nella diocesi di Concepción; attività al 2025: Santuario "Maria Ausiliatrice"; Cappellanie; Scuole elementari, ginnasiali e liceali; Scuole professionali (elettromeccanica, elettrauto, elettronica, telecomunicazioni) per esterni
nella diocesi di Concepción; attività al 2025: Collegio; MJS (Movimiento Juvenil Salesiano); CC.SS.; ADMA; Oratorio festivo; Centro exallievi; Parrocchia; Cappellanie; Collegio “Don Bosco” e “San Luis”; Istituto “San José”; Scuole elementari, ginnasiali e liceali
nella diocesi di Gualeguayuchú; attività al 2025: ADMA; Scuola elementare; Scuole secondarie; Centro addestramento al lavoro; Parrocchia; Cappellanie; MJS; SSCC
Al neo sacerdote vennero fatte diverse proposte di ministero. Seguendo il consiglio di Don Cafasso, egli le lasciò cadere tutte ed entrò invece nel Convitto Ecclesiastico di Torino (cf MB 2,38. 39. 44. 50), cui era annessa la chiesa di San Francesco d'Assisi. Fin dall'inizio Don Bosco scelse come modello da imitare e come direttore spirituale Don Cafasso, che lo accoglieva settimanalmente in questo confessionale sempre assiepato di penitenti (cf MB 2, 55. 158).
nella diocesi di Socorro y San Gil; attività al 2025: Organizzazione pastorale della salute; Oratorio festivo; Scuola media, tecnica (ebanisteria, sartoria, meccanica, elettrotecnica, artigianato); Parrocchia; Cappellanie; Circoli giovanili
A Roma, nell'archivio storico salesiano, sono conservati i due contratti stipulati per l'affitto di casa Pinardi. Il primo, redatto il 1° aprile 1846, concedeva per 300 lire l'affitto di tre locali e di una striscia di terreno per tre anni. Il secondo concedeva l'affitto di altri locali della stessa casa. Le lire salivano a 710 annuali. La diapositiva, oltre al primo contratto ci presenta anche l'inventario della tettoia.
Nell'archivio salesiano si conservano alcuni contratti di apprendistato firmati dal datore di lavoro, dall'apprendista e da Don Bosco nel 1851 e 1852. Son tra i più antichi contratti per apprendisti firmati a Torino. Don Bosco, collocando i suoi primi giovani a imparare un mestiere, si preoccupava di difenderli dai padroni non sempre onesti.
Già da qualche tempo e a diverse riprese Giovanni aveva sentito il desiderio di farsi francescano. Nell'aprile del 1834 aveva anche fatto domanda di essere ammesso come novizio nel convento francescano La Pace, che sorge sulla collina dominante Chieri. Vi era stato accettato, ma l'opinione contraria di Don Cafasso lo distolse da questo passo (cf MB 1, 301; 305). L'anno seguente furono appunto i buoni uffici di quest'ultimo e la generosità di don Cinzano e di altre persone buone che gli assicurarono un posto nel seminario (cf MB 1, 367).
nella diocesi di Córdoba; attività al 2025: Oratorio festivo; Centro giovanile; Scuola infantile; Scuola primaria; Scuola secondaria (ESO); Scuola secondaria (BACH); Scuola professionale (CFGM); Santuario; Cappellanie; Centro cooperatori; Unione exallievi; Associazione Maria Ausiliatrice; Associazione genitori degli allievi
nella diocesi di Córdoba; attività al 2025: Ist. sal. studi sup. e form. Professori; ADMA; Scuola media; Scuola elementare; Residenza universitaria; Centro exallievi; Parrocchia; Cappellanie; Libreria; Casa di cura; SSCC; ADS
nella diocesi di Coronel Oviedo; attività al 2025: MJS (Movimiento Juvenil Salesiano); Aspirantato; Centro exallievi; Istituto agricolo; Baccellierato agrario per interni
Il fatto straordinario fu attestato da tutti i chierici della camerata che balzarono in piedi svegliati dal rumore, e alcuni di loro udirono la voce del Comollo. Il fatto fu confermato da Don Fiorito di Rivoli, assistente di camerata, e dai superiori del Seminario. Se ne parlò anche fuori le mura del Seminario, ma poi tutto fu messo a tacere per prudenza.
La solenne beatificazione di Don Bosco nella maestà della Basilica Vaticana. La parola di Don Bosco al popolo e al Papa. La folla a Piazza San Pietro. Il Pontificale del mattino. Il S. Padre scende a venerare il novello Beato. La fantastica illuminazione della Basilica La missione educatrice della Chiesa e la glorificazione di Don Bosco (p. 2)
L'apostolo dei tempi nuovi nella gloria degli altari. L'ora di Don Bosco (Egilberto Martire) Don Bosco e gli uomini del Risorgimento Ratazzi, Cavour e Crispi (Mons. Carlo Salotti) Da mihi animas (Leone Gessi) Peer la cerominia in San Pietro Don Bosco nelle impressioni di tre convertiti (Bianca Paulucci) L'abate Bosco per le vie di Roma (Luigi Huetter).
La chiusura dell'Anno Santo. San Giovanni Bosco elevato ieri alla gloria degli altari, presente al rito il Principe Umberto in rappresentanza del Re L'opera salesiana Il grande Italiano Il corteo nella piazza Il Principe acclamato L'omelia del Papa La benedizione alla folla. (Salvatore Aponte)
Radunati per la prima volta i ragazzi nella chiesa di San Martino ai Molini, Don Bosco per incoraggiarli aveva fatto la predica dei cavoli: I cavoli, o amati giovani, se non sono trapiantati, non fanno bella e grossa testa. Così è del nostro Oratorio trasferito da un luogo all'altro. Ma era scritto che il trapianto non fosse terminato. Dopo due mesi di relativa tranquillità, la vivacità dei ragazzi e il loro chiasso infastidirono i mugnai, i carrettieri e gli impiegati municipali. Mossero lamentele al municipio, dipingendo Don Bosco come una specie di capobanda di monelli sfaccendati e pericolosi. Il segretario dei Molini giunse a scrìvere una lettera calunniosa al municipio. Le calunnie risultarono del tutto infondate, tuttavia a Don Bosco fu tolto il permesso di tenere l'Oratorio in quel luogo. Fu costretto a proibire i giochi, mentre continuava a radunare i ragazzi nella chiesa di San Martino. Il 15 novembre 1845 ci fu lo sfratto (cf MB 2, 306; 310.336) e il 22 dicembre fu l'ultima volta che i giovani pregarono in quella chiesa (cf MB 2, 341).
Su questo cortiletto si affacciava la sala del biliardo, che era affidata in modo particolare alla sorveglianza di Giovanni. Era addetto al conteggio dei punti, e il suo servizio era gradito sia per la sua abilità, sia per l'imparzialità di cui dava prova. La sua presenza era inoltre preziosa per il buon ordine e per il contegno corretto che sapeva mantenere. Sotto l'androne vi era il pozzo, oggi murato, dal quale Giovanni attingeva l'acqua per i vari usi del caffè e per i proprietari, suoi cugini, che abitavano al piano superiore. Qui egli si recava sovente a tenere compagnia alla signora Pianta, vecchia e malata (cf MB 1, 286). Al caffè Giovanni contrasse amicizia con l'ebreo Giona, già conosciuto presso il libraio Elia, un giovane di bellissimo aspetto e dotato di una voce tra le più belle. Con lui a volte si soffermava in questa sala a suonare il piano e a cantare, oltre che a fargli un po' di catechismo.
Pur di non perderne l'opera preziosa, la Marchesa di Barolo aveva autorizzato Don Bosco a radunare i suoi giovani nei locali dell'Ospedale Santa Filomena, non ancora ultimati. Cosi, la domenica, tutta la zona si riempiva fino all'inverosimile di ragazzi e giovani provenienti da tutta la città. I giochi chiassosi non erano sempre ben accolti, ma la sorveglinza vigile di Don Borei e di Don Bosco riusciva a tenere la situazione sotto controllo (cf MB 1, 255). L'oratorio era nato per educare cristianamente i giovani e per istruirli nelle verità della fede. Per le lezioni di catechismo, Don Bosco, in un primo tempo, li radunò nella propria camera. Ma il numero degli allievi aumentava ogni domenica. Si cominciò così a occupare anche tutto il corridoio (e qui insegnava Don Borei). Chi arrivava tardi doveva contentarsi di stare sulle scale... (cf MB 2, 246s). Ogni domenica, per la Messa si peregrinava in una chiesa diversa (cf MB 2, 248).