1848. È l'anno frenetico del Risorgimento e della prima Guerra d'Indipendenza. I preti sono odiati come nemici della patria. Un giorno, mentre facevo catechismo — scrisse Don Bosco, — una palla d'archibugio entrò per la finestra e mi strappò la veste tra il braccio e le coste, facendo largo guasto nel muro (MO 205). Una lapide ricorda il fatto drammatico.
Come alloggio, la Marchesa aveva assegnato a Don Bosco un'ampia stanza al secondo piano del Rifugio che vediamo in questa inquadratura. In mancanza di locali più adatti, i ragazzi, fin da quella prima domenica, si installarono nella sua camera, prendendo posto un po' dappertutto; sul letto, sul tavolino, sul davanzale della finestra, per terra... occupando nelle domeniche seguenti, essendosi aggiunti anche parecchi ragazzi della zona, il corridoio e le scale... Per la Messa li conduceva generalmente alla chiesa della Consolata, e nelle giornate buone, in qualche chiesa più lontana, come al Monte dei Cappuccini, a Sassi, alla Crocetta. Attraversavano le vie della città cantando e pregando, tra la meraviglia dei passanti. Tuttavia, a causa della ristrettezza dei locali, la situazione divenne ben presto inadeguata e Don Bosco decise di recarsi dall'Arcivescovo mons. Franzoni per esporgli i suoi problemi, le difficoltà e l'esigenza di più ampi locali. Il prelato scrisse subito alla marchesa che permise si riducessero a cappella, due spaziose camere dell'ospedaletto. Il nuovo locale, dedicato a San Francesco di Sales, da lui scelto come modello e patrono dell'opera che stava iniziando, venne benedetto da Don Bosco che vi celebrò la prima Messa. Era l'8 dicembre 1844, giorno consacrato all'Immacolata, così caro al suo cuore per l'amore che portava alla Madonna e perché in quel giorno aveva iniziato il suo apostolato a servizio dei giovani (cf MB 2, 250).
Il 1° gennaio 1862, alla buona notte, Don Bosco disse ai suoi ragazzi: Che ne direste se la Madonna stessa dicesse a ciascuno di voi una parola per il nuovo anno? Ebbene, la cosa è appunto così. Venite in camera mia, e darò a ciascuno un biglietto. Su un grande quaderno, accanto ai 573 nomi di ragazzi, Don Bosco aveva scritto una frase adatta a ciascuno. A ritirare la parola della Madonna si presentarono in 560. Tredici striscioline sono ancora nel quaderno.
nella diocesi di Firenze; attività al 2025: Centro diurno; Sala della Comunità “Esse”; Oratorio e Centro giovanile; Parrocchia “Sacra Famiglia”; Casa per ferie; Soggiorno montano “Castagno d’Andrea”; Scuola secondaria paritaria di 1° e 2° grado (liceo scientifico e delle scienze umane opz. economico-sociale); Parrocchia “S. Maria Madre della Chiesa a Torregalli”
nella diocesi di Forlì; attività al 2025: Sala della comunità; Collegio universitario; Cappellanie; Casa per ferie; Centro di Formazione Professionale (operatore meccanico di sistemi, meccatronico dell'autoriparazione, operatore del legno); Centro di Formazione Professionale (operatore dell'acconciatura, trattamenti estetici); Convitto di scuola superiore di II Grado
nella diocesi di Formosa; attività al 2025: ADMA; Scuola elementare; Scuola secondaria; Centro di addestramento al lavoro; Centro di formazione professionale; Casa accoglienza giovani in difficoltà; Parrocchia; Cappellanie; Radio; MJS; Centro ricreativo; SSCC; Santuario Divino Niño
nella diocesi di Fort-Liberté; attività al 2025: Oratorio festivo; Gruppi giovanili; Scuola primaria; Scuola tecnica; Scuola per professori; Internato; Radio Don Bosco; Bosco Vision TV
nella diocesi di Fortaleza; attività al 2025: ADMA; Oratorio festivo; Scuola materna; Scuola secondaria di 1° e 2° grado; Parrocchia; Cappellanie; Centro cooperatori; Radio
nella diocesi di Fossano; attività al 2025: Centro formazione professionale (meccanica industriale, meccanica agricola, elettromeccanica, termoidraulica, automotoristica, carrozzeria); Centro formazione professionale (acconciatura, estetica, apprendistato, sportello servizi al lavoro); Cappellanie
Questa foto del 1870 ritrae Don Bosco con 18 dei primissimi salesiani. Tra di essi sono alcune colonne fondamentali della Congregazione. In prima fila, da sinistra, sono Don Costamagna, Don Cagliero, Don Durando. Dopo Don Bosco si scorgono Don Lazzero, Don Angelo Savio, i chierici Pellegrini, Barberis e Bertello.
Mamma Margherita entra in questa casa con tre figli e con la suocera: un fardello pesante, cui si devono aggiungere i debiti contratti per l'acquisto e la sistemazione. A quei tempi 504 lire di debito sono moltissime. Ciò nonostante la giovane vedova decide di lasciare la mezzadria e di vivere con quel poco di terra ereditata dal marito.
Scattata nel 1861, questa foto di Don Bosco è tra le più belle ed efficaci, la Confessione fu uno dei suoi apostolati fondamentali. Confessò in tutte le situazioni: in chiesa e per strada, al letto dei malati e a cassetta con i vetturini. Diceva ai suoi preti: Se dovete dire due parole dal pulpito, una ditela sulla Confessione.
Arrivato in Spagna, Don Bosco fu preso d'assalto ancora una volta dai fotografi. Il Signor Raimundo Fages Buxò, tentando qualche istantanea, è stato tradito dalle condizioni della luce. La foto nella diapositiva, benché ritoccata, non è un grosso risultato se non fosse un documento preciso della sofferenza di Don Bosco in quei giorni: la sua stanchezza doveva essere enorme, se si osservano quegli occhi persi nel vuoto e quella bocca priva di sorriso.
È la foto più bella di Don Bosco. È stata scattata nel 1861, e rappresenta al vivo la realtà di quegli anni: i ragazzi si stringono intorno a Don Bosco, lo sentono loro amico. Egli può scrivere con verità: Io con voi mi trovo bene: è proprio la mia vita stare con voi.
Tre mesi prima di morire, con atto notarile dell'8 febbraio 1817, Francesco Bosco aveva comperato da Francesco Graglia un fabbricato distante 150 metri dalla cascina Biglione. Questa casa era situata in cantone Cavallo, ed era composta di erotta e stalla a canto, fenera superiore dall'alto in basso, coperta a coppi, in cattivo stato con sito a grano avanti. Morto il marito mamma Margherita continuò ad abitare con la famiglia nella cascina Biglione fino a metà novembre. In quei pochi mesi essa preparò l'abitazione nel modesto edificio acquistato. Dal fienile furono ricavate due stanzette per sistemarvi la famigliuola.
Questa antichissima fotografia ci mostra Don Bosco al suo tavolo di lavoro. Nella semplicità di questa stanza egli scrisse decine di libri per i suoi ragazzi e la gente del popolo. Scrìsse migliaia di lettere per chiedere offerte, ringraziare, dare consigli di vita cristiana. Il suo epistolario ne raccoglie attualmente oltre 2800.
Questa vasca a forma di conchiglia è quella in cui Giovanni fu battezzato il 17 agosto 1815 (cf MB 1, 31). Si trovava nel battistero a sinistra entrando nella chiesa parrocchiale. Nel 1870 ne fu rimossa per restauri. Ora fa parte del piccolo museo allestito nella villa di Sebastiano Filippello, a Castelnuovo.
nella diocesi di Frascati; attività al 2025: Cappellanie; Scuola secondaria paritaria di 1° e 2° grado (liceo classico, scientifico, economico-sociale)
nella diocesi di Olomouc; attività al 2025: Oratorio; Centro giovanile; Centro di formazione permanente; Parrocchia; Esercizi spirituali; Casa di formazione per la gioventù
nella diocesi di Baucau; attività al 2025: Oratorio; Scuola primaria (basica); Scuole secondarie; Scuola agricola; Residenza missionaria; Opera di assistenza e promozione sociale; Centro assistenza sociale
nella diocesi di Vic.Apost. Arabia Saudita; attività al 2025: Formazione; Ministero Parrocchiale; Apostolic Vicariate of Southern Arabia (Vicariato Apostolico dell’Arabia meridionale)
nella diocesi di Funchal; attività al 2025: ADMA; Oratorio; Scuola 1°, 2° e 3° ciclo basico; Centro exallievi; Parrocchia; Opere assistenziali; Centro cooperatori