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Chiesa della ‘ Madeleine ’ a Parigi. Il viaggio di Don Bosco nella capitale francese fu un vero trionfo. -
Papa Pio XI. Giovane sacerdote, Don Ratti s’interessò vivamente dei giovani e particolarmente dell’Opera fondata da Don Bosco a Torino. Visitò l’Oratorio nel 1883, quand’era bibliotecario all’Ambrosiana di Milano. Divenuto Papa, proclamò Don Bosco Beato (1929) e poi Santo (1934). -
Papa Pio X, al tempo in cui era giovane vescovo di Mantova (foto Ferrari, Treviso). Il canonico Sarto, futuro Pio X, visitò l’Oratorio nel 1875. Don Bosco non gli potè offrire che un pranzo estremamente fragile. E Don Giuseppe Sarto dovette entrare in un vicino ristorante per un secondo pasto... -
Basilica del Sacro Cuore, in Roma. Fu eretta da Don Bosco su richiesta di Leone XIII, e inaugurata il 14 maggio 1887, 8 mesi prima della morte del Santo. -
Medaglia d’argento di Leone XIII, il Papa del mondo operaio, cosi caro a Don Bosco. -
Prima stesura della lettera di felicitazioni che Don Bosco indirizzò di sua mano al nuovo Papa, Leone XIII. Era stato eletto il 22 febbraio 1878. -
Concilio Vaticano Primo (18 luglio 1870). I Padri conciliari sono riuniti nella navata laterale della Basilica di San Pietro. Si sta proclamando il dogma dell’Infallibilità Pontificia di cui Don Bosco fu ardente propugnatore. Sul trono, Pio IX. Disegno di G. Altobelli, che si servì di ritratti fotografici, incollando i volti delle persone sul disegno. -
Concilio Vaticano Primo (18 luglio 1870). I Padri conciliari sono riuniti nella navata laterale della Basilica di San Pietro. Si sta proclamando il dogma dell’Infallibilità Pontificia di cui Don Bosco fu ardente propugnatore. Sul trono, Pio IX. Disegno di G. Altobelli, che si servì di ritratti fotografici, incollando i volti delle persone sul disegno. -
Don Bosco nel 1887, un anno prima della morte. (Foto Luzzati, Genova). -
Pio IX. Foto che appartenne a Don Bosco. Il Santo, amico e confidente di Pio IX e di Leone XIII, raccomandò in maniera specialissima ai suoi Figli e alle sue Figlie l’obbedienza e la fedeltà al successore di San Pietro. -
La Basilica di San Pietro, in Roma. Don Bosco per 20 volte si recò a Roma. -
A Valdocco, oggi (1965). Intenso e continuo è l’invio di materiale a tutti i Missionari del mondo. Il centro principale di quest’attività rimane Torino. -
Don Giovanni Cagliero. Guidò la prima spedizione missionaria, e divenne più tardi vescovo e cardinale. Qui è con Zefirino Namuncurà (1886-1905), figlio di un potente cacico della Patagonia. Zefirino mori a Roma in concetto di santità. Per aver favorito con instancabile attività il progresso materiale e spirituale degli indigeni, i Salesiani si guadagnarono il rispetto e la confidenza delle tribù e dei loro capi. Questo spiega il grande successo della loro missione. -
Missionari della dodicesima spedizione, l’ultima effettuata mentre era vivo Don Bosco. Ebbe luogo nel 1887. -
Don Bosco tra i suoi Missionari, i primi che partirono da Valdocco nel 1875. Accanto a lui il console argentino comm. Gazzolo. -
Scrittoio di Don Bosco. Il mappamondo che lo sovrasta era usato volentieri da Don Bosco ; guardandolo, carezzava i suoi sogni mondiali. Vi vedeva i suoi missionari porre piede nell’America del Sud, e gradualmente scia-mare in tutti i continenti. -
Il Bollettino Salesiano. Anno primo, 1877. Numeri 1, 2, 4Don Bosco fondò questo periodico per mantenere i contatti con i ‘ Cooperatori ’ disseminati in tutto il mondo. Il successo del Bollettino fu straordinario, e continua a crescere anche oggi (1965). Si pubblica in 32 diverse edizioni e in 16 lingue. Ha una tiratura globale di più di un milione di copie. E un legame di ‘ unità salesiana ’ tra i Salesiani e gli amici delle loro opere, sparsi su tutta la terra. -
La Terza Famiglia di Don Bosco è formata dai ’ Cooperatori Salesiani ’. La foto presenta un gruppo di Cooperatori, in occasione di una visita alla vecchia tomba di Don Bosco in Vaisalice. Torino, 1890. -
La principale missione delle Suore di Don Bosco è l’insegnamento. Qui: nella scuola femminile di Nizza Monferrato. -
Scuole di lavoro. E un ramo importante dell’attività delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Nella foto: la scuola di cucito a Lione (Francia). -
Una Figlia di Maria Ausiliatrice a Nizza Monferrato. In questa casa mori Madre Mazzarello nel 1881. -
Prima casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Mornese, paesetto tra Alessandria e Genova. La fotografia è antica. -
Madre Maria Domenica Mazzarello (1837-1881). Seduta in mezzo al gruppo, stringe la mano di suor Giuseppina Pacotto, in occasione della seconda spedizione di suore in Uruguay e in Argentina (1° gennaio 1879). -
Lettera di Maria Mazzarello, prima Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice. È indirizzata a suor Pierina Marassi, in Torino: «Viva Gesù! Mia carissima suor Pierina e sorelle tutte siete allegre? ». -
Ritratto di mons. Lorenzo Gastaldi, arcivescovo di Torino (1815-1883). Frappose non pochi ostacoli a Don Bosco (Arcivescovado). -
Subito dopo l’approvazione, le Regole furono stampate nella loro forma definitiva. Foto: Uno dei primi esemplari, con correzioni a mano di Don Bosco (1874). -
Subito dopo l’approvazione, le Regole furono stampate nella loro forma definitiva. Foto: Uno dei primi esemplari, con correzioni a mano di Don Bosco (1874). -
Quanti ostacoli Don Bosco dovette superare prima che il suo progetto di Regole per la Società Salesiana fosse approvato da Roma! Vi si recò nel 1874, per difendere la sua causa. La lettera qui riprodotta fu scritta ai Salesiani di Torino il 25 marzo 1874, tra la prima e la seconda riunione della Commissione Pontificia. Si prevedeva un esito positivo. Don Bosco annunciò: « Rallegratevi! La prima congregazione del 24 riuscì bene... attendete con pazienza quanto il Signore disporrà di noi... ». -
La Basilica di Maria Ausiliatrice, oggi (1965). Sulla piazza il monumento eretto a Don Bosco nel 1920, da tutti gli ex allievi del mondo. -
Anno 1864. Don Bosco incarica il capomastro Buzzetti di costruire la basilica di Maria Ausiliatrice a Valdocco. Quali fondi aveva radunati per l’impresa? Li aveva tutti nel borsellino, che rovesciò nelle mani del capomastro: 40 centesimi! Il miracolo fu che il capomastro accettò ugualmente di cominciare i lavori! E Don Bosco ricorse una volta di più ai suoi grandi ' mezzi ’: lotterie, questue, e soprattutto una fiducia immensa in Maria Ausiliatrice. Disse alla fine: « Ogni mattone di questa chiesa è una grazia della Madonna ». La chiesa, iniziata nel 1863, fu consacrata l’8 giugno 1868. -
« Maria Ausiliatrice, aiutatemi! ». È un’invocazione scritta al termine di una lettera del Santo. Nella sua vita quella invocazione gli era frequente come il respiro. In ogni difficoltà, egli ricorreva all’Ausiliatrice. -
Don Bosco scrisse drammi e dialoghi educativi, che furono spesso rappresentati all’Oratorio. -
Don Bosco fra i musici dell’Oratorio. Il Santo diceva che una casa senza musica è come un corpo senz’anima. -
‘ Augurio ’ di un ragazzo dell’Oratorio, al suo ' caro, amato padre Don Bosco ’. -
Un cortile dell’Oratorio al giorno d’oggi (1965). I ragazzi giocano con i loro insegnanti, come ai tempi di Don Bosco. La tradizione del gioco chiassoso e movimentato è viva in ogni istituto salesiano. -
Lettera di un consultore del ' Santo Ufficio ’. In essa si condanna il suo libro XX Centenario di San Pietro Apostolo. Mancò poco che quest’opera venisse messa all’Indice. In questa lettera proveniente da Roma (righe 7 e 8), si parla di « un grave abbaglio in materia teologica ». Don Bosco afferma, a pag. 192, che la presenza di San Pietro in Roma « è discussione storica estranea alla fede ». Il Santo corresse immediatamente il passo incriminato nella seconda edizione, e cosi evitò la condanna. Ma l’incidente gli cagionò grande dispiacere e pena profonda. -
Qualcuno dei Ebri più importanti di Don Bosco. Tra i principali, una Storia d’Italia. Don Bosco fu dichiarato Patrono degli Editori cattolici il 24 maggio 1946. -
Don Bosco nella sua camera, al tavolo di lavoro. La stanza gli serviva da ufficio e da camera da letto. Sopra la finestra si vede una tavoletta che porta il motto di tutta la sua vita: Da mihi animas, caetera tolte, cioè « Dammi le anime, e prenditi tutto il resto ». -
Scrittoio, pesa-lettere, portapenne, lampada a petrolio che servirono a Don Bosco. Questi oggetti si trovano ancora nella sua camera. A questo scrittoio Don Bosco passò molte notti vegliando... -
Don Bosco pubblicò circa 150 libri e opuscoli. Eccone alcuni. All’inizio li faceva stampare dagli editori Speirani, Paravia e De Agostini. Ma dall’anno 1862 furono editi dalla ‘ Tipografia dell’Oratorio di San Francesco di Sales ’. -
Il paese di Mondonio, a 4 chilometri da Castelnuovo. Domenico Savio vi mori il 9 marzo 1857. Venne canonizzato da Pio XII il 12 giugno 1954. -
Vita di Domenico Savio, discepolo prediletto di Don Bosco. La prima edizione apparve due anni dopo la morte di Domenico. Fu scritta da Don Bosco. -
Durante le vacanze Don Bosco si divertiva a rinfrescare le sue abilità di falegname. Fabbricò cosi questo confessionale, collocato nella cappella privata dei Becchi, che si trova nella casa di Giuseppe. Giuseppe metteva volentieri la sua casa a disposizione del fratello durante l’estate. -
La casa che Giuseppe si era costruita presso la dimora paterna. L’uomo barbuto che si osserva nella foto, è Francesco Bosco, uno dei figli di Giuseppe. La foto è del 1892. -
« Buon giorno, reverendo! ». Cosi probabilmente salutavano Don Bosco i suoi compaesani, quando, nei caldi giorni dell’estate, andava con i suoi ragazzi a cercare un po’ di riposo presso il fratello Giuseppe, ai Becchi. -
Verbale della fondazione della Società Salesiana. È redatto su un modesto quaderno. Tuttavia è la testimonianza di una difficile vittoria di Don Bosco, ottenuta a Roma dopo anni di dura lotta. Quella Congregazione che egli aveva avuto il permesso di fondare, doveva diventare un’opera colossale! (Archivio salesiano) -
Pio IX. Medaglia. Il suo volto, ancora florido, fu ritratto nel quarto anno del suo Pontificato. Era il 1850. Sovrano, egli regnava su diverse province d’Italia. -
Fotografia scattata a Roma, dalla ‘ Torre delle Milizie ’. Sopra i tetti e i monumenti, domina la cupola di San Pietro. Roma era ancora, a quei tempi, capitale dello Stato Pontificio. -
Passaporto di Don Bosco per recarsi a Milano. Anno 1850. A quell’epoca Milano era sotto la dominazione austriaca, e quindi recarvisi, per un piemontese, era come ' andare all’estero ’. Nel passaporto Don Bosco dichiara la sua professione: maestro di scuola elementare... (Museo Don Bosco). -
La “ Buona Notte “. Ogni sera, prima che s’andasse a dormire, Don Bosco radunava i suoi giovani. Recitate le preghiere della sera, diceva loro una buona parola. Foto: Il portico della ‘ Buona Notte ‘. -
La confessione fu evidentemente uno dei mezzi più efficaci nelle mani di Don Bosco per educare i suoi ragazzi. Era la sorgente dell’educazione personale più profonda e immediata. Quando si trattava di iniziare l’educazione di un ragazzo, il Santo gli diceva: « Confessati! ». La foto ritrae Don Bosco che confessa il ragazzetto Paolo Albera, che sarà poi il secondo successore del Santo. Il documento mostra che Don Bosco confessava in pubblico. -
Per Don Bosco, la vita di pietà è il fondamento di tutta l’educazione. Foto: Si conserva un curioso registro, scritto dalla mano del Santo nel 1862. Accanto al nome di ciascun allievo si poteva leggere una massima, adatta al bisogno di ciascuno. Le massime gli erano state dettate dalla Madonna in persona! Passando da Don Bosco, ogni ragazzo ritirò il proprio biglietto. Ma non tutti vi passarono. Alcune massime restano ancora nel quaderno, anzi le ultime pagine servirono con molta semplicità a registrare conti e ricevute. -
Apprendista meccanico. -
Apprendista tipografo-compositore. Don Bosco, che doveva essere proclamato Patrono degli editori, fu un infaticabile lavoratore della penna. « Stampa contro stampa », era una delle sue parole d’ordine. -
Apprendista sarto. -
Il gioco è buono ; il lavoro è necessario. Il lavoro forma l’uomo, se è fatto con amore. Foto : Nei laboratori attuali dell’Oratorio di Torino. Apprendisti falegnami al lavoro. -
Prima immagine della ‘ tettoia Pinardi ’, trasformata da Don Bosco in ‘ Oratorio ’. Il gioco costituiva una parte importante del suo ‘ sistema preventivo ’. Una delle sue parole d’ordine era: « Non aspettate il male, prevenitelo! Mescolatevi ai giochi dei vostri giovani. Non state mai lontani da loro... ». -
Contratto di lavoro. Don Bosco lo fece stipulare tra il falegname Giuseppe Bartolini e uno dei suoi giovani apprendisti, Giuseppe Odasso. Porta la data dell’8 febbraio 1852. Già allora il santo educatore aveva avuto l’idea del contratto di lavoro tra datore di lavoro e apprendista! Quell’idea in seguito venne adottata in tutto il mondo. La foto di destra mostra la prima pagina del contratto. A sinistra, la conclusione con le firme, tra cui quella di Don Bosco. -
La colonna della ‘ Consolata ’. Omaggio di riconoscenza alla Vergine, che liberò Torino dal colera del 1835. Il morbo s’abbatté sulla città anche nel 1854. Su 10 casi, 6 erano mortali. L’Oratorio era circondato da case in cui si moriva. I cadaveri erano così orribilmente sfigurati dalla malattia, che anche i parenti si rifiutavano di dar loro sepoltura. Don Bosco arruolò 40 volontari tra i suoi ragazzi, e li lanciò in quel terrore generale. Il lazzaretto, traboccante di malati, li vide curare, trasportare, seppellire i morti, sempre presenti e instancabili. Ai poveri portavano lenzuola, vestiti, coperte. L’Oratorio fu letteralmente svuotato. L’epidemia durò 3 mesi, e per 3 mesi durò la loro carità. Come Don Bosco aveva promesso, nessun ragazzo dell’Oratorio fu colpito dal male. -
Calice personale del Santo (Museo Don Bosco, Torino). La Messa e la Comunione frequente furono alla base della pedagogia di Don Bosco. « L’Eucaristia è il pilastro dell’educazione dei giovani », ripeteva sovente.