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Roberto d’Azeglio (17901862). Si batté per la libertà di culto estesa alle confessioni non cattoliche. Malgrado le divergenze di vedute, Don Bosco l’ebbe buon amico. Siccome il D’Azeglio criticava la recita del Rosario da parte dei ragazzi dell’Oratorio, Don Bosco gli rispose con fermezza: « Sono disposto a rinunciare alla vostra amicizia, piuttosto che alla recita del Rosario ». -
Vincenzo Gioberti (1801-1852). Promotore di una federazione di tutti gli Stati d’Italia sotto la sovranità del Papa. L’idea sollevò grande entusiasmo. La popolarità del Gioberti toccò il vertice nel 1848. Ma la prima guerra d’Indi-pendenza fini in un disastro, e fu un colpo mortale per l’idea federalista. Gioberti cambiò parere. Don Bosco, che nei giorni radiosi del 1848 l’aveva chiamato ‘ il grande Gioberti ’, cominciò a trepidare per la sua fede. -
Camillo Benso di Cavour (1810-1861). Litografia di L. Calamata. (Biblioteca Reale di Madrid). Anima e protagonista del Risorgimento italiano, il conte Camillo Benso di Cavour fu amico fedele di Don Bosco. « Mi ripeteva sovente — scrisse il Santo — che se avevo qualcosa da domandargli o da sollecitargli avrei trovato sempre un posto alla sua tavola ». « Nel mio ufficio al Ministero non c’è possibilità di parlare con calma — soggiungeva. — A tavola invece... è tutta un’altra cosa! ». E Don Bosco, che voleva essere sempre prete, anche con i grandi del mondo, ringraziò l’illustre statista con queste parole: « Pregherò per voi, signor Ministro, perché Dio vi aiuti sempre, nel corso della vostra vita e nell’ora della vostra morte ». L’avvenire doveva provare che la preghiera di Don Bosco era stata esaudita. -
Il giovane Vittorio Emanuele II, figlio di Carlo Alberto. (Ritratto di pittore ignoto, 1850 circa. Museo del Risorgimento, Torino). -
Carlo Alberto abdica in favore di suo figlio Vittorio Emanuele II, il 23 marzo 1849, a Novara, sul campo di battaglia. -
Piazza del Palazzo di Città, Torino. È la sera del 4 marzo 1848. La folla acclama entusiasticamente lo Statuto. (Disegno da Mondo illustrato, Museo del Risorgimento, Torino). -
Il re Carlo Alberto di Savoia. Litografia del Goldoni. (Biblioteca Reale di Torino). Carlo Alberto nutriva ammirazione e simpatia per Don Bosco. Il 30 marzo 1846, quando fu per la seconda volta citato davanti al sindaco Michele Cavour, Don Bosco temette che la sua opera venisse condannata e proibita. Ma il re lo salvò. « È mia volontà — ordinò con un decreto firmato di sua mano — che queste riunioni siano aiutate e protette ». -
Dopo la guarigione di Don Bosco da una grave malattia, mamma Margherita lasciò i Becchi e venne ad abitare con lui a Torino. Era il 3 novembre 1846. Portava con sé le sue uniche ricchezze: una catenella d’oro e un anello. Umili e cari gioielli che essa vendette per procurare pane ai ragazzi dell’Oratorio. -
Ritratto di mamma Margherita a 67 anni (1855). Dipinto dal Rollini su disegno di Bartolomeo Bellisio. Questo ritratto di sua madre fu offerto a Don Bosco nel giorno della sua festa: 24 giugno 1855. Vedendolo, il Santo esclamò: « E proprio lei; le manca solo la parola ». Si conserva nel Museo Don Bosco, a Torino. -
La ‘ Madonna della Consolata ’. E la prima statua della Madonna che Don Bosco collocò nel suo Oratorio. E una statuetta in cartapesta colorata : gli costò L. 25... -
Contratto d’affitto firmato da Don Bosco e da Francesco Pinardi nel 1846. Il Santo affittò alcune stanze e il cortile al prezzo di L. 575 all’anno. Il foglio di sinistra porta le ricevute di alcuni anni, dal 1848 al 1851. -
San Pietro in Vincoli, a Torino. In primo piano, un terreno sterposo. E un cimitero abbandonato. Don Bosco pensò di trovarvi un locale per i suoi giovani. Ma erano più di 400, e terribilmente rumorosi nei loro giochi. Così la irascibile domestica del cappellano, con la scopa alla mano li cacciò fuori. Era il 25 maggio 1845. -
Il Municipio di Torino, Palazzo di Città. In primo piano il monumento fatto erigere al ‘ Conte Verde ’ da re Carlo Alberto nel 1853. Don Bosco fu spesso convocato in questo palazzo, a dare spiegazioni davanti al Sindaco del chiasso e del disturbo che i suoi ragazzi recavano ai tranquilli cittadini. Ma se la cavò sempre con molta destrezza. -
Il manicomio di Torino. (Litografia del Museo del Risorgimento). È qui che due sacerdoti cercarono di far internare Don Bosco perché lo credevano pazzo. I suoi atti, i suoi grandiosi progetti, le sue previsioni denotavano follia... Gli prepararono una carrozza. Con dolci maniere gli proposero di salirvi. Si sarebbe fatta una passeggiata. Ma Don Bosco mangiò la foglia. Con estrema gentilezza, li obbligò a salire per primi in carrozza, poi chiuse decisamente la porta e gridò al cocchiere: « Al galoppo dove vi aspettano! ». Fu cosi che i due malcapitati finirono nelle mani degli infermieri dell’ospedale. Riuscirono con molta difficoltà a uscirne fuori, e tutta la città rise alle loro spalle. La carrozza aveva sostato nella stradetta che si può osservare nella foto 52. -
L’Ospedaletto di Santa Filomena visto dal cortile interno. Sulla destra, dietro la finestra murata, si snoda lo scalone che porta ai piani superiori. Le finestre spalancate dell’ultimo piano dànno luce al dormitorio. La finestra chiusa, a sinistra, dà sulla stanza che fu di Don Bosco. -
Don Bosco, giovane sacerdote. -
La marchesa di Barolo. Nobil donna e fervente cristiana, magnanima e autoritaria. Fu benefattrice di Don Bosco, agli inizi della sua opera, quando egli era cappellano al ‘ Rifugio ’. Ma il Santo dovette presto sloggiare perché la marchesa non vedeva di buon occhio i suoi monelli per il chiasso che vi facevano. Il ritratto della marchesa si trova nell’Ospedaletto di Santa Filomena, in Torino. -
L’Ospedaletto di Santa Filomena, in Torino. Nel 1844 Don Bosco vi prese alloggio. La sua camera si trovava all’ultimo piano. In fondo è il ‘ Rifugio per ragazze pericolanti. La stradetta sbocca, sul fondo, in via Cottolengo. Fu quello il primo cortile da gioco per i ragazzi dell’Oratorio. -
Nessuna cosa ha l’importanza di questa sacrestia nella chiesa di San Francesco d’Assisi. Qui, l’8 dicembre 1841, nacque l’Oratorio. Don Bosco vi fece la sua prima lezione di catechismo a un povero giovane analfabeta, Bartolomeo Garelli. Era uno dei tanti garzoni muratori immigrati a Torino in cerca di lavoro. Fu una rivelazione. Don Bosco scopri in quei ragazzi, poveri e senza tetto, la strada che Dio gli assegnava. -
Don Bosco giovane sacerdote. In questa antica fotografia porta un colletto alla francese. -
Don Bosco giovane sacerdote. In questa antica fotografia porta un colletto alla francese. -
Campanile della chiesa di San Francesco d’Assisi, in Torino. La casa con arcate, a destra, apparteneva al Convitto Ecclesiastico dove Don Bosco entrò dopo la sua ordinazione sacerdotale. Vi trascorse tre anni: dall’estate 1841 all’ottobre 1844. -
Don Giuseppe Cafasso, maestro, consigliere, amico e benefattore di Don Bosco. Quadro del Reffo. Si trova nella cappella del Convitto Ecclesiastico. -
Chiesa di San Francesco d’Assisi in Torino. Altare dell’Angelo Custode dove Don Bosco celebrò la sua prima Messa. -
Sei documenti ufficiali dell’Arcivescovado che riguardano Don Bosco: e cioè, gli attestati della vestizione clericale, della tonsura, degli ordini minori, la dispensa degli interstizi canonici, l’ordinazione, il permesso di confessare. -
Monsignor Luigi Fransoni, arcivescovo di Torino. Fu lui che ordinò sacerdote Don Bosco il 6 giugno 1841. -
Chieri. La chiesa di Sant’Antonio, sulla piazza Centrale. Don Bosco vi si recava sovente a pregare, o ad ascoltare le lezioni di catechismo con i membri della ‘ Società dell’Allegria ’. -
Una splendida sacrestia. Appartiene contemporaneamente al seminario e alla chiesa di San Filippo. Il chierico Bosco vi svolse l’opera di sacrestano, per procurarsi qualche sussidio. -
Chieri. La cappella del seminario. La statua dell’Immacolata, opera di Ignazio Perucco, e il quadro di San Francesco di Sales, di Enrico Reffo. Forse Don Bosco ebbe proprio qui l’idea del culto al suo santo preferito, il vescovo di Ginevra! In suo onore i suoi figli spirituali saranno da lui chiamati ‘ Salesiani -
Lo scalone monumentale del seminario di Chieri, visto dal pianerottolo dove si trova il dormitorio. Li apparve a Giovanni l’amico chierico Luigi Comollo, morto poco tempo prima. -
Chieri. Questa viuzza stretta conduce alla cappella di San Giorgio. Nelle vicinanze, il convento francescano della Pace, dove Giovanni ebbe intenzione di farsi frate. -
Il registro delle cresime a Buttigliera dove è segnato il nome di Giovanni Bosco. -
Il 4 agosto 1833, l’arcivescovo di Sassari cresimò il diciottenne Giovanni Bosco nella chiesa parrocchiale di Buttigliera, il cui campanile svetta elegante sulla collina. -
Il Sussambrino. E una piccola tenuta situata tra i Becchi e Castelnuovo. Terra di vigneti. Mamma Margherita e Giuseppe vi avevano preso a mezzadria un modesto podere, dopo di essersi separati da Antonio. Giovanni veniva quassù a passare le vacanze. In questa panoramica si scorge, tra le colline, Mombello a sinistra, e più in alto, a destra, Moncucco. Dietro la cresta delle colline è Cinzano, dove Giovanni si recava sovente a trovare Luigi Comollo, suo compagno di scuola. Sullo sfondo, le Alpi e le loro cime nevose, che circondano a nord Torino e il Piemonte. -
Spirito eminentemente pratico fin dalla fanciullezza, Giovanni aveva il gusto dei contratti e degli scambi. Cosi durante le vacanze estive, in cambio delle lezioni di latino che gli dava il parroco di Castelnuovo, egli accudiva il cavallo del reverendo. Ecco la scuderia dove Giovanni impugnò la striglia, nel cortile della canonica. -
Questo piccolo corso d’acqua scorre sotto le mura di Chieri. Fu il luogo d’una sfida, lanciata da Giovanni a un saltimbanco. Si trattava di saltare da una sponda all’altra. Con un balzo prodigioso Giovanni batté il ciarlatano. Era abituato a simili imprese. La sua forza e la sua abilità erano quelle di un atleta. -
Un quaderno di Giovanni, del tempo in cui frequentava il ginnasio a Chieri. -
Panorama di Chieri dalla torre di San Domenico. -
Panorama di Chieri dalla torre di San Domenico. -
Caffè Pianta. Giovanni vi fece il garzone. A destra: il cortiletto interno e il ballatoio. A sinistra: l’inferriata del sottoscala dove dormiva. -
Caffè Pianta. Giovanni vi fece il garzone. A destra: il cortiletto interno e il ballatoio. A sinistra: l’inferriata del sottoscala dove dormiva. -
A Chieri, davanti al convento dei Domenicani, dove Giovanni Bosco fece i suoi studi ginnasiali. -
La torre e la parte alta di Castelnuovo, vista dal campanile. Accanto alla torre, la ‘ Madonna del Castello ’, luogo frequentato da Giovanni Bosco. -
La torre e la parte alta di Castelnuovo, vista dal campanile. Accanto alla torre, la ‘ Madonna del Castello ’, luogo frequentato da Giovanni Bosco. -
Veduta di Castelnuovo e dei suoi vigneti. In lontananza, la frazione dei Becchi. -
Uno scrigno abbastanza modesto. Ma conteneva 6000 lire, somma considerevole per quel tempo. C’era di che pagare tutti gli studi di Giovanni. A questo aveva pensato il buon Don Calosso. Sul suo letto di morte, gli donò la chiave: « Tutto quello che vi troverai è tuo. L’ho messo da parte per i tuoi studi ». Muore, arrivano gli eredi... E Giovanni, senza dire una parola, porge loro la chiave. -
Anche qui nulla è cambiato. In questa sacrestia di Morialdo, Don Calosso, cappellano del villaggio, rivestiva il camice e la pianeta, mentre Giovanni, suo assiduo serviente, preparava il messale e le ampolline. -
Morialdo. La chiesa di campagna dove il piccolo Giovanni Bosco serviva spesso la Messa a Don Calosso. -
Ecco la strada della scuola. Scende dai Becchi a Castelnuovo. Giovanni la percorreva a piedi due volte al giorno facendo in tutto 20 chilometri. -
Questa sorgente ‘ Renenta ‘ è l’abbeveratoio dove Giovanni conduceva le vacche di suo fratello Giuseppe, mezzadro al Sussambrino -
Giovanni aveva doti di acrobata e di prestigiatore. E anche il gusto dello spettacolo. Quando accompagnava sua madre alla fiera nei paesi vicini, scrutava con passione i saltimbanchi e i funamboli per scoprire i loro segreti e imitarli. Tornato a casa, si esercitava ; poi strabiliava i compaesani con le sue esibizioni di equilibrista e di prestigiatore. -
Come San Francesco, Giovanni amava gli uccelli. Aveva un merlo. Gli insegnò a cantare. Nonostante la gabbia, il gatto se lo mangiò. Un grosso dispiacere. E Giovanni per consolarsi promise a se stesso: « Non darò più il mio cuore alle cose della terra ». Strana riflessione per un ragazzo. Promessa temeraria? Eppure Giovanni non fece che dare il suo cuore alle cose della terra, appunto perché gli uomini creati da Dio vi sono nati e ci vivono: lo fece in vista di Dio. -
Giovanni aveva avuto visioni celesti, ma non credeva ai fantasmi. Quand’era presso la nonna materna, una sera si udirono rumori sospetti nel solaio. Uno spirito?... E chi mai altro ? Tutti hanno paura, lui no. Si arrampica lassù, e scopre una gallina, che beccando dei chicchi in un setaccio, se l’era tirato addosso, e lo trascinava qua e là sul pavimento. -
Due pagliericci, quattro muri imbiancati a calce, un piccolo crocifisso. Una stanza assai più povera che dai Moglia. Qui, fianco a fianco, dormivano i tre fratelli Bosco: Giovanni, Giuseppe e Antonio. -
Anche in cucina Giovanni ci sapeva fare. Gli servirà più tardi, quando dovrà preparare la zuppa ai suoi ' figlioli ’. -
Giovanni ha la sua parte di furbizia. Gli è caduta dalle mani una bottiglia piena di buon olio. Un tesoro per della povera gente come i Bosco. Cercare di far sparire le tracce? Sarebbe un peccato. Si denuncia, ma con una piccola astuzia. Evidentemente, mamma Margherita scatta. Giovanni le tende una verga perché lo castighi. Ma le botte non vengono... -
Ma i sogni non escludono lo studio. Al lume della lampada, o meglio e più modestamente, al lume di una candela, il ragazzo precoce e predestinato studiava, pensava, cominciava a fare come ape industriosa il miele. La notte, dopo una rude giornata di lavoro, può invitare allo studio. -
Tutto sommato, i Moglia, brava gente, non avevano dato un cattivo alloggio al loro garzone. La stanza è chiara, il letto accogliente. Un luogo in cui, durante il sonno, potevano nascere i sogni. -
Il fienile. Ha la sua storia. Giovanni, quando il tempo era brutto, radunava qui i ragazzi del vicinato. Faceva loro catechismo. Dove avrebbe potuto parlare del Buon Pastore con maggior evidenza ? -
La stalla della cascina. Manca solo il piccolo garzone, Giovanni Bosco.