COLLE DON BOSCO MONCUCCO MONDONIO MURIALDO NIZZA MONFERRATO RIVA DI CHIERI SUSSAMBRINO TORINO CITTA VALDOCCO VALSALICEScene e inquadrature dei luoghi storici in cui è vissuto Giovanni Bosco
Questo gruppo di case è "I Becchi" Ecco come appaiono viste dalla Serra di Buttigliera. Un campanile svetta al di sopra degli alberi. È quello della cappella costruita dai Salesiani nel primo centenario della nascita di Don Bosco, davanti alla sua casa natia.
Qui è nata mamma Margherita, nella famiglia Occhiena. La casa natale fa parte della frazione ‘ La Cecca ’, nel comune di Capriglio. Di qui ai Becchi non c’è che un paio di chilometri.
Giovanni Melchiorre Bosco fu battezzato il 17 agosto 1815, il giorno dopo la sua nascita. Il suo atto di battesimo — qui riprodotto — è conservato negli archivi parrocchiali di Castelnuovo.
Questa è la casa agricola dei Bosco, ai Becchi. Assai modesta, ma sempre casa propria. Non è cambiata molto, oggi (1965). In basso la cucina e la stalla per le mucche. Sopra, due stanze con soffitto basso, un ballatoio, delle minuscole finestre, il fienile. Povertà, ma non miseria.
Noi oggi (1965) la chiamiamo la ' stanza matrimoniale ’. E l’unico vano dove si trova qualche piccolo ornamento: i rustici cassettoni del soffitto. Qui dormivano gli sposi Bosco.
Tre vacche e una pastora all’ombra di due grandi salici. Attorno i prati. Niente è cambiato in 100 anni. Gli alberi offrivano la loro ombra anche a Giovanni e a sua madre, quando venivano a pascolare la loro unica vaccherella. È una terra che dà erba grassa. Tutto vi è ameno. Le colline hanno una certa dolcezza, e anche il cielo. I campi sono privi di siepi: una distesa sola di verde o di zolle rossastre. Tutta cosi è la campagna tra Capriglio, i Becchi e Castelnuovo, dove Giovanni fece il suo primo mestiere di pastorello.
La cascina Moglia, presso Moncucco, è una delle più ricche case rustiche. A 5 chilometri da Castelnuovo. Qui Giovanni fu garzone di campagna. Abitava nella casa che si vede in primo piano, a sinistra.
Il fienile. Ha la sua storia. Giovanni, quando il tempo era brutto, radunava qui i ragazzi del vicinato. Faceva loro catechismo. Dove avrebbe potuto parlare del Buon Pastore con maggior evidenza ?
Tutto sommato, i Moglia, brava gente, non avevano dato un cattivo alloggio al loro garzone. La stanza è chiara, il letto accogliente. Un luogo in cui, durante il sonno, potevano nascere i sogni.
Ma i sogni non escludono lo studio. Al lume della lampada, o meglio e più modestamente, al lume di una candela, il ragazzo precoce e predestinato studiava, pensava, cominciava a fare come ape industriosa il miele. La notte, dopo una rude giornata di lavoro, può invitare allo studio.
Giovanni ha la sua parte di furbizia. Gli è caduta dalle mani una bottiglia piena di buon olio. Un tesoro per della povera gente come i Bosco. Cercare di far sparire le tracce? Sarebbe un peccato. Si denuncia, ma con una piccola astuzia. Evidentemente, mamma Margherita scatta. Giovanni le tende una verga perché lo castighi. Ma le botte non vengono...
Due pagliericci, quattro muri imbiancati a calce, un piccolo crocifisso. Una stanza assai più povera che dai Moglia. Qui, fianco a fianco, dormivano i tre fratelli Bosco: Giovanni, Giuseppe e Antonio.
Giovanni aveva avuto visioni celesti, ma non credeva ai fantasmi. Quand’era presso la nonna materna, una sera si udirono rumori sospetti nel solaio. Uno spirito?... E chi mai altro ? Tutti hanno paura, lui no. Si arrampica lassù, e scopre una gallina, che beccando dei chicchi in un setaccio, se l’era tirato addosso, e lo trascinava qua e là sul pavimento.
Come San Francesco, Giovanni amava gli uccelli. Aveva un merlo. Gli insegnò a cantare. Nonostante la gabbia, il gatto se lo mangiò. Un grosso dispiacere. E Giovanni per consolarsi promise a se stesso: « Non darò più il mio cuore alle cose della terra ». Strana riflessione per un ragazzo. Promessa temeraria? Eppure Giovanni non fece che dare il suo cuore alle cose della terra, appunto perché gli uomini creati da Dio vi sono nati e ci vivono: lo fece in vista di Dio.
Giovanni aveva doti di acrobata e di prestigiatore. E anche il gusto dello spettacolo. Quando accompagnava sua madre alla fiera nei paesi vicini, scrutava con passione i saltimbanchi e i funamboli per scoprire i loro segreti e imitarli. Tornato a casa, si esercitava ; poi strabiliava i compaesani con le sue esibizioni di equilibrista e di prestigiatore.