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Veduta di Moncucco - DB1-046
Nei giorni di festa il lavoro dei campi si fermava. Ma Giovanni non conosceva riposo. La domenica mattina, prestissimo, prese ad andare a Moncucco per confessarsi, ascoltare la Messa e fare la Comunione. Ben presto, avuta l'approvazione del parroco Don Cottino, organizzò come un piccolo oratorio, radunando i giovani per buona parte della giornata, intrattenendoli con la sua inventiva e serenità e guidandoli nella preghiera. Rientrava in cascina alla sera, cantando felice, pur nella sua stanchezza (cf MB 1, 195; 202). -
Veduta di Moncucco (campo lungo) - DB1-045
A circa un'ora di cammino dalla cascina Moglia, attraverso sentieri in mezzo alle colline, si raggiungeva il paese di Moncucco. Là dovevano recarsi gli abitanti della borgata per la Messa domenicale. Ma questo non poteva bastare a Giovannino, sempre assetato di Dio. -
Veduta di Montechiaro - DB3-065
Dal 1859, le passeggiate cambiarono formula: invece di tornare ogni sera ai Becchi, i ragazzi facevano tappa e pernottavano in paesi diversi. E fu così che raggiunsero Canterano, dove il 3 ottobre del 1859 si esibirono in una recita farsesca, intitolata Gianduia; e poi Cortandone, Cortazzone e Montechiaro. -
Veduta generale delle camerette, cuore di Valdocco - DB2-036
Quando i pellegrini entrano in Valdocco, corrono con lo sguardo lassù, dove sono conservate con geloso amore le camerette di Don Bosco e i suoi ricordi. Ai piedi dell'edificio, dov'era l'orto di mamma Margherita, sorge il monumento a Don Bosco. Lo scultore Cellini ha cercato di fissare nel bronzo il volto sereno e il sorriso buono che incantava i suoi ragazzi. -
Veduta generale delle costruzioni a lato delle camerette - DB2-120
Con l'entrata in funzione dei nuovi edifìci, il numero dei ragazzi ospitati in Valdocco potè toccare il numero di 800. Stupisce il pensiero che in pochi anni Don Bosco, senza denari, abbia potuto realizzare opere così imponenti per i suoi ragazzi. -
Veduta invernale di Moncucco e della borgata Moglia - DB1-028
Ma ben presto la situazione divenne di nuovo insostenibile, e nel febbraio 1828, con un involtino sotto il braccio e la benedizione della mamma, Giovanni si mise di nuovo in cammino, in cerca di lavoro, pane e tranquillità. Questa immagine di aridità e freddo dà un'idea dell'ambiente e del clima che accolse il ragazzo. Provò a Moriondo. Molti lo commiserarono, ma nessuno lo volle accettare. Bussò a diverse cascine che costellavano le terre attorno a Moncucco, ma non ebbe sorte migliore... -
Verbale di fondazione della Congregazione Salesiana e taccuino di Don Rua - DB2-136
In questo clima di famiglia Don Bosco si sceglie i primi aiutanti. Questa pagina di taccuino di Michele Rua registra la nascita dei Salesiani: La sera del 26 gennaio 1854 ci radunammo nella stanza di Don Bosco: esso Don Bosco, Rocchietti, Artiglia, Cagliero e Rua; e ci fu proposto di fare... una prova di esercizio pratico di carità... Da tale sera fu posto il nome di Salesiani a coloro che si proposero... tale esercizio. -
Viale Torino, luogo della sfida tra Giovanni e il saltimbanco - DB1-117
Il saltimbanco era sicuro di vincere. La prima gara fu una corsa che si svolse lungo questo viale, su un percorso di circa 2.500 metri. Scommessa: 20 lire (raccolte per Giovanni dai membri della Società dell'Allegria). Il saltimbanco accettò anche la condizione che, se fosse stato battuto, non avrebbe più disturbato le funzioni sacre. Risultato: Giovanni stravinse, umiliando l'avversario che si ritirò prima del termine della corsa (cf MB 1, 313). -
Vicolo dal quale Don Bosco spedì due canonici al manicomio - DB1-161
L'opera svolta da Don Bosco era veramente qualcosa di inaudito. I suoi grandiosi progetti per l'avvenire erano poi tali da lasciare sconcertati anche i più ottimisti e ricchi di fantasia. Ci fu chi cominciò a dubitare del suo equilibrio mentale. Parecchi amici e collaboratori lo abbandonarono (cf MB 2, 412; 416). Due zelanti canonici tentarono anche d'inviarlo al manicomio. Ma Don Bosco, intuendo le loro intenzioni, riuscì a spedire loro stessi, almeno per qualche ora... Ciò bastò per rassicurare molti sulla stato della sua salute mentale. Per questo vicolo passò la carrozza nella quale erano stati rinchiusi i due canonici troppo zelanti (cf MB 2, 414-416). -
Vignale, castello dei conti Collari - DB3-076
Fra tutti gli insigni e illustri benefattori di Don Bosco, spiccano i conti Callori di Vignale, ai quali Don Bosco inviò ben 57 lettere. In questo castello i ragazzi dell'Oratorio trascorsero sei indimenticabili giornate nell'ottobre 1862. La festa del Sacro Cuore di Maria fu il punto culminante per tutti, sia in senso religioso che folcloristico. La grande chiesa era affollatissima. Da tutti era attesa la predica di Don Bosco, che commosse fino alle lacrime il parroco Don Sereno. A sera fuochi di artificio e ascensione di palloni. Don Bosco, alla buona notte, annunciò che un giovane sarebbe morto all'Oratorio di Torino. La notizia non turbò affatto l'atmosfera gioiosa della festa: i ragazzi di Don Bosco a queste profezie erano abituati. -
Vigneto colpito dalla grandine al Sussambrino - DB1-075
Nelle Memorie Biografiche si parla delle carestie che infierirono sulle popolazioni del Piemonte, durante la giovinezza di Don Bosco. Esse erano causate sovente dalla brina, dalla siccità e dalla grandine. La brina o il gelo nella tarda primavera bruciavano i teneri germogli delle viti e delle piante da frutta. Un altro grave pericolo era costituito dai grandi temporali estivi. In pochi secondi la grandine poteva distruggere il raccolto di un anno. Ecco una desolante immagine dei vigneti della cascina Sussambrino dopo una di queste tremende grandinate (1984). Ai contadini, non restava che confidare nella divina Provvidenza. -
Villa San Secondo - DB3-066
Don Bosco e i suoi ragazzi furono particolarmente affezionati a Villa San Secondo e vi fissarono l'accampamento due volte. -
Vite di giovani modello: Savio, Magone, Besucco - DB2-177
Don Bosco ebbe nell'Oratorio dei ragazzi splendidi, veri piccoli santi. Tre di essi morirono a distanza di pochi anni l'uno dall'altro: Domenico Savio, Michele Magone, Francesco Besucco. Egli ne scrìsse le biografie, perché diventassero modelli di altri giovani. Ebbero un'efficacia straordinaria, e ancor oggi sono letti con interesse e commozione. -
Volto (particolare - Giuseppe Sartori, 1878) - DB3-099
Ecco il primo piano, ricavato da una foto di Giuseppe Sartori: dal volto traspare serenità e un pizzico d'arguzia. -
Volto di Don Bosco - DB2-080
Ecco il volto di Don Bosco. Un volto che ha sorriso a migliaia di ragazzi, comunicando la gioia della vita cristiana. Un volto che ha saputo soffrire perché i giovani avessero su questa terra meno fatica per vivere, e una visione di Cielo nel punto della loro morte. Il volto di un uomo di Dio. -
Zappare le viti - DB1-035
La primavera segnava l'inizio dei lavori pesanti. In questa stagione infatti si iniziava a fare lo scasso e a piantare le viti, a vangare, a potare, a legare i tralci ai pali e a zappare. Giovanni Moglia aveva condotto il giovane Bosco una mattina a piantare quattro nuovi filari di viti. Ad un dato momento il ragazzo, stanco, disse che non ne poteva più dal mal di schiena e alle ginocchia, dovendo lavorare tutto curvo. Esortato a riprendere il lavoro, ad un tratto disse: Queste viti che io sto legando, faranno l'uva più bella, daranno il miglior vino e in maggiore quantità, e dureranno più delle altre (MB 1, 206).















