L'ampliamento del Santuario ha permesso di aprire, accanto al grande presbiterio, due amplissime cappelle laterali, ricche di marmi e di decorazioni. In esse, per moltissimi anni, si affollarono ogni giorno i ragazzi dell'Oratorio, a pregare e a cantare.
La cascina Biglione è stata oggetto di un piccolo mistero storico. Non fu subito chiaro, infatti, che era stata questa la vera casa natale di Don Bosco. I documenti che lo provano sono numerosi e testimoniano che nella cascina Biglione morì il papà del Santo; che Mamma Margherita, dopo la morte del marito, venne citata dal proprietario per cattiva conduzione del fondo, e che qui fu fatto l'inventario dell'eredità lasciata dal defunto, per provvedere di tutori gli orfani.
Ecco come si presentava, fino al 1920, il Canton Cavallo: le antiche case sono ancora circondate da alberi da frutta e vigneti. Il campanile della chiesa di Maria Ausiliatrice, da poco costruita, domina il panorama, mentre la pace e la quiete dominano sovrane.
La buona mamma Margherita aveva affidato Giovanni alla compagnia dell'amico Filippello, al quale, cammin facendo, Giovanni aveva confidato: Vado a studiare perché voglio consacrare la mia vita per i ragazzi. Dopo due ore di cammino, giunti ad Arìgnano, sedettero per riposarsi. Ripreso il viaggio, e raggiunti da mamma Margherita, entrarono in Chieri percorrendo via Maestra nel tratto che qui vediamo. Si recarono alla pensione di Lucia Matta. La mamma disse a Lucia: Qui c'è mio figlio e qui c'è pensione; io ho fatto la mia parte, ora mio figlio farà la sua. E si salutarono (cf MB 1, 250). Questo tratto di via Maestra Giovanni la percorrerà ogni mattina per recarsi alle scuole pubbliche, e dal Seminario per andare al Duomo.
In occasione della festa onomastica di Don Bosco, i giovani facevano capriole di fantasia per esprimergli la propria riconoscenza. Ecco tre curiosi attestati: uno a forma di cuore, un secondo a forma di cedola bancaria per riscuotere 6 mesi di buona condotta, un terzo a modo di fattura libraria che invece di libri elenca buoni propositi.
A conferma del suo servizio nella chiesa di Ca-stelnuovo come viceparroco rimangono tre attestati. Portano la firma di Don Bosco Giovanni, vicecurato. Il primo, datato il 27 giugno 1841, corrisponde a Luigi Adriano, di cui fu anche padrino. Il secondo avvenne il 6 settembre e il terzo il 22 settembre 1841.
Oggi vediamo così la facciata del Santuario di Maria Ausiliatrice, costruito in stile tardo Rinascimento. L'architettura ricorda quella di san Giorgio Maggiore, a Venezia: due campanili ai lati e la cupola centrale che misura 19 metri di diametro, e s'innalza sopra la parte centrale della crociera.
Entrato a 14 anni all'Oratorio (siamo nel 1886), Luigi Orione rimase subito affascinato da Don Bosco e ottenne il privilegio di confessarsi da lui, ormai allo stremo delle forze. Un incontro determinante. Divenuto sacerdote e, a sua volta, fondatore di una Congregazione, Luigi Orione è stato proclamato beato dalla Chiesa, e avviato agli onori degli altari.
Maria Stardero una bambina cieca, fu miracolosamente guarita per la benedizione di Maria Ausiliatrice che Don Bosco le impartì nella sacrestia del Santuario a Torino. Egli era riuscito a stabilire un rapporto di fede straordinario con la madre di Dio. La gente veniva sempre più numerosa a ricevere quella che lui chiamava la benedizione di Maria Ausiliatrice. Ma essa, con profonda intuizione, chiamava Maria Ausiliatrice la Madonna di Don Bosco. E il santo ripeteva: Non è da me che dovete aspettarvi la benedizione ma solo da Dio, mediante il potentissimo aiuto di Maria Ausiliatrice.
Il dipinto, nella chiesa di San Francesco di Sales, raffigura i conti Federico e Carla Callori di Vignale. La contessa Callori ebbe con Don Bosco una generosità straordinaria. Era l'ultima riserva a cui egli ricorreva nei casi impossibili. Non ebbe mai un rifiuto. Per questo Don Bosco la chiamò con delicatezza mamma Callori.
Per radunare 30 mila lire che mancavano alla costruzione della chiesa di San Francesco di Sales, Don Bosco nel 1851 organizzò per la prima volta una lotterìa pubblica. Lo spaccio dei biglietti gli costò molte umiliazioni, ma il successo fu notevole. E di fare lotterìe Don Bosco non smise più. Nelle ultime lettere, scrìtte con mano incerta, raccomanderà ancora di accettare un blocchetto di biglietti per la mia lotterìa.
I due ragazzi si spaventarono. Non sapevano di trovarsi davanti a un'estasi. Garrone corse via a chiamare Don Berto, il segretario di Don Bosco. Non trovò nessuno, e quando tornò, Franchini, pallido, gli disse che Don Bosco era rimasto in aria per quasi dieci minuti.
Nel 1862, si partì da Villa San Secondo nel pieno del mezzogiorno: l'aria era infuocata, e i ragazzi camminavano stancamente alla ricerca di una fonte fresca. Invece si imbatterono in una fontana solforosa che battezzarono della puzza. E finalmente raggiunsero Calliano. Il parroco, Don Sereno, accolse Don Bosco e i suoi birichini nella sua canonica, che aveva appena terminato di costruire: fu un'inaugurazione davvero originale. Nel cortile della casa, sui carri agricoli fu allestito il palco e fu rappresentata la farsa: Le consulte ridicole. Si fece entrare anche il personaggio Gianduia, e per Gianduia la gente si sbellicò dalle risa.
Nella sua casa Giuseppe aveva riservato una stanza, molto modesta, al fratello sacerdote. Le suppellettili rimandano a quella povertà che era uno dei pregi che Don Bosco riconosceva al suoi parenti, vantandosene persino in molte occasioni.
Ben presto la sua bontà e continua disponibilità gli guadagnarono l'affetto dell'intera famiglia Moglia (cf MB 1,198; 206). Fu trattato come un figlio. In questa nitida e spaziosa cameretta egli riposava dopo le faticose giornate e poteva ritirarsi a studiare e pregare. L'ideale di diventare sacerdote non lo abbandonava mai, né aveva vergogna a palesarlo (cf MB 1, 200; 207). Una volta realizzato il suo sogno, accoglierà sempre i suoi antichi padroni come ospiti graditi (cf MB 1, 206-208).
Camillo Benso, conte di Cavour, primo Ministro nel 1852, fu la mente politica del progetto di unificazione dell'Italia. Stimava Don Bosco, e teneva ad assicurargli la sua totale disponibilità. Ma Io scontro durissimo tra Stato e Chiesa da lui voluto o sostenuto compromise l'antica amicizia. Rimase il rispetto reciproco.