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Don Bosco tra alunni e confratelli a Sarrià
DB tra alunni e confratelli a Sarrià -
Don Bosco visita le suore - DB3-048
L'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice nasce ufficialmente il 5 agosto 1872, nel collegio di Mornese. Trovata la donna forte che serviva alla sua opera, Don Bosco le affida la guida del gruppo. Maria Mazzarello accetta pensando ad un incarico provvisorio e chiede a Don Bosco di mandare in fretta la superiora. -
Don Bosco, mamma Margherita e il cane Grigio (dipinto) - DB2-027
Il Grigio si fece vedere diverse volte a Valdocco. Una sera, non avendo incontrato Don Bosco, andò in refettorio per assicurarsi che egli fosse in casa, andando a fargli festa. Don Bosco tentò più volte di scoprire la provenienza di quel cane, ma non riuscì a niente. Nel 1872, alla baronessa Frascati che l'interrogava, rispose: Dire che sia un angelo, farebbe ridere. Ma neppure si può dire un cane ordinario. -
Don Bosco: il ritratto della pittrice parigina E. Salanson (1883) - DB3-108
Ecco un'altra curiosa elaborazione fotografica. L'originale dovette essere un dipinto realizzato da una pittrice parigina nel 1883, certa E. Salanson, allo scopo di aiutare l'opera salesiana. La bravura della pittrice ha saputo togliere molti anni a Don Bosco e presentarlo, con una certa somiglianza, in versione giovanile. -
Elezione della superiora (Quadro del Crida) - DB3-049
Due anni dopo, Don Bosco deciso ormai a dare alla nuova congregazione una struttura regolare e definitiva, raduna le suore, invoca assieme ad esse lo Spirito Santo e le invita a procedere all'elezione della superiora. Tutti i voti vanno a Maria Domenica Mazzarello, con la totale e soddisfatta approvazione di Don Bosco. -
Entrata della camerata dove Comollo apparve a Giovanni Bosco - DB1-139
In cima a questo scalone, è l'accesso alla camerata che ospitò Giovanni Bosco, Luigi Comollo e altri seminaristi. In essa, verso la mezzanotte del giorno dopo la sepoltura di Comollo, si sentì un rumore spaventoso. La porta si aprì violentemente ed echeggiò scandita questa frase: Bosco, Bosco, sono salvo!. C'era stato un accordo tra i due: il primo che fosse morto sarebbe venuto a comunicare la propria sorte nell'ai di là (cf MB 1, 470-474). Questa apparizione lo turbò a tal punto che si ammalò gravemente. -
Essen
Foto di gruppo studenti e personale 1997 -
Esumazione e ricognizione della salma - DB3-083
Il 16 maggio 1929 la salma di Don Bosco fu riesumata. Autorità religiose e civili, Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice furono presenti in grande numero. Lo stesso sindaco di Torino, Paolo Thaon de Revel, volle rendere omaggio all'illustre concittadino. Il giorno seguente fu fatta la ricognizione medico-legale e i resti mortali di Don Bosco risultarono perfettamente conservati. L'avvenimento mise in moto la simpatia e la venerazione dei moltissimi amici di Don Bosco, che volevano vedere e sapere, e fu difficile far fronte alla ressa che si era creata, per il grande concorso di popolo. -
Ex casa Casalegno, la casa della bilocazione - DB1-146
Un fatto straordinario: una bilocazione di Don Bosco avvenne in questa casa di Chieri in via Giovanni Demaria dove abitava Bernardo Casalegno. Don Lemoyne nel vol. 7 delle Memorie Biografiche a pagina 224 riferisce quanto scrisse Don Bonetti in proposito. All'inizio di luglio del 1862 Don Bosco aveva detto che un suo giovane sarebbe morto; ora Casalegno Bernardo di Chieri, studente a Valdocco, moriva in famiglia venerdì 18 luglio alle ore 14,15, mentre Don Bosco si trovava a Sant'Ignazio sopra Lanzo per gli esercizi. Lo stesso venerdì il Santo riferì ai ragazzi che era stato al letto di Bernardo e lo aveva assistito negli ultimi momenti. Noi a Torino non sapevamo nulla e già Don Bosco comunicava a Don Alasonatti la notizia del decesso. Come aveva fatto a conoscerla? Abbiamo interrogato i ragazzi e abbiamo concluso che era umanamente inspiegabile, date le circostanze del fatto. Noi aggiungiamo che il padre stesso, Cav. Geom. Giuseppe Casalegno, confermò al Sac. Bartolomeo Gaido, come Don Bosco, trovandosi lontano, annunziasse pubblicamente la morte del figlio nel momento stesso che spirava. -
Falciare il fieno - DB1-036
A maggio, poi, veniva la falciatura del fieno nei prati: un lavoro duro e faticoso riservato agli uomini più robusti, ma al quale tutti collaboravano per spandere, voltare e rastrellare il fieno. A quei tempi era molto sentito lo spirito di solidarietà e di collaborazione: i contadini dei vari poderi si aiutavano volentieri gli uni gli altri a falciare, raccogliere e sistemare il fieno in cascina. -
Fascie Bartolomeo
Diploma di benemerenza, Nizza Monferrato 1936 -
Fine - Dai Becchi a Valdocco Le origini - DB1-180
Dai Becchi a Valdocco Le origini -
Finestra attraverso la quale spararono a Don Bosco - DB2-006
1848. È l'anno frenetico del Risorgimento e della prima Guerra d'Indipendenza. I preti sono odiati come nemici della patria. Un giorno, mentre facevo catechismo — scrisse Don Bosco, — una palla d'archibugio entrò per la finestra e mi strappò la veste tra il braccio e le coste, facendo largo guasto nel muro (MO 205). Una lapide ricorda il fatto drammatico. -
Finestra della camera di Don Bosco al Rifugio - DB1-160
Come alloggio, la Marchesa aveva assegnato a Don Bosco un'ampia stanza al secondo piano del Rifugio che vediamo in questa inquadratura. In mancanza di locali più adatti, i ragazzi, fin da quella prima domenica, si installarono nella sua camera, prendendo posto un po' dappertutto; sul letto, sul tavolino, sul davanzale della finestra, per terra... occupando nelle domeniche seguenti, essendosi aggiunti anche parecchi ragazzi della zona, il corridoio e le scale... Per la Messa li conduceva generalmente alla chiesa della Consolata, e nelle giornate buone, in qualche chiesa più lontana, come al Monte dei Cappuccini, a Sassi, alla Crocetta. Attraversavano le vie della città cantando e pregando, tra la meraviglia dei passanti. Tuttavia, a causa della ristrettezza dei locali, la situazione divenne ben presto inadeguata e Don Bosco decise di recarsi dall'Arcivescovo mons. Franzoni per esporgli i suoi problemi, le difficoltà e l'esigenza di più ampi locali. Il prelato scrisse subito alla marchesa che permise si riducessero a cappella, due spaziose camere dell'ospedaletto. Il nuovo locale, dedicato a San Francesco di Sales, da lui scelto come modello e patrono dell'opera che stava iniziando, venne benedetto da Don Bosco che vi celebrò la prima Messa. Era l'8 dicembre 1844, giorno consacrato all'Immacolata, così caro al suo cuore per l'amore che portava alla Madonna e perché in quel giorno aveva iniziato il suo apostolato a servizio dei giovani (cf MB 2, 250). -
Fioretti della Madonna ai giovani - DB2-172
Il 1° gennaio 1862, alla buona notte, Don Bosco disse ai suoi ragazzi: Che ne direste se la Madonna stessa dicesse a ciascuno di voi una parola per il nuovo anno? Ebbene, la cosa è appunto così. Venite in camera mia, e darò a ciascuno un biglietto. Su un grande quaderno, accanto ai 573 nomi di ragazzi, Don Bosco aveva scritto una frase adatta a ciascuno. A ritirare la parola della Madonna si presentarono in 560. Tredici striscioline sono ancora nel quaderno. -
Foto dei Salesiani dell'Oratorio con Don Bosco (1870) - DB2-141
Questa foto del 1870 ritrae Don Bosco con 18 dei primissimi salesiani. Tra di essi sono alcune colonne fondamentali della Congregazione. In prima fila, da sinistra, sono Don Costamagna, Don Cagliero, Don Durando. Dopo Don Bosco si scorgono Don Lazzero, Don Angelo Savio, i chierici Pellegrini, Barberis e Bertello. -
Foto della povera casetta dei Bosco - DB3-150
Mamma Margherita entra in questa casa con tre figli e con la suocera: un fardello pesante, cui si devono aggiungere i debiti contratti per l'acquisto e la sistemazione. A quei tempi 504 lire di debito sono moltissime. Ciò nonostante la giovane vedova decide di lasciare la mezzadria e di vivere con quel poco di terra ereditata dal marito. -
Foto di Don Bosco che confessa - DB2-158
Scattata nel 1861, questa foto di Don Bosco è tra le più belle ed efficaci, la Confessione fu uno dei suoi apostolati fondamentali. Confessò in tutte le situazioni: in chiesa e per strada, al letto dei malati e a cassetta con i vetturini. Diceva ai suoi preti: Se dovete dire due parole dal pulpito, una ditela sulla Confessione. -
Foto di Don Bosco in Spagna (Raimundo Fages Buxò 1886) - DB3-115
Arrivato in Spagna, Don Bosco fu preso d'assalto ancora una volta dai fotografi. Il Signor Raimundo Fages Buxò, tentando qualche istantanea, è stato tradito dalle condizioni della luce. La foto nella diapositiva, benché ritoccata, non è un grosso risultato se non fosse un documento preciso della sofferenza di Don Bosco in quei giorni: la sua stanchezza doveva essere enorme, se si osservano quegli occhi persi nel vuoto e quella bocca priva di sorriso. -
Foto di Don Bosco tra i giovani - DB2-135
È la foto più bella di Don Bosco. È stata scattata nel 1861, e rappresenta al vivo la realtà di quegli anni: i ragazzi si stringono intorno a Don Bosco, lo sentono loro amico. Egli può scrivere con verità: Io con voi mi trovo bene: è proprio la mia vita stare con voi. -
Fotografia della casa paterna - DB1-016
Tre mesi prima di morire, con atto notarile dell'8 febbraio 1817, Francesco Bosco aveva comperato da Francesco Graglia un fabbricato distante 150 metri dalla cascina Biglione. Questa casa era situata in cantone Cavallo, ed era composta di erotta e stalla a canto, fenera superiore dall'alto in basso, coperta a coppi, in cattivo stato con sito a grano avanti. Morto il marito mamma Margherita continuò ad abitare con la famiglia nella cascina Biglione fino a metà novembre. In quei pochi mesi essa preparò l'abitazione nel modesto edificio acquistato. Dal fienile furono ricavate due stanzette per sistemarvi la famigliuola. -
Fotografia di Don Bosco nella sua seconda stanza - DB2-039
Questa antichissima fotografia ci mostra Don Bosco al suo tavolo di lavoro. Nella semplicità di questa stanza egli scrisse decine di libri per i suoi ragazzi e la gente del popolo. Scrìsse migliaia di lettere per chiedere offerte, ringraziare, dare consigli di vita cristiana. Il suo epistolario ne raccoglie attualmente oltre 2800. -
Fotografia di ritratto di E. Salanson
Fotografia del ritratto della pittrice E - Salanson 1883 Originale sito in Via Marsala Roma -
Frammento del fonte ove fu battezzato Giovanni Bosco - DB1-096
Questa vasca a forma di conchiglia è quella in cui Giovanni fu battezzato il 17 agosto 1815 (cf MB 1, 31). Si trovava nel battistero a sinistra entrando nella chiesa parrocchiale. Nel 1870 ne fu rimossa per restauri. Ora fa parte del piccolo museo allestito nella villa di Sebastiano Filippello, a Castelnuovo. -
Genova - DB3-077
La passeggiata più lunga si effettuò nel 1864. Fu anche l'ultima: Don Bosco era ormai sempre più assorbito dal suo lavoro per poter continuare questa originale esperienza. A Genova, raggiunta in ferrovia, i ragazzi di Valdocco videro per la prima volta il mare. La visita al capoluogo ligure occupò tre intere giornate. Visitarono il porto, il faro, il celebre palazzo Doria e la famosa villa Pallavicini a Pegli. -
Giannini Ishac
Diploma di benemerenza, Napoli 1935 -
Giovani
Esortazione ai giovani nel mondo, Evora 1986 -
Giovani apprendisti in officina - DB2-127
Fin dall'inizio i primi ragazzi di cui Don Bosco si occupò erano giovani operai o apprendisti o semplicemente immigrati delle campagne in cerca di lavoro. Procurava loro un padrone e, appena potè, li ospitò nell'Oratorio, nei laboratori aperti da lui. -
Giovanni Bosco a Chieri con Debernardi-Bertinetti
GIUSEPPE FERAZZINO Giovanni Bosco a Chieri con Debernardi - Bertinetti - Originale, all'albumina (cloruro d'argento) montata su cartoncino bianco, cm 16,5 x 11 impreziosito da elegante filetto ad inchiostro rosso lungo il perimetro del cartoncino. Sullo spazio bianco, lasciato libero alla destra della foto, si legge la scritta a stampa, in caratteri rossi: Ritratto Gabinetto. Le due parole sono separate fra loro dal disegno di una tavolozza di pittore con pennelli, allusione alla qualifica di pittore-artista che si attribuivano i fotografi. Di mano anonima la scritta a matita “Don Bosco”, che, correttamente, si è voluto conservare. -
Giovanni coglie vimini - DB1-030
E i Moglia non se ne dovettero pentire. Ma chi dava tanta forza a quel ragazzo che nella quotidiana fatica dei campi teneva testa ai vigorosi giovanotti e alle espertissime persone anziane? I nuovi padroni se ne renderanno conto a poco a poco: c'era un sogno verso il quale egli orientava tutte le sue forze. -
Giovanni custodisce le uve - DB1-074
I vigneti insieme alla stalla, erano la più importante fonte di risorse della cascina. Perciò la viticoltura costituiva la parte preponderante del faticoso lavoro agrìcolo. A febbraio bisognava potare i tralci improduttivi, zappare o vangare i filari per tenerli sgombri da erbacce; a giugno cimare i pampini infruttiferi, irrorare i tralci, dare lo zolfo. Una ricchezza tanto importante doveva anche essere custodita. Così Giovanni si trovò a compiere questo servizio nei vigneti lavorati dal fratello Giuseppe e dall'amico Turco. Divenuto prete, Don Bosco dirà un po' scherzosamente: I miei studi li ho fatti nella vigna di Giuseppe Turco, alla Renenta (MB 1, 424). -
Giovanni recita l'Angelus sul fienile - DB1-048
Il fienile che vediamo in alto ricorda l'episodio dell'Angelus. In una giornata estiva, Giuseppe Moglia se ne tornava a casa dai campi sul mezzogiorno, con la zappa in spalla, tutto sudato. In lontananza una campana invitava alla recita dell'Angelus. Alzando lo sguardo vide Giovanni che, rientrato poco prima, in ginocchio recitava la preghiera. Guarda là — esclamò ridendo —; noi padroni ci logoriamo la vita a lavorare e lui se ne sta tranquillo a pregare!. Giovanni, terminata la preghiera, rispettosamente rispose: Voi sapete che io non mi sono mai risparmiato sul lavoro; è vero però che io ho guadagnato più a pregare che voi a lavorare (ci MB 1, 197). -
Giovannini Attilio
Omaggio Allievi e confratelli Chieri 1966 -
Giovannino fa scuola di catechismo ai Becchi - DB2-094
Nella sacrestia del Santuario sono raffigurati, in grandi quadri del pittore Crida, gli episodi principali della vita di Don Bosco. Qui è raffigurato Giovannino che, in un fienile, intrattiene i suoi amici con racconti e con brillanti lezioni di catechismo. -
Giraudi Fedele
Primo piano di Fedele Giraudi -
Gnolfo Giovanni
Diploma ricordo del premio di saggistica, Catanzaro 1973 -
Gnolfo Giovanni
Diploma di benemerenza, Calabria 1982 -
Gnolfo Giovanni
Diploma corso di Etruscologia, Perugia 1939 -
Gnolfo Giovanni
Abilitazione all’insegnamento, Perugia 1939 -
Gnolfo Giovanni
Diploma 1° premio di saggistica, Catanzaro 1970 -
Gnolfo Giovanni
Diploma di Onore e Merito Poesia e Arti, Buonalbergo 1983 -
Gnolfo Giovanni
Attestato di frequenza Corso di Alta Cultura, Perugia 1939 -
Gnolfo Giovanni
Diploma socio ordinario Accademia Mariana Salesiana -
Governatorati della Pampa e Neuquen
Governatorati della Pampa e Neuquen -
Groot Bijaarden
Foto gruppo con D. Odorico Luciano Consigliere Generale 1991 -
Gruppo Salesiani
Atto di affidamento a Maria Ausiliatrice 1998 -
Guaraldi Filiberto
Silhouette statua-monumento a don Bosco -
Guaraldi Filiberto
Disegno di una barca in mare -
H sistema preventivo - DB2-168
Molte volte qualcuno domandò a Don Bosco di spiegare in un libro il suo sistema di educazione (che lui chiamava preventivo). Ci provò nel 1876, tirando giù un abbozzo di 9 pagine. Ecco le parole centrali: Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione e sopra l'amorevolezza. Il fotomontaggio lo conferma e lo testimonia. -
I Becchi col Tempio - DB3-195
La storia che si racconta qui al Colle Don Bosco è una di quelle che dimostrano come Dio scelga gli uomini più umili per realizzare progetti di bene a vantaggio di tanti altri uomini. -
I Bosco approdano alla cascina Biglione - DB3-140
La storia dei Bosco inizia a Chierì, un grosso centro a 15 chilometri da Torino. La prima data certa risale al 1627, e registra il matrimonio di un certo Giovanni Francesco Bosco. Funerali e matrimoni si alternano a traslochi e peregrinazioni, con un penoso contorno di guerre, carestie ed epidemie. Il nonno di Don Bosco, Filippo Antonio, nacque orfano. D papà di Don Bosco, Francesco Luigi, è figlio di seconde nozze. -
I colli del Monferrato - DB3-056
I giorni successivi alla festa venivano impegnati in escursioni e visite sui colli monfer-rini. La giovanile comitiva entrava nei paesi al suono della banda e vi portava l'allegria del teatro e il buon esempio della pietà. -
I due campanili e la cupola centrale con la statua di M. Immacolata - DB2-074
Le difficoltà finanziarie per la costruzione furono veramente grandi, ma Don Bosco potè affermare: Ogni mattone di questa chiesa è una grazia della Madonna. Se il povero Don Bosco riuscì a superare tutte le difficoltà, lo dovette all'aiuto dell'Ausiliatrice che si mise lei — secondo la parola di Don Bosco — a fare le questue più fruttuose. -
I funerali di Don Bosco - DB3-081
I funerali furono celebrati il 2 febbraio. Secondo stime, difficili da valutare, pare abbiano presenziato dalle cento alle duecento mila persone. Di sicuro l'imponenza del corteo, più che a un funerale, fece pensare a un trionfo. Una sorpresa per tutti, anche se l'apostolo dei giovani e il padre del popolo era molto conosciuto e universalmente stimato. -
I laboratori dei falegnami e dei fabbri - DB2-129
Appena potè, aprì per gli apprendisti i laboratori interni. Dopo i calzolai e i sarti fu la volta dei legatori, poi dei falegnami e dei tipografi, finalmente dei meccanici. Per i suoi laboratori, Don Bosco inventò una forma nuova di religiosi: i salesiani coadiutori, religiosi come i chierici e i preti, ma dedicati alle scuole professionali. -
I missionari dalla parte degli Indios (Santa messa fra gli Onas) - DB3-021
La diapositiva ritrae un missionario Salesiano che celebra la Messa per un gruppo di indios Ona. Decine di missionari difesero instancabilmente gli indigeni. Ma essi erano stati contagiati dalle malattie di cui i bianchi erano portatori. Fiaccate dall'alcool offerto dagli stessi bianchi, le varie tribù si estinsero rapidamente. -
I missionari incontrano gli Indios a Viedma - DB3-017
Dopo un viaggio lunghissimo e avventuroso verso il Sud dell'Argentina, i Salesiani entrano nelle terre degli indios nel 1879. Fondano le prime missioni a Patagònes e a Viedma, alla foce del Rio Negro. All'inizio del 1900 l'opera salesiana di Viedma mostrava questa salda struttura. -
I missionari Salesiani in Uruguay (Villa Colon) - DB3-016
La seconda spedizione di missionari arriva in Argentina nel 1876. Buona parte di essi sono per l'Uruguay. Il Delegato Apostolico ha manifestato a Don Bosco una situazione dolorosissima: in tutto l'Uruguay non esiste un seminario, un chierico, una scuola cattolica. I Salesiani aprono una scuola a Villa Colon, nella periferia della capitale. -
I Molini Dora o Molassi - DB1-165
Non era cosa facile, ma si riuscì, grazie all'interessamento di Don Borei. Il municipio concesse per tre ore la settimana la chiesa di San Martino ai Molini Dora (Molassi; cf MB 2, 303s). Ma al grande entusiasmo per il trasloco subentrò ben presto la delusione causata dalla mancanza di spazio e, ancor più, dalla opposizione dei vicini che non gradivano il chiasso dei ragazzi. Fu proprio qui, durante la permanenza ai Molassi, che Don Bosco s'incontrò con Michelino Rua, che sarà il suo braccio destro e il suo primo successore. -
I palazzi di via Dora - DB1-170
Quello di Don Bosco era proprio un oratorio vagante. I palazzi di cui andava fiera la città di Torino non potevano accogliere i suoi birichini. Anche dalla periferia lo si scacciava. Dove trovare una sede per tanti giovani nella rigida stagione invernale che incalzava? Le case, i cortili, le chiese dei sogni non erano ancora una realtà (cf MB 2, 314-344). Così l'Oratorio peregrinava per le vie di Torino, spostandosi di piazza in piazza.



























































