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La facciata a sud del palazzo delle camerette - DB2-033
Nel 1874 si prolungò l'edificio delle camerette, e Don Bosco fece piantare a terra alcune viti. Da allora così si presenta la facciata, rivestita da un intreccio di viti che in autunno offrono profumati grappoli di uva. -
La facciata della cappella di san Pietro - DB1-059
La chiesa officiata da Don Calosso era ed è dedicata a san Pietro. Per sdebitarsi almeno in parte dell'ospitalità e dell'insegnamento, Giovanni si prestò come sacrista e campanaro. Sulla porta di questa chiesa Giovanni aveva incontrato per la prima volta il chierico Cafasso. Essendo la sagra della borgata si era offerto per accompagnarlo a vedere la festa, e da lui ebbe in risposta la storica frase: Gli spettacoli dei preti sono le funzioni di chiesa (cf MB 1, 279). Don Giuseppe Cafasso sarebbe poi diventato suo direttore spirituale e uno dei suoi più grandi amici e benefattori (ci MB 1, 186). -
La facciata della parrocchia - DB1-093
Il 22 settembre 1833 registrò un avvenimento importante: il piissimo Giuseppe Cafasso celebrava la sua prima Messa tra la gioia di tutti i compaesani. Nel baciare la mano al neo sacerdote, Giovanni Bosco si sentì aprire il cuore alla speranza (cf MB 1, 280). -
La falegnameria Barzocchino - DB1-124
Nella falegnameria del Barzocchino per due anni Giovanni Bosco occupò parte del tempo libero dagli studi a imparare molte cose che gli serviranno un giorno: piallare, squadrare, segare il legno, adoperare lo scalpello e le verrine. -
La festa a Crivelle, col violino - DB1-082
Durante la sua permanenza al Sussambrino avvenne un altro episodio significativo. A Crivelle, frazione di Buttigliera, si celebrava la festa di san Bartolomeo; un suo zio, priore della festa, Io invitò a intervenire alle sacre funzioni. Dopo il pranzo, fu invitato a suonare il violino, strumento che gli piaceva molto e nel quale se la cavava bene. Accettò, sebbene con riluttanza. Ma ad un tratto si accorse che nell'aia una piccola folla danzava al suono del suo violino. La festa prendeva così un carattere profano che Giovannino non potè assolutamente tollerare. Restituì immediatamente il violino che gli era stato imprestato, e tornato a casa fece a pezzi il suo, che pure gli era caro (cf MB 1, 419s). -
La fontana di Canton Cavallo - DB3-152
Questa fontana, oggi scomparsa, fu testimone di quegli anni e dovette imprimersi così bene nella fantasia di Giovanni Bosco, da divenire protagonista di uno dei suoi famosi sogni. -
La fontana presso il porticato - DB2-010
È ancora al suo posto dopo 140 anni, la fontana di quei primi tempi. Qui i ragazzi venivano a bagnare la pagnotta della colazione e della merenda: l'acqua era il solo companatico. Nel 1867, fissandola, Don Bosco disse a Luigi Costamagna: Avrei bisogno che buttasse marenghi. Così potrei salvare la gioventù povera e abbandonata in tutto il mondo (MB 8, 906). -
La fontana Renenta - DB1-073
Ai piedi della collina esiste tuttora una polla di acqua sorgiva detta Renenta. Si trova a circa metà strada tra i Becchi e Castelnuovo. Ad essa attingevano acqua per gli usi domestici e per il bestiame, tutti i contadini di Morialdo durante il periodo di siccità. A questa fontana si ristorava anche Giovannino Bosco, quando andava e tornava da scuola, percorrendo la polverosa strada carraia. Una breve tappa, qualche sorsata d'acqua fresca, una rinfrescata al viso e ai piedi polverosi per togliersi la calura di dosso. Era veramente una benedizione del Signore, che egli non mancava mai di ringraziare. -
La gallina sotto il vaglio - DB1-011
Un curioso episodio dice la sicurezza e la saldezza di nervi di Giovanni. Avvenne nell'autunno del 1820 a Capriglio, dove Giovanni si era recato per la vendemmia presso i nonni. In attesa della cena, qualcuno raccontò che nei tempi passati in solaio si erano uditi rumori strani che soltanto il demonio poteva procurare. Giovanni si dimostrava notevolmente incredulo. Ma, ad un tratto, proprio dal solaio sopra la stanza dove si trovavano, provenne un colpo improvviso, come un tonfo, seguito da uno strano rumore sordo e lento, come di uno che trascinava delle pesanti catene. Tutti tacquero allibiti. Giovanni ruppe quel pesante silenzio: — Andiamo a vedere —, disse risoluto. — Ma sei matto? Aspettiamo domani... Ma Giovanni prese decisamente la lucerna e si avviò per la scaletta interna verso il solaio. Gli altri gli tenevano dietro armati di bastoni, pronti a scappare al primo segnale di perìcolo. Il ragazzo sale l'ultimo gradino e spalanca la porta della soffitta illuminandola con la lucerna: nessuno, assolutamente nessuno. Guardano anche gli altri, un po' rassicurati. Ma in quel momento un grido e una fuga precipitosa: qualcosa si muoveva laggiù per terra, in fondo al solaio. Era un vaglio che avanzava lentamente e in modo irregolare. Giovanni avanzò qualche passo, il vaglio si fermò. Nonostante le proteste spaventate di quelli che guardavano da lontano, prese risolutamente il vaglio e lo sollevò. Fu uno scoppio di risate: comparve una grossa gallina, che era andata a beccare i granelli di granoturco rimasti tra i vimini del vaglio e questo le si era rovesciato addosso facendola prigioniera. Quella sera stessa lo spirito folletto finì in pentola offrendo un'ottima cena. -
La Generala - DB1-154
Nel 1845 a Torino era stata aperta una nuova prigione, detta la Generala. Essa sorgeva sulla strada per Stupinigi, era destinata a riformatorio per ragazzi e ne poteva contenere 300. Era sempre piena. Don Bosco, ancora giovane sacerdote, era stato avviato da Don Cafas-so a occuparsi dei giovani in carcere. Si recava a trovarli — come ha raccontato — con le saccocce piene ora di tabacco, ora di frutti, ora pagnottelle. Sempre con lo scopo di far del bene ai giovani che per disgrazia erano finiti là dentro, rendermeli amici e invogliarli a venire all'Oratorio quando fossero usciti dal luogo di punizione (MB 2, 62; 102-107; 142-143). Nella quaresima del 1855 tenne loro un corso di catechismo, poi alcuni giorni di esercizi spirituali che si conclusero con una confessione generale. Don Bosco promise loro qualcosa di eccezionale (Bibliografia nuova, 252-253). Infatti si recò dal direttore del carcere e poi dal ministro Rattazzi a richiedere il permesso di una passeggiata fino a Stupinigi. La sola condizione che io metto è che nessuna guardia ci protegga. E i ragazzi si impegnarono sul loro onore che nessuno sarebbe fuggito. La scampagnata si svolse in perfetto ordine, fino al castello di Stupinigi. Don Bosco celebrò la messa; poi giochi e gare in riva al fiume Sangone fino a sera. Al rientro, sulla porta della Generale, fu un addio triste. Don Bosco li salutò ad uno ad uno, col cuore triste per averli potuto liberare per un sol giorno, mentre il direttore del carcere li contava per assicurarsi che ci fossero tutti. C'erano. L'episodio, conosciuto a Torino, accrebbe la fama di Don Bosco apostolo dei ragazzi. Così si presenta ancora oggi l'edificio dove i Salesiani hanno continuato l'assistenza ai ragazzi della Generala, e la svolgono ancora oggi. -
La lapide che ricorda il cane Grigio - DB2-026
Sotto il porticato c'è una scala che ai tempi di Don Bosco portava alla cucina di mamma Margherita. Sul primo gradino, una sera dell'inverno 1854, Don Bosco vi trovò sdraiato un misterioso cane che gli impedì di uscire di casa. Si seppe poi che qualcuno lo attendeva per fargli del male. Per il colore del suo pelo, Don Bosco lo chiamò Grigio. Una lapide ricorda questa singolare figura che ebbe un ruolo importante nella vita di Don Bosco. -
La madia del pane - DB3-173
Ed ecco la madia che mamma Margherita usava per fare il pane. Era pane bianco e fragrante che Giovannino scambiava spesso con il pane nero dell'amico Matta. Era il pane della mamma. Al figlio chierico, gravemente ammalato, la buona mamma portò una bella pagnotta, accompagnata da una bottiglia di buon barbera. Giovanni mangiò, bevve, fece una buona dormita e si rialzò guarito. -
La Madonna indica a Don Bosco la nuova sede dell'Oratorio (dipinto) - DB1-174
Sballottato dall'insensibilità umana ma guidato dalla Provvidenza, Don Bosco era ormai giunto vicino al posto in cui aveva ripetutamente visto la Madonna che gli indicava la sede stabile della sua Opera, con chiese e scuole affollate di giovani e di chierici. Hic domus mea, inde gloria mea, aveva detto la Vergine (qui la mia casa, di qui la mia gloria). E l'apostolo dei giovani trova in questa visione la forza di continuare, nonostante le gravi difficoltà (cf MS 2,343-344; 400-407; 408-412; 416). -
La mappa del Tempio e della cascina Biglione - DB3-191
Pareva un nomignolo ed invece era un annuncio: ieri come oggi, infatti, è proprio di sognatori che il mondo ha bisogno, perché sono uomini dotati di una fede a tutta prova. Dio interviene nella storia attraverso di loro: i suoi progetti hanno bisogno di una fantasia pari alla determinazione. La sovrapposizione delle due mappe ci indica il luogo prescelto. -
La Mazzarello e le missionarie dal Papa (quadro del Crida) - DB3-051
9 novembre 1877: una grande spedizione missionaria, formata da Salesiani e dalle prime missionarie Figlie di Maria Ausiliatrice viene ricevuta da Pio IX. Madre Mazzarello è presente accanto alle sue figlie e rimane molto colpita dalla paternità e dalla stima per Don Bosco espressa dal Pontefice. La prima destinazione missionaria delle Figlie di Maria Ausiliatrice è l'Uruguay. -
La meridiana delle ore nel cortile del Seminario - DB1-133
Una delle prime cose che attrasse l'attenzione del neoseminarista fu la meridiana che si trova su una facciata del cortile interno del seminario. Lo colpì soprattutto la frase latina che si può ancora leggere alla base: Le ore scorrono lente per gli afflitti, veloci per quelli che sono allegri. Da quel giorno Giovanni si rafforzò nel proposito di essere sempre sereno (cf MB 1, 374). -
La missione di Don Bosco (particolare del monumento) - DB2-155
In questo particolare del monumento è espresso il sorrìso di Don Bosco, che faceva scattare l'amicizia dei giovani. D sacrestano che aveva percosso Bartolomeo Garelli, e che era stato rimproverato da Don Bosco, gli domandò seccato: Ma a lei che gliene importa?. Don Bosco rispose: È un mio amico. La nuova tonalità che egli avrebbe dato all'educazione si chiamava amicizia. -
La morte di Don Bosco - DB3-079
Don Bosco è morto il 31 gennaio 1888 a 72 anni di età. Le ultime fasi deha sua malattia erano state seguite con molta partecipazione dai ragazzi dell'Oratorio, alcuni dei quali avevano offerto a Dio la loro vita. L'opinione pubblica, informata con edizioni straordinarie dei quotidiani torinesi, sottolineò l'evento con commozione e rispetto. Ma furono soprattutto i suoi ragazzi a sentirne la perdita. Ad essi, poco prima di spirare, volle lasciare questo semphce ricordo: Vi attendo tutti in paradiso. -
La parolina all'orecchio - DB2-163
La parolina all'orecchio era uno dei tanti segreti educativi di Don Bosco, capace delle più grandi trasformazioni di un giovane. Eccone alcune: Come stai? E di anima come stai?. Pensa al giudizio di Dio. Pensa a Dio e sarai più buono e contento. Don Rua stava partendo per Mirabello, dove avrebbe aperto la prima casa salesiana fuori Torino. Don Bosco gli raccomandò: Procura di dire all'orecchio qualche affettuosa parola, che tu sai. -
La parrocchiale di Alfiano - DB3-061
Di Alfiano, visitato nelle passeggiate del 1859 e del 1861, Don Bosco conservava ricordi particolarmente cari. Nella chiesa del paese si era cimentato nelle prime esperienze di predicatore quando, ancor chierico, vi era stato invitato per la festa del Rosario nel 1837 e per l'Assunta del 1838. -
La passeggiata a Superga - DB1-173
Mentre già spirava aria di un novello sfratto, per entusiasmare i giovani a non abbandonare l'Oratorio Don Bosco organizzò una passeggiata a Superga che fece epoca. Dopo la Messa al santuario della Consolata, i giovani, forniti di abbondanti cibarie, si misero in cammino cantando allegramente, con l'accompagnamento di alcuni strumenti musicali: un vecchio tamburo, una tromba, un violino e una chitarra scordata. Il parroco di Superga aveva mandato un cavallo bardato ai piedi della collina, e Don Bosco lo cavalcò attorniato dai ragazzi; la loro allegria salì alle stelle. Giunsero in cima stanchi e affamati e trovarono un'ottima refezione preparata dal parroco e dal rettore del santuario. Dopo la funzione del vespro, durante la quale i cantori meravigliarono i presenti per la bellezza dei loro canti, furono lanciati alcuni palloncini. Poi tutti, sempre a piedi, se ne tornarono allegramente a casa (cf MB 2, 378-382). -
La pensione Matta nella casa Marchisio - DB1-106
Durante i primi due anni dei suoi studi a Chieri, Giovanni alloggiò nella casa Marchisio, dove la vedova Matta aveva aperto una pensione. Mancando i soldi, mamma Margherita pagava parte della pensione con prodotti dei campi: cereali, vino, farina... I piccoli servizi, le ripetizioni al tìglio della padrona e l'influsso benefico che ebbe sopra di lui, saldarono il conto per tutto quell'anno (et MB 1, 246; 250). -
La pigiatura dell'uva - DB1-077
La vinificazione era fatta secondo una precisa tradizione, ma sfruttava tecnologie molto povere. La pigiatura veniva eseguita con i piedi per ottenere il mosto, che si lasciava fermentare una ventina di giorni in capaci tini o botti. Giovanni dava il suo generoso contributo alla pigiatura delle uve del fratello, ma anche presso i contadini vicini, per avere qualche soldo per continuare gli studi. -
La porta della camera di Don Cafasso al Convitto - DB1-152
Altro frequente luogo d'incontro di Don Bosco con la sua guida spirituale fu questa camera. Alla porta di questa stanza il giovane sacerdote bussò la sera del suo ingresso al Convitto (cf MB 2, 50). Ad essa busserà innumerevoli altre volte per chiedere consiglio quando dovrà prendere decisioni importanti sul proprio avvenire e sull'Oratorio. Qui anche riceverà molta parte dell'aiuto finanziario necessario per portare avanti le sue attività coi giovani (cf MB 2, 92-93; 204-205; 207...; 4, 588-589; 592. -
La preziosa reliquia del legno della Croce - DB2-090
Presso l'altare maggiore sono conservate le due reliquie più preziose: del legno della santa Croce e del preziosissimo Sangue di Gesù. Il frammento del legno della Croce misura cm 17x10, ed è tra i più grandi che si conservino fuori Roma. -
La prima camera abitata da Don Bosco dal 1853 al 1861 - DB2-037
In questa stanzetta, abitata da Don Bosco dal 1853 al 1861, per i Salesiani è avvenuto tutto. Il 26 gennaio 1854 Don Bosco raduna qui i giovani Rua, Cagliero, Rocchietti, Artiglia, e propone loro di iniziare la Congregazione Salesiana. Il 29 ottobre di quello stesso anno, in questa stessa stanza, entra per la prima volta Domenico Savio. Il 25 marzo 1855 Michele Rua si inginocchia su questo pavimento, pronuncia i voti davanti a Don Bosco e diventa il primo Salesiano. Qui ancora Don Bosco ha scrìtto le prime Regole della Società Salesiana. -
La prima statua di Maria Ausiliatrice venerata a Valdocco - DB2-060
Questa è la prima statua di Maria Ausiliatrice, in legno dorato, che fu venerata nel suo Santuario di Valdocco. Descrìvendo l'Ausiliatrìce, Don Bosco scrisse: Sembra che parli, e voglia dire: Io sono qui per accogliere le preghiere dei miei figli, per arricchire di grazie e di benedizioni quelli che mi amano. -
La salma di Don Bosco nella chiesa di Maria Ausiliatrice - DB3-090
Torino volle emulare Roma, per celebrare la santità del suo prete più famoso. L'8 aprile del 1934 fu giornata di pioggia, ma in città non si vide mai mente di più grandioso. La processione, voluta ad ogni costo dalla folla raccolta in 18 punti di concentramento, fu una stupenda dimostrazione di amore per Don Bosco e una testimonianza corale che le opere di Dio danno sempre grandi frutti quando trovano mani disponibili a realizzarle e terreno fertile ad alimentarle. -
La scala che scende nello scantinato - DB2-116
Per disporre di più locali possibili, Don Bosco fece scavare scantinati sotto i nuovi edifici, e poi anche sotto la chiesa di San Francesco di Sales. Nella diapositiva si vede la rampa di scala che scendeva nello scantinato dov'era collocato il refettorio degli studenti e la cucina. -
La scala di legno della casa paterna - DB1-018
Erano finalmente in casa propria, contenti del loro poco. La terra che possedevano era insufficiente a fornire il necessario per vivere; ma avevano tanta fede, laboriosità e parsimonia, che riuscivano anche ad aiutare quelli più poveri di loro. Si può immaginare quanto abbia dovuto soffrire e faticare mamma Margherita, tra mille difficoltà e priva dell'aiuto del marito. Ma seppe tirare avanti con coraggio e fiducia nella Provvidenza. Alla sua scuola i figli si formarono alla laboriosità, all'onestà, all'obbedienza, e al santo timor di Dio. -
La scala esterna - DB3-156
Qui risuonano ancora passi carichi di una forza misteriosa, quella eterna dei poveri. Ma com'è difficile immaginare che essi portino così lontano da raggiungere davvero i confini del mondo! -
La scala per cui scendevano gli artigiani - DB2-117
Sotto la chiesa di San Francesco di Sales collocò il refettorio dei giovani artigiani. La scala, ora murata, scendeva dal porticato che si apriva di fianco alla chiesa. -
La scrivania della camera - DB2-045
Su questa scrivania vergò con mano stanca le sue ultime lettere. 11 piccolo globo gli servì per seguire sospirando (come dice il suo biografo) le imprese dei suoi missionari, che nel 1875 erano sbarcati nell'America del Sud, e in otto anni aprirono opere per ragazzi in Argentina, Uruguay, Brasile, Cile e Ecuador. -
La scrivania di Don Bosco - DB3-168
Questa è la rustica scrivania, ancora oggi conservata nella casa di Giuseppe, alla quale Don Bosco lavorava nel periodo estivo, anche per redigere i suoi libri, destinati all'istruzione e alla formazione cristiana delle classi culturalmente più svantaggiate. -
La seconda camera abitata da Don Bosco per 27 anni - DB2-038
Nel 1861 l'edificio fu raddoppiato. Don Bosco si spostò nella stanza di fronte, dove abitò e lavorò per 27 anni. Visitatori sempre più numerosi di Torino e di ogni parte d'Italia salivano ad incontrarlo, per avere da lui un consiglio, una benedizione, per portargli un'offerta, o semplicemente per confessarsi da lui. -
La seconda cupola eretta durante l'ampliamento - DB2-075
Dopo la canonizzazione di Don Bosco (Pasqua 1934), il Santuario risultò incapace di accogliere tutti i fedeli attirati in questa chiesa anche dalla santità di Don Bosco. Si eseguirono per tre anni lavori di ampliamento. Fu demolita l'antica abside e ampliato il presbiterio, sul quale fu eretta la seconda cupola, in perfetta armonia con quella edificata da Don Bosco. -
La seconda partenza delle missionarie - DB3-052
Lo slancio apostolico cresce. Anche la Superiora Generale chiede di andare in missione. La seconda spedizione, composta da cinque suore, è guidata da sr. Angela Val-lese. Dall'Uruguay, all'Argentina, alla Terra del Fuoco l'impegno delle Figlie di Maria Ausiliatrice si moltiplica. -
La seconda sezione delle scuole pubbliche - DB1-108
Un arco in muratura dava adito all'edificio nel cortile rustico. II locale a pian terreno era adibito a cappella. Al primo piano erano sistemate le aule di umanità e rettorica. Giovanni, nell'anno scolastico 1834-1835, frequentava il corso di umanità o ginnasio superiore. Egli continuava ad eccellere su tutti per la sua prodigiosa memoria. Ma oltre alle doti di bontà e di intelligenza, Giovanni dava talvolta anche prova della sua forza eccezionale. Un giorno, mentre era intento a studiare, quattro ragazzi gli erano saltati alle spalle. Giovanni, senza scomporsi, afferrò vigorosamente le mani di quello che stava al di sopra di tutti, e tenendoli così insieme, se li portò in giro per il cortile alla presenza dei professori che ridevano di piacere; quindi con tutta facilità li riportò nella scuola (MB 1, 131). Durante l'ultimo anno della quinta ginnasiale conobbe e divenne grande amico del giovane Luigi Comollo, nipote del parroco di Cinzano; amicizia che continuerà e si rinsalderà ancora di più quando si ritroveranno entrambi in seminario. Nell'agosto del 1835, a 20 anni, concluse il corso ginnasiale con un brillantissimo esame che lasciò stupefatto l'esaminatore, prof. Lanteri, tanto che a un dato momento si alzò per stringergli la mano e congratularsi con lui. Per votazione Giovanni ottenne: plus quam optime (cf MB 1, 327). -
La stalla - DB3-160
La stalla, così angusta da poter ospitare al massimo due mucche e due vitelli, nelle sere invernali permetteva a stento di godere il povero tepore emanato dagli animali. -
La stalla del signor Cavallo - DB1-110
Frattanto era giunto il tempo di tornare a Chieri, ma la signora Lucia Matta — dato che il figlio aveva terminato gli studi — non teneva più la pensione; bisognava quindi trovare per Giovanni una nuova pensione. In quell'anno il fratello della signora Lucia, della stessa borgata di Morialdo, Giuseppe Pianta, aveva deciso di aprire in Chieri una bottega di caffè e liquori. Margherita colse l'opportunità e lo pregò di prendere Giovanni in casa sua. Sembra tuttavia che all'arrivo di Giovanni a Chieri, il Pianta non avesse ancora ultimato la sistemazione del locale, per cui Giovanni avrebbe abitato presso un certo sig. Cavallo. Questi gli assegnò un angolo della stalla per riposarvi la notte; Giovanni in compenso si sarebbe preso cura del cavallo e avrebbe svolto alcuni lavori in una vigna non molto distante dalla città. Era inteso che ogni sabato sera avrebbe potuto recarsi in chiesa per la sua confessione. Ecco la piccola stalla dove Giovanni dormiva accanto al cavallo. -
La stalla della cascina - DB1-032
Giovannino, come garzone, fece tutti i lavori che comportava la manutenzione di una stalla: foraggiava le bestie, le abbeverava, le mungeva, ne preparava il letto con paglia o foglie di granturco... Col bel tempo le conduceva al pascolo nei prati circostanti, dove alternava la cura degli animali con la lettura del catechismo e con la preghiera (cf MB 1,196; 198). Il padrone Moglia, apprezzando il servizio di Giovanni e vedendolo tanto desideroso di studiare, un giorno gli disse: Resta inteso che, terminati i tuoi lavori, puoi ritirarti e studiare quanto vuoi. -
La stanza adibita a cappella nel gennaio 1886 - DB2-040
Nel 1876 questo edificio fu allungato di alcuni metri. Se ne ricavarono due nuove stanze e un lungo corridoio. Una stanza fu trasformata in cappella e benedetta dal cardinale Alimonda. Quando non poteva scendere nel Santuario, Don Bosco celebrava la Messa qui, con sereno raccoglimento. L'ultima volta fu il 14 dicembre 1887. -
La stanza del sogno - DB3-158
Eppure qui, in una stanza di quattro metri per due metri e venti, il sogno ha fatto irruzione, penetrando dalla minuscola finestrella, e Giovannino Bosco ha visto e creduto. L'ingenuità del bambino gli ha fornito la fantasia e la forza di immaginare uno spazio sconfinato d'azione, popolato da un grande numero di giovani in attesa di un misterioso evento di salvezza. Qui, a 9 anni, ha trovato la Guida e la Maestra. -
La statua della Madonna, sul nuovo ampliamento - DB2-034
Nella notte del 15 maggio 1861 scoppiò un violento temporale, e un fulmine, penetrato nella camera di Don Bosco, rischiò di provocare mah seri. Qualcuno consigliò di mettere un parafulmine. Don Bosco s'arrampicò sul palco dei muratori, e collocò tra i due oblò una statuina della Madonna: Ecco il nostro parafulmine. -
La statua di Maria Ausiliatrice - DB2-092
Questa statua di Maria Ausiliatrice viene portata in processione ogni anno, il 24 maggio, per le vie di Valdocco e dei borghi vicini. Essa sfiora il mercato generale della città, dove Don Bosco andava a cercare i suoi primi ragazzi, e passa lentamente nelle vie adiacenti il Cottolengo, dove i malati l'attendono per invocare la sua protezione. -
La statua di Maria Immacolata - DB2-012
Al fondo del porticato è la statua di Maria Immacolata. Don Bosco l'aveva collocata in una nicchia presso la sacrestia del grande Santuario. A Giovanni Cagliero, nel 1862, Don Bosco disse: Maria SS. è la fondatrice, e sarà la sostenitrice delle nostre opere (MB 7, 334). -
La strada verso i Becchi - DB1-063
Questo voleva dire per Giovannino rifare sconsolato e col pianto nel cuore quella strada che tante volte aveva percorso pieno di gioia e di speranza. -
La tomba a Valsalice - DB3-082
La tomba di Don Bosco non potè essere collocata nella Basilica di Maria Ausiliatrice. Una legge severissima lo vietava. Fu anche difficile ottenere uno speciale permesso per inumare la salma a Valsalice, sulla collina torinese, all'interno di un collegio divenuto studentato di chierici salesiani. Il trasferimento della salma e la preparazione della tomba dovettero essere fatti, comunque, in segreto. Il 4 febbraio il primo successore di Don Bosco, Don Michele Rua, potè finalmente accompagnare il feretro nella dimora provvisoria di Valsalice. L'anno seguente, sulla tomba, venne eretta questa cappella. -
La vecchia sacrestia - DB2-069
Dietro l'abside del Santuario, ai tempi di Don Bosco, si aprivano due sacrestie. Le pareti erano ricoperte di ex voto che i devoti venivano a portare come segno di grazie ricevute. Nella prima sacrestia, Don Bosco aveva il suo confessionale, affollato in continuazione da penitenti che volevano riconciliarsi con Dio. -
La vendemmia nei vigneti della cascina - DB1-042
Grappoli abbondanti, succosi e freschi!... Così dovevano essere quelli prodotti dai filari piantati da Giovanni nelle proprietà dei Moglia. Le sue parole profetiche (ricordate al MB 1,35), furono accolte con un sorriso incredulo, ma più tardi i padroni ne testimoniarono l'avveramento con fierezza e gratitudine (cf MB 1, 206). -
La veranda dove Don Bosco passeggiava e confessava - DB2-041
Il lungo corridoio sul fondo fu battezzato un po' pomposamente galleria Don Bosco. Su questo seggiolone egli confessò negli ultimi tempi. Nel 1887 si confessò da lui un ragazzo, Luigi Orione, che oggi veneriamo beato. Aveva tanta paura di non confessarsi bene. Don Bosco stracciò i fogli da lui riempiti di peccati, gli sorrìse, e disse: La tua confessione è fatta. Ricordati che noi due saremo sempre amici. -
Lansdowne
Veduta aerea della casa salesiana di Lansdowne (Cape Town) 1997 -
Lanzo: gli esercizi spirituali - DB2-161
Nel santuario di Sant'Ignazio sopra Lanzo Torinese, Don Bosco fece molte volte gli Esercizi Spirituali. Appena potè, anche a Valdocco iniziò ad organizzare ogni anno questi Esercizi per i ragazzi e per i Salesiani. Diceva: Gli Esercizi Spirituali ci muovono all'amicizia con Dio. -
Lapide che ricorda il soggiorno di Don Bosco - DB1-143
Gli anni del seminario trascorsero velocissimi, dal 1835 al 1841. Questa lapide, posta all'entrata, testimonia i suoi luminosi esempi e l'amore di cui fu circondato da superiori e condiscepoli. Egli stesso scrisse poco dopo aver lasciato il luogo della sua formazione sacerdotale: I superiori mi amavano e mi diedero continui segni di benevolenza; i compagni mi erano affezionatissimi; perciò mi tornò dolo-risissima quella separazione da un luogo... dove ebbi tutti i segni di bontà e di affetto che si possono desiderare (cf MB 1, 515). -
Lapide che ricorda l'apparizione del Comollo - DB1-141
Questa lapide, posta nel corridoio delle scuole del seminario, testimonia ancor oggi lo straordinario avvenimento. Essa dice: Luigi Comollo, alunno di integerrimi costumi, la terza notte dopo la morte apparve a Giovanni Bosco, suo carissimo amico, in un fragore di tuono e avvolto di luce, e gli assicurò di essere salvo. n seminario volle dedicarvi questa lapide, con l'approvazione del card. Fossati, arcivescovo di Torino: 1839-1939. -
Le colline di Morialdo - DB1-069
La bellezza e tranquillità del posto, la relativa vicinanza di questa cascina a Castelnuovo (circa 2 km), e soprattutto l'armonia familiare furono certamente un grandissimo aiuto per Giovanni. -
Le colline tra Castelnuovo e i Becchi sotto la neve - DB1-066
Nell'inverno del 1830 incominciò a frequentare le scuole di Castelnuovo. Così appariva d'inverno il tratto di campagna che Giovanni doveva percorrere quattro volte al giorno. Per le difficoltà di questo cammino, mamma Margherita decise di cercargli un alloggio a Castelnuovo. Lo trovò presso un sarto, Giovanni Roberto (cf MB 1, 219s). -
Le compagnie religiose - DB2-162
Don Bosco suscitò sempre tra i suoi giovani il gusto di fare il bene insieme. Il 12 aprile 1847 nacque la prima associazione dell'Oratorio, la Compagnia di San Luigi. Negli anni 18551856 sorsero altre tre associazioni: la Compagnia dell'Immacolata, quella del SS. Sacramento e quella di San Giuseppe. La Compagnia dell'Immacolata fu fondata da san Domenico Savio per unire insieme i giovani migliori e trasformarli in piccoli apostoli. (La nascita di questa Compagnia è raffigurata nel dipinto del Caffaro Rore). -
Le Letture Cattoliche - DB2-179
Nel 1848, Carlo Alberto concesse parità di diritti civili ai protestanti e agli ebrei. Subito dopo i Valdesi lanciarono una campagna di proselitismo, con tre giornali e molti libri a prezzi popolari. Rispondendo ad un appello dei Vescovi, Don Bosco fondò allora le Letture Cattoliche: libretti mensili di stile semplice, di contenuto religioso, a prezzi popolarissimi. Il successo fu straordinario. -
Le nocciole, a ricordo delle moltiplicazioni - DB2-054
Queste nocciole sono conservate in una bacheca di vetro. L'episodio della loro moltiplicazione è ricordato da più di dieci testimoni. Un sacchetto di nocciole gli era stato donato nel dicembre 1885. Ne regalò a piene mani a un gruppo di ragazzi. Quando si credeva che non ce ne fossero più, ne distribuì ancora abbondantemente a 64 alunni del ginnasio e a 40 cantori.



























































