nella diocesi di Surat Thani; attività al 2025: Scuola materna; Scuola elementare, media e preuniversitaria pareggiata; Pre-aspirantato; Parrocchia; Centri missionari; Casa per esercizi spirituali
nella diocesi di Huancayo; attività al 2025: Oratori; Scuola elementare e media; Scuola secondaria tecnica; Scuola professionale; Casa di accoglienza; Santuario; Museo; Cappellania
nella diocesi di Huelva; attività al 2025: Oratorio festivo; Centro giovanile; Scuola infantile; Scuola primaria; Scuola secondaria (ESO); Scuole professionali (PCPI, CFGM); Cappellanie; Centro cooperatori; Associazione Maria Ausiliatrice; Associazione genitori degli allievi
nella diocesi di Huesca; attività al 2025: MJS (Movimiento Juvenil Salesiano); ADMA; Doposcuola; Oratorio e Centro giovanile; Scuola d'educazione infantile (EI); Scuola secondaria (ESO); Scuola primaria (EP); Centro exallievi; Parrocchia; Servizi pastorali; Santuario; Casa vacanze estive; Centro cooperatori
nella diocesi di Hung Hoa; attività al 2025: Centro vocazionale; Oratorio; Centro di formazione professionale; Convitto; Centro per giovani emarginati; Parrocchia
nella diocesi di Hyderabad; attività al 2025: Centro pastorale giovanile; Parrocchia; Cappellanie; Residenza missionaria; Opera di assistenza e promozione sociale; Libreria
nella diocesi di Hyderabad; attività al 2025: Uffici ispettoriali; Scuola - Don Bosco School CBSE; DB Tech State Office; Centro per lo Sviluppo delle Risorse Umane; Parrocchia; Centro comunicazione sociale; Bosco Seva Kendra; DB Pravahini-communication Centre (DB Digits); Centro ispettoriale
La storia che si racconta qui al Colle Don Bosco è una di quelle che dimostrano come Dio scelga gli uomini più umili per realizzare progetti di bene a vantaggio di tanti altri uomini.
La storia dei Bosco inizia a Chierì, un grosso centro a 15 chilometri da Torino. La prima data certa risale al 1627, e registra il matrimonio di un certo Giovanni Francesco Bosco. Funerali e matrimoni si alternano a traslochi e peregrinazioni, con un penoso contorno di guerre, carestie ed epidemie. Il nonno di Don Bosco, Filippo Antonio, nacque orfano. D papà di Don Bosco, Francesco Luigi, è figlio di seconde nozze.
I giorni successivi alla festa venivano impegnati in escursioni e visite sui colli monfer-rini. La giovanile comitiva entrava nei paesi al suono della banda e vi portava l'allegria del teatro e il buon esempio della pietà.
Le difficoltà finanziarie per la costruzione furono veramente grandi, ma Don Bosco potè affermare: Ogni mattone di questa chiesa è una grazia della Madonna. Se il povero Don Bosco riuscì a superare tutte le difficoltà, lo dovette all'aiuto dell'Ausiliatrice che si mise lei — secondo la parola di Don Bosco — a fare le questue più fruttuose.
I funerali furono celebrati il 2 febbraio. Secondo stime, difficili da valutare, pare abbiano presenziato dalle cento alle duecento mila persone. Di sicuro l'imponenza del corteo, più che a un funerale, fece pensare a un trionfo. Una sorpresa per tutti, anche se l'apostolo dei giovani e il padre del popolo era molto conosciuto e universalmente stimato.
Appena potè, aprì per gli apprendisti i laboratori interni. Dopo i calzolai e i sarti fu la volta dei legatori, poi dei falegnami e dei tipografi, finalmente dei meccanici. Per i suoi laboratori, Don Bosco inventò una forma nuova di religiosi: i salesiani coadiutori, religiosi come i chierici e i preti, ma dedicati alle scuole professionali.
La diapositiva ritrae un missionario Salesiano che celebra la Messa per un gruppo di indios Ona. Decine di missionari difesero instancabilmente gli indigeni. Ma essi erano stati contagiati dalle malattie di cui i bianchi erano portatori. Fiaccate dall'alcool offerto dagli stessi bianchi, le varie tribù si estinsero rapidamente.
Dopo un viaggio lunghissimo e avventuroso verso il Sud dell'Argentina, i Salesiani entrano nelle terre degli indios nel 1879. Fondano le prime missioni a Patagònes e a Viedma, alla foce del Rio Negro. All'inizio del 1900 l'opera salesiana di Viedma mostrava questa salda struttura.
La seconda spedizione di missionari arriva in Argentina nel 1876. Buona parte di essi sono per l'Uruguay. Il Delegato Apostolico ha manifestato a Don Bosco una situazione dolorosissima: in tutto l'Uruguay non esiste un seminario, un chierico, una scuola cattolica. I Salesiani aprono una scuola a Villa Colon, nella periferia della capitale.
Non era cosa facile, ma si riuscì, grazie all'interessamento di Don Borei. Il municipio concesse per tre ore la settimana la chiesa di San Martino ai Molini Dora (Molassi; cf MB 2, 303s). Ma al grande entusiasmo per il trasloco subentrò ben presto la delusione causata dalla mancanza di spazio e, ancor più, dalla opposizione dei vicini che non gradivano il chiasso dei ragazzi. Fu proprio qui, durante la permanenza ai Molassi, che Don Bosco s'incontrò con Michelino Rua, che sarà il suo braccio destro e il suo primo successore.
Quello di Don Bosco era proprio un oratorio vagante. I palazzi di cui andava fiera la città di Torino non potevano accogliere i suoi birichini. Anche dalla periferia lo si scacciava. Dove trovare una sede per tanti giovani nella rigida stagione invernale che incalzava? Le case, i cortili, le chiese dei sogni non erano ancora una realtà (cf MB 2, 314-344). Così l'Oratorio peregrinava per le vie di Torino, spostandosi di piazza in piazza.
Dopo pranzo, fatto catechismo, Don Bosco conduceva le sue schiere al di là del ponte Mosca, presso la riva della Dora, e li faceva scendere in uno di quei campi incolti che si estendevano a sinistra di chi entra in Torino. Qui dava a ciascuno un'abbondante porzione di pane e frutta o di carne salata e, distribuiti i vari giochi (bocce, piastrelle, stampelle e corde per i salti), si cominciava la ricreazione che si protraeva fino a sera. Don Bosco li assisteva amorevolmente.
La sera del 29 gennaio 1875, davanti a tutta la comunità radunata, Don Bosco diede un annuncio entusiasmante: I Salesiani stanno per partire per le missioni della Patagonia. Cerco volontari per questa splendida avventura. Partirono in dieci, la sera dell'11 novembre. Li capeggiava Don Giovanni Cagliero, 37 anni.
Presentiamo ora alcune immagini che concretizzano visivamente l'apostolato di Don Bosco attraverso oggetti, luoghi e documenti storici. In questo fotomontaggio sono abbinati due pulpiti: quello delle buone notti (ora nel museo), che per anni era rimasto sotto il porticato testimone di mille e mille conversazioni di Don Bosco con i suoi ragazzi, e quello della Basilica di Maria Ausiliatrice dal quale Don Bosco pronunciava, per i giovani e per i fedeli, le sue prediche briose e persuasive.
Ognuno dei partenti aveva con sé un foglietto con 20 ricordi speciali scritti da Don Bosco. Li aveva tracciati a matita sul suo taccuino durante un viaggio in treno. Il primo diceva: Cercate anime, non denari né onori né dignità.
Un gruppo di indios Ona, oggi del tutto scomparsi. Don Bosco aveva visto in sogno queste genti lontanissime. Raccontò: Vidi turbe di uomini che percorrevano un'immensa pianura. Altri venivano alle mani con soldati vestiti all'europea... Erano vestiti soltanto di larghi mantelli di pelli di animali, che loro scendevano dalle spalle.
Il 6 giugno 1876, a Lanzo, Don Bosco ebbe uno di quei sogni che gli aprivano gli occhi sul futuro e sull'aldilà. Vide Domenico Savio, morto 19 anni prima. Una tunica candida gli scendeva ai piedi, una fascia rossa come il sangue gli cingeva i fianchi. Parlò con lui e si sentì dire: Sappi che Dio prepara grandi cose per la tua Congregazione.
Un paesaggio incantevole, una bellissima strada: ma sempre qualcosa da percorrere a piedi per Giovanni, e soprattutto d'inverno la poesia era certo molto minore!
Durante la passeggiata del 1861, i ragazzi dell'Oratorio furono ospiti, a Passerano, dei conti Radicati; a Primeglio dei marchesi Doando, che per loro fecero uccidere un vitello. Raggiunsero poi Montiglio e Montechiaro, per arrivare a Villa nella serata dell'8 ottobre. Di qui raggiunsero Castello Merli e Ponzano, un paese caro a Don Bosco, che nel 1841 vi si recò per salutare il suo antico maestro di scuola Don Lacqua.
Verona al Beato don Bosco. Presentazione (Sac. F. Prosperini) Dalla povertà di un umile abituro alla luce sfolgorante degli altari (d. f. p.) L'eloquente poesia dei numeri (L'opera di Don Bosco al 1 gennaio 1929) Sicut arena in litore maris (Pio XI°) Il grande educatore. Il sogno di Don Bosco (Sac. Angelo Grazioli) L'elogio del S. Padre (Pio XI) La traccia materna del grande disegno (Pierina Caberletti Prosperini) Ipsi viderunt. I primi figli Il Pastore della Diocesi, Vescovado di Verona, 17 Maggio 1930. + Girolamo Vescovo) Ottimismo e Ottimismo. In tema di educazione salesiana (Prof. Paolo Bonatelli, Verona 13 Maggio 1930) Il Rettor Maggiore della Pia Società Salesiana (Sac. Filippo Rinaldi) Il Patriarca di Venezia (+ Pietro Card. La Fontaine Patriarca) La mamma Margherita al bambino orfano. Sonetto (Can. Timoteo Lugoboni Rettore del Seminario) Alle radici (Sac. Prof. Giuliano Mortari) L'Istituto Don Bosco di Verona (Sac. Michelangelo Grancelli) Programma di festeggiamenti religiosi La saggezza del mondo Uno che, amando, diventò sovrano (Poesia di Francesco Coppçe dell'Accademia Francese) Le Missioni Salesiane (Can. Timoteo Lugoboni Rettore del Seminario). Direttore responsabile Sac. cav. F. Prosperini.
Durante la permanenza a Chieri, Giovanni ebbe rapporti con alcuni ebrei. Questi vivevano in un rione detto Ghetto degli Ebrei, dove Giovanni soleva recarsi dal libraio Elia, per trovare suoi amici e compagni di studio che aiutava con eccezionale delicatezza (ci MB 1, 308s). In questa zona abitava anche Giacomo Levi, detto Giona, un giovane ebreo che egli conquistò al cristianesimo con la sua amabilità e la spiegazione delle verità della fede (cf MB 1, 320). Il battesimo fu preceduto da una solenne processione, come si usava fare in quei casi.