Fra tutti gli insigni e illustri benefattori di Don Bosco, spiccano i conti Callori di Vignale, ai quali Don Bosco inviò ben 57 lettere. In questo castello i ragazzi dell'Oratorio trascorsero sei indimenticabili giornate nell'ottobre 1862. La festa del Sacro Cuore di Maria fu il punto culminante per tutti, sia in senso religioso che folcloristico. La grande chiesa era affollatissima. Da tutti era attesa la predica di Don Bosco, che commosse fino alle lacrime il parroco Don Sereno. A sera fuochi di artificio e ascensione di palloni. Don Bosco, alla buona notte, annunciò che un giovane sarebbe morto all'Oratorio di Torino. La notizia non turbò affatto l'atmosfera gioiosa della festa: i ragazzi di Don Bosco a queste profezie erano abituati.
Nelle Memorie Biografiche si parla delle carestie che infierirono sulle popolazioni del Piemonte, durante la giovinezza di Don Bosco. Esse erano causate sovente dalla brina, dalla siccità e dalla grandine. La brina o il gelo nella tarda primavera bruciavano i teneri germogli delle viti e delle piante da frutta. Un altro grave pericolo era costituito dai grandi temporali estivi. In pochi secondi la grandine poteva distruggere il raccolto di un anno. Ecco una desolante immagine dei vigneti della cascina Sussambrino dopo una di queste tremende grandinate (1984). Ai contadini, non restava che confidare nella divina Provvidenza.
Don Bosco ebbe nell'Oratorio dei ragazzi splendidi, veri piccoli santi. Tre di essi morirono a distanza di pochi anni l'uno dall'altro: Domenico Savio, Michele Magone, Francesco Besucco. Egli ne scrìsse le biografie, perché diventassero modelli di altri giovani. Ebbero un'efficacia straordinaria, e ancor oggi sono letti con interesse e commozione.
Ecco il volto di Don Bosco. Un volto che ha sorriso a migliaia di ragazzi, comunicando la gioia della vita cristiana. Un volto che ha saputo soffrire perché i giovani avessero su questa terra meno fatica per vivere, e una visione di Cielo nel punto della loro morte. Il volto di un uomo di Dio.
La primavera segnava l'inizio dei lavori pesanti. In questa stagione infatti si iniziava a fare lo scasso e a piantare le viti, a vangare, a potare, a legare i tralci ai pali e a zappare. Giovanni Moglia aveva condotto il giovane Bosco una mattina a piantare quattro nuovi filari di viti. Ad un dato momento il ragazzo, stanco, disse che non ne poteva più dal mal di schiena e alle ginocchia, dovendo lavorare tutto curvo. Esortato a riprendere il lavoro, ad un tratto disse: Queste viti che io sto legando, faranno l'uva più bella, daranno il miglior vino e in maggiore quantità, e dureranno più delle altre (MB 1, 206).