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Fotografia di ritratto di E. Salanson
Fotografia del ritratto della pittrice E - Salanson 1883 Originale sito in Via Marsala Roma -
Frammento del fonte ove fu battezzato Giovanni Bosco - DB1-096
Questa vasca a forma di conchiglia è quella in cui Giovanni fu battezzato il 17 agosto 1815 (cf MB 1, 31). Si trovava nel battistero a sinistra entrando nella chiesa parrocchiale. Nel 1870 ne fu rimossa per restauri. Ora fa parte del piccolo museo allestito nella villa di Sebastiano Filippello, a Castelnuovo. -
Genova - DB3-077
La passeggiata più lunga si effettuò nel 1864. Fu anche l'ultima: Don Bosco era ormai sempre più assorbito dal suo lavoro per poter continuare questa originale esperienza. A Genova, raggiunta in ferrovia, i ragazzi di Valdocco videro per la prima volta il mare. La visita al capoluogo ligure occupò tre intere giornate. Visitarono il porto, il faro, il celebre palazzo Doria e la famosa villa Pallavicini a Pegli. -
Giovani apprendisti in officina - DB2-127
Fin dall'inizio i primi ragazzi di cui Don Bosco si occupò erano giovani operai o apprendisti o semplicemente immigrati delle campagne in cerca di lavoro. Procurava loro un padrone e, appena potè, li ospitò nell'Oratorio, nei laboratori aperti da lui. -
Giovanni Bosco a Chieri con Debernardi-Bertinetti
GIUSEPPE FERAZZINO Giovanni Bosco a Chieri con Debernardi - Bertinetti - Originale, all'albumina (cloruro d'argento) montata su cartoncino bianco, cm 16,5 x 11 impreziosito da elegante filetto ad inchiostro rosso lungo il perimetro del cartoncino. Sullo spazio bianco, lasciato libero alla destra della foto, si legge la scritta a stampa, in caratteri rossi: Ritratto Gabinetto. Le due parole sono separate fra loro dal disegno di una tavolozza di pittore con pennelli, allusione alla qualifica di pittore-artista che si attribuivano i fotografi. Di mano anonima la scritta a matita “Don Bosco”, che, correttamente, si è voluto conservare. -
Giovanni coglie vimini - DB1-030
E i Moglia non se ne dovettero pentire. Ma chi dava tanta forza a quel ragazzo che nella quotidiana fatica dei campi teneva testa ai vigorosi giovanotti e alle espertissime persone anziane? I nuovi padroni se ne renderanno conto a poco a poco: c'era un sogno verso il quale egli orientava tutte le sue forze. -
Giovanni custodisce le uve - DB1-074
I vigneti insieme alla stalla, erano la più importante fonte di risorse della cascina. Perciò la viticoltura costituiva la parte preponderante del faticoso lavoro agrìcolo. A febbraio bisognava potare i tralci improduttivi, zappare o vangare i filari per tenerli sgombri da erbacce; a giugno cimare i pampini infruttiferi, irrorare i tralci, dare lo zolfo. Una ricchezza tanto importante doveva anche essere custodita. Così Giovanni si trovò a compiere questo servizio nei vigneti lavorati dal fratello Giuseppe e dall'amico Turco. Divenuto prete, Don Bosco dirà un po' scherzosamente: I miei studi li ho fatti nella vigna di Giuseppe Turco, alla Renenta (MB 1, 424). -
Giovanni recita l'Angelus sul fienile - DB1-048
Il fienile che vediamo in alto ricorda l'episodio dell'Angelus. In una giornata estiva, Giuseppe Moglia se ne tornava a casa dai campi sul mezzogiorno, con la zappa in spalla, tutto sudato. In lontananza una campana invitava alla recita dell'Angelus. Alzando lo sguardo vide Giovanni che, rientrato poco prima, in ginocchio recitava la preghiera. Guarda là — esclamò ridendo —; noi padroni ci logoriamo la vita a lavorare e lui se ne sta tranquillo a pregare!. Giovanni, terminata la preghiera, rispettosamente rispose: Voi sapete che io non mi sono mai risparmiato sul lavoro; è vero però che io ho guadagnato più a pregare che voi a lavorare (ci MB 1, 197). -
Giovannino fa scuola di catechismo ai Becchi - DB2-094
Nella sacrestia del Santuario sono raffigurati, in grandi quadri del pittore Crida, gli episodi principali della vita di Don Bosco. Qui è raffigurato Giovannino che, in un fienile, intrattiene i suoi amici con racconti e con brillanti lezioni di catechismo. -
H sistema preventivo - DB2-168
Molte volte qualcuno domandò a Don Bosco di spiegare in un libro il suo sistema di educazione (che lui chiamava preventivo). Ci provò nel 1876, tirando giù un abbozzo di 9 pagine. Ecco le parole centrali: Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione e sopra l'amorevolezza. Il fotomontaggio lo conferma e lo testimonia. -
I Becchi col Tempio - DB3-195
La storia che si racconta qui al Colle Don Bosco è una di quelle che dimostrano come Dio scelga gli uomini più umili per realizzare progetti di bene a vantaggio di tanti altri uomini. -
I Bosco approdano alla cascina Biglione - DB3-140
La storia dei Bosco inizia a Chierì, un grosso centro a 15 chilometri da Torino. La prima data certa risale al 1627, e registra il matrimonio di un certo Giovanni Francesco Bosco. Funerali e matrimoni si alternano a traslochi e peregrinazioni, con un penoso contorno di guerre, carestie ed epidemie. Il nonno di Don Bosco, Filippo Antonio, nacque orfano. D papà di Don Bosco, Francesco Luigi, è figlio di seconde nozze. -
I colli del Monferrato - DB3-056
I giorni successivi alla festa venivano impegnati in escursioni e visite sui colli monfer-rini. La giovanile comitiva entrava nei paesi al suono della banda e vi portava l'allegria del teatro e il buon esempio della pietà. -
I due campanili e la cupola centrale con la statua di M. Immacolata - DB2-074
Le difficoltà finanziarie per la costruzione furono veramente grandi, ma Don Bosco potè affermare: Ogni mattone di questa chiesa è una grazia della Madonna. Se il povero Don Bosco riuscì a superare tutte le difficoltà, lo dovette all'aiuto dell'Ausiliatrice che si mise lei — secondo la parola di Don Bosco — a fare le questue più fruttuose. -
I funerali di Don Bosco - DB3-081
I funerali furono celebrati il 2 febbraio. Secondo stime, difficili da valutare, pare abbiano presenziato dalle cento alle duecento mila persone. Di sicuro l'imponenza del corteo, più che a un funerale, fece pensare a un trionfo. Una sorpresa per tutti, anche se l'apostolo dei giovani e il padre del popolo era molto conosciuto e universalmente stimato. -
I laboratori dei falegnami e dei fabbri - DB2-129
Appena potè, aprì per gli apprendisti i laboratori interni. Dopo i calzolai e i sarti fu la volta dei legatori, poi dei falegnami e dei tipografi, finalmente dei meccanici. Per i suoi laboratori, Don Bosco inventò una forma nuova di religiosi: i salesiani coadiutori, religiosi come i chierici e i preti, ma dedicati alle scuole professionali. -
I missionari dalla parte degli Indios (Santa messa fra gli Onas) - DB3-021
La diapositiva ritrae un missionario Salesiano che celebra la Messa per un gruppo di indios Ona. Decine di missionari difesero instancabilmente gli indigeni. Ma essi erano stati contagiati dalle malattie di cui i bianchi erano portatori. Fiaccate dall'alcool offerto dagli stessi bianchi, le varie tribù si estinsero rapidamente. -
I missionari incontrano gli Indios a Viedma - DB3-017
Dopo un viaggio lunghissimo e avventuroso verso il Sud dell'Argentina, i Salesiani entrano nelle terre degli indios nel 1879. Fondano le prime missioni a Patagònes e a Viedma, alla foce del Rio Negro. All'inizio del 1900 l'opera salesiana di Viedma mostrava questa salda struttura. -
I missionari Salesiani in Uruguay (Villa Colon) - DB3-016
La seconda spedizione di missionari arriva in Argentina nel 1876. Buona parte di essi sono per l'Uruguay. Il Delegato Apostolico ha manifestato a Don Bosco una situazione dolorosissima: in tutto l'Uruguay non esiste un seminario, un chierico, una scuola cattolica. I Salesiani aprono una scuola a Villa Colon, nella periferia della capitale. -
I Molini Dora o Molassi - DB1-165
Non era cosa facile, ma si riuscì, grazie all'interessamento di Don Borei. Il municipio concesse per tre ore la settimana la chiesa di San Martino ai Molini Dora (Molassi; cf MB 2, 303s). Ma al grande entusiasmo per il trasloco subentrò ben presto la delusione causata dalla mancanza di spazio e, ancor più, dalla opposizione dei vicini che non gradivano il chiasso dei ragazzi. Fu proprio qui, durante la permanenza ai Molassi, che Don Bosco s'incontrò con Michelino Rua, che sarà il suo braccio destro e il suo primo successore. -
I palazzi di via Dora - DB1-170
Quello di Don Bosco era proprio un oratorio vagante. I palazzi di cui andava fiera la città di Torino non potevano accogliere i suoi birichini. Anche dalla periferia lo si scacciava. Dove trovare una sede per tanti giovani nella rigida stagione invernale che incalzava? Le case, i cortili, le chiese dei sogni non erano ancora una realtà (cf MB 2, 314-344). Così l'Oratorio peregrinava per le vie di Torino, spostandosi di piazza in piazza. -
I prati sulle rive della Dora - DB1-168
Dopo pranzo, fatto catechismo, Don Bosco conduceva le sue schiere al di là del ponte Mosca, presso la riva della Dora, e li faceva scendere in uno di quei campi incolti che si estendevano a sinistra di chi entra in Torino. Qui dava a ciascuno un'abbondante porzione di pane e frutta o di carne salata e, distribuiti i vari giochi (bocce, piastrelle, stampelle e corde per i salti), si cominciava la ricreazione che si protraeva fino a sera. Don Bosco li assisteva amorevolmente. -
I primi missionari di Don Bosco - DB3-013
La sera del 29 gennaio 1875, davanti a tutta la comunità radunata, Don Bosco diede un annuncio entusiasmante: I Salesiani stanno per partire per le missioni della Patagonia. Cerco volontari per questa splendida avventura. Partirono in dieci, la sera dell'11 novembre. Li capeggiava Don Giovanni Cagliero, 37 anni. -
I pulpiti di Don Bosco - DB2-157
Presentiamo ora alcune immagini che concretizzano visivamente l'apostolato di Don Bosco attraverso oggetti, luoghi e documenti storici. In questo fotomontaggio sono abbinati due pulpiti: quello delle buone notti (ora nel museo), che per anni era rimasto sotto il porticato testimone di mille e mille conversazioni di Don Bosco con i suoi ragazzi, e quello della Basilica di Maria Ausiliatrice dal quale Don Bosco pronunciava, per i giovani e per i fedeli, le sue prediche briose e persuasive. -
I ricordi di Don Bosco ai suoi missionari - DB3-014
Ognuno dei partenti aveva con sé un foglietto con 20 ricordi speciali scritti da Don Bosco. Li aveva tracciati a matita sul suo taccuino durante un viaggio in treno. Il primo diceva: Cercate anime, non denari né onori né dignità. -
I selvaggi sognati da Don Bosco (Onas e Fueghini) - DB3-020
Un gruppo di indios Ona, oggi del tutto scomparsi. Don Bosco aveva visto in sogno queste genti lontanissime. Raccontò: Vidi turbe di uomini che percorrevano un'immensa pianura. Altri venivano alle mani con soldati vestiti all'europea... Erano vestiti soltanto di larghi mantelli di pelli di animali, che loro scendevano dalle spalle. -
I sogni di Don Bosco - DB2-165
Il 6 giugno 1876, a Lanzo, Don Bosco ebbe uno di quei sogni che gli aprivano gli occhi sul futuro e sull'aldilà. Vide Domenico Savio, morto 19 anni prima. Una tunica candida gli scendeva ai piedi, una fascia rossa come il sangue gli cingeva i fianchi. Parlò con lui e si sentì dire: Sappi che Dio prepara grandi cose per la tua Congregazione. -
I tornanti che portano al Sussambrino - DB1-070
Un paesaggio incantevole, una bellissima strada: ma sempre qualcosa da percorrere a piedi per Giovanni, e soprattutto d'inverno la poesia era certo molto minore! -
I vigneti di Ponzano - DB3-062
Durante la passeggiata del 1861, i ragazzi dell'Oratorio furono ospiti, a Passerano, dei conti Radicati; a Primeglio dei marchesi Doando, che per loro fecero uccidere un vitello. Raggiunsero poi Montiglio e Montechiaro, per arrivare a Villa nella serata dell'8 ottobre. Di qui raggiunsero Castello Merli e Ponzano, un paese caro a Don Bosco, che nel 1841 vi si recò per salutare il suo antico maestro di scuola Don Lacqua. -
II rione degli Ebrei - DB1-121
Durante la permanenza a Chieri, Giovanni ebbe rapporti con alcuni ebrei. Questi vivevano in un rione detto Ghetto degli Ebrei, dove Giovanni soleva recarsi dal libraio Elia, per trovare suoi amici e compagni di studio che aiutava con eccezionale delicatezza (ci MB 1, 308s). In questa zona abitava anche Giacomo Levi, detto Giona, un giovane ebreo che egli conquistò al cristianesimo con la sua amabilità e la spiegazione delle verità della fede (cf MB 1, 320). Il battesimo fu preceduto da una solenne processione, come si usava fare in quei casi. -
Il ballatoio che porta alle camerette - DB2-031
Tutte le volte che Don Bosco usciva dalla sua camera per scendere nei cortili, percorreva questo ballatoio tra le grida festanti dei ragazzi. Oggi il ballatoio è tutto ornato di fiori, quasi a richiamare con venerazione il sogno del pergolato di rose piene di spine che Don Bosco immaginava di percorrere con i suoi ragazzi (cf MB 3, 32). -
Il Bollettino Salesiano - DB2-180
Don Bosco volle una terza famiglia salesiana, quella dei Cooperatori. Dovevano essere Salesiani nel mondo. Creò uno strumento che servisse a tenerli uniti tra loro e con il centro delle Opere Salesiane. Fu il Bollettino Salesiano. Questo modesto fascicolo mensile (uscito nell'agosto 1877) penetrò e penetra ancora dovunque, guadagnando moltissimi amici a Don Bosco e alle sue opere. -
Il campanile di Castelnuovo - DB1-091
Da questa antica torre le campane della parrocchia scandivano le ore liete e tristi per gli abitanti delle colline e delle borgate. Invitavano alla Messa, al vespro della domenica e alla catechesi popolare del parroco, che spiegava i fatti dell'Antico Testamento e del Vangelo, i parrocchiani imparavano una vita cristiana semplice ma solida. Queste campane suonarono per la sepoltura di Francesco, il papà di Giovanni, il 12 maggio 1817. Nel 1841 squillarono festose per la prima Messa di Don Bosco. E la domenica di Pasqua del 1934 si unirono alle campane di San Pietro per annunciare al mondo la lieta notizia: il Papa ha dichiarato santo il nostro concittadino Giovanni Bosco. -
Il campanile di Madonna di Campagna - DB1-175
Il pellegrinaggio alla Madonna di Campagna aveva dunque avuto il suo frutto. Don Bosco aveva spiegato ai ragazzi il perché di quel pellegrinaggio e aveva infuso in loro una grande fiducia. Così farà sempre, nelle molte necessità in cui si verrà ancora a trovare. Quando i ragazzi, che procedevano recitando il rosario, imboccarono il viale che dalla strada maestra porta al convento, le campane della chiesa presero a suonare a distesa. Fu una lieta sorpresa per tutti, ma la meraviglia fu ben più forte quando si sparse la voce che le campane si fossero messe a suonare da sole. Infatti nessuno aveva ordinato di suonarle, e non si riuscì mai a sapere chi Io avesse fatto. Il santuario fu distrutto dai bombardamenti nel 1944, ma il campanile e le campane sono ancora quelle che accolsero festosamente i birichini di Don Bosco (cf MB 2, 419-420). -
Il cane Grigio difende Don Bosco (dipinto) - DB2-028
Una sera piovosa mentre attraversava il terreno boschivo che separava Valdocco da Torino, due malviventi gli gettarono addosso un mantello e cominciarono a malmenarlo. Don Bosco gridò. Fu allora che saltò fuori da una macchia quel cane. Balzò alla gola dei malviventi e li mise in fuga. Poi accompagnò Don Bosco fino a Valdocco. -
Il Canton Cavallo - DB3-145
Le quattro case che occupavano la collina dei Becchi erano chiamate Canton Cavallo. E sarà proprio un poverissimo fabbricato, incollato grazie ad un semplice muro divisorio a casa Cavallo, la nuova dimora di Mamma Margherita e dei tre orfani. Vi entreranno I'll novembre 1817, pochi mesi dopo la morte del capo-famiglia. -
Il Canton Cavallo visto dal Bertéau - DB3-184
Visto dalla collina del Berteau, il Canton Cavallo ripropone tutta la suggestione del paesaggio astigiano. Dietro la casa di Giuseppe si trovava la modesta vigna che costituiva il patrimonio ecclesiastico del chierico Bosco: per quei tempi, una condizione economica necessaria per poter accedere agli ordini sacri. -
Il capomastro Carlo Buzzetti - DB2-071
Diresse la costruzione del Santuario Carlo Buzzetti, capomastro. Era stato dei primissimi ragazzi dell'Oratorio. Si era addormentato con altri giovani sui gradini della balaustra in San Francesco d'Assisi, mentre un prete predicava diffìcile. Don Bosco li aveva destati e condotti in sacrestia. Erano diventati amici: un'amicizia che durava ormai da 27 anni. -
Il cappello e i bastoni da viaggio - DB2-056
Cappello e bastone accompagnarono sovente Don Bosco negli ultimi anni. Andava a chiedere l'elemosina per le tante case che stava costruendo in ogni parte del mondo. Scrisse Don Rua: Era una pena vederlo salire e scendere scale per chiedere elemosine, sottoponendosi anche a dure umiliazioni. -
Il Colle senza la cascina - DB3-187
Dalla sua scuola sono usciti a centinaia i salesiani laici, che si sono impegnati in tutto il mondo a formare nella professione e nella vita cristiana milioni di ragazzi. Il salesiano laico è una delle più geniali intuizioni di Don Bosco: si tratta di un religioso non sacerdote ma con una missione apostolica ben precisa da svolgere nel delicato settore del lavoro. -
Il colle: I Becchi, cascina Biglione-Damevino, l'Istituto Bernardi Semerìa - DB3-185
La collina dei Becchi, con le costruzioni antiche e recenti, è stata chiamata Colle Don Bosco. Una serie di circostanze fortuite ha permesso ai Salesiani di acquistare quella cascina Biglione che solo nel 1972, grazie ai documenti trovati negli archivi di Stato di Asti, si seppe essere stata la vera casa natale di Don Bosco. -
Il collegio a Mornese - DB3-047
Questa casa, che stava sorgendo col concorso universale della popolazione del paese di Mornese, doveva essere un collegio salesiano destinato all'educazione dei ragazzi. Ma a costruzione finita, Don Bosco decide di insediarvi le figlie dell'Immacolata, con a capo Maria Mazzarello. Sarà la prima Casa Madre della seconda famiglia salesiana. -
Il collegio di Varazze (1871) - DB3-005
Nel 1871 nove salesiani, provenienti in parte dal collegio di Cherasco, entrano in quello civico di Varazze. Li guida Don Giovanni Battista Francesia, uno dei primissimi ragazzi di Don Bosco. -
Il confessionale di Don Bosco - DB2-053
Don Bosco trascorse moltissime ore a confessare i suoi ragazzi e la gente comune. Era una delle sue gioie profonde dare alle anime il perdono di Dio. Questo è il suo confessionale, collocato all'inizio nella sacrestia della cappella Pinardi, poi nel coro della chiesa di San Francesco di Sales, nella sacrestia del Santuario di Maria Ausiliatrice, e oggi nel museo. -
Il corridoio che collegava il caffè con la sala del biliardo - DB1-112
Tra la stanza del caffè Pianta e la sala del biliardo che dava sul cortile interno, vi era un corridoio, stretto e basso con una finestrella quasi cieca, che dava sulla rampa della scala. Nel corridoio vi era un piccolo forno per la cottura delle paste dolci. Un ambiente nella penombra, pochissimo ossigenato. -
Il cortile degli artigiani - DB2-123
Una lunga costruzione diagonale che correva lungo il tracciato dell'antica via Giardiniera, divideva il cortile dei giovani artigiani da quello dei giovani studenti. Ecco quello degli artigiani a fianco del Santuario. Qui sovente scendeva Don Bosco a sfidare i giovani più robusti alla corsa. -
Il cortile degli studenti - DB2-124
D cortile dei giovani studenti si estendeva davanti all'edificio delle camerette di Don Bosco. Anche negli ultimi anni, consumato dai viaggi e dai debiti, Don Bosco non si stancò mai dei suoi ragazzi. Vederli, sentirli, fare dieci passi con loro, gli ridava la vita anche dopo giornate massacranti. -
Il cortile dell'oratorio festivo - DB2-125
Accanto al convitto interno popolato di ragazzi studenti e artigiani, continuò a vivere e a prosperare l'oratorio esterno. Quando non potè più occuparsene di persona, Don Bosco lo affidò a Don Giulio Barberìs. Gli oratoriani utilizzavano come loro chiesa quella di San Francesco di Sales, e giocavano su un'ampia striscia di terreno lungo il Santuario. -
Il cortile interno del Seminario - DB1-132
Il 30 ottobre 1835 Giovanni entrava finalmente nel seminario di Chieri (cf MB 1, 374). Aveva ricevuto l'abito chiericale a Castelnuovo da don Cinzano cinque giorni prima, all'età di 20 anni e qualche mese (cf MB 1, 369-370). Rimase in questo seminario sei anni, compiendovi studi filosofici e teologici. Qui riceveva le visite dei suoi compagni e si prestava a dare spiegazioni per risolvere le loro difficoltà scolastiche. -
Il cortiletto interno del Convitto - DB1-157
Visto l'alto numero dei giovani oratoriani che la domenica affollavano il Convitto, il Rettore, canonico Guala, mise a disposizione di Don Bosco il cortiletto interno per i loro divertimenti. La sacrestia e il coretto della chiesa venivano usati per il catechismo. Diversi sacerdoti del Convitto davano volentieri una mano, anche se non mancava chi aveva da ridire per l'insolito chiasso (cf MB 2, 136-138). I frutti d'un tale apostolato si vedevano nella frequenza ai sacramenti e nel miglioramento della condotta della maggior parte dei giovani (cf MB 2, 137s). -
Il crocifisso che Don Bosco teneva in mano alla sua morte - DB2-049
Durante gli ultimi istanti, Don Lemoyne suggerì a Don Bosco: Pensi a Gesù in croce. Gli rispose: È quello che faccio sempre. I Salesiani hanno conservato con affetto il piccolo crocifisso che Don Bosco stringeva nelle mani mentre moriva. -
Il dipinto della cupola - DB2-107
Nell'alto della cupola maggiore, il pittore Rollini ha raffigurato il trionfo e la gloria di Maria Ausiliatrìce in Cielo. Sotto le vittorie riportate dalla Chiesa, con l'aiuto di Maria. Ai piedi della Madonna sono raffigurate la missione di Don Bosco e dell'Opera Salesiana delle Figlie di Maria Ausiliatrìce. -
Il documento di acquisto della casetta - DB3-146
La casetta, più simile a un ripostiglio agricolo che a un'abitazione, era stata acquistata a credito da Francesco Luigi Bosco. C'erano state due annate cattive e le cose non andavano bene: pareva anzi che i padroni volessero vendere. A trent'anni, il papà di Don Bosco ritenne di avere la forza e la capacità di affrontare un debito iniziale per cominciare a mettersi in proprio e tentare di tirar fuori la famiglia dall'indigenza. Cinque mesi dopo aver firmato l'atto di acquisto, però, dovette fare testamento. -
Il fienile - DB3-159
Con questo segreto nel cuore, il ragazzo ha continuato a vivere semplicemente la sua esistenza di povero contadino e di orfano, arrampicandosi con la destrezza di un saltimbanco per la scala a pioli che portava al fienile. -
Il focolare - DB1-020
Quante volte al paiolo appeso al fuoco mancava la pasta o la carne da mettere a cuocere. Spesso un pugno di legumi o di farina di granoturco o di miglio presi a prestito o una manciata di verdura colta nell'orticello o strappata nel prato, costituivano il pranzo e la cena della giornata. Accanto a questo focolare sferruzzava e rammendava i logori panni mamma Margherita quando era libera dagli impegni e dal lavoro dei campi, mentre Giovanni leggicchiava. D'inverno, al termine della giornata, tutti i membri della famiglia vi si radunavano per conversare, ma soprattutto per le preghiere e la recita del Rosario (cf MB 1, 46). -
Il focolare della cucina - DB1-044
Questa vecchietta che rimesta la polenta nel paiolo e la scodella sulla tavola, simboleggiano l'accoglienza affettuosa che Giovanni trovò nella cascina Moglia. Fin dall'inizio fu considerato uno della famiglia. Egli fece di tutto per ricambiare la stima di cui lo circondavano, né mai si tirò indietro di fronte ad un servizio, per quanto umile e faticoso. Si può dire che fu sempre il beniamino della signora Dorotea, che gli insegnò a recitar bene le litanie della Madonna e lo incaricò di guidare le preghiere della famiglia (cf MB 1,195). -
Il forno del Pane di Don Bosco - DB2-143
Nei sotterranei del Santuario di Maria Ausiliatrice, nel 1868, fu inaugurata la panetteria dell'Oratorio. Sfornava ogni giorno settecento chili di pane. Don Bosco accompagnava volentieri i visitatori in panetterìa, faceva assaggiare il pane fresco e diceva: Questo ce lo manda giorno per giorno la Provvidenza (MB 18, 251). Il mangiare il pane di Don Bosco era sinonimo di farsi salesiano. -
Il gelso nel cortile della cascina Moglia - DB1-040
Quando la calura era grande, Giovanni cercava riparo all'ombra di questo gelso. Qui sorvegliava e trastullava il piccolo Giorgio di 3 anni, figlio del padrone. Nei momenti liberi poi soleva radunare presso quest'albero i suoi amici giovani e meno giovani per intrattenerli con giochi vari, racconti edificanti ed esibizioni acrobatiche (cf MB 1, 200). D'inverno il luogo di riunione era il capace fienile che egli sceglieva per non disturbare o essere disturbato (cf MB 1, 199). -
Il Giovane Provveduto - DB2-176
Accanto ai libri scolastici, Don Bosco trova il tempo di scrivere moltissimi altri libri e fascicoli: vite di Santi, libri di lettura divertente, manuali di preghiera e di istruzione religiosa. Il best seller è Il giovane provveduto per la pratica dei suoi doveri. Vivente Don Bosco, se ne pubblicarono milioni di copie. Era una scelta di riflessioni, preghiere e canti adatti ai giovani. -
Il minervale: registri della scuola di Chierì - DB1-109
Nell'archivio storico del comune di Chieri troviamo il registro che riporta lo stato nominativo degli studenti delle scuole pubbliche della città durante l'anno 1833-1834. Contiene l'elenco degli alunni, il loro numero complessivo, la paternità, il tipo di scuola e la classe. Giovanni risulta l'unico orfano di padre. È segnata anche la quota individuale (minervale): per Giovanni era di lire 12. La sua classe quell'anno era composta di 20 alunni, che furono testimoni di episodi singolari: la prova di forza dimostrata da Giovanni nel difendere l'amico Comollo dalla cattiveria di alcuni; la pagina della vita dell'Agesilao dello scrittore latino Cornelio Nepote da lui letta e commentata tenendo davanti la grammatica del Donato, perché aveva dimenticato il libro; la versione latina consegnata dopo pochi minuti perché... l'aveva sognata! Con quegli stessi compagni fondò la Società dell'Allegria. Dicono i biografi che quei ragazzi, trascinati dal suo esempio, divennero tanto diligenti che furono tutti promossi senza difficoltà (cf MB 1, 252s).



























































