Celebrò la sua prima Messa a questo altare, dedicato all'Angelo Custode, nella chiesa di San Francesco d'Assisi. Lo assisteva il suo conterraneo e amico Don Giuseppe Cafasso. La lapide a destra ricorda questo avvenimento. Don Bosco chiese al Signore l'efficacia della parola, per poter fare del bene alle anime (cf MB 1, 519).
Questo altarino portatile era collocato nell'anticamera di Don Bosco. Nel dicembre 1878 gli servivano Messa due ragazzi, Garrone e Franchini. All'elevazione videro Don Bosco con la faccia luminosa, i suoi piedi si staccarono dalla predella e si sollevarono nell'aria.
Nella cappella del seminario, Giovanni, spesso accompagnato da Comollo, trascorse i momenti più belli della sua giornata: la Messa, la meditazione, il rosario e le frequenti visite a Gesù sacramentato. Questo divenne anche un po' il suo regno da quando fu nominato sacrista (cf MB 1, 457).
D. chierico Bosco e quei suoi compagni si comunicavano a questo altare nella chiesa di San Filippo. Esso divenne particolarmente caro a Giovanni perché D, davanti alla balaustra, era stato tumulato il suo amico Luigi Comollo, morto il 2 aprile 1839. Giovanni lo aveva assistito amorosamente nell'agonia, e più tardi (nel 1844) ne scriverà la biografia.
A gruppi si alternavano dal mattino sino alla più tarda sera davanti a questo quadro, pregando Maria che conservasse in vita il loro amico e padre amatissimo. Accendevano lumi, ascoltavano Messe, facevano Comunioni. Taluni vegliavano in orazione buona parte della notte. Alcuni fecero voto di recitare il Rosario intiero per un mese, altri per un anno, non pochi per tutta la vita. Parecchi digiunarono in quei giorni a pane e acqua, e promisero di digiunare per mesi e anni, se Maria restituiva in salute il loro caro Don Bosco. E Maria si mostrò Madre veramente sensibile e consolatrice: Don Bosco si ristabilì. Alcuni giovani andarono a prenderlo al Rifugio, e osannanti lo portarono sopra un seggiolone a Valdocco, gridando con pieno entusiasmo: Viva Dio! Viva Maria Consolatrice, che ci ha davvero consolati! (MB 2, 493).
Il quadro, alla sinistra della cappella, è del pittore Dalle Ceste, e ricorda il sogno in cui la Signora maestosa indica a Don Bosco il luogo preciso del martirio dei soldati della legione Tebea.
L'8 giugno 1856 Domenico Savio tornò a inginocchiarsi davanti a questo altare, non più solo, ma in compagnia dei migliori ragazzi dell'Oratorio. Aveva fondato la Compagnia dell'Immacolata: un gruppo di piccoli apostoli, che si trapiantò in ogni casa salesiana, diventando un nucleo di ragazzi impegnati e di sicure vocazioni salesiane.
La cappella di San Francesco di Sales, a sinistra, è stata ora dedicata a Domenico Savio, il ragazzo santo. Nel 1950, primo adolescente, è stato canonizzato e proposto come modello di purezza e di apostolato a tutti i ragazzi del mondo. Un'urna di legno dorato raccoglie le sue gloriose spoglie.
Un altare di questa chiesa, Don Bosco volle dedicarlo a san Luigi Gonzaga. Il giovane principe che lasciò la corte per consacrarsi al Signore era da lui presentato a tutti i giovani come modello di carità e di purezza.
E 25 ottobre 1835, nella sua chiesa parrocchiale ricevette l'abito talare dalle mani del nuovo parroco Don Cinzano (cf MB 1, 369). A questo medesimo altare il 10 giugno 1841, solennità del Corpo del Signore (cf MB 1,521), celebrò la Messa (la quinta dopo l'ordinazione) tra l'esultanza dei fedeli, tra cui molti giovani e amici dei dintorni. Rimase poi per circa cinque mesi al servizio di questa chiesa esercitandovi il compito di viceparroco. Molto apprezzata era la sua predicazione profonda e persuasiva.
Su questo ballatoio Don Bosco conduceva gli ospiti illustri perché potessero contemplare la marea di ragazzi che giocavano nel cortile sottostante. Di qui il Santo si affacciava per partecipare ai loro giochi, parlare con loro e talvolta lanciare manciate di caramelle. Sui tetti si affacciano ancora oggi gli abbaini, dove dormivano i primi Salesiani. Erano stanzini gelidi di inverno e per lavarsi aprivano il finestrotto, raccoglievano la neve e si strofinavano energicamente la faccia.
A livello del cortile, sul lato destro, è posta una lapide che ricorda la festa della riconoscenza celebrata a Valdocco con grande solennità. Ogni anno, il 24 giugno, a Valdocco si celebrava la festa onomastica di Don Bosco. Don Lemoyne ce ne ha lasciato una bella descrizione: Era calato il sole. Dai cortili saliva il mormorio dei giovani che passeggiavano allegramente. Su tutte le finestre e le ringhiere dei poggioli erano accese cento e cento fiammelle nei bicchieri colorati. In mezzo al cortile stava la banda musicale. Don Bosco e io stavamo alla finestra. Lo spettacolo era incantevole.
nella diocesi di Ernakulam - Angamaly; attività al 2025: Studentato filosofico; Oratorio; Parrocchia; Assistenza sociale; Casa «Mamma Margherita» per confratelli anziani e malati
nella diocesi di Ambatondrazaka; attività al 2025: Oratorio; Centro giovanile; Formazione professionale; Parrocchia; Scuola di recupero per bambini poveri
L'ampliamento del Santuario ha permesso di aprire, accanto al grande presbiterio, due amplissime cappelle laterali, ricche di marmi e di decorazioni. In esse, per moltissimi anni, si affollarono ogni giorno i ragazzi dell'Oratorio, a pregare e a cantare.
nella diocesi di Belém - Pará; attività al 2025: Pastorale vocazionale; Oratorio festivo; Residenza studenti di teologia; Parrocchia; Opera sociale; Centro cooperatori
nella diocesi di Ancona - Osimo; attività al 2025: Centro diurno; Centro formazione professionale; Oratorio e Centro giovanile; Parrocchia; Collegio Universitario Salesiano
La cascina Biglione è stata oggetto di un piccolo mistero storico. Non fu subito chiaro, infatti, che era stata questa la vera casa natale di Don Bosco. I documenti che lo provano sono numerosi e testimoniano che nella cascina Biglione morì il papà del Santo; che Mamma Margherita, dopo la morte del marito, venne citata dal proprietario per cattiva conduzione del fondo, e che qui fu fatto l'inventario dell'eredità lasciata dal defunto, per provvedere di tutori gli orfani.
nella diocesi di Tulear; attività al 2025: Liceo; Scuole di brousse; Oratorio e Centro giovanile; Scuola media; Distretto missionario; Parrocchia; Radio rurale
nella diocesi di Málaga; attività al 2025: Scuola infantile; Scuola secondaria (ESO); Scuola primaria (EP); Scuola professionale (PCPI); Escuela Hogar (E-H); Associazione Maria Ausiliatrice; Casa di spiritualità
Ecco come si presentava, fino al 1920, il Canton Cavallo: le antiche case sono ancora circondate da alberi da frutta e vigneti. Il campanile della chiesa di Maria Ausiliatrice, da poco costruita, domina il panorama, mentre la pace e la quiete dominano sovrane.
La buona mamma Margherita aveva affidato Giovanni alla compagnia dell'amico Filippello, al quale, cammin facendo, Giovanni aveva confidato: Vado a studiare perché voglio consacrare la mia vita per i ragazzi. Dopo due ore di cammino, giunti ad Arìgnano, sedettero per riposarsi. Ripreso il viaggio, e raggiunti da mamma Margherita, entrarono in Chieri percorrendo via Maestra nel tratto che qui vediamo. Si recarono alla pensione di Lucia Matta. La mamma disse a Lucia: Qui c'è mio figlio e qui c'è pensione; io ho fatto la mia parte, ora mio figlio farà la sua. E si salutarono (cf MB 1, 250). Questo tratto di via Maestra Giovanni la percorrerà ogni mattina per recarsi alle scuole pubbliche, e dal Seminario per andare al Duomo.