- Home
- Search
Search
1908 items
-
Ulliana Giovanni
P. Ulliana in Thailandia -
Ulliana Giovanni
P. Ulliana in Thailandia -
Ulliana Giovanni
P. Ulliana in Thailandia -
Ulliana Giovanni
Famiglie dopo il rinnovamento spirituale (1982) -
Ulliana Giovanni
P. Ulliana con cresimati convertiti dal buddismo 21.02.1982 Thailandia -
Ulliana Giovanni
Famiglie dopo il rinnovamento spirituale (1982) -
Ulliana Giovanni
P. Ulliana (1984) -
Ulliana Giovanni
P. Ulliana (1984) -
Ulliana Giovanni
P. Ulliana (1984) -
Ulliana Giovanni
P. Ulliana (1984) -
Ulliana Giovanni
P. Ulliana (1984) -
Ulliana Giovanni
P. Ulliana (1984) -
Ulliana Giovanni
P. Ulliana (1984) -
Ultima foto di Don Bosco vivente (Carlo Deasti 1887) - DB3-116
La didascalia del biografo dice: L'ultima foto di Don Bosco, presa a Torino da Carlo Deasti, il 6 dicembre 1887. La data è improbabile, ma resta comunque l'ultimo documento fotografico di Don Bosco vivente. Serio, rigido, Don Bosco ha ceduto alle insistenze dei suoi figli che volevano assicurarsi ancora un ricordo della sua immagine, ma è chiaro come la malattia e la stanchezza hanno avuto la prevalenza sulla sua disponibilità. -
Ultima fotografia di Don Bosco vivente
CARLO FELICE DEASTI - Ultima fotografia di Don Bosco vivente - Torino 1887 - Originale, stampa al bromuro d’argento, cm 10,3 x 14,3, montata su cartoncino portaritratto, cm 11 x 16,5 grigio davanti con la scritta in rosso a stampa «C - Deasti - Via Gari -
Un 'antichissima officina di fabbro a Castelnuovo - DB1-089
Giovanni fu accolto nella casa del sarto e organista Giovanni Roberto, il quale gli insegnò la sua arte e anche la musica e il canto. Da lui imparò a suonare il cembalo e il violino. Giovannino ne ripagava l'ospitalità aiutandolo nel taglio e nel cucito (cf MB 1, 221; 232-233). Contemporaneamente, per guadagnarsi qualche soldo e comperarsi i libri, frequentò l'officina del fabbro Evasio Savio e imparò a maneggiare il mantice e l'incudine. Si preparava così, inconsciamente, al suo futuro di apostolo nelle scuole professionali (cf MB 1,234). -
Un cacico, un cardinale, un venerabile: mons. Cagliero e Namuncurà - DB3-018
La più grande opera dei missionari salesiani fu la difesa degli indios Araucani. Manuel Namuncurà, l'ultimo grande cacico di questo popolo, scelse i Salesiani come medìatorì di pace con l'esercito argentino. Depose le armi nel forte Roca il 15 maggio 1883. In un incontro con Don Cagliero, consacrato Vescovo missionario, gli affidò il giovane figlio Zefirino -
Un corridoio del Seminario - DB1-134
II proposito dì compiere esattamente il proprio dovere, che aveva preso al ritiro dell'inizio d'anno scolastico (ci MB 1,374), lo portò ben presto ad essere un'autorità morale e un modello per gli altri seminaristi (cf MB 1, 379). Insieme con alcuni amici fidati fondò anche un circolo scolastico, il cui scopo era di promuovere l'osservanza delle regole del seminario e l'approfondimento delle materie scolastiche... (cf MB1, 409). In questo corridoio il chierico Bosco tratteneva i suoi compagni in ricreazioni e conversazioni. -
Un vigneto - DB1-041
I vigneti, insieme alla stalla, erano la migliore risorsa della cascina. Perciò la sollecita cura delle viti costituiva la parte preponderante del lavoro. Bisognava potare, zappare, concimare, irrorare e dare lo zolfo e il verderame. E finalmente, dopo tanti mesi di fatiche, la vendemmia, sempre sperando che non venisse la grandine a distruggerla. -
Una finestra della veranda con grappoli d'uva - DB2-042
Alle finestre della galleria si affacciano i tralci delle viti con i grappoli che s'arrampicavano su dal cortile. Don Bosco li coglieva con gioia per offrirli ai suoi figli e benefattori. Nel 1886, con gesto gentile, non volle che si staccassero i grappoli prima dell'arrivo di mons. Cagliero dall'America. Era il suo primo missionario. -
Una pagina del registro dei cresimati - DB1-056
A quei tempi nei paesi di campagna l'amministrazione della Cresima non avveniva tutti gli anni. Nell'archivio della chiesa parrocchiale di Buttigliera d'Asti, si conserva l'elenco dei 72 cresimati del 1833, tra cui figura il nome di Giovanni Bosco (cf MB 1,277). Padrino per tutti il sindaco Giuseppe Marzano, e madrina Melina Giuseppina, contessa di Capriglio. -
Una stanza dell'abitazione di Don Calosso - DB1-061
In questa stanza gli studi di Giovanni progredivano rapidamente e bene. A Natale ho messo mano alla grammatica latina. A Pasqua iniziai le traduzioni. Facevo tanto progresso in un giorno col cappellano, quanto ne avrei fatto a casa in una settimana. Quell'uomo di Dio più volte mi disse: Non darti pensiero del tuo avvenire. Finché vivo non ti lascerò mancare nulla. E se muoio prowederò a te ugualmente (MB 40). -
Urbano Rattazzi (1808-1873) - DB3-033
Urbano Rattazzi, ministro degli interni nei governi Cavour. Un anticlericale duro, che però protesse sempre Don Bosco, consigliandogli la soluzione legale per fondare la sua Congregazione, senza pericolo di vedersela sopprimere. È stato Rattazzi a concedere a Don Bosco il permesso di portare a passeggio i ragazzi del carcere minorile della Generala, ricevendone una lezione di pedagogia. -
Urna della Mazzarello nella basilica di Maria Ausiliatrice. - DB3-054
La sua vita è diventata un esempio talmente significativo che la chiesa ha voluto proporlo all'attenzione di tutti i cristiani. Beatificata il 20 giugno 1951, la sua salma si venera nella Basilica di Maria Ausiliatrice, accanto a quella di Don Bosco. -
Urna di Don Bosco - DB2-079
La salma di Don Bosco riposa in un'urna di bronzo sopra un lettino di velluto rosso. I resti del suo corpo sono rivestiti dei paramenti sacerdotali donati dal papa Benedetto XV. Il volto e le mani sono stati modellati in cera dallo scultore Cellini. -
Valsalice, la casa imposta dall'Arcivescovo (1872) - DB3-007
Nel 1872 mons. Gastaldi, arcivescovo di Torino, chiamò Don Bosco e gli impose di prendere il collegio di Valsalice. Era un'opera per giovani aristocratici, in cui le finanze andavano a rotoli. Nonostante le relazioni già tese con l'Arcivescovo, Don Bosco si fece forza e rifiutò più volte: i Salesiani erano per i giovani poveri. Alla fine, per evitare un urto grave, accettò a denti stretti. Ma 15 anni dopo trasformò il collegio in Seminario per le Missioni. -
Vecchi palazzi di Torino - DB1-153
Don Bosco ebbe modo di conoscere la situazione della povera gente e soprattutto dei giovani a Torino. Studente al Convitto percorreva le strade dei quartieri poveri, e visitando le soffitte e le abitazioni degli immigrati ebbe ben presto occasione di vedere e vivere scene di miseria e violenza di cui erano protagonisti e vittime innumerevoli giovani (cSMB 2, 57-59; 64-65). -
Veduta autunnale della Borgata - DB1-050
Un giorno di fine autunno 1829, lo zio materno Michele, passato di là a trovare il nipote e saputo che persisteva vivo in lui il desiderio di continuare gli studi, volle che tornasse a casa: avrebbe provveduto lui a farlo studiare. I Moglia soffrirono molto per la sua partenza (cf MB 1, 205s), ma Giovanni, acceso di nuova speranza, diede l'addio a quei luoghi a lui cari. Più tardi definirà il periodo passato alla cascina Moglia tra i più belli della sua giovinezza. -
Veduta di Buttigliera - DB1-053
A 4 chilometri dai Becchi esiste un importante centro agricolo: Buttigliera d'Asti. Giovanni vi andava con la famiglia per le fiere e i mercati. Ma questo paese è legato alla nostra storia per un avvenimento particolare: il Giubileo, indetto da Pio VIII nel 1829. A Buttigliera si tennero predicazioni straordinarie che videro Giovanni assiduo ascoltatore. Aveva allora quattordici anni. Una di quelle sere, tra il 5 e il 7 novembre, sulla via del ritorno, egli si incontrò con Don Giuseppe Calosso, cappellano di Morialdo. Il sacerdote, colpito dalla vivacità del ragazzo, l'invitò a ripetergli il sunto della predica udita. L'esatta ripetizione fece strabiliare il cappellano: dopo altre domande, invitò Giovanni a casa sua (cf MB 1,178). -
Veduta di Castelnuovo - DB1-065
L'inserimento nel nuovo ambiente, gli costò molti sacrifici. A questo si aggiunga la fatica gravosa di andare e venire da casa quattro volte al giorno, il che significava ogni giorno 20 chilometri a piedi. -
Veduta di Castelnuovo - DB1-083
Castelnuovo d'Asti è un popoloso e importante centro viti-vinicolo. Oltre che di Don Bosco, è patria di san Giuseppe Cafasso, del canonico Giuseppe Allamano (fondatore dei Missionari della Consolata) e del cardinale Giovanni Cagliero, capo della prima spedizione missionaria salesiana. -
Veduta di Chieri - DB1-103
Terminate le scuole primarie a Castelnuovo, mamma Margherita decise di inviare Giovanni a Chieri, l'industriosa cittadina a 12 km da Castelnuovo, sulla strada che porta a Torino. Lì avrebbe frequentato il ginnasio nella scuola pubblica chiamata Collegio reale. Così il 4 novembre 1831, col fagottino della biancherìa, un sacchetto di farina e uno di granoturco, madre e figlio partirono alla volta di Chieri (et MB 1,249). Colà attraversarono via Maestra per cercare un negozio in cui vendere le derrate. -
Veduta di Moncucco - DB1-046
Nei giorni di festa il lavoro dei campi si fermava. Ma Giovanni non conosceva riposo. La domenica mattina, prestissimo, prese ad andare a Moncucco per confessarsi, ascoltare la Messa e fare la Comunione. Ben presto, avuta l'approvazione del parroco Don Cottino, organizzò come un piccolo oratorio, radunando i giovani per buona parte della giornata, intrattenendoli con la sua inventiva e serenità e guidandoli nella preghiera. Rientrava in cascina alla sera, cantando felice, pur nella sua stanchezza (cf MB 1, 195; 202). -
Veduta di Moncucco (campo lungo) - DB1-045
A circa un'ora di cammino dalla cascina Moglia, attraverso sentieri in mezzo alle colline, si raggiungeva il paese di Moncucco. Là dovevano recarsi gli abitanti della borgata per la Messa domenicale. Ma questo non poteva bastare a Giovannino, sempre assetato di Dio. -
Veduta di Montechiaro - DB3-065
Dal 1859, le passeggiate cambiarono formula: invece di tornare ogni sera ai Becchi, i ragazzi facevano tappa e pernottavano in paesi diversi. E fu così che raggiunsero Canterano, dove il 3 ottobre del 1859 si esibirono in una recita farsesca, intitolata Gianduia; e poi Cortandone, Cortazzone e Montechiaro. -
Veduta generale delle camerette, cuore di Valdocco - DB2-036
Quando i pellegrini entrano in Valdocco, corrono con lo sguardo lassù, dove sono conservate con geloso amore le camerette di Don Bosco e i suoi ricordi. Ai piedi dell'edificio, dov'era l'orto di mamma Margherita, sorge il monumento a Don Bosco. Lo scultore Cellini ha cercato di fissare nel bronzo il volto sereno e il sorriso buono che incantava i suoi ragazzi. -
Veduta generale delle costruzioni a lato delle camerette - DB2-120
Con l'entrata in funzione dei nuovi edifìci, il numero dei ragazzi ospitati in Valdocco potè toccare il numero di 800. Stupisce il pensiero che in pochi anni Don Bosco, senza denari, abbia potuto realizzare opere così imponenti per i suoi ragazzi. -
Veduta invernale di Moncucco e della borgata Moglia - DB1-028
Ma ben presto la situazione divenne di nuovo insostenibile, e nel febbraio 1828, con un involtino sotto il braccio e la benedizione della mamma, Giovanni si mise di nuovo in cammino, in cerca di lavoro, pane e tranquillità. Questa immagine di aridità e freddo dà un'idea dell'ambiente e del clima che accolse il ragazzo. Provò a Moriondo. Molti lo commiserarono, ma nessuno lo volle accettare. Bussò a diverse cascine che costellavano le terre attorno a Moncucco, ma non ebbe sorte migliore... -
Verbale di fondazione della Congregazione Salesiana e taccuino di Don Rua - DB2-136
In questo clima di famiglia Don Bosco si sceglie i primi aiutanti. Questa pagina di taccuino di Michele Rua registra la nascita dei Salesiani: La sera del 26 gennaio 1854 ci radunammo nella stanza di Don Bosco: esso Don Bosco, Rocchietti, Artiglia, Cagliero e Rua; e ci fu proposto di fare... una prova di esercizio pratico di carità... Da tale sera fu posto il nome di Salesiani a coloro che si proposero... tale esercizio. -
Viale Torino, luogo della sfida tra Giovanni e il saltimbanco - DB1-117
Il saltimbanco era sicuro di vincere. La prima gara fu una corsa che si svolse lungo questo viale, su un percorso di circa 2.500 metri. Scommessa: 20 lire (raccolte per Giovanni dai membri della Società dell'Allegria). Il saltimbanco accettò anche la condizione che, se fosse stato battuto, non avrebbe più disturbato le funzioni sacre. Risultato: Giovanni stravinse, umiliando l'avversario che si ritirò prima del termine della corsa (cf MB 1, 313). -
Vicolo dal quale Don Bosco spedì due canonici al manicomio - DB1-161
L'opera svolta da Don Bosco era veramente qualcosa di inaudito. I suoi grandiosi progetti per l'avvenire erano poi tali da lasciare sconcertati anche i più ottimisti e ricchi di fantasia. Ci fu chi cominciò a dubitare del suo equilibrio mentale. Parecchi amici e collaboratori lo abbandonarono (cf MB 2, 412; 416). Due zelanti canonici tentarono anche d'inviarlo al manicomio. Ma Don Bosco, intuendo le loro intenzioni, riuscì a spedire loro stessi, almeno per qualche ora... Ciò bastò per rassicurare molti sulla stato della sua salute mentale. Per questo vicolo passò la carrozza nella quale erano stati rinchiusi i due canonici troppo zelanti (cf MB 2, 414-416). -
Vignale, castello dei conti Collari - DB3-076
Fra tutti gli insigni e illustri benefattori di Don Bosco, spiccano i conti Callori di Vignale, ai quali Don Bosco inviò ben 57 lettere. In questo castello i ragazzi dell'Oratorio trascorsero sei indimenticabili giornate nell'ottobre 1862. La festa del Sacro Cuore di Maria fu il punto culminante per tutti, sia in senso religioso che folcloristico. La grande chiesa era affollatissima. Da tutti era attesa la predica di Don Bosco, che commosse fino alle lacrime il parroco Don Sereno. A sera fuochi di artificio e ascensione di palloni. Don Bosco, alla buona notte, annunciò che un giovane sarebbe morto all'Oratorio di Torino. La notizia non turbò affatto l'atmosfera gioiosa della festa: i ragazzi di Don Bosco a queste profezie erano abituati. -
Vigneto colpito dalla grandine al Sussambrino - DB1-075
Nelle Memorie Biografiche si parla delle carestie che infierirono sulle popolazioni del Piemonte, durante la giovinezza di Don Bosco. Esse erano causate sovente dalla brina, dalla siccità e dalla grandine. La brina o il gelo nella tarda primavera bruciavano i teneri germogli delle viti e delle piante da frutta. Un altro grave pericolo era costituito dai grandi temporali estivi. In pochi secondi la grandine poteva distruggere il raccolto di un anno. Ecco una desolante immagine dei vigneti della cascina Sussambrino dopo una di queste tremende grandinate (1984). Ai contadini, non restava che confidare nella divina Provvidenza. -
Villa San Secondo - DB3-066
Don Bosco e i suoi ragazzi furono particolarmente affezionati a Villa San Secondo e vi fissarono l'accampamento due volte. -
Vite di giovani modello: Savio, Magone, Besucco - DB2-177
Don Bosco ebbe nell'Oratorio dei ragazzi splendidi, veri piccoli santi. Tre di essi morirono a distanza di pochi anni l'uno dall'altro: Domenico Savio, Michele Magone, Francesco Besucco. Egli ne scrìsse le biografie, perché diventassero modelli di altri giovani. Ebbero un'efficacia straordinaria, e ancor oggi sono letti con interesse e commozione. -
Volto (particolare - Giuseppe Sartori, 1878) - DB3-099
Ecco il primo piano, ricavato da una foto di Giuseppe Sartori: dal volto traspare serenità e un pizzico d'arguzia. -
Volto di Don Bosco - DB2-080
Ecco il volto di Don Bosco. Un volto che ha sorriso a migliaia di ragazzi, comunicando la gioia della vita cristiana. Un volto che ha saputo soffrire perché i giovani avessero su questa terra meno fatica per vivere, e una visione di Cielo nel punto della loro morte. Il volto di un uomo di Dio. -
Zappare le viti - DB1-035
La primavera segnava l'inizio dei lavori pesanti. In questa stagione infatti si iniziava a fare lo scasso e a piantare le viti, a vangare, a potare, a legare i tralci ai pali e a zappare. Giovanni Moglia aveva condotto il giovane Bosco una mattina a piantare quattro nuovi filari di viti. Ad un dato momento il ragazzo, stanco, disse che non ne poteva più dal mal di schiena e alle ginocchia, dovendo lavorare tutto curvo. Esortato a riprendere il lavoro, ad un tratto disse: Queste viti che io sto legando, faranno l'uva più bella, daranno il miglior vino e in maggiore quantità, e dureranno più delle altre (MB 1, 206).















































