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Il quadro di San Giuseppe - DB2-102
Don Bosco volle che uno dei quadri più belli del santuario rappresentasse san Giuseppe mentre protegge l'Oratorio. Lo descrìsse lui stesso al pittore Lorenzone. Il quadro fu inaugurato solennemente il 2 aprile 1874. -
Il registro dei battesimi - DB1-097
Il registro dei battesimi, che si conserva nella canonica, è un grosso libro rilegato, di formato cm 30 x 47 con carta di colore paglierino. Eccolo aperto alla pagina in cui è registrato il battesimo di Giovanni: Bosco Giovanni Melchiorre, figlio di Francesco Luigi e di Margherita Occhiena in Bosco; nato ieri sera e solennemente battezzato questa sera dal rev.do Don Giuseppe Festa, Vicario. Padrini furono Melchiorre Occhiena di Capriglio e Maddalena Bosco vedova di Secondo Occhiena di questo luogo. Il numero dei battezzati nel 1815 è di 63. -
Il retro altare - DB2-017
In questa stessa chiesa, dietro l'altare maggiore, Domenico Savio ebbe un'estasi davanti al tabernacolo che durò più di sei ore. -
Il Rifugio della marchesa Barolo - DB1-158
Terminato il soggiorno al Convitto, Don Bosco accettò temporaneamente l'ufficio di cappellano all'Ospedale di Santa Filomena, fondato dalla Marchesa di Barolo per ospitare ragazze inferme. Provvisoriamente avrebbe badato al Rifugio, un'altra opera fondata dalla pia signora per accogliere e aiutare ragazze esposte a pericoli (cf MB 2, 236s). Gli aveva fatto ottenere quel posto Don Gio-van Battista Borei, uno zelante sacerdote che divenne il suo più fedele collaboratore nei tempi duri dell'Oratorio (cf MB 2, 225s; 241; 247; 260; 280; 303-305; 354s; 427; 501). -
Il rione della canonica - DB1-085
Ammiriamo uno scorcio del paese con la canonica e le case che si affacciano sulla piazza. Il parroco di allora, Don Dassano, era un uomo dotto, caritatevole e santo, e Giovanni ne farà presto l'esperienza, come diremo. Egli tuttavia teneva un contegno sostenuto, specie con i fanciulli, e Giovanni ne soffriva, perché sentiva vivo il desiderio di avvicinarlo per ascoltare la sua parola. Si rammaricava di questo con la mamma e le diceva: Se io fossi prete, mi avvicinerei ai fanciulli, li chiamerei intorno a me, per dir loro buone parole e vorrei aiutarli e farmi amare da loro. Se sarò prete, voglio consacrare tutta la mia vita per i fanciulli (cf MB 1,227). Un programma che realizzerà in pieno. -
Il ritratto di Giuseppe - DB3-163
Giuseppe, fratello maggiore di Don Bosco, nacque il 18 aprile 1813. Fu un uomo della terra e, pur non sapendo né leggere né scrivere, era dotato di tanta saggezza e di tanto buon senso da essere prescelto dai vicini come giudice e consigliere. Giuseppe e Giovanni furono una coppia ideale di fratelli: il maggiore aiutava il fratello sacerdote con ogni mezzo a sua disposizione e non esitava a mettere in secondo ordine le esigenze di casa sua, quando qualcuna delle ricorrenti crisi economiche metteva in croce Don Bosco. -
Il sagrato della chiesa - DB1-047
Il parroco, il teologo Cottino, che conobbe fin dai primi giorni Giovanni, notò in lui una devozione sincera, conobbe il buono spirito che lo animava, e lo appoggiò. Con il suo aiuto Giovanni ottenne la sala della scuola comunale a sua disposizione. Nei giorni festivi i giovani del paese si fermavano a fare solennemente la Via Crucis, e poi nella sala incominciavano i trattenimenti con la lettura di un libro di devozione, e ascoltavano i racconti di Giovanni. Egli poi li divertiva con i giochi e con la sua allegra inventiva. Era un primo inizio di oratorio festivo. -
Il santuario della Consolata - DB1-178
Don Bosco sta per morire! La notizia si sparse come un fulmine tra i sacerdoti suoi amici e i giovani. In quei giorni si vide quanto fosse amato. La chiesa della Consolata divenne meta di un ininterrotto pellegrinaggio di giovani che si alternavano per chiedere alla Vergine la salvezza del loro grande benefattore. -
Il secondo collegio a Lonzo (1864) - DB3-003
Nel 1864 fu aperto il Collegio di Lanzo. Don Bosco vi mandò come direttore don Domenico Ruffino, 24 anni, e sette chierici. La povertà e lo squallore furono i primi compagni. Un locale nudo, alcune muraglie rovinate — scrisse il chierico Sala —. Non c'erano sedie né tavole. Preparammo il rancio e lo mangiammo sopra una porta scardinata messa sopra due cavalietti. Le finestre senza vetri furono tappate con asciugamani. Dormimmo nella paglia. Tre anni dopo, il collegio era fiorente. -
Il sepolcro del beato Don Rua - DB2-091
A destra, nella cappella delle reliquie, è la tomba del beato Michele Rua, uno dei primissimi ragazzi di Don Bosco e suo successore alla testa della Congregazione Salesiana per 22 anni. -
Il soffitto della stanza di mamma Margherita - DB3-157
E non sono certo questi bassi soffitti a far pensare ad orizzonti sconfinati. Mamma Margherita, alla fine della sua dura giornata, non aveva molto spazio da fissare, pensando ai problemi della sua famiglia. Aveva solo una fede sconfinata. -
Il sogno della zattera - DB2-105
Nella facciata interna del Santuario, due grandi quadri del pittore Mario Barberis ricordano due sogni drammatici di Don Bosco. Nel primo durante una terrìbile tempesta, parve a Don Bosco di portare a salvezza molti giovani su una modesta zattera. -
Il sogno delle due colonne - DB2-106
L'altro sogno è ricordato come Le due colonne in mezzo al mare, e fu raccontato da Don Bosco il 30 maggio 1862. Durante una violenta guerra che i nemici di Dio fanno alla Chiesa e al Papa, il romano pontefice guida la nave della Chiesa ad ancorarsi tra due robuste colonne, sormontate dall'Eucaristia e dalla statua della Madonna. -
Il solaio della casa - DB3-172
Don Bosco contribuì alle spese per il miglioramento abitativo del solaio, che fu alzato e fornito di abbaini per la ventilazione. Mentre agli inizi i ragazzi dormivano sul pa-jùn, imbottito di foglie secche, in seguito trovarono più comodo servirsi del fienile, scavando nel fieno delle nicchie calde e morbide. -
Il suo passaporto - DB2-058
Questo è un antico passaporto di Don Bosco, datato 1850. Era stato invitato in una parrocchia di Milano. La Lombardia, in quel tempo, era dominio austriaco, e Don Bosco dovette munirsi di passaporto. Vi sono elencati i suoi connotati: età anni 35, statura once 38, capelli castani scuri, fronte media, sopracciglia castane, occhi idem, faccia ovale, carnagione bruna, condizione maestro elementare. -
Il teatro, mezzo di educazione - DB2-132
Le feste dell'Oratorio erano rallegrate da splendide recite. Egli stesso scrìsse soggetti teatrali. (La diapositiva ne presenta tre, accanto a un programma teatrale). In un articolo del regolamento, ricordò che lo scopo del teatro non è soltanto divertire, ma educare e istruire i giovani. -
Il Tempio - DB3-192
Il tempio di Don Bosco è la traduzione architettonica di quel capovolgimento di valori, annunciato nel Vangelo, per effetto del quale sono i poveri ad essere i protagonisti del Regno. Solo ad essi, infatti, appartiene quella totale disponibilità alla grazia che li rende docili strumenti e umili servitori della Parola. -
Il Tempio e l'Istituto fra i vigneti - DB3-196
Ma anche gli adulti — genitori ed educatori, prima di tutto — possono trovare qui proposte precise alle domande di sempre. La delusione e l'amarezza che spesso accompagnano il loro rapporto con i giovani possono trasformarsi in serene certezze quando si propone loro un modello di vita autenticamente umana e genuinamente cristiana. Don Bosco insegna. -
Il testamento di Francesco - DB3-148
Il testamento di Francesco Luigi Bosco, dettato al notaio Carlo Giuseppe Montalenti, di cui si conserva l'originale, così inizia: L'anno del Signore 1817, alli otto di maggio, ore cinque pomeridiane in casa del signor Biglione, abitata dall'infrascritto testatore ... Ha reso il presente suo testamento.... Ma il documento più toccante sulla morte del papà è stato scritto, nelle Memorie dell'Oratorio, dallo stesso Don Bosco: Il primo fatto della vita di cui tengo memoria è che tutti uscivano dalla camera del defunto e io voleva invece assolutamente rimanere. — Vieni, Giovanni, vieni meco, ripeteva piangendo mia madre. — Se non viene papà, non ci voglio andare, risposi. — Vieni invece: tu non hai più padre. -
Il torrente Tepice, luogo della sfida al salto - DB1-118
Il saltimbanco propose un'altra sfida: saltare da una sponda all'altra del torrente Tepice. La posta in gioco fu raddoppiata: 40 lire. Il vincitore fu ancora Giovanni, che con una piroetta superò il muricciolo a cui era arrivato il suo avversario. Perduta poi anche la sfida con la bacchetta magica, il povero uomo rischiò il tutto per tutto con una quarta e ultima sfida: raggiungere il punto più alto di un olmo che fiancheggiava la strada. Giovanni accettò e la vinse, perché dopo aver raggiunto e superato il punto del suo avversario, proiettò ancora i piedi all'in-sù, suscitando grandissimi applausi. Mossi infine a compassione perché il saltimbanco aveva perduto tutto il suo capitale, Giovanni e i suoi amici decisero di restituirglielo, purché pagasse un buon pranzo che consumarono all'albergo del Muletto situato sulla piazza d'Armi (cf MB 1, 313). -
Il volto della Mazzarello - DB3-053
Il cuore nascosto dell'Istituto che cresce continuamente è una donna umile, dal volto contadino, ricca di finezza e di forza, di dolcezza e di determinazione. -
Immagini di M. Ausiliatrice con giaculatoria - DB2-173
19 dicembre 1887. Le forze cominciano ad abbandonare Don Bosco. Il segretario lo prega di scrivere qualche parola su alcune immagini della Madonna che manderà ai Cooperatori. Don Bosco risponde: Volentieri. È un gesto che ha compiuto per tutta la vita. La prima frase che scrìve è: O Maria, otteneteci da Gesù la sanità del corpo, se essa è bene per l'anima, ma assicurateci la salvezza eterna. -
In Ecuador è fiorito un palo (Oratorio a Quito) - DB3-024
Tre giorni prima della morte di Don Bosco, il 28 gennaio 1888, i missionari salesiani raggiunsero l'Ecuador. Dopo un inizio stentato, quella missione divenne fiorente. Al di qua della Cordigliera si aprirono centri vastissimi per i ragazzi del popolo. Al di là, i Salesiani raggiunsero in piena selva gli indios Shuar, e ne divennero gli strenui difensori. -
In Spagna, a Utrera e a Barcellona Sarda (1881) - DB3-011
Nel 1881, dopo un burrascoso viaggio per mare, i Salesiani sbarcarono anche in Spagna. A Utrera, sul Mediterraneo, furono accolti con molta simpatia, specialmente dai ragazzi. Una nobildonna di Barcellona, Dorotea da Chopitea, pensava da tempo di fondare un'opera per i ragazzi della strada. Conobbe i Salesiani di Utrera e di Marsiglia e scrisse a Don Bosco. A Sarrià i Salesiani si stabilirono chiamati dalla nobildonna spagnola. I ragazzi della strada e i Salesiani che se ne presero cura trovarono in donna Dorotea da Chopitea una mamma forte e delicatissima. -
Inaugurazione del Tempio 1 ° maggio 1984 - DB3-198
Il 1° maggio 1984, nel cinquantesimo anniversario della canonizzazione, il tempio di Don Bosco è stato consacrato. Il futuro del Colle Don Bosco è tutto contenuto nelle sue premesse. Se il piccolo seme ha già dato frutti così importanti, tanti altri ne può ancora dare. Basta che tutti i sognatori del mondo si impegnino a raccogliere nel loro prato quanta più gente è possibile e raccontino a tutti le grandi cose che Dio ha operato, e sono meraviglia ai nostri occhi. E poi diano inizio alla gioia. -
Ingresso all'Oratorio - DB2-122
Chi entrò nell'Oratorio tra il 1868 e il 1910, ebbe davanti questo scenario. Chi voleva raggiungere le camerette di Don Bosco, percorreva questo passaggio, tra la basilica e il margine del cortile dei giovani artigiani. -
Ingresso alla sacrestia dalla chiesa - DB1-156
La domenica seguente Bartolomeo Garelli tornò con sei amici (cf MB 2, 75). Da allora, ogni domenica crebbe il numero dei giovani che da questo ingresso entravano nella sacrestia di San Francesco d'Assisi. Li attirava la bontà di quel prete il cui nome già diventava familiare tra gli apprendisti, i giovani abbandonati della citta, e anche tra gli imprenditori (cf MB 2, 76s; 91-94). -
Interno del cimitero di San Pietro in Vincoli - DB1-164
Là c'era una chiesa, un ampio cortile con porticato e un cappellano disposto ad accoglierli. Il 25 maggio 1845 ci fu un trasloco assai movimentato, ma la sosta fu di un solo giorno. La chiassossità dei giovani irritò la perpetua del cappellano, e furono cacciati. L'Oratorio dovette cercarsi un altro ambiente (cf MB 2, 287-294). -
Interno del santuario: veduta generale - DB2-076
Chi entra per la prima volta nel Santuario, è avvolto da una atmosfera di raccoglimento: si sente immediatamente attratto dal grande quadro che campeggia nella parete di fondo. Don Bosco lo pensò nei primi mesi del 1865. Ne affidò l'esecuzione al pittore Lorenzone. -
Interno del Tempio - DB3-193
Il Tempio è costituito da due chiese sovrapposte, dominate da una cupola imponente, la cui guglia si slancia nel cielo fino a 80 metri di altezza. La chiesa superiore è dominata da un Cristo maestoso. La perfezione di questo modello di umanità è l'obiettivo massimo che Don Bosco ha posto al suo sistema educativo. -
Interno della basilica - DB2-065
Il Santuario dì Valdocco diventava centro d'irradiazione della devozione alla Madonna in scala sempre più vasta: santuario locale e santuario mondiale. I Salesiani che partivano per le Missioni avevano il ricordo indimenticabile del Crocifìsso ricevuto ai piedi di Maria Ausiliatrice, e trapiantavano il nome e la devozione all'Ausiliatrice in tutto il mondo. -
Interno della chiesa di Morialdo - DB1-060
Nella sua povertà e semplicità, essa vanta grandissimi privilegi che non ebbero cattedrali illustri e artistiche. Vennero a pregare e la frequentarono tre grandi santi: il Cafasso, il Savio e Don Bosco. Nei quasi 11 anni che il Savio abitò a Morialdo, qui veniva a pregare e a servire la Messa al Cappellano dell'umile chiesetta. -
Interno della chiesa oggi - DB2-022
In questa chiesa, oggi rinnovata e arricchita di marmi, dissero la loro Prima Messa il beato Michele Rua, il 30 luglio 1860, il primo missionario salesiano Don Cagliero e Don Francesia il 15 luglio 1862. Vennero pure a pregare Michele Magone e Francesco Besucco, due ragazzi che rinnovarono nell'Oratorio la bontà di Domenico Savio. -
Interno della chiesa parrocchiale - DB1-094
La chiesa parrocchiale di Castelnuovo fu sempre cara a Giovanni. La sentiva come la sua chiesa. In essa partecipò da piccolo alla Messa festiva in compagnia della mamma, e il 26 marzo 1826, giorno di Pasqua, fece la sua prima Comunione (cf MB 1, 173-174). -
Josia Guido
Bozzetti di scena di Josia Guido del film “Don Bosco” del 1988 -
L'abitazione dei mezzadri - DB3-143
L'abitazione dei mezzadri era situata nel braccio più corto del corpo di fabbrica. Poche stanze, divise tra zona giorno e zona notte, rispondevano abbastanza bene alle necessità abitative: i contadini del resto vivevano poco in casa. È in questa abitazione che si trova la cantina nella quale il papà di Don Bosco contrasse la polmonite che lo portò alla tomba. -
L'acciottolato di via Dora - DB1-172
Ma ai primi di marzo del 1846 ci fu lo sfratto anche da casa Moretta. Don Bosco si trovò nuovamente sul lastrico per le vie di Torino. Non si perse d'animo. La primavera era alle porte e lì, a pochi passi, si trovava un vasto prato appartenente ai fratelli Filippi. Presolo in affitto, cominciò a radunarvi i suoi giovani, che ben presto superarono i 400. Il prato si trasformò in un'immensa scuola, chiesa, palestra. Tutto all'aperto, anche le confessioni. Ed era uno spettacolo che molti andavano a godersi e dove tutti erano bene accolti (cf MB 2, 373-376; 383-386). -
L'adattamento fatto eseguire da mamma Margherita - DB3-149
L'abitazione appena acquistata aveva bisogno di numerosi adattamenti. Li aveva già preventivati il papà di Don Bosco, e a mamma Margherita non toccò altro che far accelerare i lavori per potervi entrare al più presto. Sorse così quella che in tutto il mondo sarà conosciuta come la casetta dei Becchi, erroneamente ritenuta casa natale di Don Bosco. -
L'albero della cuccagna - DB1-081
Quando giunse alla portata degli oggetti appesi alla cima, fu un applauso generale. Giovanni prese la borsa con 20 lire, che gli servivano per i suoi studi, un salsicciotto e un fazzoletto e lasciò il resto perché il gioco potesse continuare. Poi scese rapidamente, scomparendo in mezzo alla folla (cf MB 1, 235-236). -
L'altare della Vergine delle Grazie nel Duomo di Chieri - DB1-129
Questo altare della Madonna delle Grazie, nel duomo di Chieri, fu una delle sue mete preferite durante tutto il tempo della sua permanenza nella cittadina (et MB 1, 268). Particolarmente qui invocò la luce divina quando, alla fine degli studi ginnasiali, doveva decidere se entrare in seminario o in convento (cf MB 1, 363). Qui celebrò la quarta delle sue prime Messe (cf MB 1, 521). -
L'altare di Don Bosco - DB2-078
Oggi i resti mortali di Don Bosco riposano sull'altare monumentale a lui dedicato nel santuario. È una massa imponente per la grandiosità artistica delle linee e per l'armonia policroma dei marmi. L'urna del santo è posta in alto, ben visibile a chi è discosto dall'altare, mentre è possibile avvicinarla passando dietro l'altare. Ai lati della mensa due grandi statue di marmo bianco simboleggiano la fede e la carità. Due grandi vetrate a colori rappresentano l'incontro di Bartolomeo Garelli e l'altra Don Bosco e mamma Margherita che giungono alla casa Pinardi. -
L'altare di S. Maria Mazzarello - DB2-083
A destra, presso l'ingresso principale, c'è oggi la cappella di Santa Maria Domenica Mazzarello, confondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Morì a soli 44 anni a Nizza Monferrato, dopo una vita di dolorosi stenti coperti dal sorrìso. Disse alle sue suore: In questo mondo, qualunque cosa avvenga, non dobbiamo né rallegrarci né rattristarci troppo. Siamo nelle mani di Dio. -
L'altare di San Giuseppe - DB2-081
L'altare di san Giuseppe, di fronte a quello di Don Bosco, è ancora come lo ha voluto il santo. Don Bosco vide in san Giuseppe il protettore dei suoi ragazzi lavoratori. Il quadro del Lorenzone giganteggia sull'altare. Nei finestrini del transetto, due vetrate a colori richiamano lo sposalizio di Maria con san Giuseppe, e l'altra la morte di san Giuseppe assistito da Gesù e da Maria. -
L'altare maggiore - DB2-015
Nel 1854 ci fu a Torino il grande colèra che uccise più di tremila persone. Anche i ragazzi dell'Oratorio andarono per la città a soccorrere i colerosi. Un ragazzo, che non aveva più nulla con cui coprire il suo malato, chiese ancora qualcosa alla mamma. E Margherita lo portò a questo altare, e gli diede la tovaglia bianca. Portala al tuo malato. Non credo che il Signore si lamenterà. -
L'antica frazione dei Becchi - DB3-139
Al confine tra i comuni di Castelnuovo e di Capriglio sorge, di poco sulla pianura, una località chiamata i Becchi, dal cognome Bechis delle prime famiglie che l'hanno abitata. Siamo in una frazione di quelle quattro borgate che costituiscono il paese di Castelnuovo. Un pugno di case contadine che è entrato nella storia della Chiesa come luogo natale di un grande santo. -
L'antico refettorio del Seminario - DB1-136
Il Crocifisso e i grossi tavoli conferivano al refettorio un caratteristico senso di gravità. Il tempo dei pasti era impiegato per due terzi nella lettura edificante. Don Bosco ricorda che allora si leggeva la Storia della Chiesa del Ber-castel. Nello stesso refettorio, durante le ricreazioni, i chierici tenevano il cosidetto circolo scolastico. Ciascuno poneva dei quesiti intorno a cose che non sapeva o che non aveva afferrato dai trattati scolastici o dalla spiegazione degli insegnanti. Ciò mi piaceva molto e mi tornava utile allo studio. Per la mia età e più per la benevolenza dei compagni, io ero presidente di questo circolo e giudice inappellabile (cf MB 1, 409). -
L'apoteosi di Torino: Piazza Maria Ausiliatrice - DB3-087
La gente applaude e grida: Don Bosco, Don Bosco, e ad ogni passaggio c'è un gruppo che intona per un'ennesima volta il ritornello Don Bosco Ritorna. Gli oratori festivi e le case salesiane sono rappresentati in massa e danno l'idea mondiale dell'opera di Don Bosco. L'ingresso dell'urna in Piazza Maria Ausiliatrice è salutato dalle campane della Basilica e da tutte le campane delle Chiese di Torino. Trasportata a spalle da un gruppo di sacerdoti, la salma entra finalmente nella pace della basilica. -
L'attuale Cappella Pinardi - DB2-003
Il 12 aprile 1846, solennità di Pasqua, si prese possesso alla misera tettoia convertita in chiesa. È ancora qui, quella tettoia, rannicchiata in fondo agli edifici di Valdocco, oscuro e piccolo ceppo da cui si è sviluppato tutto. Ora è una cappellina ricca di fregi e lapidi, ma allora era solo una tettoia bassa. Un muretto tutto intorno la trasformava in una specie di baracca. Per 320 lire, la tettoia e la striscia di terra intorno divennero la sede stabile dell'Oratorio. -
L'edificio del 1853 (prima costruzione) - DB2-118
Questo edificio ad angolo fu costruito subito dopo la chiesa di San Francesco di Sales, nell'autunno 1852. Si alzò a tempo di record, ma le piogge scroscianti lo abbatterono nella notte del 1° dicembre 1852. Don Bosco ebbe un momento di profondo scoraggiamento, ma subito si riprese, e l'edificio fu ricostruito nell'estate del 1853. -
L'esercizio della buona morte - DB2-160
Una volta al mese, Don Bosco voleva che i suoi giovani partecipassero a un ritiro spirituale che chiamava Esercizio della buona morte. Incoraggiava i giovani a confrontarsi con coraggio con questa decisiva realtà, alla luce della morte di Gesù. Nella foto: un Crocifisso delle camerette davanti a cui meditarono Don Bosco e i suoi ragazzi. -
L'incontro con le Figlie dell'Immacolata - DB3-046
Il primo incontro di Don Bosco con Maria Mazzarello risale al 1864: è subito profonda sintonia di spirito. Le parole del prete torinese alle Figlie dell'Immacolata, ma anche quelle rivolte alla gente, scatenano nell'animo di Maria Mazzarello un tumulto di sensazioni e di interessi: vorrebbe che non la smettesse mai di parlare. -
L'incontro di Don Bosco con Bartolomeo Garelli - DB2-097
È qui raffigurato l'incontro di Don Bosco con il giovane muratore Bartolomeo Garelli, avvenuto l'8 dicembre 1841, festa dell'Immacolata Concezione di Maria, nella chiesa di San Francesco di Assisi. Esso segnò l'inizio dell'Oratorio festivo di Don Bosco, che fiorì per tre anni presso quella chiesa. -
L'interno della Cappella del Rosario - DB3-170
Inaugurata il 8 ottobre 1848, la cappella è un prezioso documento storico. Fu il primo luogo di culto mariano costruito da Don Bosco, e vide gli inizi della Congregazione Salesiana: qui infatti ricevettero l'abito talare i primi due chierici, Don Michele Rua e Don Giuseppe Ronchietti. -
L'interno della chiesa al tempo di Don Bosco - DB2-014
Fu consacrata il 20 giugno 1852, festa della Madonna Consolata. Per 16 anni (fino al 1868) essa rimase il cuore della Congregazione Salesiana che nasceva. Dal 1852 al 1856 sostava a lungo negli ultimi banchi, sgranando il Rosario, la vecchia e stanca mamma Margherita. -
L'Istituto Bernardi Semerìa - DB3-188
Sorto per volontà di Don Pietro Ricaldone, quarto successore di Don Bosco, l'Istituto inverò un sogno nel quale Don Bosco si vide condurre da sua madre dietro la fontana dei Becchi, in un luogo elevato. Il posto è molto adatto — raccontava Don Bosco a Don Lemoyne — per farvi qualche opera, essendo centrale fra molte borgate, che non hanno chiesa alcuna. -
L'Istituto e il nuovo Tempio a Don Bosco - DB3-190
A guardarlo dall'alto il Colle Don Bosco acquista tutto il suo significato. Lo spettacolo ha un'unica chiave di lettura che solo i poveri possiedono: c'era un ragazzo orfano che camminava da queste parti in cerca di lavoro e di protezione, portandosi in cuore un sogno impossibile. Lo chiamavano il sognatore. Oggi i suoi sogni sono realtà. -
L'Istituto e la cascina Biglione-Damevino - DB3-186
L'Istituto Bernardi-Semeria è stato realizzato nel 1940 e si impose subito nella regione come un prestigioso centro di formazione e di istruzione professionale. Ai Becchi, terra natale di Don Bosco, non poteva mancare una casa salesiana. Qui le due torri dell'Istituto sembrano proteggere e custodire la cascina Biglione che verrà in seguito demolita per lasciare il posto al nuovo tempio. -
L'Istituto e lo spiazzo antistante - DB3-189
Nello spiazzo antistante l'Istituto Bernardi Semerìa sorgerà il Tempio dedicato a san Giovanni Bosco. Profezia e realtà si sono ancora una volta incontrate qui ai Becchi, trasformando questa terra in un segno evidente di presenza divina nella storia. -
L'olmo del ciabattino (Albugnano) - Fotomontaggio - DB3-063
Questo antico olmo dal tronco incavato restò impresso nella memoria dei ragazzi. Un curioso ciabattino, infatti, lo aveva scelto come laboratorio. A tale scena don Cagliero si ispirerà nella composizione della romanza Il ciabattino. Nella diapositiva: l'olmo e un'antica illustrazione delle passeggiate. -
L'ospizio di Sampierdarena (1872) - DB3-006
A Sampierdarena Don Bosco apre un ospizio per ragazzi poverissimi. Direttore è Don Paolo Albera, 26 anni. Si comincia con tre laboratori per ragazzi poveri e abbandonati. Accanto ai laboratori, Don Bosco vuole una sezione per ragazzi che pensano alla vocazione sacerdotale.



























































