- Home
- Search
Search
1908 items
-
L'altare di Don Bosco - DB2-078
Oggi i resti mortali di Don Bosco riposano sull'altare monumentale a lui dedicato nel santuario. È una massa imponente per la grandiosità artistica delle linee e per l'armonia policroma dei marmi. L'urna del santo è posta in alto, ben visibile a chi è discosto dall'altare, mentre è possibile avvicinarla passando dietro l'altare. Ai lati della mensa due grandi statue di marmo bianco simboleggiano la fede e la carità. Due grandi vetrate a colori rappresentano l'incontro di Bartolomeo Garelli e l'altra Don Bosco e mamma Margherita che giungono alla casa Pinardi. -
L'altare di S. Maria Mazzarello - DB2-083
A destra, presso l'ingresso principale, c'è oggi la cappella di Santa Maria Domenica Mazzarello, confondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Morì a soli 44 anni a Nizza Monferrato, dopo una vita di dolorosi stenti coperti dal sorrìso. Disse alle sue suore: In questo mondo, qualunque cosa avvenga, non dobbiamo né rallegrarci né rattristarci troppo. Siamo nelle mani di Dio. -
L'altare di San Giuseppe - DB2-081
L'altare di san Giuseppe, di fronte a quello di Don Bosco, è ancora come lo ha voluto il santo. Don Bosco vide in san Giuseppe il protettore dei suoi ragazzi lavoratori. Il quadro del Lorenzone giganteggia sull'altare. Nei finestrini del transetto, due vetrate a colori richiamano lo sposalizio di Maria con san Giuseppe, e l'altra la morte di san Giuseppe assistito da Gesù e da Maria. -
L'altare maggiore - DB2-015
Nel 1854 ci fu a Torino il grande colèra che uccise più di tremila persone. Anche i ragazzi dell'Oratorio andarono per la città a soccorrere i colerosi. Un ragazzo, che non aveva più nulla con cui coprire il suo malato, chiese ancora qualcosa alla mamma. E Margherita lo portò a questo altare, e gli diede la tovaglia bianca. Portala al tuo malato. Non credo che il Signore si lamenterà. -
L'antica frazione dei Becchi - DB3-139
Al confine tra i comuni di Castelnuovo e di Capriglio sorge, di poco sulla pianura, una località chiamata i Becchi, dal cognome Bechis delle prime famiglie che l'hanno abitata. Siamo in una frazione di quelle quattro borgate che costituiscono il paese di Castelnuovo. Un pugno di case contadine che è entrato nella storia della Chiesa come luogo natale di un grande santo. -
L'antico refettorio del Seminario - DB1-136
Il Crocifisso e i grossi tavoli conferivano al refettorio un caratteristico senso di gravità. Il tempo dei pasti era impiegato per due terzi nella lettura edificante. Don Bosco ricorda che allora si leggeva la Storia della Chiesa del Ber-castel. Nello stesso refettorio, durante le ricreazioni, i chierici tenevano il cosidetto circolo scolastico. Ciascuno poneva dei quesiti intorno a cose che non sapeva o che non aveva afferrato dai trattati scolastici o dalla spiegazione degli insegnanti. Ciò mi piaceva molto e mi tornava utile allo studio. Per la mia età e più per la benevolenza dei compagni, io ero presidente di questo circolo e giudice inappellabile (cf MB 1, 409). -
L'apoteosi di Torino: Piazza Maria Ausiliatrice - DB3-087
La gente applaude e grida: Don Bosco, Don Bosco, e ad ogni passaggio c'è un gruppo che intona per un'ennesima volta il ritornello Don Bosco Ritorna. Gli oratori festivi e le case salesiane sono rappresentati in massa e danno l'idea mondiale dell'opera di Don Bosco. L'ingresso dell'urna in Piazza Maria Ausiliatrice è salutato dalle campane della Basilica e da tutte le campane delle Chiese di Torino. Trasportata a spalle da un gruppo di sacerdoti, la salma entra finalmente nella pace della basilica. -
L'attuale Cappella Pinardi - DB2-003
Il 12 aprile 1846, solennità di Pasqua, si prese possesso alla misera tettoia convertita in chiesa. È ancora qui, quella tettoia, rannicchiata in fondo agli edifici di Valdocco, oscuro e piccolo ceppo da cui si è sviluppato tutto. Ora è una cappellina ricca di fregi e lapidi, ma allora era solo una tettoia bassa. Un muretto tutto intorno la trasformava in una specie di baracca. Per 320 lire, la tettoia e la striscia di terra intorno divennero la sede stabile dell'Oratorio. -
L'edificio del 1853 (prima costruzione) - DB2-118
Questo edificio ad angolo fu costruito subito dopo la chiesa di San Francesco di Sales, nell'autunno 1852. Si alzò a tempo di record, ma le piogge scroscianti lo abbatterono nella notte del 1° dicembre 1852. Don Bosco ebbe un momento di profondo scoraggiamento, ma subito si riprese, e l'edificio fu ricostruito nell'estate del 1853. -
L'esercizio della buona morte - DB2-160
Una volta al mese, Don Bosco voleva che i suoi giovani partecipassero a un ritiro spirituale che chiamava Esercizio della buona morte. Incoraggiava i giovani a confrontarsi con coraggio con questa decisiva realtà, alla luce della morte di Gesù. Nella foto: un Crocifisso delle camerette davanti a cui meditarono Don Bosco e i suoi ragazzi. -
L'incontro con le Figlie dell'Immacolata - DB3-046
Il primo incontro di Don Bosco con Maria Mazzarello risale al 1864: è subito profonda sintonia di spirito. Le parole del prete torinese alle Figlie dell'Immacolata, ma anche quelle rivolte alla gente, scatenano nell'animo di Maria Mazzarello un tumulto di sensazioni e di interessi: vorrebbe che non la smettesse mai di parlare. -
L'incontro di Don Bosco con Bartolomeo Garelli - DB2-097
È qui raffigurato l'incontro di Don Bosco con il giovane muratore Bartolomeo Garelli, avvenuto l'8 dicembre 1841, festa dell'Immacolata Concezione di Maria, nella chiesa di San Francesco di Assisi. Esso segnò l'inizio dell'Oratorio festivo di Don Bosco, che fiorì per tre anni presso quella chiesa. -
L'interno della Cappella del Rosario - DB3-170
Inaugurata il 8 ottobre 1848, la cappella è un prezioso documento storico. Fu il primo luogo di culto mariano costruito da Don Bosco, e vide gli inizi della Congregazione Salesiana: qui infatti ricevettero l'abito talare i primi due chierici, Don Michele Rua e Don Giuseppe Ronchietti. -
L'interno della chiesa al tempo di Don Bosco - DB2-014
Fu consacrata il 20 giugno 1852, festa della Madonna Consolata. Per 16 anni (fino al 1868) essa rimase il cuore della Congregazione Salesiana che nasceva. Dal 1852 al 1856 sostava a lungo negli ultimi banchi, sgranando il Rosario, la vecchia e stanca mamma Margherita. -
L'Istituto Bernardi Semerìa - DB3-188
Sorto per volontà di Don Pietro Ricaldone, quarto successore di Don Bosco, l'Istituto inverò un sogno nel quale Don Bosco si vide condurre da sua madre dietro la fontana dei Becchi, in un luogo elevato. Il posto è molto adatto — raccontava Don Bosco a Don Lemoyne — per farvi qualche opera, essendo centrale fra molte borgate, che non hanno chiesa alcuna. -
L'Istituto e il nuovo Tempio a Don Bosco - DB3-190
A guardarlo dall'alto il Colle Don Bosco acquista tutto il suo significato. Lo spettacolo ha un'unica chiave di lettura che solo i poveri possiedono: c'era un ragazzo orfano che camminava da queste parti in cerca di lavoro e di protezione, portandosi in cuore un sogno impossibile. Lo chiamavano il sognatore. Oggi i suoi sogni sono realtà. -
L'Istituto e la cascina Biglione-Damevino - DB3-186
L'Istituto Bernardi-Semeria è stato realizzato nel 1940 e si impose subito nella regione come un prestigioso centro di formazione e di istruzione professionale. Ai Becchi, terra natale di Don Bosco, non poteva mancare una casa salesiana. Qui le due torri dell'Istituto sembrano proteggere e custodire la cascina Biglione che verrà in seguito demolita per lasciare il posto al nuovo tempio. -
L'Istituto e lo spiazzo antistante - DB3-189
Nello spiazzo antistante l'Istituto Bernardi Semerìa sorgerà il Tempio dedicato a san Giovanni Bosco. Profezia e realtà si sono ancora una volta incontrate qui ai Becchi, trasformando questa terra in un segno evidente di presenza divina nella storia. -
L'olmo del ciabattino (Albugnano) - Fotomontaggio - DB3-063
Questo antico olmo dal tronco incavato restò impresso nella memoria dei ragazzi. Un curioso ciabattino, infatti, lo aveva scelto come laboratorio. A tale scena don Cagliero si ispirerà nella composizione della romanza Il ciabattino. Nella diapositiva: l'olmo e un'antica illustrazione delle passeggiate. -
L'ospizio di Sampierdarena (1872) - DB3-006
A Sampierdarena Don Bosco apre un ospizio per ragazzi poverissimi. Direttore è Don Paolo Albera, 26 anni. Si comincia con tre laboratori per ragazzi poveri e abbandonati. Accanto ai laboratori, Don Bosco vuole una sezione per ragazzi che pensano alla vocazione sacerdotale. -
L'urna sul carro trionfale - DB3-085
Il 9 giugno 1929 Don Bosco viene trasferito da Valsalice a Valdocco nella Basilica di Maria Ausiliatrice. Tutta Torino si è riversata nelle vie a salutarlo e a venerarlo. Il corteo ripropone fasti ormai sconosciuti anche alla città monarchica: l'urna di cristallo, incorporata in un'artistica struttura di legno, troneggia su un carro addobbato e scortato dagli ex-allievi salesiani. In questo modo Don Bosco ritorna a Valdocco. -
La balaustra di legno - DB2-016
A questa balaustra di legno, oggi conservata nel museo presso le Camerette di Don Bosco, i ragazzi dell'Oratorio si inginocchiavano per ricevere la Comunione. Dal 29 ottobre 1854 si inginocchiò anche san Domenico Savio, il ragazzino di 12 anni appena arrivato dal suo paese, Mondonio. -
La banda dell'Oratorio - DB2-131
Un oratorio senza musica è un corpo senz'anima, diceva Don Bosco. Per i suoi giovani escogitò mille modi per rallegrarli, e la banda fu tra i primi. Coltivava la musica strumentale e vocale come fontana dell'allegria dei suoi giovani. Voleva che i suoi ragazzi suonassero, e mise nelle loro mani giovanissime gli strumenti musicali. Volle che i suoi Salesiani si diplomassero in musica, per insegnare bene. -
La bara di Don Bosco - DB3-080
Una semphce bara di noce accoglie la sua salma, dopo che una marea di persone, di ogni ceto e condizione, le aveva reso omaggio con infinita venerazione. Per 41 anni, fino aha sua beatificazione, il corpo di Don Bosco riposerà in questa modesta cassa, oggi conservata nel Museo Don Bosco a Torino-Valdocco. -
La basilica col mercato in piazza - DB2-064
Da quel 1868, il mese di maggio di Vaìdocco in onore dell'Ausiliatrice divenne una delle funzioni religiose più frequentate della città e del Piemonte. Molti accorrevano anche dalla provincia e da più lontano. -
La basilica con fedeli agli inizi del '900 - DB2-063
Il Santuario fu consacrato il 9 giugno 1868. Qualcuno disse che quello era un miracolo di Don Bosco, ma lui rispose: Io non sono niente. È il Signore, è Maria SS. che si degnarono di servirsi di un povero prete per compiere la loro opera. Questa foto è del primo Novecento. Tra i fedeli nel costume del tempo, si scorge anche una delle prime automobili che si costruirono a Torino. -
La basilica e la primitiva piazza - DB2-062
Don Bosco affidò l'impresa al capomastro Carlo Buzzetti. Gli scavi furono compiuti in parte nell'autunno del 1863, e ripresi nel marzo 1864. Alla posa della prima pietra, Don Bosco rivolto a Buzzetti gli disse: Ti voglio dare un acconto. Gli rovesciò nelle mani il borsellino: 8 soldi, nemmeno mezza lira. Don Bosco sorrise: Stai tranquillo, la Madonna penserà lei a far arrivare il denaro necessario. -
La basilica illuminata per la festa di Maria Ausiliatrice - DB2-093
Alla sera del 24 maggio, festa dell'Ausiliatrice, mentre scendono le ombre, il Santuario si illumina di una festa di colori. È uno spettacolo indimenticabile. Richiama migliaia di torinesi, che portano i bambini a vedere la Madonna. -
La Boca: la prima missione fra gli emigrati - DB3-015
Approdano a Buenos Aires, in Argentina, il 14 dicembre 1875. S'imbatterono subito in una realtà inattesa e cruda: gli emigrati italiani. 30 mila in Buenos Aires, 300 mila in tutta la nazione. Tra essi i Salesiani iniziarono la prima, urgente missione. I risultati furono grandi. -
La borgata dei Becchi oggi - DB3-175
I Becchi di oggi sono abitati da sei famiglie, che continuano la tradizione agricola dei loro antenati. Le famiglie originarie traslocarono tra il 1919 e il 1920. A raccontare del vecchio Canton Cavallo rimangono solo la casetta di mamma Margherita e quella di Giuseppe, mentre la casa di Antonio lasciò il posto all'attuale tempietto di Maria Ausiliatrice. -
La borgata I Becchi - DB1-052
Così, reduce dalla cascina Moglia, Giovanni rivide la borgata dei Becchi dopo un'assenza di circa due anni. Ma ben presto vennero le delusioni: non si riusciva a trovargli né una scuola né un maestro. Dovette allora riprendere a fare il contadino, aspettando tempi migliori (et MB 1,208-210). -
La borgata Morialdo - DB1-057
La borgata di Morialdo, formata da piccole frazioni e da cascine sparse tra le verdi colline, comprendeva anche i casolari dei Becchi che confinavano con Capriglio. Il cappellano era Don Calosso, che aveva rivolto a Giovanni l'invito di andarlo a trovare. Il ragazzo aderì e percorrendo due chilometri di strada, giunse di buon mattino a Morialdo. Quel giorno, una nuova speranza si accese nel suo cuore: finalmente avrebbe potuto studiare sul serio e sotto la guida di un insegnante dotto e paziente. (Nella stessa borgata andrà ad abitare con la sua famiglia Domenico Savio, dal novembre 1843 al settembre del 1853, nella casa Viale, e ora Pianta, poco distante dalla Cappella). -
La camera da letto - DB1-010
Così è probabile che fosse arredata la camera da letto di casa Occhiena: un letto matrimoniale di legno con pagliericcio riempito di foglie di granoturco, lenzuola di tela ruvida e un copriletto; il comodino con sopra una lampada ad olio o una candela; il comò con più cassetti per riporvi la biancheria. -
La camera da letto di mamma Margherita - DB1-021
In questa stanza dormivano mamma Margherita e la suocera semiparalizzata, che lei assisteva con amore e delicatezza di figlia (cf MB 1,171). Una stanza povera e disadorna. Unica caratteristica: un caminetto e il soffitto a pannelli di gesso, sorretto da robuste travi. -
La camera dove Don Bosco morì il 31 gennaio 1888 - DB2-043
Solo negli ultimi mesi di vita, il letto di Don Bosco fu trasportato in quest'ultima stanza, separando l'ufficio di lavoro dalla stanza da letto. Il lavoro stressante e continuo, i debiti, le preoccupazioni, avevano ormai segnato profondamente il suo fisico. Aveva quasi 73 anni. -
La cameretta del sogno - DB1-022
Adiacente alla camera da letto di mamma Margherita, in quest'altra stanza con pavimento e soffitto di calcestruzzo, dormivano i tre fratelli: Antonio, Giuseppe e Giovanni. Un locale molto piccolo che misura m 4 per 2,20; l'altezza del soffitto varia da m 2 a 1,40, presso l'unica f'enestiella di cm 50 per cm 61. Qui Giovanni, all'età di circa nove anni, fece il famoso sogno, nel quale intravide la sua vocazione e futura missione (MB 1, 123-126). Per questo la stanza è chiamata la cameretta del sogno. -
La cantina - DB1-012
Contro le due pareti di questo seminterrato che serviva da cantina erano addossati i principali contenitori in uso a quel tempo: botte, mastello, tinozza, damigiane di varie dimensioni. Lungo la parete di sinistra una bigoncia, usata per la raccolta e la pigiatura dell'uva. Appesi al muro, o collocati in piccole nicchie, altri contenitori o strumenti. La cantina serviva anche da deposito per alcuni generi di provviste. -
La cantina del Sussambrino - DB1-078
Il lavoro di cantina richiedeva molta attenzione e diligenza e a Giovanni spettava la ripulitura dei tini, controllare la fermentazione e al momento giusto spillare e travasare il vino, che veniva stivato nelle botti collocate in fresche cantine, come quelle della cascina, fino alla vendita. Prima di tornare a Chieri per gli studi, Giovanni aiutava il fratello Giuseppe in questo rito faticoso, ma anche pieno di gioia. -
La cantina di cascina Moglia - DB1-043
Ecco la cantina seminterrata della cascina dove Giovanni prestava la sua collaborazione alla pigiatura dell'uva, alla spulatura del vino e alla pulizia delle botti. Questo lavoro gravoso era affidato sovente ai ragazzi più snelli e agili nel calarsi nelle capaci botti per togliere i graspi, pulirle dalle vinacce, e per riporre il mosto conservato fino a fermentazione avvenuta. -
La cappella del Rosario - DB3-169
In una stanza a ponente della sua nuova casa Giuseppe costruì una minuscola cappella. Dedicata alla Madonna del Rosario, fu luogo di preghiera anche per Domenico Savio, che vi entrò la prima volta il 2 ottobre 1854. -
La cappella delle Reliquie - DB2-089
Questa cappella sotterranea costituisce una rarità e un tesoro. Vi sono radunate e esposte oltre 60 mila reliquie di Santi e Martiri. Le radunò, durante tutta la sua vita, il commendatore Michele Bert, che le donò al Santuario di Maria Ausiliatrice. -
La cappella di San Francesco di Sales - DB2-068
Nella cappella a sinistra, l'altare era dedicato ai Cuori SS. di Gesù e di Maria. Nel 1891, ricorrendo il primo cinquantenario dell'Opera Salesiana, la cappella fu dedicata a San Francesco di Sales, patrono della Congregazione. Il quadro è del Reffo, artista torinese. -
La cappella di San Pietro - DB2-066
Nella crociera a destra c'era l'altare dedicato a S. Pietro. Il quadro rappresentava Gesù che consegna le chiavi del Regno a Pietro. A questo altare Don Bosco veniva sovente a celebrare la S. Messa, e un giorno moltiplicò le ostie. -
La cappella di Solutore, Avventore, Ottavio e di S. Anna - DB2-067
Nella cappella a destra della navata centrale era l'altare dedicato a Sant'Anna, la mamma della Madonna. Dopo i restauri eseguiti nel 1890, il quadro principale raffigurò i martiri di Torino: Solutore, Avventore e Ottavio. In primo piano rimase un piccolo quadro di Sant'Anna. -
La cappella nella casa Cafasso - DB1-086
Tra i suoi monumenti più cari Castelnuovo conserva anche la casa nella quale nacque e abitò san Giuseppe Cafasso. Questi fu chiamato la perla del clero italiano e fu guida e maestro dei giovani sacerdoti al Convitto Ecclesiastico di Torino. Grande amico e benefattore di Don Bosco, lo orientò con sicurezza verso la sua missione giovanile, e non gli lasciò mai mancare né i saggi consigli né gli aiuti finanziari, di cui Don Bosco aveva continuo bisogno. Questa cappellina è stata ricavata da una stanza abitata dal Cafasso, e in essa 0 santo è ricordato e invocato. -
La casa Bellezza, ultimo acquisto di Don Bosco - DB2-147
Fin dai primi tempi dell'Oratorio, un elemento di disturbo era la Giardiniera cioè la bettola frequentatissima di casa Bellezza. Specialmente d'estate si sentivano i canti e le urla degli ubriachi. Per decine d'anni Don Bosco cercò di comprare quella casa, ma invano. Solo nel 1883, quando la proprietaria morì, egli potè acquistarla per l'ingente somma di lire 110 mila. -
La casa canonica addossata alla chiesa - DB1-058
Addossata alla chiesa di Morialdo c'era la casa canonica. Là avvenne il primo incontro confidenziale tra Giovanni e Don Calosso. Il buon sacerdote si rese subito conto di avere a che fare con un ragazzo di doti non comuni e di una straordinaria forza di volontà. Volle parlare con la madre (cf MB 1, 179s) e s'impegnò a dare lezioni al ragazzo. Quella casa divenne familiare al contadinello dei Becchi; anzi, poco tempo dopo quell'incontro accettò l'invito di stabilirsi nella canonica stessa, per attendere agli studi con maggiore assiduità (cf MB 1, 214). -
La casa dei Becchi - DB1-064
Morto il suo benefattore, Giovanni tornò dai suoi. Nonostante le molte difficoltà, dovute anche al fatto che l'anno scolastico era ormai avviato, verso il Natale del 1830 potè cominciare a frequentare le scuole di Castelnuovo (cf MB 1, 219). -
La casa dei Blanchard, col ballatoio di legno - DB1-115
Sul medesimo cortile si affacciava la casa dei Blanchard, madre e figlio, fruttivendoli, che vennero incontro alle molte privazioni, sopportate in quell'anno da Giovanni, con generosità davvero commovente. Diventato prete, Don Bosco non dimenticherà questi atti di bontà (MB 1, 298-300). -
La casa di Giuseppe - DB3-164
A vent'anni Giuseppe si sposò con Maria Calosso e prese a mezzadria la cascina Sus-sambrino. Giovanni e mamma Margherita andarono anche loro ad abitare con lui al Sussambrino, ritornando ai Becchi di tanto in tanto. Poi Giuseppe decise di costruirsi una casa tutta per sé, accanto all'abitazione del fratellastro Antonio. Sarà questo per molti anni il punto di riferimento di Don Bosco e dei migliori tra i suoi giovani nei perìodi di vacanza. -
La casa di Nizza Monferrato - DB3-050
Mornese si rivela presto un ambiente non adatto, stante la collocazione geografica, alle necessità di una casa madre religiosa. I conti Balbo consigliano a Don Bosco la soluzione ideale: l'acquisto dell'ex-convento della Madonna delle Grazie, a Nizza Monferrato. Dopo i lavori di restauro, la nuova casa diventa agibile e il 4 febbraio 1879 Maria Mazzarello riceve l'ordine di recarsi alla nuova sede. Per 50 anni, Nizza Monferrato sarà il centro propulsore dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, grazie all'azione materna e saggia di Madre Mazzarello. -
La casa fatta riparare - DB3-154
Il progetto di fondare ai Becchi una Comunità Salesiana fu realizzato nel 1922, dopo l'acquisto di Casa Cavallo e di Casa Graglia adiacenti all'abitazione dei Bosco. In nessun altro luogo al mondo la presenza dei Salesiani testimonia meglio la grandezza del Fondatore e la missione straordinaria affidatagli dalla Provvidenza. -
La casa Gonella, a Chieri - DB1-145
Questo palazzo posto su una altura di Chieri era la casa di campagna dei signori Gonella di Torino. Era circondata di giardini e frutteti e vantava un magnifico orto botanico (cf MB 6, 1013). Il cav. Marco Gonella e la sua consorte furono tra i più grandi e i più affezionati benefattori di Don Bosco. Per interessamento del teologo Borei il santo entrò in contatto con loro e da loro ricevette la prima somma di 300 lire (cf MB 2, 260). La casa Gonella ospitò moltissime volte sia Don Bosco sia i suoi ragazzi quando facevano le passeggiate autunnali. Questa casa era una tappa d'obbligo e i padroni offrivano loro una eccezionale ospitalità per riposarsi dalla fatica del viaggio fatto a piedi, e qui trovavano sempre abbondante ristoro. Qualche volta sorpresi dalla pioggia ricevettero le più amorose cure e un delizioso riparo per la notte che i giovani ricambiavano con canti, suoni e recite (cf MB 4, 54; 7, 278-531). Uno dei ragazzi che godettero di tanta cordiale ospitalità fu Michele Magone. Questi nobili coniugi tennero a padrino un ragazzo convertito dal protestantesimo e battezzato all'Oratorio dal vescovo di Biella Mons. Giovanni Losana. B Gonella prestò il suo aiuto a Don Bosco nelle sue molteplici lotterie, come direttore e segretario. Il nome di Marco Gonella figura nella lista dei benefattori, ai quali Don Bosco mandava ogni anno l'uva della sua vite di Torino. -
La casa paterna in primo piano - DB1-017
Così si presentava la nuova casa. Al pian terreno: portico, stalla e cucina, e adiacente una tettoia a uso ripostiglio dall'alto in basso. Al piano superiore, a cui si accedeva mediante una scala di legno addossata alla parete, come si vede ancora oggi: la stanza di mamma Margherita e della suocera; accanto, la camera dove dormivano i tre figli, oggi chiamata camera del sogno. La casa misurava in tutto 12 metri di lunghezza, 4,25 di altezza e circa 3 di larghezza. In essa si trasferì mamma Margherita il 13 novembre 1817 con il figliastro Antonio, con i figli Giuseppe di anni 10 e Giovanni di due anni, e con la suocera semiparalizzata. -
La cascina Biglione sul lato ovest - DB3-142
Per 24 anni il nonno e il papà di Don Bosco lavoreranno duramente un fondo di 12 ettari di terreno. La cascina Biglione era una tipica struttura agricola piemontese, in cui l'abitazione civile e i locali adibiti al ricovero degli animali, alla conservazione dei prodotti e al lavoro agricolo erano contigui e funzionali. -
La cascina Biglione tra i vigneti - DB3-141
La famiglia conosce un breve periodo di sicurezza economica; poi la guerra contro la Francia, la svalutazione della moneta e il rincaro della vita compromettono tutto. D nonno di Don Bosco deve alienare gran parte della sua proprietà e adattarsi a fare 0 mezzadro presso la cascina Biglione. Siamo nel 1793. I Bosco sono approdati ai Becchi. -
La cascina con carro agricolo - DB1-034
In primo piano il carro agricolo a cui si aggiogavano le mucche, per i vari trasporti nella cascina. In secondo piano, addossato alla facciata, il pozzo dal quale Giovanni attingeva l'acqua per gli usi domestici e per il bestiame; un lavoro abbastanza faticoso. Il pozzo esiste tutt'ora. -
La cascina con lapide e carro di fieno - DB1-049
Sul muro della casa è stata murata una lapide ricordo e il busto del Santo. Uno dei discendenti dei Moglia per parte materna, Carlo Casalegno, attuale proprietario della cascina, li volle mettere il 22 ottobre 1969 in segno di perenne gratitudine per i tanti benefici ricevuti da Don Bosco. Una lapide e un carro di fieno: ricordano le due forze su cui si formò la vita del futuro apostolo della gioventù: il lavoro e la preghiera. Sono gli stessi elementi che daranno in seguito forza ed efficacia della sua opera educativa. Giovanni si avviava a concludere il suo secondo anno di permanenza alla cascina Moglia. Ma quella vita non gli offriva nessuna prospettiva di realizzare il suo ideale di diventare sacerdote. -
La cascina Moglia - DB1-029
Alla sera, affamato e scoraggiato, arrivò alla cascina Moglia, nella borgata omonima. Era l'ultimo posto che gli aveva suggerito mamma Margherita (cf MB 1, 191). Anche qui la prima risposta fu un rifiuto. Cosa avrebbe potuto fare nella cascina quel ragazzo poco più che dodicenne? Ma Giovanni, deciso a spuntarla, piangendo si mise a raccogliere i vimini insieme ai padroni. Il buon cuore di Dorotea, la moglie del padrone, la vinse sui calcoli economici. Fu accettato, in prova. Avrebbe badato agli animali della stalla (cf MB 1, 192s). -
La cascina sotto la neve - DB3-147
Ecco una singolare veduta invernale della cascina Biglione, che cambiò vari proprietari e mutò anche aspetto per i successivi ampliamenti apportati.



























































