- Home
- Search
Search
2536 items
-
Luogo dove la Madonna posò il piede - DB2-086
Don Bosco narrò: In sogno una Signora mi disse: In questo luogo, dove i gloriosi martiri di Torino Avventore e Ottavio soffrirono il loro martirio, io voglio che Dio sia onorato in maniera specialissima. Così dicendo avanzava un piede posandolo sul luogo del martirio. Me lo indicò con precisione. Don Bosco ricordava quel punto, e lo additò durante gli scavi. Ora quel punto è segnato sul pavimento da una croce dorata. -
Mamma Margherita - DB2-005
Don Bosco andò in convalescenza ai Becchi. Tornò il 3 novembre non più solo, ma accompagnato da mamma Margherita. A 58 anni questa anziana contadina divenne la mamma dell'Oratorio. -
Manoscritto delle Regole e prima stampa - DB2-139
Le Regole, che Don Bosco diede ai suoi Salesiani, furono ispirate da queste parole di Pio IX: Siano miti e di facile osservanza. La foggia del vestire, le pratiche di pietà non vi facciano distinguere in mezzo al mondo. Ogni membro della Società sia un religioso in faccia alla Chiesa e un libero cittadino nella civile società. (Nella diapositiva una pagina manoscritta delle Regole e la stampa del 1860). -
Mappa dell'Oratorio dal 1847 al 1851 - DB2-007
Dal 1846 al 1851 l'opera di Don Bosco si estese. Alla tettoia Pinardi (A) si aggiunse la casa Pinardi (B) dove Don Bosco nel 1851 ospitava ormai una trentina di giovani interni. Essi, con i ragazzi dell'Oratorio, giocavano in cortili sempre più vasti (C, D, F). Mamma Margherita aveva trasformato in orto un vasto tratto di prato: vi piantava lattughe e pomodori per arricchire la poverissima mensa dei ragazzi (E). -
Marchesa Giulia Barolo (1785-1864) - DB3-027
La marchesa Giulia Francesca di Colbert, sposa del marchese Carlo Tancredi Fallet-ti di Barolo, sindaco di Torino nel 1825, era una donna molto conosciuta e rispettata nell'aristocrazia torinese. Rimasta vedova, la marchesa si impegnò in molte opere di asistenza sociale, in prevalenza destinate a donne e ragazze in difficoltà. Accolse Don Bosco come cappellano pensando di poterlo avere in seguito come direttore spirituale del suo Ospedaletto. Ma i progetti di Don Bosco non coincidevano con i suoi. Non si giunse alla rottura, ma il rapporto della Marchesa con Don Bosco progressivamente si raffreddò. -
Marsiglia (1878) - DB3-009
A Marsiglia le strade sono piene di ragazzi abbandonati. Don Bosco, nel 1878, vi manda dodici Salesiani. La casa è poverissima. I primi otto ragazzi sono sistemati nel granaio. Ma è un'opera benedetta da Dio, e alcuni anni dopo i ragazzi ospitati sono duecento. -
Mietere il grano - DB1-038
Ma il lavoro che richiedeva maggior fatica era la mietitura del frumento e dei cereali sotto il cocente sole estivo. Con la schiena curva, la falce in mano e il corpo bagnato di sudore, i contadini falciavano il grano a grosse manciate e lo componevano in fasci, detti covoni. I violenti acquazzoni e ancor più le grandinate erano i pericoli peggiori di questa stagione. La violenza delle intemperie, infatti, rischiava di vanificare il lavoro di un intero anno rovinando, interamente o in parte, il raccolto, con conseguenti, terribili carestie, ricordate più volte negli annali dell'agricoltura astigiana, ma anche nelle Memorie Biografiche di Don Bosco. -
Mirabello Monferato - DB3-070
Partiti da Casale toccarono San Germano, dove un'allegra bicchierata si trasformò in disastro per la rottura di una damigiana; poi attraversarono Occimiano, patria di quel grande missionario che fu Don Evasio Rabagliati, apostolo dei lebbrosi della Colombia. A Mirabello erano ad attenderli le autorità e la popolazione al gran completo. La famiglia Provera diede ospitalità ai 100 ragazzi per tre giorni. Trascorsero la festa della Maternità di Maria in un clima di grande entusiasmo. In questa occasione furono avviate con i Provera le trattative per la fondazione del primo collegio salesiano. -
Missione di Don Bosco tra i giovani - DB3-194
La missione salesiana — raccontata negli affreschi del prof. Luigi Zonta, salesiano laico — assume il giovane come protagonista della sua crescita e della sua salvezza e punta ad una scelta chiara e consapevole della fede. Per questo l'Eucaristia e la devozione mariana ne sono i capisaldi irrinunciabili. -
Mondonio - DB3-064
Il piccolo cimitero di Mondonio, che conservava le spoglie di Domenico Savio era uno dei luoghi più cari. Accolti da papà Carlo Savio e da mamma Brigida, i ragazzi dell'Oratorio venivano qui ogni anno in pellegrinaggio, per pregare sulla tomba del loro caro amico. -
Mons. Alessandro Riccardi (vescovo di Torino dal 1867 al 1870) - DB3-035
Monsignor Riccardi dei Conti di Netro, successore di monsignor Fransoni, aveva fatto dei progetti su Don Bosco, che considerava un amico, e pensava di affidargli i seminari di Giaveno e di Bra, nel programma di ristrutturazione della diocesi. Ma Don Bosco aveva già fondato la sua Congregazione religiosa e non potè soddisfare il desiderio del suo vescovo, che non mancò, in seguito, di fargli pesare la cosa. -
Mons. Giacomo Costamagna - DB3-022
Don Costamagna, seguendo un reparto dell'esercito argentino, fu il primo salesiano a raggiungere la favolosa terra degli indios, la Patagonia. Era il 24 maggio 1879. Scrìsse: Alle 16,34, nel momento in cui il sole tramontava dietro la Cordigliera, mettevo piede sulle sponde della Patagonia. E intonai dal fondo del cuore un inno di grazie alla nostra cara madre l'Ausiliatrice, nel giorno della sua festa. -
Mons. Giuseppe Fognano, el capitan bueno - DB3-019
Don Fagnano fu il primo parroco di Patagònes, un agglomerato di abitazioni sul Rio Negro. Nello spazio di dieci mesi tirò su due scuole per ragazzi e ragazze, tra cui i figli di indios. Patagònes divenne il punto strategico da cui missionari itineranti s'inoltravano per vallate, colline e montagne, a visitare i toldos degli indios e la fazen-das dei coloni bianchi. -
Mons. Lorenzo Gastaldi (vescovo di Torino dal 1871 al 1883) - DB3-036
Monsignor Lorenzo Gastaldi, vescovo di Saluzzo, fu messo a capo della diocesi di Torino da Pio IX, su espresso consiglio di Don Bosco. I due erano amici di famiglia; la madre del vescovo aveva lavorato per molti anni all'Oratorio e considerava Don Bosco come un figlio. Nonostante questo, la relazione del vescovo con Don Bosco si caricò progressivamente di incomprensioni e di tensioni, anche per effetto di calunnie e maldicenze. Per Don Bosco fu una delle esperienze sacerdotali più drammatiche -
Mons. Luigi Fransoni (vescovo di Torino dal 1832 al 1862) - DB3-028
Mons. Luigi Fransoni, vescovo di Torino dal 1832, ordinò sacerdote Don Bosco il 5 giugno 1841. La stima del vescovo per il suo giovane prete fu sempre molto grande e divenne anche partecipazione diretta alla vita dell'Oratorio, che definì la parrocchia dei ragazzi senza parrocchia. Deciso oppositore della politica liberale e dell'anticlericalismo dominante, monsignor Fransoni pagò di persona la sua coerenza di pastore. Esiliato, arrestato ed espulso dal Piemonte, morì esule a Lione nel 1862 -
Monte dei Cappuccini: una delle mete domenicali degli oratorìani - DB1-169
La domenica, dalla piazza dei Molini, Don Bosco guidava i suoi ragazzi a qualche chiesa appena fuori Torino: a Sassi, alla Madonna del Pilone, al Monte dei Cappuccini... E là meravigliavano la gente e i religiosi per il loro contegno devoto durante la Messa e per il gran numero che si confessava e si comunicava (cf MB 2, 339s). Usciti di chiesa Don Bosco distribuiva pane e companatico e i ragazzi davano inizio a divertimenti animatissimi che duravano fino a sera. -
Montemagno - DB3-074
Seconda tappa fu Montemagno, dove risiedevano i marchesi Fassati, attivissimi cooperatori salesiani. Riconoscente per i loro continui aiuti, Don Bosco ritornerà spesso e volentieri nella loro casa di villeggiatura. Nei pressi del santuario della Madonna di Valutò, stava giocando un ragazzo dai capelli rossi, scalzo e senza giacca. Partì di scatto quando sentì la banda, salì in paese e, a furia di gomitate, si piantò davanti a Don Bosco, che lo catturò immediatamente. Era Luigi Lasagna; entrato all'Oratorio, si fece salesiano e divenne missionario e vescovo in America Latina. -
Montemagno, la chiesa parrocchiale - DB3-075
Montemagno è un paese rurale dall'aria nobile. Oltre al maestoso castello, è caratteristica la chiesa parrocchiale, nella quale Don Bosco predicò più volte, sia in occasione del triduo dell'Assunta che in quello deUa Natività di Maria. Nel 1864, dopo tre mesi di aspra siccità, le sue preghiere unite a quelle del popolo ottennero il miracolo di un'improvvisa e abbondante pioggia ristoratrìce. -
Monumento a Don Bosco sulla piazza di Maria Ausiliatrice (Gaetano Cellini, Torino, 1920) - DB3-138
Per concludere, ecco la più famosa interpretazione dell'opera di Don Bosco in versione scultorea. Commissionato dagli exallievi salesiani di tutto il mondo allo scultore Gaetano Cellini di Ravenna, il monumento è stato inaugurato il 23 maggio 1920. Chi arriva a Torino e scende in piazza Maria Ausiliatrice non può fare a meno di fermarsi ad ammirarlo. La figura di questo prete ha un fascino tutto particolare, quello che ha fatto esclamare a Paul Claudel: Don Bosco, bastava guardarlo. -
Monumento a Don Bosco, in Castelnuovo - DB1-101
A perenne ricordo della sua presenza e della sua attività, i concittadini di Castelnuovo eressero a Don Bosco questo bellissimo monumento raffigurante il santo che stringe a sé un giovane delle sue terre e un figlio delle missioni patagoniche. Il monumento, in marmo bianco di Carrara, è opera dello scultore Antonio Stuardi di Poirino. Inaugurato nel 1898, è il primo monumento eretto a Don Bosco. Sullo sfondo, in alto, il palazzo delle scuole elementari a lui dedicate, costruite sulla stessa area in cui sorgevano le scuole che aveva frequentato. Sempre in suo onore, nel 1934 Castelnuovo d'Asti cominciò ad essere chiamato Castel-nuovo Don Bosco. -
Mornese - DB3-043
Mornese, centro agricolo dell'Alessandrino, di orìgine medioevale. Un paese come tanti, se nella sua storia non fosse entrata la personalità di Don Bosco e l'allegrìa dei suoi ragazzi, che ne fecero la méta di una memorabile scampagnata, nel 1864. La gente di Mornese — lo afferma Don Bosco stesso — aveva due sole passioni: il lavoro e la fede. -
Mornese - DB3-078
Lasciata Genova, dalla stazione ferroviaria di Serravalla Scrivia raggiunsero a piedi Mornese passando per Gavi. Li aveva invitati Don Pestarino, salesiano esterno, che intendeva presentare a Don Bosco il piccolo gruppo delle figlie dell'Immacolata. Don Bosco indirizzò loro calde e incoraggianti parole. Tra tutte la più affascinata fu Domenica Mazzarello, la futura confondatrice delle figlie di Maria Ausiliatrìce. Da quel giorno ella si mise totalmente nelle mani del santo. In una gita a Lerma il sacerdote genovese Giovanni Battista Lemoyne, conquistato dalla santità di Don Bosco, decise di lasciare tutto e di seguirlo. Otto giorni dopo lo raggiunse a Torino. Diventerà uno dei suoi migliori collaboratori e il suo più grande biografo. Dopo il 1864, queste straordinarie esperienze di vita comune e di stile educativo non furono più ripetute. Restano nella memoria della Congregazione Salesiana come una testimonianza deha santità di Don Bosco. -
Nizza, la prima opera in Francia (1875) - DB3-008
Nel 1875 i Salesiani fanno la prima puntata fuori d'Italia, a Nizza. Gli abitanti della città vogliono bene a Don Bosco, chiedono i Salesiani, ma hanno solo una casa vecchia e rattoppata per ospitarli. Don Bosco accetta lo stesso: Le opere di Dio, se sono necessarie, bisogna iniziarle senza timore. I mezzi materiali Dio li manderà. -
Oggetti raccolti sulla mensa dopo la morte di Don Bosco - DB2-057
Queste stoviglie, dono di benefattori, erano sul tavolino di Don Bosco durante la sua ultima malattia. -
Pancrazio Soave invita Don Bosco a visitare la tettoia Pinardi (dipinto) - DB1-176
Ma arrivò anche lo sfratto dei fratelli Filippi, preoccupati per l'erba del loro prato (cf MB 2, 404). Il 5 aprile 1846, Domenica delle Palme, fu per Don Bosco un'agonia da Getsemani. Si appartò dai suoi amici, e quando si sentì solo ruppe in singhiozzo (cf MB 2, 422). Ma proprio nel momento di maggiore abbattimento un ometto di nome Pancrazio Soave gli balbettò un invito: Venga a vedere una casa per il suo laboratorio. Don Bosco lo seguì rincuorato. Trovò soltanto una povera tettoia, bassa, appoggiata sul lato Nord della casa Pinardi e con un muretto tutto attorno che la trasformava in una specie di baracca. Serviva come magazzino a un cappellaio e alle lavandaie. Don Bosco fu sul punto di rifiutare. Ma quando Pi-nardi capì che Don Bosco voleva farne una cappella, fece delle grosse promesse: scavare il terreno di 50 cm, fare il pavimento di legno, fornire la tettoria di porte e finestre, il tutto in una settimana. Don Bosco gli diede 320 lire di affitto. -
Panorama col paese di Lu - DB3-071
Ogni punto elevato dei colli monferrini, graziosi, feraci e salubri, è il centro d'un panorama dei più belli... Così appare Lu con la sua torre romanica. I ragazzi di Don Bosco raggiunsero questo paese il 14 ottobre 1861, nel pomeriggio. Saliti sulla torre salutarono la popolazione con un concerto bandistico. Lu darà alla Congregazione Salesiana numerose vocazioni, prima fra tutte Don Filippo Rinaldi, terzo successore di Don Bosco. -
Panorama del Monferrato visto dai Becchi - DB3-057
Parroci e nobili benefattori offrivano ai giovani ospitalità. Generalmente dormivano sui fienili o in stanzoni su uno strato di paglia. La prima mèta era sempre Castelnuo-vo, dove il teologo Cinzano preparava un'enorme polenta gialla con un succoso contorno di salsicce e generoso vino. -
Papa Leone XIII (Gioacchino Pecci, papa 1878 al 1903) - DB3-037
Successore di Pio IX, Leone XIII comprese subito l'importanza dell'opera di Don Bosco per la Chiesa. Volle essere iscritto tra i Cooperatori salesiani e affidò a Don Bosco il completamento della basilica del Sacro Cuore in Roma: un'impresa ai limiti dell'impossibile. In occasione della consacrazione della Basilica, Leone XIII espresse così la sua amicizia: Io vorrei essere tutto per i Salesiani... Dio stesso vi guida e sostiene la vostra Congregazione. Ditelo, scrivetelo, predicatelo. -
Papa Pio IX (Giovanni Mastai-Ferr etti, papa dal 1846 al 1878) - DB3-029
D cardinale Giovanni Mastai-Ferretti fu eletto papa nel giugno del 1846. È quel Pio IX, protagonista di una delle pagine più movimentate e controverse della storia italiana. Amicissimo di Don Bosco, ne incoraggiò l'opera, lo consigliò di fondare la Congregazione Salesiana e al suo parere ricorse in momenti delicatissimi, trovando nel prete di Torino un sostenitore deciso e un consigliere intelligente. A Pio IX, direttamente, si deve l'approvazione definitiva delle Regole della Congregazione Salesiana. -
Papa Pio XI (Achille Ratti, papa dal 1922-1939) - DB3-042
L'amicizia di Achille Ratti con Don Bosco risaliva al 1883, anno in cui egli era venuto a Torino per visitare l'opera salesiana. Cordialità e simpatia nacquero subito tra l'anziano educatore e il giovane prete. Fu proprio Achille Ratti, divenuto Papa Pio XI, a beatificare e a canonizzare Don Bosco. -
Papa san Pio X (Giuseppe Sarto, papa dal 1903 al 1914) - DB3-038
Il canonico Giuseppe Sarto, poi papa Pio X, conobbe l'opera di Don Bosco nel 1875, ed ebbe modo di sperimentare personalmente la grande povertà in cui si viveva all'Oratorio. Sarà il Papa che renderà ufficiale la pratica della comunione frequente, che Don Bosco aveva già da anni adottato con i suoi giovani. Per volontà di Giovanni XXIII, condividerà con Don Bosco una giornata di gloria, I'll maggio 1959: le urne contenenti i corpi dei due santi furono portate in trionfo assieme per le vie di Roma. -
Particolare - DB3-178
L'affresco racconta i momenti salienti del sogno, nel quale Don Bosco si vede assegnare da due personaggi misteriosi il campo del suo futuro apostolato: i giovani. Il bambino non capisce e si sveglia piangendo, ma da quel sogno avrà inizio la sua splendida avventura di educatore e di sacerdote. -
Particolare - DB3-181
Una bravura eccezionale ma anche una intuizione eccezionale per un ragazzo: trasformare questa sua passione in un mezzo di apostolato. Era bravo come uomo di spettacolo ed era severo come organizzatore: chi bestemmiava, faceva cattivi discorsi, o non prendeva parte alle pratiche religiose non era ammesso ai divertimenti. -
Particolare della camera - DB2-044
Una scaletta di legno aiutava le sue gambe gonfie a salire e scendere dal letto. Un campanello il cui filo scorreva sopra il letto, serviva da richiamo in caso di necessità. -
Pianta degli edifici dell'Oratorio negli anni 1860 - DB2-112
Le cinque planimetrie raffigurano com'era l'Oratorio vent'anni dopo l'arrivo di Don Bosco a Valdocco, prima che sorgesse il Santuario di Maria Ausiliatrice: al piano sotterraneo le cucine e i refettori; a pian terreno la chiesa di San Francesco di Sales e cinque laboratori; al primo piano le camerate e gli uffici; al secondo piano gli archivi e altri uffici. -
Pianta di Chieri con i luoghi frequentati da Giovanni Bosco - DB1-105
Giovanni si trattenne a Chieri ben 10 anni, e durante quel perìodo cambiò abitazione diverse volte. In questa mappa del 1855 vediamo segnati in rosso i posti dove abitò e che frequentò in quel periodo. I numeri e le didascalie al lato destro inferiore ne rendono facile la localizzazione. 1. Scuole pubbliche frequentate da Giovanni negli anni 1831-1835. 2. Casa Marchisio - pensione Matta (1831-33). 3. La stalla del signor Cavallo. 4. Caffè Pianta (1833-1834). 5. Casa del sarto Cumino (1834-1835). 6. Chiesa di Sant'Antonio, officiata dai Gesuiti. 7. Convento francescano La Pace. 8. Duomo di Chieri. 9. Casa Bertinetti dove Giovanni sostenne l'esame per la vestizione chiericale. 10. Chiesa di San Filippo e seminario. 11. Albergo del Muletto. 12. Casa del cav. Concila. 13. Casa della bilocazione 14. Il Tepice. -
Piazza d'Armi (ora Cavour) con l'insegna del Muletto - DB1-119
Piazza d'Armi, ora Cavour, era la più importante della città e vi si svolgevano gli avvenimenti più significativi: il mercato, le fiere, le esibizioni dei saltimbanchi e dei ciarlatani. Questo dipinto del Gonin (1859), che rappresenta l'arrivo delle truppe francesi, si trova nel Comune di Chieri. Esso riproduce la scenografia architettonica della piazza come la vide Giovanni Bosco. Sul lato sinistro del quadro si vede l'insegna dell'albergo del Muletto, ora Caffé Nazionale. In questo albergo, nel 1835, ebbe luogo il pranzo di Giovanni con 22 compagni, pagato dal vinto saltimbanco. Quel fatto rimase memorabile (cf MB 1, 315). -
Piazza di S. Guglielmo, oggi piazza Mazzini - DB1-123
Sulla piazza San Guglielmo, ora piazza Mazzini, si affacciano alcuni edifici ricchi di memorie: • Casa Marchisio, ove lo studente Giovanni Bosco fu a pensione negli anni scolastici 1831-1833 presso Lucia Pianta vedova Matta. • Via San Giorgio. Al n. 2 c'era il laboratorio del falegname Bernardo Barzocchino, presso cui Giovanni dopo le lezioni si recava a dare una mano. • D vecchio palazzo civico, dove Giovanni prese parte alle accademie in onore del sindaco e della cittadinanza. • La casa che fu abitata dal can. Giuseppe Maloria, per dieci anni direttore spirituale di Giovanni Bosco. Qui abita ancora (1984) una pronipote di Luigi Bolmida. -
Piazza Vittorio: Don Bosco ritorna - DB3-086
L'imponenza della manifestazione si può cogliere in questo passaggio del corteo in piazza Vittorio, una delle piazze più grandi dell'Europa di allora. Il gruppo molto folto delle autorità religiose e civili quasi scompare in mezzo alla marea di folla; ed è ancora folla, quando l'urna raggiunge la piazza della basilica, attesa dall'aristocrazia cittadina e dai rappresentanti del governo. -
Piccolo scrigno e chiave del tempo di Don Calosso - DB1-062
Un improvviso attacco cardiaco aveva lasciato Don Calosso privo di parola e semiparalizzato. Accorso al capezzale del morente, Giovanni ricevette da lui la chiave di uno scrigno in cui custodiva gelosamente i suoi risparmi. Quei soldi gli sarebbero serviti per continuare gli studi. Tale era stata la promessa e l'ultimo desiderio di Don Calosso. Ma di fronte alle richieste dei parenti del defunto, Giovanni vi rinunciò con dignità, confidando solo nella Provvidenza (cf MB 1, 216-218). -
Pio XI e lo stendardo alla loggia dì San Pietro - DB3-089
La gloria del nuovo santo è una sintesi della sua missione e della sua opera: portare tutti ai piedi del Cristo risorto. Una giornata eccezionale, che anche la stampa vaticana sottolinea, perché mai si era assistito ad una canonizzazione in un contesto così significativo e in un ambiente di gioia così straordinario. -
Porta d'ingresso alla sacrestia della chiesa di San Filippo - DB1-137
Attraverso questa sacrestia, ogni mattina giovanili Bosco e i suoi compagni più fervorosi passavano dal seminario alla chiesa di San Filippo per fare la comunione. Questo gesto di pietà eucaristica costava la rinuncia alla colazione. In questo modo ho potuto frequentare assai più la comunione, che posso chiamare il più efficace alimento della mia vocazione (cf MB 1, 378). -
Porta Palazzo: una delle piazze dove si radunavano i ragazzi dell 'Oratorio - DB1-167
Porta Palazzo era ed è tuttora una piazza tipica di Torino, dove venditori e compratori si incontrano per ogni genere di commercio. Anche Don Bosco la frequentava, e sovente riceveva doni per i suoi birichini, che anche là si radunavano. Colui che prepara il nido agli uccelli non ci dimenticherà , aveva detto ai giovani nel lasciare la chiesa dei Molassi. I trecento amici gli si stringevano intorno con fiducia. Ma la realtà era ben dura. Ai giovani non restavano ormai che alcune piazze di Torino come luoghi di convegno e i prati oltre la Dora per giocare (cf MB 2, 338-341). -
Porta secondaria, che ricorda la moltiplicazione dei pani - DB2-023
Vicino a questa porta laterale, da cui uscivano i ragazzi dopo un ritiro spirituale, il 22 ottobre 1860 Don Bosco operò un prodigio. Francesco Dalmazzo, che fu testimone, affermò sotto giuramento: Quando arrivò Don Bosco a distribuire il pane, guardai nel cesto e vidi che conteneva una ventina di pagnotte... -
Portamonete di Don Bosco e otto soldi del suo tempo - DB2-055
I soldi furono sempre il tormento di Don Bosco. Non ne ebbe mai abbastanza per il pane e gli abiti dei suoi giovani, per la costruzione delle sue case e per le macchine dei suoi laboratori. La Provvidenza arrivò in suo aiuto, ma quasi sempre con quel quarto d'ora di ritardo che lo faceva tanto penare. -
Portico e stalla della canonica di Don Dassano - DB1-090
Mentre frequentava le scuole di Chieri, nelle vacanze del 1832 il parroco di Castelnuovo Don Dassano lo vide custodire due vacche al pascolo col libro di un autore classico in mano. Conoscendo che Giovanni desiderava avere ripetizioni, si offrì di fargli delle lezioni sui classici latini. Giovanni lo ripagò facendogli un po' da stalliere e accudendo il suo cavallo. In questo modo ebbe anche l'occasione di diventare un buon cavallerizzo (cf MB 1, 273). -
Pozzo nel cortile di casa Occhienti - DB1-008
L'acqua per il fabbisogno quotidiano e per abbeverare le bestie veniva attinta da questo pozzo, che si trova nel cortile della casa. Da notare il caratteristico arganetto sostenuto da un tronco d'albero e azionato a mano, con una manovella di ferro. La robusta corda, collegata ad una catena, sosteneva il secchio usato per attingere l'acqua. -
Prima foto della chiesa di M. Ausiliatrice con scorcio di S. Francesco - DB2-061
Nell'ottobre 1844 Don Bosco ebbe un sogno: Una pastorella mi invitò a guardare a mezzodì. Vidi un campo... Guarda di nuovo, mi disse, e guardai di nuovo. Allora vidi una stupenda ed alta chiesa. Nell'interno era una fascia bianca in cui a caratteri cubitali era scritto: Qui è la mia casa, di qui uscirà la mia gloria. Era il primo impulso a costruire il Santuario di Maria Ausiliatrice. -
Primo piano del volto di Don Bosco (dal gruppo di Barcellona, 1886) - DB3-130
Fissiamo ancora lo sguardo su questa ultima foto della serie dei ritratti per imprimerci negli occhi e nel cuore il volto sereno e amabile di Don Bosco. -
Profilo di Don Bosco morto (Carlo Deasti, 1888) - DB3-129
La morte ha solo segnato di pallore il volto di Don Bosco, per il resto i lineamenti sono rimasti intatti. I visitatori sono sfilati a migliaia, ma quelli che non sapevano darsi pace erano i suoi ragazzi, a cui Don Bosco aveva riservato l'ultimo pensiero: Dite che li aspetto tutti, tutti in Paradiso. -
Pulpito e altare della Madonna ai tempi di Don Bosco - DB2-018
L'8 dicembre 1854 il Papa proclamò il dogma dell'Immacolata Concezione. In quelle stesse ore, Domenico Savio s'inginocchiò davanti a questo altare e si consacrò alla Madonna con questa brevissima preghiera: Maria, vi dono il mio cuore, fate che sia sempre vostro. Gesù e Maria, siate voi sempre gli amici miei, ma per pietà fatemi morire piuttosto che mi accada la disgrazia di commettere anche un solo peccato. -
Quaderni dì Giovanni studente a Chieri - DB1-120
Un caratteristico ricordo di Giovanni Bosco si conserva nell'archivio salesiano centrale, a Roma. Si tratta di tre quadernetti che risalgono al tempo in cui frequentava il ginnasio a Chieri (1834-1835). Uno contiene una versione latina. Un altro porta sul frontespizio il nome di Giovanni Bosco, scritto in latino. Il terzo, alcune operazioni di aritmetica e alcuni pupazzetti in abito militare che suonano la tromba, tratteggiati in un momento di svago. -
Quadro del martirio di Solutore, Avventore e Ottavio - DB2-088
A destra dell'altare, il pittore ha rappresentato la scena del martirio dei soldati Avventore e Ottavio, uccisi nel 300 d.C. sotto l'imperatore Massimiliano. Solutore, ferito, riuscì a fuggire fino a Ivrea, dove fu lui pure ucciso. I loro resti sono conservati a Torino nella chiesa dei Santi Martiri, in via Garibaldi. -
Quadro di Maria Ausiliatrice - DB2-077
Don Bosco cercò di comunicare al pittore ciò che voleva vedere nel quadro con queste parole: In alto Maria SS. tra gli Angeli, intorno a Lei gli apostoli, i profeti, le vergini, i confessori. Nella parte inferiore i popoli delle varie parti del mondo che tendono le mani verso di Lei e chiedono aiuto. Don Bosco vedeva così l'Ausiliatrice: cuore della Chiesa e aiuto della Cristianità universale. -
Quadro di San Francesco di Sales - DB2-138
Fin dall'inizio, Don Bosco mise la sua opera sotto la protezione di san Francesco di Sales. Il perché l'ha scritto lui stesso: Perché questo nostro ministero esige grande calma e dolcezza: ci siamo messi perciò sotto la protezione di san Francesco di Sales perché ci ottenesse la sua straordinaria mansuetudine. -
Ragazzo che guarda verso Castelnuovo - DB1-079
Durante l'estate Giovanni aveva l'incarico di portare al pascolo le mucche, che spesso mentre egli era assorto nella lettura, si sbandavano. Rosa Febbraro, ragazzetta di dieci anni, le rincorreva e gliele riportava: Ma perché le porti al pascolo se poi non le guardi?. Devo studiare, Rosa, e ogni tanto la mente mi scappa. È vero che diventerai prete?. Sì. Allora, se vuoi, le mucche te le guardo io!. I suoi occhi si spingevano sempre lontano, inseguendo la visione del sogno che non lo abbandonava mai. -
Re Carlo Alberto (1789-1849) - DB3-030
Il re Carlo Alberto dì Savoia regnò in Piemonte dal 1831 al 1849, quando abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Molto amico del Cottolengo, stimava anche molto Don Bosco ed intervenne direttamente sul sindaco di Torino, Michele Cavour, perché la sua opera non venisse proibita. -
Re Vittorio Emanuele II (re dal 1849-1878) - DB3-031
Vittorio Emanuele n, figlio di Carlo Alberto, conosceva Don Bosco e non lesinava aiuti ai suoi ragazzi. Ma l'approvazione della legge di sopressione degli Ordini Religiosi gli procurò l'invio, da parte di Don Bosco, di due lettere profetiche, in cui si annunciavano grandi funerali a corte. Nei primi cinque mesi del 1855 morirono la madre, la moglie, il fratello e il figlio minore del re. Vittorio Emanuele, furioso e spaventato, tentò di parlare con Don Bosco per ben due volte, scendendo di persona a Valdocco, ma non riuscì mai ad incontrarsi con il prete-profeta. -
Refettorio dei Salesiani - DB2-115
Dove ora è l'ampio porticato, nel 1855 era la stanza dove Don Bosco raccolse gli scolari di terza ginnasiale (corrispondente all'attuale terza media). Professore fu il giovanissimo chierico Giovanni Battista Francesia. Tra gli alunni schierati nei banchi, c'era san Domenico Savio. -
Ricaldone Pietro
Ricaldone Pietro Rettor maggiore ritratti



























































