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Cappella della Madonna delle Grazie, a Villa San Secondo - DB3-059
Il soggiorno a Villa San Secondo, per l'importanza che vi annetteva Don Bosco, fu uno dei più famosi delle passeggiate autunnali. Momento centrale era la festa della Madonna delle Grazie, venerata in questa cappella. La presenza dei giovani di Valdocco con la banda, la Messa cantata e il teatro, ma soprattutto il loro buon esempio, coinvolgevano l'intera popolazione. -
Capriglio - DB1-006
La nostra storia comincia a Capriglio, un piccolo paese suddiviso in diverse frazioni disseminate tra il folto verde dell'Astigiano. Qui, il primo aprile 1788, nacque Margherita Oc-chiena, la madre di Don Bosco (cf MB 1, 13-14). -
Card. Gaetano Alimonda (vescovo di Torino dal 1883 al 1891) - DB3-039
Dopo cent'anni, Torino ebbe nuovamente un cardinale nella persona di monsignor Gaetano Alimonda. La bontà del cardinale — scrisse Don Ceria — fu per Don Bosco un provvidenziale conforto negli ultimi quattro anni della sua vita. Durante l'ultima malattia del santo, il cardinale faceva persino anticamera pur di vederlo e abbracciarlo. Don Bosco ebbe modo di dirgli: Le raccomando la mia Congregazione. Sia il protettore dei Salesiani.... -
Carro con bigoncia d'uva - DB1-076
Finalmente a ottobre la vendemmia. Ci si avvaleva della collaborazione ben retribuita di uomini e donne per aiutare i componenti della famiglia, tanto era gravoso il lavoro che doveva essere terminato prima delle piogge autunnali. Quasi per alleviare la fatica, i canti dei vendemmiatori e delle vendemmiatrìci si intrecciavano attraverso le colline, e a sera musica e balli concludevano la fatica. I grappoli venivano raccolti delicatamente in ceste di vimini e portati nella bigoncia. -
Carro di fieno - DB1-037
Infine si caricava col tridente il fieno sul carro agricolo, trainato da una coppia di mucche o di buoi. Il raccolto veniva così portato sull'aia di casa, sistemato nel fienile e conservato come foraggio invernale per le bestie. A volte temporali improvvisi facevano accelerare i lavori. Allora il ritmo diventava frenetico: era una lotta contro il tempo per evitare che il fieno si inzuppasse d'acqua. -
Carta geografica del Piemonte - DB3-055
Le passeggiate autunnali furono una delle idee più originali scaturite dall'intuito pedagogico di Don Bosco e dal suo zelo pastorale. Egli era solito recarsi ogni anno ai Becchi la prima domenica di ottobre per la festa del Rosario. Dal 1850 in poi portò con sé anche un gruppo sempre più numeroso di ragazzi. -
Carta topografica dì Torino con i vari traslochi dell'Oratorio - DB1-162
I ragazzi e i giovani che si radunavano attorno a Don Bosco erano troppo maleducati e chiassosi per coloro che non sapevano andare oltre le apparenze e le prime impressioni. Era perciò naturale che chi non era animato dal suo zelo apostolico non li accettasse volentieri come vicini di casa. Su questa mappa percorriamo i vari spostamenti, segnati con cerchietti rossi, fatti nel giro di soli due anni (1844-1846) dai giovani dell'Oratorio. -
Cartina geografica dell'Astigiano - DB1-003
Questo è il Piemonte, una delle regioni d'Italia più ricche, belle e varie. La sua storia religiosa di questi ultimi cent'anni è indissolubilmente legata alla personalità e all'opera di Giovanni Bosco, uno dei suoi figli migliori. La nostra narrazione documentaria comincerà da modesti centri abitati come Capriglio, i Becchi, Castelnuovo, Moncucco: gruppi di cascine e minuscoli villaggi che ingemmano le colline dell'Astigiano. Luoghi cari e familiari ai milioni di persone che trovano in san Giovanni Bosco l'ideale che li affascina. -
Casa di Margherita Occhiena - DB1-007
Una casa di contadini, ricca di anni, di povertà e di tanta fede. Oggi completamente ristrutturata, conserva una lapide che ricorda come sua gloria la nascita di Margherita, figlia di Melchiorre Occhiena e di Domenica Bossone. Margherita, la sestogenita, visse nella casa paterna fino al giorno del suo matrimonio con Francesco Bosco (cf MB 1, 30). -
Casa dove nacque Maria Mazzarello - DB3-044
Il frutto più bello di questa terra si chiama Maria Domenica Mazzarello, nata in questa casa, nella frazione dei Mazzarelli, il 9 maggio 1837. Prima di sette figli, Maria Domenica entra a far parte della Pia Unione delle figlie dell'Immacolata, un gruppo di ragazze impegnate, che diventerà il nucleo costitutivo dell'Istituto delle figlie di Maria Ausiliatrìce. -
Casa Filippi e palazzo Audisio - DB2-119
Questi due edifici furono aggiunti all'Oratorio negli anni 1860-64. Il primo a sinistra è la casa Filippi, acquistata da Don Bosco per l'ingente somma di lire 65 mila. Il secondo fu costruito nel 1863-64. In onore di un salesiano coadiutore, che per anni fu umile magazziniere, fu chiamato palazzo Audisio. -
Casa Moretta - DB1-171
La Provvidenza non lo abbandonò. Saputo che il sacerdote Moretta era disposto ad affittare alcune stanze di una sua casa in Valdocco, Via Cottolengo, Don Bosco non si lasciò sfuggire l'occasione. Affittò tre stanze e immediatamente riaprì le sue scuole serali e domenicali per le quali ottenne l'aiuto di Don Carpano. Duecento allievi, stipati in quelle stanze, imparavano a leggere compitando sui cartelloni murali. Per quei tempi era un metodo rivoluzionario, e non mancarono le insinuazioni maligne e le opposizioni (cf MB 2, 345-351). -
Casa Pinardi - Camerette - Casa Filippi - DB2-121
Quest'antica fotografia ripresa dall'alto, è un prezioso documento delle prime costruzioni realizzate da Don Bosco. Il rifacimento della vecchia casa Pinardi (a sinistra), il suo prolungamento, il fabbricato delle camerette (al centro), e la casa Filippi dopo gli adattamenti apportati nel 1863. L'ospizio era iniziato e avviato. -
Casa Pinardi (dipinto del Crida sotto il porticato) - DB2-002
Casa Pinardi aveva la facciata rivolta a mezzogiorno. Misurava 20 metri di lunghezza e 6 di larghezza, quasi 7 di altezza. A metà circa della facciata si apriva una stretta porta d'ingresso, e, accanto, era fissata al muro una vasca di pietra con una pompa che gettava acqua fresca e abbondante. Dietro questa abitazione era appoggiata la tettoia trasformata in cappella, utilizzata dal 1846 fino al 13 giugno 1852. -
Casa Pinardi (disegno di Bartolomeo Bellisio) - DB2-109
Il pittore Bellisio, che fu tra i primi ragazzi dell'Oratorio, ci ha tramandato questo disegno della Casa Pinardi. Esso ci mostra la primitiva struttura dell'umile edificio che sarebbe divenuto poi il centro dell'Opera Salesiana. Dalla Casa Pinardi, infatti, i figli di Don Bosco si sarebbero diffusi in tutto il mondo. -
Casa Pinardi (quadro del Crida) - DB1-177
La domenica successiva, il giorno di Pasqua del 1846, i giovani si trasferirono alla tettoia Pinardi. La cappella consisteva in uno stanzone lungo da 15 a 16 metri, e largo da 5 a 6. Aveva per pavimento un palchetto di legno, costruito in fretta e collocato alla meglio. Il soffitto era di stuoie intonacate di gesso. I ragazzi proruppero in una esplosione di gioia e di preghiera (cf MB 2, 428s). I collaboratori di un tempo ritornarono; ma i sospetti e le difficoltà delle autorità non diminuirono, anzi furono mandate delle guardie a vigilare. I giovani da quel momento presero ad aumentare la presenza, assistiti sempre più e meglio. Questa modesta cappella semibuia fu testimone di piccoli e grandi fatti. Lo spazio a disposizione e le attrezzature aumentarono con l'affitto della casa. Ma se la situazione sembrò migliorare, la salute di Don Bosco peggiorò fino a far temere della sua vita. -
Casa Vergnano, sede del Caffè Pianta - DB1-111
Aperto finalmente il Caffè, in via Palazzo di Città n. 3, Giovanni trovò presso il sig. Pianta vitto e alloggio per l'anno scolastico 1833-1834 (cf MB 1, 289). Si pagava l'ospitalità prestando servizio alla sera come cameriere-sorvegliante nella sala giochi. Il suo comportamento sempre dignitoso e i suoi richiami imponevano rispetto anche agli avventori più sboccati. Durante la permanenza presso il Caffè Pianta, Giovanni, fondò con alcuni compagni, la Società dell'Allegria, il cui regolamento contemplava due soli impegni: 1° Evitare ogni discorso e ogni azione disdicevole a un buon cristiano. 2° Adempiere esattamente i doveri scolastici e religiosi. -
Casale Monferrato - DB3-068
La strada che da Crea, attraverso Ozzano, conduce a Casale, era in quella stagione percorsa da decine di carri, carichi di uva e di mattoni. I ragazzi furono costretti a camminare per tre ore in un polverone che mozzava il respiro, e così giunsero tardi a Casale, dove però monsignor Calabiana era ancora alzato per attenderli. Un grande amico di Don Bosco, che in quella occasione mise a disposizione dei ragazzi dell'Oratorio il Seminario. -
Casale, Chiesa di san Filippo - DB3-069
A Casale si fermarono il 10,11 e 12 ottobre. Monsignor Calabiana li portò a visitare i restauri del Duomo dedicato asant'Evasio, di stile romanico lombardo. Pregarono nella magnifica chiesa di san Filippo, e alla sera offrirono al vescovo e alla cittadinanza musica, canti e teatro. D Cagliero fece eseguire per la prima volta la sua romanza L'orfanello. -
Cascina Biglione dove i Bosco furono mezzadri per 24 anni - DB1-015
I Bosco, oriundi di Chieri, emigrarono prima a Castelnuovo, poi si stabilirono nella zona dei Becchi come mezzadri nella cascina dei conti Biglione di Chieri. Vi lavorarono per oltre 24 anni, dal 1793 al 1817. Vi chiusero la loro esistenza Filippo Antonio e suo figlio Francesco, padre di Don Bosco, colpito da polmonite a soli 34 anni. Giovannino aveva allora due anni. Nel testamento di Francesco, recentemente scoperto, è detto chiaramente che egli e tutta la sua famiglia dimoravano ancora in casa Biglione. La cascina Biglione, fu demolita per l'erezione del tempio in onore di san Giovanni Bosco, prima che si sapesse di questa sua importanza. -
Cascina Campora di Buttigliera - DB1-027
Attorno al 1820-1830 ci fu una gravissima crisi economica in tutto l'Astigiano. Le ristrettezze acuivano di più l'opposizione di Antonio a che Giovanni studiasse (ci MB 1, 96; 180; 184; 188...). Per amor di pace mamma Margherita, nell'autunno del 1827, mandò Giovanni a Serra di Buttigliera, presso suoi conoscenti alla cascina Campora (cf MB 1,192). Ma la sua presenza, più che essere di utilità, creava disagio tra il personale della cascina, poiché il lavoro e il pane scarseggiavano anche per loro. Così Giovanni se ne tornò dalla mamma dopo breve permanenza (cf MB 1, 192). -
Caseggiati del paese - DB1-084
Un angolo del paese conserva tuttora le caratteristiche del tempo di Don Bosco e del Cafasso. Qui viveva un certo numero di famiglie benestanti del paese i cui figli, in un primo tempo, deridevano Giovannino per i suoi abiti poveri e dimessi (cf MB 1, 221). -
Chiesa dell 'Arcivescovado, dove Don Bosco fu ordinato sacerdote - DB1-149
Il 5 giugno 1841 Giovanni fu ordinato sacerdote dall'arcivescovo di Torino mons. Fransoni. L'ordinazione avvenne in questa chiesa dedicata all'Immacolata Concezione, annessa al palazzo arcivescovile in via XX Settembre (cf MB 1, 518). Don Bosco vi si era preparato con la serietà e l'impegno che la missione comportava. Negli Esercizi Spirituali che precedettero l'ordinazione aveva preso alcuni propositi ai quali avrebbe ispirato la sua condotta per tutta la vita (cf MB 1, 518-519). -
Chiesa della Madonna del Castello a Castelnuovo - DB1-100
Prima di lasciare Castelnuovo, diamo uno sguardo alla chiesa della Madonna del Castello, che domina tutto il paese. Questo san-tuarietto era mèta di frequenti visite da parte di Giovanni. Vi si recava, solo o con gli amici, per pregare la Madre di Gesù, verso la quale sentì sempre quella profonda e filiale devozione che aveva appreso da mamma Margherita fin dalla più tenera età (cf MB 1,46; 221; 226...). -
Chiesa di S. Antonio e attuale piazza Cavour - DB1-116
La chiesa di S. Antonio era officiata dai Gesuiti, che nei giochi di festa vi tenevano lezioni di catechismo molto seguite. Giovanni era tra i frequentatori più assidui, insieme ai numerosi amici della Società dell'Allegria. A fianco della chiesa c'era l'ampia piazza, oggi piazza Cavour. Una volta arrivò un ciarlatano saltimbanco, che con le sue prestazioni distraeva molti dall'intervenire alle funzioni, e sfidava i giovani a competere con lui. Questi si consultarono e fecero la proposta all'amico Giovanni Bosco, il quale già stava studiando il modo di persuadere il disturbatore ad allontanarsi. Egli accettò e stabilì i patti con il saltimbanco (cf MB 1, 311-312). -
Chiesa di S. Guglielmo con processione - DB1-122
Ecco una incisione del 1753, conservata a Chieri, che rievoca una processione dell'abiura. Essa si snodava per le vie della città, dalla chiesa di San Guglielmo fino al Duomo, dove si svolgeva il rito. Così avvenne anche per il giovane ebreo, che nel battesimo prese il nome di Luigi Bòlmida. -
Chiesa di san Bartolomeo, a Castelnuovo - DB1-099
Come predicatore Giovanni si era fatto un nome fin da chierico. A Cinzano e a Pecette aveva rivelato la sua straordinaria facilità di parola, offrendosi a fare il panegirico di san Bartolomeo quando all'improvviso era venuto meno il predicatore designato (cf MB 1,489-490). La medesima prontezza dimostrò il 24 agosto 1840 nella chiesa di san Bartolomeo a Castelnuovo, improvvisando la predica in onore del santo patrono. -
Chiesa di San Francesco vista dal cortile - DB2-024
...Tutti gli alunni, circa 400, passando dalla chiesa al cortile, sfilarono davanti a Don Bosco e ricevettero da lui un pane, insieme a una parola buona e ad un sorriso. Quando tutti furono passati, riesaminai la cesta: c'era la stessa quantità di pagnotte di prima... Questa fu la sola causa che mi indusse a restare all'Oratorio e farmi Salesiano (MB 6, 777). -
Chiesa parrocchiale di Buttigliera - DB1-055
Le prediche a Buttigliera si tenevano in questa chiesa, dedicata a san Biagio. Costruita e ampliata a più riprese, venne coronata con l'erezione di un artistico campanile, che a ragione è considerato come uno dei più belli del Piemonte. Eretto nel 1789, domina sulle campagne circostanti, e per la sua altezza costituisce l'ornamento più nobile del paese. In questa chiesa Giovanni Bosco ricevette la Cresima il 4 agosto 1833 all'età di 18 anni, dalle mani di mons. Gianotti, vescovo di Sassari. -
Chiesa parrocchiale di Capriglio - DB1-013
A un chilometro circa dalla casa degli Occhiena sorge la chiesa parrocchiale di Capriglio. Margherita, che vi fu battezzata il giorno stesso in cui nacque {ci MB 1,15-16), la frequentò assiduamente per tutto il tempo che rimase al paese (cf MB 1, 13-14), e vi celebrò il matrimonio con Francesco Bosco il 6 giugno 1812 (cf MB 1, 28). -
Chiesa parrocchiale e suo piazzale - DB1-092
Castelnuovo possiede una bella chiesa parrocchiale dedicata a sant'Andrea, riccamente affrescata e dipinta. L'ampio piazzale era allora il centro della vita sociale del paese. Qui Giovanni Bosco si fece amico di molti ragazzi, che radunava per i giochi e per il catechismo. Qui, addolorato per la difficoltà ad avvicinare il suo parroco, concepì il proposito di essere prete per i giovani. (In questa medesima parrocchia, l'8 aprile del 1849 fece la prima Comunione all'età di 7 anni appena, e il 13 aprile del 1853 ricevette la Cresima Domenico Savio, che diverrà più tardi l'allievo santo di Don Bosco). -
Colline e paesi dell'Astigiano - DB1-004
L'Astigiano occupa il cuore del Piemonte. È caratterizzato da colline rìdenti di vigneti pulsanti di attività serena, e costellato da piccoli paesi e gruppi di cascine. Eccovi una tipica veduta. Al centro sta Castelnuovo d'Asti, ribattezzato Castelnuovo Don Bosco, in onore del suo cittadino più illustre. -
Confessionale del Cafasso, nella chiesa di san Francesco d'Assisi - DB1-151
Al neo sacerdote vennero fatte diverse proposte di ministero. Seguendo il consiglio di Don Cafasso, egli le lasciò cadere tutte ed entrò invece nel Convitto Ecclesiastico di Torino (cf MB 2,38. 39. 44. 50), cui era annessa la chiesa di San Francesco d'Assisi. Fin dall'inizio Don Bosco scelse come modello da imitare e come direttore spirituale Don Cafasso, che lo accoglieva settimanalmente in questo confessionale sempre assiepato di penitenti (cf MB 2, 55. 158). -
Contratto di affitto di Casa Pinardi - DB2-110
A Roma, nell'archivio storico salesiano, sono conservati i due contratti stipulati per l'affitto di casa Pinardi. Il primo, redatto il 1° aprile 1846, concedeva per 300 lire l'affitto di tre locali e di una striscia di terreno per tre anni. Il secondo concedeva l'affitto di altri locali della stessa casa. Le lire salivano a 710 annuali. La diapositiva, oltre al primo contratto ci presenta anche l'inventario della tettoia. -
Contratto di lavoro - DB2-128
Nell'archivio salesiano si conservano alcuni contratti di apprendistato firmati dal datore di lavoro, dall'apprendista e da Don Bosco nel 1851 e 1852. Son tra i più antichi contratti per apprendisti firmati a Torino. Don Bosco, collocando i suoi primi giovani a imparare un mestiere, si preoccupava di difenderli dai padroni non sempre onesti. -
Convento francescano La pace - DB1-130
Già da qualche tempo e a diverse riprese Giovanni aveva sentito il desiderio di farsi francescano. Nell'aprile del 1834 aveva anche fatto domanda di essere ammesso come novizio nel convento francescano La Pace, che sorge sulla collina dominante Chieri. Vi era stato accettato, ma l'opinione contraria di Don Cafasso lo distolse da questo passo (cf MB 1, 301; 305). L'anno seguente furono appunto i buoni uffici di quest'ultimo e la generosità di don Cinzano e di altre persone buone che gli assicurarono un posto nel seminario (cf MB 1, 367). -
Corridoio con la lapide del Comollo - DB1-140
Il fatto straordinario fu attestato da tutti i chierici della camerata che balzarono in piedi svegliati dal rumore, e alcuni di loro udirono la voce del Comollo. Il fatto fu confermato da Don Fiorito di Rivoli, assistente di camerata, e dai superiori del Seminario. Se ne parlò anche fuori le mura del Seminario, ma poi tutto fu messo a tacere per prudenza. -
Cortile dei Molini Dora e chiesa di San Martino - DB1-166
Radunati per la prima volta i ragazzi nella chiesa di San Martino ai Molini, Don Bosco per incoraggiarli aveva fatto la predica dei cavoli: I cavoli, o amati giovani, se non sono trapiantati, non fanno bella e grossa testa. Così è del nostro Oratorio trasferito da un luogo all'altro. Ma era scritto che il trapianto non fosse terminato. Dopo due mesi di relativa tranquillità, la vivacità dei ragazzi e il loro chiasso infastidirono i mugnai, i carrettieri e gli impiegati municipali. Mossero lamentele al municipio, dipingendo Don Bosco come una specie di capobanda di monelli sfaccendati e pericolosi. Il segretario dei Molini giunse a scrìvere una lettera calunniosa al municipio. Le calunnie risultarono del tutto infondate, tuttavia a Don Bosco fu tolto il permesso di tenere l'Oratorio in quel luogo. Fu costretto a proibire i giochi, mentre continuava a radunare i ragazzi nella chiesa di San Martino. Il 15 novembre 1845 ci fu lo sfratto (cf MB 2, 306; 310.336) e il 22 dicembre fu l'ultima volta che i giovani pregarono in quella chiesa (cf MB 2, 341). -
Cortile interno del caffè - DB1-114
Su questo cortiletto si affacciava la sala del biliardo, che era affidata in modo particolare alla sorveglianza di Giovanni. Era addetto al conteggio dei punti, e il suo servizio era gradito sia per la sua abilità, sia per l'imparzialità di cui dava prova. La sua presenza era inoltre preziosa per il buon ordine e per il contegno corretto che sapeva mantenere. Sotto l'androne vi era il pozzo, oggi murato, dal quale Giovanni attingeva l'acqua per i vari usi del caffè e per i proprietari, suoi cugini, che abitavano al piano superiore. Qui egli si recava sovente a tenere compagnia alla signora Pianta, vecchia e malata (cf MB 1, 286). Al caffè Giovanni contrasse amicizia con l'ebreo Giona, già conosciuto presso il libraio Elia, un giovane di bellissimo aspetto e dotato di una voce tra le più belle. Con lui a volte si soffermava in questa sala a suonare il piano e a cantare, oltre che a fargli un po' di catechismo. -
Cortile interno del Rifugio - DB1-159
Pur di non perderne l'opera preziosa, la Marchesa di Barolo aveva autorizzato Don Bosco a radunare i suoi giovani nei locali dell'Ospedale Santa Filomena, non ancora ultimati. Cosi, la domenica, tutta la zona si riempiva fino all'inverosimile di ragazzi e giovani provenienti da tutta la città. I giochi chiassosi non erano sempre ben accolti, ma la sorveglinza vigile di Don Borei e di Don Bosco riusciva a tenere la situazione sotto controllo (cf MB 1, 255). L'oratorio era nato per educare cristianamente i giovani e per istruirli nelle verità della fede. Per le lezioni di catechismo, Don Bosco, in un primo tempo, li radunò nella propria camera. Ma il numero degli allievi aumentava ogni domenica. Si cominciò così a occupare anche tutto il corridoio (e qui insegnava Don Borei). Chi arrivava tardi doveva contentarsi di stare sulle scale... (cf MB 2, 246s). Ogni domenica, per la Messa si peregrinava in una chiesa diversa (cf MB 2, 248). -
Cortile, interno di casa Cumino - DB1-126
Nella foto si scorge, a sinistra, l'uscio dello scantinato dove Giovanni dormiva, e a destra in fondo i quattro scalini di accesso alla sala da pranzo dove mangiavano i pensionati del sarto Tommaso Cumino. Il soggiorno di Giovanni presso di lui è segnato da una storia di pretese magie: un pollo in gelatina era diventato un gallo vivo e svolazzante; una quantità di crusca asciutta era uscita da una pentola di maccheroni fumanti; le paste dolci si convertivano in fette di pane; il denaro della borsa si tramutava in pezzetti di latta arrugginita; dal sacchetto che conteneva noci e nocciole usciva soltanto ghiaia; occhiali e altri oggetti sparivano. Queste sorprese convinsero il Cumino che Giovanni si serviva di potenze occulte. Ne parlò a un sacerdote, Don Bertinetti, il quale lo fece esaminare dal canonico Burzio. Mentre questi lo esaminava, Giovanni trovò modo di fargli sparire l'orologio e 0 portafogli, dimostrandogli poi che era stato semplice frutto di destrezza. E tutto finì con solenni risate (cf MB 1, 343-346). -
Costruzione sopra Casa Pinardi - DB2-113
Questo è l'edificio costruito da Don Bosco nel 1856 sul luogo dove sorgeva la casa Pinardi. II26 aprile 1852 c'era stato a Torino, terribile, lo scoppio della polveriera. La casa Pinardi, già malandata, ne uscì scossa e con tetti fracassati. La demolizione era sempre urgente. Finalmente Don Bosco ci mise mano nel 1856. -
Cripta-cappella dell'Apparizione - DB2-085
Nella parte inferiore del Santuario si trova un'ampia cappella chiamata comunemente delle reliquie. A destra di chi scende è la cappellina dedicata alla Vergine, chiamata cappella dell'apparizione. -
Dai Becchi a Valdocco La prima scuola - DB1-051
Dai Becchi a Valdocco La prima scuola -
Dai Becchi a Valdocco Studente e seminarista a Chieri - DB1-102
Dai Becchi a Valdocco Studente e seminarista a Chieri -
Dai Becchia Valdocco In cerca di una dimora stabile - DB1-148
Dai Becchi a Valdocco In cerca di una dimora stabile -
Dai Becchia Valdocco Le origini - DB1-002
Dai Becchi a Valdocco Le origini -
Davanti alle mucche, durante l'aratura - DB1-039
Tra le varie incombenze di Giovanni c'era anche quella di condurre i buoi che tiravano l'aratro. Questa inquadratura agreste ci richiama alla mente le tante volte che egli svolse la stessa occupazione. Ma il lavoro non lo distoglieva mai completamente dagli studi. Egli, infatti, teneva sempre un libro a portata di mano, e quando poteva vi dava una sbirciatina (cf MB 1, 200). -
Decreto di approvazione della Società Salesiana (1° marzo 1869) - DB2-140
La strada che Don Bosco dovette percorrere per l'approvazione della Congregazione e delle sue Regole fu lunga e difficile. Il 1° marzo 1869 un decreto romano approvò ufficialmente la Società Salesiana. (Il documento è nella diapositiva). Solo il 3 aprile 1874, per intervento personale del Papa, furono approvate le Regole Salesiane. -
Diciotto firme dei primi Salesiani - DB2-137
In questa pagina sono raccolte le firme dei primi 18 Salesiani che accettarono di unirsi nella Congregazione Salesiana. Nella cronaca di Don Ruffino si legge: L'11 giugno 1860 abbiamo sottoscritto le regole della Congregazione di San Francesco di Sales. -
Dintorni di Villa San Secondo - DB3-060
Da Villa San Secondo ci si muoveva in ogni direzione: c'era solo l'imbarazzo della scelta, tanti erano i luoghi suggestivi da visitare. E così nel gergo dell'Oratorio il paese di Corsione diventerà sinonimo di benessere, tanto era generoso il parroco. A Cossombrato c'era ad accoglierli il conte Peletta, mentre il conte Pallio preparava per tutti, nel suo castello di Rinco, polenta e merluzzo. Altre tappe famose furono Alfiano e il castello di Frinco. -
Disegno della casa Pinardi e delle successive costruzioni - DB2-008
Incoraggiato dai sogni che gli spalancavano il futuro, Don Bosco investì capitali ingenti per ampliare la sua opera. Costruì nel 1851-52 la chiesa di S. Francesco di Sales, e un nuovo fabbricato accanto alla casa Pinardi nel 1852-53. Unica sua fonte di finanziamento: la Provvidenza. -
Divano e scrittoio mobile - DB2-046
Seduto su questo piccolo divano, Don Bosco scrisse sul retro bianco di alcune immaginette le sue ultime parole da mandare ai cooperatori per il Natale 1887. Ecco le ultime due frasi che scrisse: Chi fa del bene in vita, trova bene in morte. In Paradiso si godono tutti i beni, in eterno. -
Don Bosco (foto Mariani, Ivrea, dopo il 1880) - DB3-107
Probabilmente questa foto, firmata da B. Mariani di Ivrea, è una edizione italiana delle foto marsigliesi: il rabat (la pettorina) è stato tolto, e dell'immagine, così ritoccata se ne è trovata copia nel 1984, presso una famiglia di benefattori lionesi. -
Don Bosco a 63 anni (Giuseppe Sartori, Foto Unione, 1878) - DB3-098
Questa è la prima di una serie di quattro foto, tra quelle raccolte da una speciale Commissione incaricata di reperire tutto il materiale documentario sulla vita di Don Bosco. Si tratta di foto molto somiglianti Puna all'altra, tanto da far pensare che siano state realizzate nella stessa occasione. -
Don Bosco a 63 anni (mano sin. aperta)
GIUSEPPE SARTORI (Fotografia Unione) - Don Bosco a 63 anni (mano sinistra aperta). - Torino 1878. - Originale, stampa all’albumina, cm 9,8 x 13,4 montata su cartoncino giallo filettato in rosso, cm 11 x 16,5, recante in basso una decorazione con scritta «Formato Album», il retro pure giallo reca la dedica: «J.M.J - Alla mia cara Famiglia - Ch. Amadei Ang. - Torino 14.12.87 - Nota: Da custodirsi dalla Car.ma Mamma». - Roma, ASC. - Ibi, altra copia, O, stampa all’albumina, cm 5,7 x 9,5, montata su cartoncino giallo filettato rosso, cm 6,5 x 10,5, recante sul retro pure giallo la scritta pubblicitaria del fotografo: «Fotografia Unione - Sartori Giuseppe - Via Borgo S. Donato n. 7, Torino» e il timbro dell’UCSS col n. 66355. -
Don Bosco a 63 anni (mano sin. chiusa)
GIUSEPPE SARTORI (Fotografia Unione) - Don Bosco a 63 anni (mano sinistra chiusa) - Torino 1878 - Originale, stampa all’albumina, cm 10 x 13,6, montata su cartoncino, cm 11 x 16,5, nero filettato oro recante in basso una decorazione con scritta «Formato Album», il retro è rosso cupo e reca in alto a penna la data «Anno 1878». - Roma, ASC. -
Don Bosco a 71 anni
Don Bosco a 71 anni Riproduzione alterata, ritocco Rollini, 19x26 -
Don Bosco a 71 anni
Don Bosco a 71 anni Riproduzione alterata, ritocco Rollini, 15x23 -
Don Bosco a 71 anni (di fronte, Gustavo Luzzati, Sampierdarena 1886) - DB3-112
Questa è la prima delle tre foto realizzate a Sampierdarena nel 1886, dal signor Angelo Ferretto, operatore dello Stabilimento Angelo Luzzati, di Genova. Don Bosco è di passaggio, diretto in Spagna, e il marchese Spinola non vuole lasciarsi scappare l'occasione. La seduta di posa è organizzata in fretta e furia e se non fosse stato per la condiscendenza del capostazione, Don Bosco avrebbe anche perso il treno.



























































