Maria Stardero una bambina cieca, fu miracolosamente guarita per la benedizione di Maria Ausiliatrice che Don Bosco le impartì nella sacrestia del Santuario a Torino. Egli era riuscito a stabilire un rapporto di fede straordinario con la madre di Dio. La gente veniva sempre più numerosa a ricevere quella che lui chiamava la benedizione di Maria Ausiliatrice. Ma essa, con profonda intuizione, chiamava Maria Ausiliatrice la Madonna di Don Bosco. E il santo ripeteva: Non è da me che dovete aspettarvi la benedizione ma solo da Dio, mediante il potentissimo aiuto di Maria Ausiliatrice.
Il dipinto, nella chiesa di San Francesco di Sales, raffigura i conti Federico e Carla Callori di Vignale. La contessa Callori ebbe con Don Bosco una generosità straordinaria. Era l'ultima riserva a cui egli ricorreva nei casi impossibili. Non ebbe mai un rifiuto. Per questo Don Bosco la chiamò con delicatezza mamma Callori.
Per radunare 30 mila lire che mancavano alla costruzione della chiesa di San Francesco di Sales, Don Bosco nel 1851 organizzò per la prima volta una lotterìa pubblica. Lo spaccio dei biglietti gli costò molte umiliazioni, ma il successo fu notevole. E di fare lotterìe Don Bosco non smise più. Nelle ultime lettere, scrìtte con mano incerta, raccomanderà ancora di accettare un blocchetto di biglietti per la mia lotterìa.
I due ragazzi si spaventarono. Non sapevano di trovarsi davanti a un'estasi. Garrone corse via a chiamare Don Berto, il segretario di Don Bosco. Non trovò nessuno, e quando tornò, Franchini, pallido, gli disse che Don Bosco era rimasto in aria per quasi dieci minuti.
Nel 1862, si partì da Villa San Secondo nel pieno del mezzogiorno: l'aria era infuocata, e i ragazzi camminavano stancamente alla ricerca di una fonte fresca. Invece si imbatterono in una fontana solforosa che battezzarono della puzza. E finalmente raggiunsero Calliano. Il parroco, Don Sereno, accolse Don Bosco e i suoi birichini nella sua canonica, che aveva appena terminato di costruire: fu un'inaugurazione davvero originale. Nel cortile della casa, sui carri agricoli fu allestito il palco e fu rappresentata la farsa: Le consulte ridicole. Si fece entrare anche il personaggio Gianduia, e per Gianduia la gente si sbellicò dalle risa.
Nella sua casa Giuseppe aveva riservato una stanza, molto modesta, al fratello sacerdote. Le suppellettili rimandano a quella povertà che era uno dei pregi che Don Bosco riconosceva al suoi parenti, vantandosene persino in molte occasioni.
Ben presto la sua bontà e continua disponibilità gli guadagnarono l'affetto dell'intera famiglia Moglia (cf MB 1,198; 206). Fu trattato come un figlio. In questa nitida e spaziosa cameretta egli riposava dopo le faticose giornate e poteva ritirarsi a studiare e pregare. L'ideale di diventare sacerdote non lo abbandonava mai, né aveva vergogna a palesarlo (cf MB 1, 200; 207). Una volta realizzato il suo sogno, accoglierà sempre i suoi antichi padroni come ospiti graditi (cf MB 1, 206-208).
Camillo Benso, conte di Cavour, primo Ministro nel 1852, fu la mente politica del progetto di unificazione dell'Italia. Stimava Don Bosco, e teneva ad assicurargli la sua totale disponibilità. Ma Io scontro durissimo tra Stato e Chiesa da lui voluto o sostenuto compromise l'antica amicizia. Rimase il rispetto reciproco.