ringraziare. -
La gallina sotto il vaglio - DB1-011
Un curioso episodio dice la sicurezza e la saldezza di nervi di Giovanni. Avvenne nell'autunno del 1820 a Capriglio, dove Giovanni si era recato per la vendemmia presso i nonni. In attesa della cena, qualcuno raccontò che nei tempi passati in solaio si erano uditi rumori strani che soltanto il demonio poteva procurare. Giovanni si dimostrava notevolmente incredulo. Ma, ad un tratto, proprio dal solaio sopra la stanza dove si trovavano, provenne un colpo improvviso, come un tonfo, seguito da uno strano rumore sordo e lento, come di uno che trascinava delle pesanti catene. Tutti tacquero allibiti. Giovanni ruppe quel pesante silenzio: — Andiamo a vedere —, disse risoluto. — Ma sei matto? Aspettiamo domani... Ma Giovanni prese decisamente la lucerna e si avviò per la scaletta interna verso il solaio. Gli altri gli tenevano dietro armati di bastoni, pronti a scappare al primo segnale di perìcolo. Il ragazzo sale l'ultimo gradino e spalanca la porta della soffitta illuminandola con la lucerna: nessuno, assolutamente nessuno. Guardano anche gli altri, un po' rassicurati. Ma in quel momento un grido e una fuga precipitosa: qualcosa si muoveva laggiù per terra, in fondo al solaio. Era un vaglio che avanzava lentamente e in modo irregolare. Giovanni avanzò qualche passo, il vaglio si fermò. Nonostante le proteste spaventate di quelli che guardavano da lontano, prese risolutamente il vaglio e lo sollevò. Fu uno scoppio di risate: comparve una grossa gallina, che era andata a beccare i granelli di granoturco rimasti tra i vimini del vaglio e questo le si era rovesciato addosso facendola prigioniera. Quella sera stessa lo spirito folletto finì in pentola offrendo un'ottima cena. -
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
L'odierna canonizzazione di Don Bosco con l'intervento del Principe di Piemonte Il Santo del Lavoro. (Michele Viterbo) La fastosa cerimonia in San Pietro La processione del clero Gli onori al Principe Umberto Centomila forestieri. Il Principe Ereditario al Rettore dei Salesiani, Roma 31 (Marzo 1934). (Umberto di Savoia). -
La Generala - DB1-154
Nel 1845 a Torino era stata aperta una nuova prigione, detta la Generala. Essa sorgeva sulla strada per Stupinigi, era destinata a riformatorio per ragazzi e ne poteva contenere 300. Era sempre piena. Don Bosco, ancora giovane sacerdote, era stato avviato da Don Cafas-so a occuparsi dei giovani in carcere. Si recava a trovarli — come ha raccontato — con le saccocce piene ora di tabacco, ora di frutti, ora pagnottelle. Sempre con lo scopo di far del bene ai giovani che per disgrazia erano finiti là dentro, rendermeli amici e invogliarli a venire all'Oratorio quando fossero usciti dal luogo di punizione (MB 2, 62; 102-107; 142-143). Nella quaresima del 1855 tenne loro un corso di catechismo, poi alcuni giorni di esercizi spirituali che si conclusero con una confessione generale. Don Bosco promise loro qualcosa di eccezionale (Bibliografia nuova, 252-253). Infatti si recò dal direttore del carcere e poi dal ministro Rattazzi a richiedere il permesso di una passeggiata fino a Stupinigi. La sola condizione che io metto è che nessuna guardia ci protegga. E i ragazzi si impegnarono sul loro onore che nessuno sarebbe fuggito. La scampagnata si svolse in perfetto ordine, fino al castello di Stupinigi. Don Bosco celebrò la messa; poi giochi e gare in riva al fiume Sangone fino a sera. Al rientro, sulla porta della Generale, fu un addio triste. Don Bosco li salutò ad uno ad uno, col cuore triste per averli potuto liberare per un sol giorno, mentre il direttore del carcere li contava per assicurarsi che ci fossero tutti. C'erano. L'episodio, conosciuto a Torino, accrebbe la fama di Don Bosco apostolo dei ragazzi. Così si presenta ancora oggi l'edificio dove i Salesiani hanno continuato l'assistenza ai ragazzi della Generala, e la svolgono ancora oggi. -
LA GUERCHE - Nov. Sacro Cuore (Francia - FR)
nella diocesi di St. Brieuc; attività al 2025: ND -
LA LAGACHI - Yaruquí (Ecuador - EC)
nella diocesi di NaN; attività al 2025: ND -
LA LAGUNA - La Cuesta (Spagna - ES)
nella diocesi di Tenerife; attività al 2025: ND -
La lapide che ricorda il cane Grigio - DB2-026
Sotto il porticato c'è una scala che ai tempi di Don Bosco portava alla cucina di mamma Margherita. Sul primo gradino, una sera dell'inverno 1854, Don Bosco vi trovò sdraiato un misterioso cane che gli impedì di uscire di casa. Si seppe poi che qualcuno lo attendeva per fargli del male. Per il colore del suo pelo, Don Bosco lo chiamò Grigio. Una lapide ricorda questa singolare figura che ebbe un ruolo importante nella vita di Don Bosco. -
LA LINEA DE LA CONCEPCIÓN (Spagna - ES)
nella diocesi di Cádiz-Ceuta; attività al 2025: ND -
LA LONDE (Francia - FR)
nella diocesi di Fréjus et Toulon; attività al 2025: ND -
La madia del pane - DB3-173
Ed ecco la madia che mamma Margherita usava per fare il pane. Era pane bianco e fragrante che Giovannino scambiava spesso con il pane nero dell'amico Matta. Era il pane della mamma. Al figlio chierico, gravemente ammalato, la buona mamma portò una bella pagnotta, accompagnata da una bottiglia di buon barbera. Giovanni mangiò, bevve, fece una buona dormita e si rialzò guarito. -
La Madonna indica a Don Bosco la nuova sede dell'Oratorio (dipinto) - DB1-174
Sballottato dall'insensibilità umana ma guidato dalla Provvidenza, Don Bosco era ormai giunto vicino al posto in cui aveva ripetutamente visto la Madonna che gli indicava la sede stabile della sua Opera, con chiese e scuole affollate di giovani e di chierici. Hic domus mea, inde gloria mea, aveva detto la Vergine (qui la mia casa, di qui la mia gloria). E l'apostolo dei giovani trova in questa visione la forza di continuare, nonostante le gravi difficoltà (cf MS 2,343-344; 400-407; 408-412; 416). -
LA MANOUBA (Tunisia - TN)
nella diocesi di La Manouba; attività al 2025: ND -
La mappa del Tempio e della cascina Biglione - DB3-191
Pareva un nomignolo ed invece era un annuncio: ieri come oggi, infatti, è proprio di sognatori che il mondo ha bisogno, perché sono uomini dotati di una fede a tutta prova. Dio interviene nella storia attraverso di loro: i suoi progetti hanno bisogno di una fantasia pari alla determinazione. La sovrapposizione delle due mappe ci indica il luogo prescelto. -
LA MARSA (Tunisia - TN)
nella diocesi di La Marsa; attività al 2025: ND -
La Mazzarello e le missionarie dal Papa (quadro del Crida) - DB3-051
9 novembre 1877: una grande spedizione missionaria, formata da Salesiani e dalle prime missionarie Figlie di Maria Ausiliatrice viene ricevuta da Pio IX. Madre Mazzarello è presente accanto alle sue figlie e rimane molto colpita dalla paternità e dalla stima per Don Bosco espressa dal Pontefice. La prima destinazione missionaria delle Figlie di Maria Ausiliatrice è l'Uruguay. -
La meridiana delle ore nel cortile del Seminario - DB1-133
Una delle prime cose che attrasse l'attenzione del neoseminarista fu la meridiana che si trova su una facciata del cortile interno del seminario. Lo colpì soprattutto la frase latina che si può ancora leggere alla base: Le ore scorrono lente per gli afflitti, veloci per quelli che sono allegri. Da quel giorno Giovanni si rafforzò nel proposito di essere sempre sereno (cf MB 1, 374). -
La missione di Don Bosco (particolare del monumento) - DB2-155
In questo particolare del monumento è espresso il sorrìso di Don Bosco, che faceva scattare l'amicizia dei giovani. D sacrestano che aveva percosso Bartolomeo Garelli, e che era stato rimproverato da Don Bosco, gli domandò seccato: Ma a lei che gliene importa?. Don Bosco rispose: È un mio amico. La nuova tonalità che egli avrebbe dato all'educazione si chiamava amicizia. -
La morte di Don Bosco - DB3-079
Don Bosco è morto il 31 gennaio 1888 a 72 anni di età. Le ultime fasi deha sua malattia erano state seguite con molta partecipazione dai ragazzi dell'Oratorio, alcuni dei quali avevano offerto a Dio la loro vita. L'opinione pubblica, informata con edizioni straordinarie dei quotidiani torinesi, sottolineò l'evento con commozione e rispetto. Ma furono soprattutto i suoi ragazzi a sentirne la perdita. Ad essi, poco prima di spirare, volle lasciare questo semphce ricordo: Vi attendo tutti in paradiso. -
LA MULATIÈRE - Fontanières (Francia - FR)
nella diocesi di Lyon; attività al 2025: ND -
LA OROTAVA (Spagna - ES)
nella diocesi di San Cristóbal de la Laguna (Tenerife); attività al 2025: ND -
LA PALMA DEL CONDADO (Spagna - ES)
nella diocesi di Huelva; attività al 2025: ND -
La parolina all'orecchio - DB2-163
La parolina all'orecchio era uno dei tanti segreti educativi di Don Bosco, capace delle più grandi trasformazioni di un giovane. Eccone alcune: Come stai? E di anima come stai?. Pensa al giudizio di Dio. Pensa a Dio e sarai più buono e contento. Don Rua stava partendo per Mirabello, dove avrebbe aperto la prima casa salesiana fuori Torino. Don Bosco gli raccomandò: Procura di dire all'orecchio qualche affettuosa parola, che tu sai. -
La parrocchiale di Alfiano - DB3-061
Di Alfiano, visitato nelle passeggiate del 1859 e del 1861, Don Bosco conservava ricordi particolarmente cari. Nella chiesa del paese si era cimentato nelle prime esperienze di predicatore quando, ancor chierico, vi era stato invitato per la festa del Rosario nel 1837 e per l'Assunta del 1838. -
La passeggiata a Superga - DB1-173
Mentre già spirava aria di un novello sfratto, per entusiasmare i giovani a non abbandonare l'Oratorio Don Bosco organizzò una passeggiata a Superga che fece epoca. Dopo la Messa al santuario della Consolata, i giovani, forniti di abbondanti cibarie, si misero in cammino cantando allegramente, con l'accompagnamento di alcuni strumenti musicali: un vecchio tamburo, una tromba, un violino e una chitarra scordata. Il parroco di Superga aveva mandato un cavallo bardato ai piedi della collina, e Don Bosco lo cavalcò attorniato dai ragazzi; la loro allegria salì alle stelle. Giunsero in cima stanchi e affamati e trovarono un'ottima refezione preparata dal parroco e dal rettore del santuario. Dopo la funzione del vespro, durante la quale i cantori meravigliarono i presenti per la bellezza dei loro canti, furono lanciati alcuni palloncini. Poi tutti, sempre a piedi, se ne tornarono allegramente a casa (cf MB 2, 378-382). -
LA PAZ - Calacoto (Bolivia - BO)
nella diocesi di La Paz; attività al 2025: ND -
LA PAZ - Ciudad - Colegio Don Bosco (Bolivia - BO)
nella diocesi di La Paz; attività al 2025: ADMA; Oratorio; Scuola primaria; Scuola secondaria; Centro di formazione professionale; Parrocchia; Centro cooperatori; Radio; Istituto universitario -
LA PAZ - El Alto (Bolivia - BO)
nella diocesi di La Paz; attività al 2025: ADMA; Oratorio e Centro giovanile; Scuola tecnica professionale; Scuola tecnica commerciale; Parrocchia; Centro cooperatori; Centro editoriale (editrice); Libreria -
LA PAZ - Escoma (Bolivia - BO)
nella diocesi di La Paz; attività al 2025: Centro catechistico; Parrocchie; Opera di assistenza e promozione sociale; Emittente radio -
LA PAZ - Maria Ausiliatrice (Bolivia - BO)
nella diocesi di La Paz; attività al 2025: 0 -
LA PAZ - Pampahasi (Bolivia - BO)
nella diocesi di La Paz; attività al 2025: ND -
LA PAZ - Seminario (Bolivia - BO)
nella diocesi di La Paz; attività al 2025: ND -
LA PAZ (Uruguay - UY)
nella diocesi di Montevideo; attività al 2025: ND -
La pensione Matta nella casa Marchisio - DB1-106
Durante i primi due anni dei suoi studi a Chieri, Giovanni alloggiò nella casa Marchisio, dove la vedova Matta aveva aperto una pensione. Mancando i soldi, mamma Margherita pagava parte della pensione con prodotti dei campi: cereali, vino, farina... I piccoli servizi, le ripetizioni al tìglio della padrona e l'influsso benefico che ebbe sopra di lui, saldarono il conto per tutto quell'anno (et MB 1, 246; 250). -
LA PERELLE (Francia - FR)
nella diocesi di NaN; attività al 2025: ND -
La pigiatura dell'uva - DB1-077
La vinificazione era fatta secondo una precisa tradizione, ma sfruttava tecnologie molto povere. La pigiatura veniva eseguita con i piedi per ottenere il mosto, che si lasciava fermentare una ventina di giorni in capaci tini o botti. Giovanni dava il suo generoso contributo alla pigiatura delle uve del fratello, ma anche presso i contadini vicini, per avere qualche soldo per continuare gli studi. -
LA PLATA - Casa Inspectorial (Argentina - AR)
nella diocesi di La Plata; attività al 2025: ND

































