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La stalla della cascina - DB1-032
Giovannino, come garzone, fece tutti i lavori che comportava la manutenzione di una stalla: foraggiava le bestie, le abbeverava, le mungeva, ne preparava il letto con paglia o foglie di granturco... Col bel tempo le conduceva al pascolo nei prati circostanti, dove alternava la cura degli animali con la lettura del catechismo e con la preghiera (cf MB 1,196; 198). Il padrone Moglia, apprezzando il servizio di Giovanni e vedendolo tanto desideroso di studiare, un giorno gli disse: Resta inteso che, terminati i tuoi lavori, puoi ritirarti e studiare quanto vuoi. -
La stanza adibita a cappella nel gennaio 1886 - DB2-040
Nel 1876 questo edificio fu allungato di alcuni metri. Se ne ricavarono due nuove stanze e un lungo corridoio. Una stanza fu trasformata in cappella e benedetta dal cardinale Alimonda. Quando non poteva scendere nel Santuario, Don Bosco celebrava la Messa qui, con sereno raccoglimento. L'ultima volta fu il 14 dicembre 1887. -
La stanza del sogno - DB3-158
Eppure qui, in una stanza di quattro metri per due metri e venti, il sogno ha fatto irruzione, penetrando dalla minuscola finestrella, e Giovannino Bosco ha visto e creduto. L'ingenuità del bambino gli ha fornito la fantasia e la forza di immaginare uno spazio sconfinato d'azione, popolato da un grande numero di giovani in attesa di un misterioso evento di salvezza. Qui, a 9 anni, ha trovato la Guida e la Maestra. -
La statua della Madonna, sul nuovo ampliamento - DB2-034
Nella notte del 15 maggio 1861 scoppiò un violento temporale, e un fulmine, penetrato nella camera di Don Bosco, rischiò di provocare mah seri. Qualcuno consigliò di mettere un parafulmine. Don Bosco s'arrampicò sul palco dei muratori, e collocò tra i due oblò una statuina della Madonna: Ecco il nostro parafulmine. -
La statua di Maria Ausiliatrice - DB2-092
Questa statua di Maria Ausiliatrice viene portata in processione ogni anno, il 24 maggio, per le vie di Valdocco e dei borghi vicini. Essa sfiora il mercato generale della città, dove Don Bosco andava a cercare i suoi primi ragazzi, e passa lentamente nelle vie adiacenti il Cottolengo, dove i malati l'attendono per invocare la sua protezione. -
La statua di Maria Immacolata - DB2-012
Al fondo del porticato è la statua di Maria Immacolata. Don Bosco l'aveva collocata in una nicchia presso la sacrestia del grande Santuario. A Giovanni Cagliero, nel 1862, Don Bosco disse: Maria SS. è la fondatrice, e sarà la sostenitrice delle nostre opere (MB 7, 334). -
La strada verso i Becchi - DB1-063
Questo voleva dire per Giovannino rifare sconsolato e col pianto nel cuore quella strada che tante volte aveva percorso pieno di gioia e di speranza. -
La tomba a Valsalice - DB3-082
La tomba di Don Bosco non potè essere collocata nella Basilica di Maria Ausiliatrice. Una legge severissima lo vietava. Fu anche difficile ottenere uno speciale permesso per inumare la salma a Valsalice, sulla collina torinese, all'interno di un collegio divenuto studentato di chierici salesiani. Il trasferimento della salma e la preparazione della tomba dovettero essere fatti, comunque, in segreto. Il 4 febbraio il primo successore di Don Bosco, Don Michele Rua, potè finalmente accompagnare il feretro nella dimora provvisoria di Valsalice. L'anno seguente, sulla tomba, venne eretta questa cappella. -
La vecchia sacrestia - DB2-069
Dietro l'abside del Santuario, ai tempi di Don Bosco, si aprivano due sacrestie. Le pareti erano ricoperte di ex voto che i devoti venivano a portare come segno di grazie ricevute. Nella prima sacrestia, Don Bosco aveva il suo confessionale, affollato in continuazione da penitenti che volevano riconciliarsi con Dio. -
La vendemmia nei vigneti della cascina - DB1-042
Grappoli abbondanti, succosi e freschi!... Così dovevano essere quelli prodotti dai filari piantati da Giovanni nelle proprietà dei Moglia. Le sue parole profetiche (ricordate al MB 1,35), furono accolte con un sorriso incredulo, ma più tardi i padroni ne testimoniarono l'avveramento con fierezza e gratitudine (cf MB 1, 206). -
La veranda dove Don Bosco passeggiava e confessava - DB2-041
Il lungo corridoio sul fondo fu battezzato un po' pomposamente galleria Don Bosco. Su questo seggiolone egli confessò negli ultimi tempi. Nel 1887 si confessò da lui un ragazzo, Luigi Orione, che oggi veneriamo beato. Aveva tanta paura di non confessarsi bene. Don Bosco stracciò i fogli da lui riempiti di peccati, gli sorrìse, e disse: La tua confessione è fatta. Ricordati che noi due saremo sempre amici. -
Lanzo: gli esercizi spirituali - DB2-161
Nel santuario di Sant'Ignazio sopra Lanzo Torinese, Don Bosco fece molte volte gli Esercizi Spirituali. Appena potè, anche a Valdocco iniziò ad organizzare ogni anno questi Esercizi per i ragazzi e per i Salesiani. Diceva: Gli Esercizi Spirituali ci muovono all'amicizia con Dio. -
Lapide che ricorda il soggiorno di Don Bosco - DB1-143
Gli anni del seminario trascorsero velocissimi, dal 1835 al 1841. Questa lapide, posta all'entrata, testimonia i suoi luminosi esempi e l'amore di cui fu circondato da superiori e condiscepoli. Egli stesso scrisse poco dopo aver lasciato il luogo della sua formazione sacerdotale: I superiori mi amavano e mi diedero continui segni di benevolenza; i compagni mi erano affezionatissimi; perciò mi tornò dolo-risissima quella separazione da un luogo... dove ebbi tutti i segni di bontà e di affetto che si possono desiderare (cf MB 1, 515). -
Lapide che ricorda l'apparizione del Comollo - DB1-141
Questa lapide, posta nel corridoio delle scuole del seminario, testimonia ancor oggi lo straordinario avvenimento. Essa dice: Luigi Comollo, alunno di integerrimi costumi, la terza notte dopo la morte apparve a Giovanni Bosco, suo carissimo amico, in un fragore di tuono e avvolto di luce, e gli assicurò di essere salvo. n seminario volle dedicarvi questa lapide, con l'approvazione del card. Fossati, arcivescovo di Torino: 1839-1939. -
Le colline di Morialdo - DB1-069
La bellezza e tranquillità del posto, la relativa vicinanza di questa cascina a Castelnuovo (circa 2 km), e soprattutto l'armonia familiare furono certamente un grandissimo aiuto per Giovanni. -
Le colline tra Castelnuovo e i Becchi sotto la neve - DB1-066
Nell'inverno del 1830 incominciò a frequentare le scuole di Castelnuovo. Così appariva d'inverno il tratto di campagna che Giovanni doveva percorrere quattro volte al giorno. Per le difficoltà di questo cammino, mamma Margherita decise di cercargli un alloggio a Castelnuovo. Lo trovò presso un sarto, Giovanni Roberto (cf MB 1, 219s). -
Le compagnie religiose - DB2-162
Don Bosco suscitò sempre tra i suoi giovani il gusto di fare il bene insieme. Il 12 aprile 1847 nacque la prima associazione dell'Oratorio, la Compagnia di San Luigi. Negli anni 18551856 sorsero altre tre associazioni: la Compagnia dell'Immacolata, quella del SS. Sacramento e quella di San Giuseppe. La Compagnia dell'Immacolata fu fondata da san Domenico Savio per unire insieme i giovani migliori e trasformarli in piccoli apostoli. (La nascita di questa Compagnia è raffigurata nel dipinto del Caffaro Rore). -
Le Letture Cattoliche - DB2-179
Nel 1848, Carlo Alberto concesse parità di diritti civili ai protestanti e agli ebrei. Subito dopo i Valdesi lanciarono una campagna di proselitismo, con tre giornali e molti libri a prezzi popolari. Rispondendo ad un appello dei Vescovi, Don Bosco fondò allora le Letture Cattoliche: libretti mensili di stile semplice, di contenuto religioso, a prezzi popolarissimi. Il successo fu straordinario. -
Le nocciole, a ricordo delle moltiplicazioni - DB2-054
Queste nocciole sono conservate in una bacheca di vetro. L'episodio della loro moltiplicazione è ricordato da più di dieci testimoni. Un sacchetto di nocciole gli era stato donato nel dicembre 1885. Ne regalò a piene mani a un gruppo di ragazzi. Quando si credeva che non ce ne fossero più, ne distribuì ancora abbondantemente a 64 alunni del ginnasio e a 40 cantori. -
Le scuole del paese - DB1-067
In questo luogo sorgeva la scuola frequentata da Giuseppe Cafasso e da Giovanni Bosco. Poi fu demolita e sostituita da quella che vediamo ora. E primo professore di Giovannino fu Don Virano, un ottimo insegnante. Ma presto fu nominato parroco e venne sostituito da Don Moglia. Un brav'uomo, ma incapace di tenere la disciplina e convinto che dalle borgate, e specialmente dai Becchi, non potesse venire niente di buono. Questo pregiudizio, ripetutamente manifestato, fece soffrire non poco Giovannino; gli stessi compagni lo prendevano in giro, anche per i suoi abiti goffi e rattoppati (cf MB 1, 229-232). -
Le scuole pubbliche di Chierì frequentate nel 1831/35 - DB1-107
Le scuole pubbliche di Giovanni erano un distaccamento dell'università di Torino. Quando nel 1831 vi si iscrisse, esse erano situate in un insieme di costruzioni quasi sulla centralissima via Maestra, oggi via Vittorio, numero 45 interno. I locali della scuola non erano in un unico palazzo, e quelli che vediamo nella foto erano nel cortile civile. Due aule a pian terreno e due al primo piano erano adibite alla classe sesta (ultima delle elementari) e alla quinta, quarta e grammatica di latinità. Oggi la chiameremmo ginnasio inferiore. Giovanni, benché sedicenne, venne assegnato all'ultima elementare. Durante il primo anno fu oggetto di derisione per la sua età e di meraviglia per il suo ingegno. A gennaio del 1832 passa in prima ginnasio; a marzo in seconda; alla fine dell'anno è promosso in terza. (Episodio del Cornelio Nepote con il prof Cima MB 1, 251-253) -
Le sue Memorie - DB2-059
A 58 anni, per ordine del Papa, Don Bosco scrisse la storia dei suoi primi decenni. Riempì tre grossi quaderni, 180 pagine, e li intitolò Memorie per l'Oratorio e per la Congregazione Salesiana. Con le date fece un po' di pasticcio, ma episodi, ricordi, particolari hanno una freschezza vivissima. -
Le suore missionarie FMA - DB3-023
Accanto ai Salesiani, per le missioni partirono anche le Figlie di Maria Ausiliatrice, nella spedizione del 1877. Nel 1880 erano già nelle postazioni avanzate, a prendersi cura delle poverissime famiglie indios. Annunciando la loro partenza, un giornale di Buenos Aires scrisse: Sarà la prima volta da che il mondo esiste, che si vedranno suore in quelle remote terre australi. -
Le vocazioni: Seminario di Giaveno - DB2-166
Don Bosco diceva che venti ragazzi su cento hanno la vocazione religiosa. Farla germogliare o fallire dipende dall'atmosfera in cui vivono. Da parte sua, all'Oratorio creò un'atmosfera intensa di religiosità sacramentale, mariana e papale. I frutti li vedevano tutti. Gli anticlericali definirono Valdocco la fabbrica dei preti. L'Arcivescovo gli affidò il seminario di Giaveno (nella foto) per far rifiorire le vocazioni. -
Lettera di Don Bosco al nipote Francesco - DB3-166
I rapporti di Don Bosco con i suoi parenti furono caratterizzati da affetto e simpatia, ma egli non accettò mai che le vicende familiari lo distraessero dal suo lavoro. Nella sua voluminosa corrispondenza, le lettere indirizzate ai parenti sono molto rare: questa invita il nipote Francesco a venirgli a fare visita a Torino per comunicazioni urgenti. -
Lettere di Don Bosco ai benefattori - DB2-148
Negli ultimi anni per le sue mani passarono somme ingentissime, colossali. Don Bosco ricambiò questa generosità con una profonda riconoscenza. Migliaia di lettere, che gli rubarono il sonno e la salute, furono da lui scrìtte a tutti i suoi benefattori, al contadino, all'operaio che gli offriva 10 centesimi, al banchiere che gli spediva migliaia di lire. -
Lettere di Don Bosco ai suoi ragazzi - DB2-134
Anche da lontano, Don Bosco viveva con il pensiero accanto ai suoi ragazzi. Scrìveva loro lettere affettuosissime. Il 16 agosto 1863, dal Santuario di Oropa, descrive le meraviglie del Santuario e dei monti che lo circondano, ma aggiunge subito: Ma il mio cuore prova un vero rincrescimento: non vedo i miei cari giovani. -
Letto in cui morì Don Bosco - DB2-047
In questo letto disse le ultime parole ai suoi Salesiani. Prese per mano Don Rua e mons. Cagliero e disse adagio: Vogliatevi bene come fratelli. Amatevi, aiutatevi e sopportatevi... Promettetemi di amarvi come fratelli. Diede anche l'ultimo saluto ai suoi giovani: Dite ai miei ragazzi che li aspetto tutti in Paradiso. Morì all'alba del 31 gennaio 1888. -
Lo scalone - DB1-135
Grandi saloni, muri severi quelli del seminario: tutto portava alla riflessione sul significato della scelta fatta e sulla necessità di prepararsi con piena consapevolezza alla missione futura. Tale severità il chierico Bosco riusciva sapientemente a mitigare con uno spirito di profonda giovialità, che sapeva comunicare ai suoi compagni, e che domani sarà il segreto della sua prodigiosa attività. -
Lo sguardo di Don Bosco - DB2-164
Ciò che in Don Bosco colpiva prima di ogni altra cosa era il suo sguardo. Dolce ma penetrante — lo definisce un testimone. — Giungeva fino al cuore. Un suo sguardo sorridente valeva un domanda, una risposta, un invito, un discorso intero. -
Lo stanzino dove dormiva Giovanni - DB1-113
In questo corridoio, sotto la rampa della scala che saliva al piano superiore era stato ricavato questo angusto vano, tuttora visitabile, dove Giovanni si ritirava a tarda notte a studiare e a dormire. Il vano era talmente piccolo che, quando egli si distendeva, i suoi piedi non soltanto sporgevano dal pagliericcio, bensì dalla stessa profondità del vano (MB 9, 289). Lo stanzino misura cm 160 di larghezza, cm 162 di profondità e l'altezza oscilla tra i cm 175 e i cm 105. -
Lo sviluppo di Valdocco, vivente Don Bosco - DB2-151
Le cinque planimetrie presentano le successive espansioni dell'Oratorio durante la vita di Don Bosco. Le ha pubblicate Don Fedele Giraudi, economo generale dei Salesiani, nel volume l'Oratorio di Don Bosco, accurata e reverente documentazione della prima Opera Salesiana. -
Luogo dove la Madonna posò il piede - DB2-086
Don Bosco narrò: In sogno una Signora mi disse: In questo luogo, dove i gloriosi martiri di Torino Avventore e Ottavio soffrirono il loro martirio, io voglio che Dio sia onorato in maniera specialissima. Così dicendo avanzava un piede posandolo sul luogo del martirio. Me lo indicò con precisione. Don Bosco ricordava quel punto, e lo additò durante gli scavi. Ora quel punto è segnato sul pavimento da una croce dorata. -
Mamma Margherita - DB2-005
Don Bosco andò in convalescenza ai Becchi. Tornò il 3 novembre non più solo, ma accompagnato da mamma Margherita. A 58 anni questa anziana contadina divenne la mamma dell'Oratorio. -
Manoscritto delle Regole e prima stampa - DB2-139
Le Regole, che Don Bosco diede ai suoi Salesiani, furono ispirate da queste parole di Pio IX: Siano miti e di facile osservanza. La foggia del vestire, le pratiche di pietà non vi facciano distinguere in mezzo al mondo. Ogni membro della Società sia un religioso in faccia alla Chiesa e un libero cittadino nella civile società. (Nella diapositiva una pagina manoscritta delle Regole e la stampa del 1860). -
Mappa dell'Oratorio dal 1847 al 1851 - DB2-007
Dal 1846 al 1851 l'opera di Don Bosco si estese. Alla tettoia Pinardi (A) si aggiunse la casa Pinardi (B) dove Don Bosco nel 1851 ospitava ormai una trentina di giovani interni. Essi, con i ragazzi dell'Oratorio, giocavano in cortili sempre più vasti (C, D, F). Mamma Margherita aveva trasformato in orto un vasto tratto di prato: vi piantava lattughe e pomodori per arricchire la poverissima mensa dei ragazzi (E). -
Marchesa Giulia Barolo (1785-1864) - DB3-027
La marchesa Giulia Francesca di Colbert, sposa del marchese Carlo Tancredi Fallet-ti di Barolo, sindaco di Torino nel 1825, era una donna molto conosciuta e rispettata nell'aristocrazia torinese. Rimasta vedova, la marchesa si impegnò in molte opere di asistenza sociale, in prevalenza destinate a donne e ragazze in difficoltà. Accolse Don Bosco come cappellano pensando di poterlo avere in seguito come direttore spirituale del suo Ospedaletto. Ma i progetti di Don Bosco non coincidevano con i suoi. Non si giunse alla rottura, ma il rapporto della Marchesa con Don Bosco progressivamente si raffreddò. -
Marsiglia (1878) - DB3-009
A Marsiglia le strade sono piene di ragazzi abbandonati. Don Bosco, nel 1878, vi manda dodici Salesiani. La casa è poverissima. I primi otto ragazzi sono sistemati nel granaio. Ma è un'opera benedetta da Dio, e alcuni anni dopo i ragazzi ospitati sono duecento. -
Mietere il grano - DB1-038
Ma il lavoro che richiedeva maggior fatica era la mietitura del frumento e dei cereali sotto il cocente sole estivo. Con la schiena curva, la falce in mano e il corpo bagnato di sudore, i contadini falciavano il grano a grosse manciate e lo componevano in fasci, detti covoni. I violenti acquazzoni e ancor più le grandinate erano i pericoli peggiori di questa stagione. La violenza delle intemperie, infatti, rischiava di vanificare il lavoro di un intero anno rovinando, interamente o in parte, il raccolto, con conseguenti, terribili carestie, ricordate più volte negli annali dell'agricoltura astigiana, ma anche nelle Memorie Biografiche di Don Bosco. -
Mirabello Monferato - DB3-070
Partiti da Casale toccarono San Germano, dove un'allegra bicchierata si trasformò in disastro per la rottura di una damigiana; poi attraversarono Occimiano, patria di quel grande missionario che fu Don Evasio Rabagliati, apostolo dei lebbrosi della Colombia. A Mirabello erano ad attenderli le autorità e la popolazione al gran completo. La famiglia Provera diede ospitalità ai 100 ragazzi per tre giorni. Trascorsero la festa della Maternità di Maria in un clima di grande entusiasmo. In questa occasione furono avviate con i Provera le trattative per la fondazione del primo collegio salesiano. -
Missione di Don Bosco tra i giovani - DB3-194
La missione salesiana — raccontata negli affreschi del prof. Luigi Zonta, salesiano laico — assume il giovane come protagonista della sua crescita e della sua salvezza e punta ad una scelta chiara e consapevole della fede. Per questo l'Eucaristia e la devozione mariana ne sono i capisaldi irrinunciabili. -
Mondonio - DB3-064
Il piccolo cimitero di Mondonio, che conservava le spoglie di Domenico Savio era uno dei luoghi più cari. Accolti da papà Carlo Savio e da mamma Brigida, i ragazzi dell'Oratorio venivano qui ogni anno in pellegrinaggio, per pregare sulla tomba del loro caro amico. -
Mons. Alessandro Riccardi (vescovo di Torino dal 1867 al 1870) - DB3-035
Monsignor Riccardi dei Conti di Netro, successore di monsignor Fransoni, aveva fatto dei progetti su Don Bosco, che considerava un amico, e pensava di affidargli i seminari di Giaveno e di Bra, nel programma di ristrutturazione della diocesi. Ma Don Bosco aveva già fondato la sua Congregazione religiosa e non potè soddisfare il desiderio del suo vescovo, che non mancò, in seguito, di fargli pesare la cosa. -
Mons. Giacomo Costamagna - DB3-022
Don Costamagna, seguendo un reparto dell'esercito argentino, fu il primo salesiano a raggiungere la favolosa terra degli indios, la Patagonia. Era il 24 maggio 1879. Scrìsse: Alle 16,34, nel momento in cui il sole tramontava dietro la Cordigliera, mettevo piede sulle sponde della Patagonia. E intonai dal fondo del cuore un inno di grazie alla nostra cara madre l'Ausiliatrice, nel giorno della sua festa. -
Mons. Giuseppe Fognano, el capitan bueno - DB3-019
Don Fagnano fu il primo parroco di Patagònes, un agglomerato di abitazioni sul Rio Negro. Nello spazio di dieci mesi tirò su due scuole per ragazzi e ragazze, tra cui i figli di indios. Patagònes divenne il punto strategico da cui missionari itineranti s'inoltravano per vallate, colline e montagne, a visitare i toldos degli indios e la fazen-das dei coloni bianchi. -
Mons. Lorenzo Gastaldi (vescovo di Torino dal 1871 al 1883) - DB3-036
Monsignor Lorenzo Gastaldi, vescovo di Saluzzo, fu messo a capo della diocesi di Torino da Pio IX, su espresso consiglio di Don Bosco. I due erano amici di famiglia; la madre del vescovo aveva lavorato per molti anni all'Oratorio e considerava Don Bosco come un figlio. Nonostante questo, la relazione del vescovo con Don Bosco si caricò progressivamente di incomprensioni e di tensioni, anche per effetto di calunnie e maldicenze. Per Don Bosco fu una delle esperienze sacerdotali più drammatiche -
Mons. Luigi Fransoni (vescovo di Torino dal 1832 al 1862) - DB3-028
Mons. Luigi Fransoni, vescovo di Torino dal 1832, ordinò sacerdote Don Bosco il 5 giugno 1841. La stima del vescovo per il suo giovane prete fu sempre molto grande e divenne anche partecipazione diretta alla vita dell'Oratorio, che definì la parrocchia dei ragazzi senza parrocchia. Deciso oppositore della politica liberale e dell'anticlericalismo dominante, monsignor Fransoni pagò di persona la sua coerenza di pastore. Esiliato, arrestato ed espulso dal Piemonte, morì esule a Lione nel 1862 -
Monte dei Cappuccini: una delle mete domenicali degli oratorìani - DB1-169
La domenica, dalla piazza dei Molini, Don Bosco guidava i suoi ragazzi a qualche chiesa appena fuori Torino: a Sassi, alla Madonna del Pilone, al Monte dei Cappuccini... E là meravigliavano la gente e i religiosi per il loro contegno devoto durante la Messa e per il gran numero che si confessava e si comunicava (cf MB 2, 339s). Usciti di chiesa Don Bosco distribuiva pane e companatico e i ragazzi davano inizio a divertimenti animatissimi che duravano fino a sera. -
Montemagno - DB3-074
Seconda tappa fu Montemagno, dove risiedevano i marchesi Fassati, attivissimi cooperatori salesiani. Riconoscente per i loro continui aiuti, Don Bosco ritornerà spesso e volentieri nella loro casa di villeggiatura. Nei pressi del santuario della Madonna di Valutò, stava giocando un ragazzo dai capelli rossi, scalzo e senza giacca. Partì di scatto quando sentì la banda, salì in paese e, a furia di gomitate, si piantò davanti a Don Bosco, che lo catturò immediatamente. Era Luigi Lasagna; entrato all'Oratorio, si fece salesiano e divenne missionario e vescovo in America Latina. -
Montemagno, la chiesa parrocchiale - DB3-075
Montemagno è un paese rurale dall'aria nobile. Oltre al maestoso castello, è caratteristica la chiesa parrocchiale, nella quale Don Bosco predicò più volte, sia in occasione del triduo dell'Assunta che in quello deUa Natività di Maria. Nel 1864, dopo tre mesi di aspra siccità, le sue preghiere unite a quelle del popolo ottennero il miracolo di un'improvvisa e abbondante pioggia ristoratrìce. -
Monumento a Don Bosco sulla piazza di Maria Ausiliatrice (Gaetano Cellini, Torino, 1920) - DB3-138
Per concludere, ecco la più famosa interpretazione dell'opera di Don Bosco in versione scultorea. Commissionato dagli exallievi salesiani di tutto il mondo allo scultore Gaetano Cellini di Ravenna, il monumento è stato inaugurato il 23 maggio 1920. Chi arriva a Torino e scende in piazza Maria Ausiliatrice non può fare a meno di fermarsi ad ammirarlo. La figura di questo prete ha un fascino tutto particolare, quello che ha fatto esclamare a Paul Claudel: Don Bosco, bastava guardarlo. -
Monumento a Don Bosco, in Castelnuovo - DB1-101
A perenne ricordo della sua presenza e della sua attività, i concittadini di Castelnuovo eressero a Don Bosco questo bellissimo monumento raffigurante il santo che stringe a sé un giovane delle sue terre e un figlio delle missioni patagoniche. Il monumento, in marmo bianco di Carrara, è opera dello scultore Antonio Stuardi di Poirino. Inaugurato nel 1898, è il primo monumento eretto a Don Bosco. Sullo sfondo, in alto, il palazzo delle scuole elementari a lui dedicate, costruite sulla stessa area in cui sorgevano le scuole che aveva frequentato. Sempre in suo onore, nel 1934 Castelnuovo d'Asti cominciò ad essere chiamato Castel-nuovo Don Bosco. -
Mornese - DB3-043
Mornese, centro agricolo dell'Alessandrino, di orìgine medioevale. Un paese come tanti, se nella sua storia non fosse entrata la personalità di Don Bosco e l'allegrìa dei suoi ragazzi, che ne fecero la méta di una memorabile scampagnata, nel 1864. La gente di Mornese — lo afferma Don Bosco stesso — aveva due sole passioni: il lavoro e la fede. -
Mornese - DB3-078
Lasciata Genova, dalla stazione ferroviaria di Serravalla Scrivia raggiunsero a piedi Mornese passando per Gavi. Li aveva invitati Don Pestarino, salesiano esterno, che intendeva presentare a Don Bosco il piccolo gruppo delle figlie dell'Immacolata. Don Bosco indirizzò loro calde e incoraggianti parole. Tra tutte la più affascinata fu Domenica Mazzarello, la futura confondatrice delle figlie di Maria Ausiliatrìce. Da quel giorno ella si mise totalmente nelle mani del santo. In una gita a Lerma il sacerdote genovese Giovanni Battista Lemoyne, conquistato dalla santità di Don Bosco, decise di lasciare tutto e di seguirlo. Otto giorni dopo lo raggiunse a Torino. Diventerà uno dei suoi migliori collaboratori e il suo più grande biografo. Dopo il 1864, queste straordinarie esperienze di vita comune e di stile educativo non furono più ripetute. Restano nella memoria della Congregazione Salesiana come una testimonianza deha santità di Don Bosco. -
Nizza, la prima opera in Francia (1875) - DB3-008
Nel 1875 i Salesiani fanno la prima puntata fuori d'Italia, a Nizza. Gli abitanti della città vogliono bene a Don Bosco, chiedono i Salesiani, ma hanno solo una casa vecchia e rattoppata per ospitarli. Don Bosco accetta lo stesso: Le opere di Dio, se sono necessarie, bisogna iniziarle senza timore. I mezzi materiali Dio li manderà. -
Oggetti raccolti sulla mensa dopo la morte di Don Bosco - DB2-057
Queste stoviglie, dono di benefattori, erano sul tavolino di Don Bosco durante la sua ultima malattia. -
Pancrazio Soave invita Don Bosco a visitare la tettoia Pinardi (dipinto) - DB1-176
Ma arrivò anche lo sfratto dei fratelli Filippi, preoccupati per l'erba del loro prato (cf MB 2, 404). Il 5 aprile 1846, Domenica delle Palme, fu per Don Bosco un'agonia da Getsemani. Si appartò dai suoi amici, e quando si sentì solo ruppe in singhiozzo (cf MB 2, 422). Ma proprio nel momento di maggiore abbattimento un ometto di nome Pancrazio Soave gli balbettò un invito: Venga a vedere una casa per il suo laboratorio. Don Bosco lo seguì rincuorato. Trovò soltanto una povera tettoia, bassa, appoggiata sul lato Nord della casa Pinardi e con un muretto tutto attorno che la trasformava in una specie di baracca. Serviva come magazzino a un cappellaio e alle lavandaie. Don Bosco fu sul punto di rifiutare. Ma quando Pi-nardi capì che Don Bosco voleva farne una cappella, fece delle grosse promesse: scavare il terreno di 50 cm, fare il pavimento di legno, fornire la tettoria di porte e finestre, il tutto in una settimana. Don Bosco gli diede 320 lire di affitto. -
Panorama col paese di Lu - DB3-071
Ogni punto elevato dei colli monferrini, graziosi, feraci e salubri, è il centro d'un panorama dei più belli... Così appare Lu con la sua torre romanica. I ragazzi di Don Bosco raggiunsero questo paese il 14 ottobre 1861, nel pomeriggio. Saliti sulla torre salutarono la popolazione con un concerto bandistico. Lu darà alla Congregazione Salesiana numerose vocazioni, prima fra tutte Don Filippo Rinaldi, terzo successore di Don Bosco. -
Panorama del Monferrato visto dai Becchi - DB3-057
Parroci e nobili benefattori offrivano ai giovani ospitalità. Generalmente dormivano sui fienili o in stanzoni su uno strato di paglia. La prima mèta era sempre Castelnuo-vo, dove il teologo Cinzano preparava un'enorme polenta gialla con un succoso contorno di salsicce e generoso vino. -
Papa Leone XIII (Gioacchino Pecci, papa 1878 al 1903) - DB3-037
Successore di Pio IX, Leone XIII comprese subito l'importanza dell'opera di Don Bosco per la Chiesa. Volle essere iscritto tra i Cooperatori salesiani e affidò a Don Bosco il completamento della basilica del Sacro Cuore in Roma: un'impresa ai limiti dell'impossibile. In occasione della consacrazione della Basilica, Leone XIII espresse così la sua amicizia: Io vorrei essere tutto per i Salesiani... Dio stesso vi guida e sostiene la vostra Congregazione. Ditelo, scrivetelo, predicatelo.



























































