Quadernetto di Don Rua, dove si racconta la fondazione dei Salesiani: « La sera del 26 gennaio 1854 ci radunammo nella stanza del signor Don Bosco; c’erano Don Bosco, Rocchietti, Artiglia, Cagliero e Rua; e ci venne proposto di fare, con l’aiuto del Signore e di San Francesco di Sales, una prova di esercizio pratico della carità verso il prossimo, per venire poi a una promessa, e quindi, se fosse possibile e conveniente, farne un voto al Signore. Da tal sera fu posto il nome di Salesiani a coloro che si proposero e si proporranno tale esercizio ».
Don Bosco a 65 anni, nel 1880. Sul suo volto c’è forza e bontà. Sta vivendo gli anni che segnano il successo del suo lavoro infaticabile. (Foto Schemboche).
Cestino per la carta. Vi si vede un biglietto postale dello Stato Pontificio. Fu probabilmente in un cestino del genere che la polizia ispezionando la camera di Don Bosco, su comando del ministro Farini, trovò una busta con francobolli dello Stato Pontificio. La scoperta aumentò i sospetti. Don Bosco teneva dunque una corrispondenza con la Santa Sede? Quel documento non fu sufficiente per comprometterlo, ma da quel giorno Don Bosco fu tenuto d’occhio...
Altare privato di Don Bosco, in forma d’armadio. Nel gennaio 1879 il Santo ebbe un’estasi al momento dell’elevazione. Rimase sollevato al di sopra della pedana per qualche istante (Museo Don Bosco, Torino).
Calice personale del Santo (Museo Don Bosco, Torino). La Messa e la Comunione frequente furono alla base della pedagogia di Don Bosco. « L’Eucaristia è il pilastro dell’educazione dei giovani », ripeteva sovente.
La colonna della ‘ Consolata ’. Omaggio di riconoscenza alla Vergine, che liberò Torino dal colera del 1835. Il morbo s’abbatté sulla città anche nel 1854. Su 10 casi, 6 erano mortali. L’Oratorio era circondato da case in cui si moriva. I cadaveri erano così orribilmente sfigurati dalla malattia, che anche i parenti si rifiutavano di dar loro sepoltura. Don Bosco arruolò 40 volontari tra i suoi ragazzi, e li lanciò in quel terrore generale. Il lazzaretto, traboccante di malati, li vide curare, trasportare, seppellire i morti, sempre presenti e instancabili. Ai poveri portavano lenzuola, vestiti, coperte. L’Oratorio fu letteralmente svuotato. L’epidemia durò 3 mesi, e per 3 mesi durò la loro carità. Come Don Bosco aveva promesso, nessun ragazzo dell’Oratorio fu colpito dal male.
Contratto di lavoro. Don Bosco lo fece stipulare tra il falegname Giuseppe Bartolini e uno dei suoi giovani apprendisti, Giuseppe Odasso. Porta la data dell’8 febbraio 1852. Già allora il santo educatore aveva avuto l’idea del contratto di lavoro tra datore di lavoro e apprendista! Quell’idea in seguito venne adottata in tutto il mondo. La foto di destra mostra la prima pagina del contratto. A sinistra, la conclusione con le firme, tra cui quella di Don Bosco.
Prima immagine della ‘ tettoia Pinardi ’, trasformata da Don Bosco in ‘ Oratorio ’. Il gioco costituiva una parte importante del suo ‘ sistema preventivo ’. Una delle sue parole d’ordine era: « Non aspettate il male, prevenitelo! Mescolatevi ai giochi dei vostri giovani. Non state mai lontani da loro... ».
Il gioco è buono ; il lavoro è necessario. Il lavoro forma l’uomo, se è fatto con amore. Foto : Nei laboratori attuali dell’Oratorio di Torino. Apprendisti falegnami al lavoro.
Apprendista tipografo-compositore. Don Bosco, che doveva essere proclamato Patrono degli editori, fu un infaticabile lavoratore della penna. « Stampa contro stampa », era una delle sue parole d’ordine.
Per Don Bosco, la vita di pietà è il fondamento di tutta l’educazione. Foto: Si conserva un curioso registro, scritto dalla mano del Santo nel 1862. Accanto al nome di ciascun allievo si poteva leggere una massima, adatta al bisogno di ciascuno. Le massime gli erano state dettate dalla Madonna in persona! Passando da Don Bosco, ogni ragazzo ritirò il proprio biglietto. Ma non tutti vi passarono. Alcune massime restano ancora nel quaderno, anzi le ultime pagine servirono con molta semplicità a registrare conti e ricevute.
La confessione fu evidentemente uno dei mezzi più efficaci nelle mani di Don Bosco per educare i suoi ragazzi. Era la sorgente dell’educazione personale più profonda e immediata. Quando si trattava di iniziare l’educazione di un ragazzo, il Santo gli diceva: « Confessati! ». La foto ritrae Don Bosco che confessa il ragazzetto Paolo Albera, che sarà poi il secondo successore del Santo. Il documento mostra che Don Bosco confessava in pubblico.
La “ Buona Notte “. Ogni sera, prima che s’andasse a dormire, Don Bosco radunava i suoi giovani. Recitate le preghiere della sera, diceva loro una buona parola. Foto: Il portico della ‘ Buona Notte ‘.
Passaporto di Don Bosco per recarsi a Milano. Anno 1850. A quell’epoca Milano era sotto la dominazione austriaca, e quindi recarvisi, per un piemontese, era come ' andare all’estero ’. Nel passaporto Don Bosco dichiara la sua professione: maestro di scuola elementare... (Museo Don Bosco).
Fotografia scattata a Roma, dalla ‘ Torre delle Milizie ’. Sopra i tetti e i monumenti, domina la cupola di San Pietro. Roma era ancora, a quei tempi, capitale dello Stato Pontificio.
Pio IX. Medaglia. Il suo volto, ancora florido, fu ritratto nel quarto anno del suo Pontificato. Era il 1850. Sovrano, egli regnava su diverse province d’Italia.
Verbale della fondazione della Società Salesiana. È redatto su un modesto quaderno. Tuttavia è la testimonianza di una difficile vittoria di Don Bosco, ottenuta a Roma dopo anni di dura lotta. Quella Congregazione che egli aveva avuto il permesso di fondare, doveva diventare un’opera colossale! (Archivio salesiano)
« Buon giorno, reverendo! ». Cosi probabilmente salutavano Don Bosco i suoi compaesani, quando, nei caldi giorni dell’estate, andava con i suoi ragazzi a cercare un po’ di riposo presso il fratello Giuseppe, ai Becchi.
La casa che Giuseppe si era costruita presso la dimora paterna. L’uomo barbuto che si osserva nella foto, è Francesco Bosco, uno dei figli di Giuseppe. La foto è del 1892.
Durante le vacanze Don Bosco si divertiva a rinfrescare le sue abilità di falegname. Fabbricò cosi questo confessionale, collocato nella cappella privata dei Becchi, che si trova nella casa di Giuseppe. Giuseppe metteva volentieri la sua casa a disposizione del fratello durante l’estate.
Don Bosco pubblicò circa 150 libri e opuscoli. Eccone alcuni. All’inizio li faceva stampare dagli editori Speirani, Paravia e De Agostini. Ma dall’anno 1862 furono editi dalla ‘ Tipografia dell’Oratorio di San Francesco di Sales ’.
Scrittoio, pesa-lettere, portapenne, lampada a petrolio che servirono a Don Bosco. Questi oggetti si trovano ancora nella sua camera. A questo scrittoio Don Bosco passò molte notti vegliando...
Don Bosco nella sua camera, al tavolo di lavoro. La stanza gli serviva da ufficio e da camera da letto. Sopra la finestra si vede una tavoletta che porta il motto di tutta la sua vita: Da mihi animas, caetera tolte, cioè « Dammi le anime, e prenditi tutto il resto ».
Qualcuno dei Ebri più importanti di Don Bosco. Tra i principali, una Storia d’Italia. Don Bosco fu dichiarato Patrono degli Editori cattolici il 24 maggio 1946.
Lettera di un consultore del ' Santo Ufficio ’. In essa si condanna il suo libro XX Centenario di San Pietro Apostolo. Mancò poco che quest’opera venisse messa all’Indice. In questa lettera proveniente da Roma (righe 7 e 8), si parla di « un grave abbaglio in materia teologica ». Don Bosco afferma, a pag. 192, che la presenza di San Pietro in Roma « è discussione storica estranea alla fede ». Il Santo corresse immediatamente il passo incriminato nella seconda edizione, e cosi evitò la condanna. Ma l’incidente gli cagionò grande dispiacere e pena profonda.
Un cortile dell’Oratorio al giorno d’oggi (1965). I ragazzi giocano con i loro insegnanti, come ai tempi di Don Bosco. La tradizione del gioco chiassoso e movimentato è viva in ogni istituto salesiano.
« Maria Ausiliatrice, aiutatemi! ». È un’invocazione scritta al termine di una lettera del Santo. Nella sua vita quella invocazione gli era frequente come il respiro. In ogni difficoltà, egli ricorreva all’Ausiliatrice.
Anno 1864. Don Bosco incarica il capomastro Buzzetti di costruire la basilica di Maria Ausiliatrice a Valdocco. Quali fondi aveva radunati per l’impresa? Li aveva tutti nel borsellino, che rovesciò nelle mani del capomastro: 40 centesimi! Il miracolo fu che il capomastro accettò ugualmente di cominciare i lavori! E Don Bosco ricorse una volta di più ai suoi grandi ' mezzi ’: lotterie, questue, e soprattutto una fiducia immensa in Maria Ausiliatrice. Disse alla fine: « Ogni mattone di questa chiesa è una grazia della Madonna ». La chiesa, iniziata nel 1863, fu consacrata l’8 giugno 1868.
Quanti ostacoli Don Bosco dovette superare prima che il suo progetto di Regole per la Società Salesiana fosse approvato da Roma! Vi si recò nel 1874, per difendere la sua causa. La lettera qui riprodotta fu scritta ai Salesiani di Torino il 25 marzo 1874, tra la prima e la seconda riunione della Commissione Pontificia. Si prevedeva un esito positivo. Don Bosco annunciò: « Rallegratevi! La prima congregazione del 24 riuscì bene... attendete con pazienza quanto il Signore disporrà di noi... ».
Subito dopo l’approvazione, le Regole furono stampate nella loro forma definitiva. Foto: Uno dei primi esemplari, con correzioni a mano di Don Bosco (1874).
Subito dopo l’approvazione, le Regole furono stampate nella loro forma definitiva. Foto: Uno dei primi esemplari, con correzioni a mano di Don Bosco (1874).
Lettera di Maria Mazzarello, prima Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice. È indirizzata a suor Pierina Marassi, in Torino: «Viva Gesù! Mia carissima suor Pierina e sorelle tutte siete allegre? ».
Madre Maria Domenica Mazzarello (1837-1881). Seduta in mezzo al gruppo, stringe la mano di suor Giuseppina Pacotto, in occasione della seconda spedizione di suore in Uruguay e in Argentina (1° gennaio 1879).
La Terza Famiglia di Don Bosco è formata dai ’ Cooperatori Salesiani ’. La foto presenta un gruppo di Cooperatori, in occasione di una visita alla vecchia tomba di Don Bosco in Vaisalice. Torino, 1890.
Il Bollettino Salesiano. Anno primo, 1877. Numeri 1, 2, 4Don Bosco fondò questo periodico per mantenere i contatti con i ‘ Cooperatori ’ disseminati in tutto il mondo. Il successo del Bollettino fu straordinario, e continua a crescere anche oggi (1965). Si pubblica in 32 diverse edizioni e in 16 lingue. Ha una tiratura globale di più di un milione di copie. E un legame di ‘ unità salesiana ’ tra i Salesiani e gli amici delle loro opere, sparsi su tutta la terra.
Scrittoio di Don Bosco. Il mappamondo che lo sovrasta era usato volentieri da Don Bosco ; guardandolo, carezzava i suoi sogni mondiali. Vi vedeva i suoi missionari porre piede nell’America del Sud, e gradualmente scia-mare in tutti i continenti.
Don Giovanni Cagliero. Guidò la prima spedizione missionaria, e divenne più tardi vescovo e cardinale. Qui è con Zefirino Namuncurà (1886-1905), figlio di un potente cacico della Patagonia. Zefirino mori a Roma in concetto di santità. Per aver favorito con instancabile attività il progresso materiale e spirituale degli indigeni, i Salesiani si guadagnarono il rispetto e la confidenza delle tribù e dei loro capi. Questo spiega il grande successo della loro missione.
A Valdocco, oggi (1965). Intenso e continuo è l’invio di materiale a tutti i Missionari del mondo. Il centro principale di quest’attività rimane Torino.
Pio IX. Foto che appartenne a Don Bosco. Il Santo, amico e confidente di Pio IX e di Leone XIII, raccomandò in maniera specialissima ai suoi Figli e alle sue Figlie l’obbedienza e la fedeltà al successore di San Pietro.