nella diocesi di Rourkela; attività al 2025: Scuola elementare, media e superiore; Centro addestramento al lavoro; Convitto; Parrocchia; Residenza missionaria
nella diocesi di Kundiawa; attività al 2025: Oratorio; Scuola tecnica; Centro addestramento al lavoro; Convitto; Cappellanie; Santuario Diocesano di San Giovanni Bosco
nella diocesi di Kurnool; attività al 2025: Scuola professionale per falegnami; Scuola professionale per grafici; Orfanotrofio; Cappellanie - Attività pastorali; Residenza missionaria
nella diocesi di Tuticorin; attività al 2025: Centro giovanile; Scuola professionale; Ostello per ragazzi; Ostello per ragazze; Centro exallievi; Servizi pastorali
L'abitazione dei mezzadri era situata nel braccio più corto del corpo di fabbrica. Poche stanze, divise tra zona giorno e zona notte, rispondevano abbastanza bene alle necessità abitative: i contadini del resto vivevano poco in casa. È in questa abitazione che si trova la cantina nella quale il papà di Don Bosco contrasse la polmonite che lo portò alla tomba.
Ma ai primi di marzo del 1846 ci fu lo sfratto anche da casa Moretta. Don Bosco si trovò nuovamente sul lastrico per le vie di Torino. Non si perse d'animo. La primavera era alle porte e lì, a pochi passi, si trovava un vasto prato appartenente ai fratelli Filippi. Presolo in affitto, cominciò a radunarvi i suoi giovani, che ben presto superarono i 400. Il prato si trasformò in un'immensa scuola, chiesa, palestra. Tutto all'aperto, anche le confessioni. Ed era uno spettacolo che molti andavano a godersi e dove tutti erano bene accolti (cf MB 2, 373-376; 383-386).
L'abitazione appena acquistata aveva bisogno di numerosi adattamenti. Li aveva già preventivati il papà di Don Bosco, e a mamma Margherita non toccò altro che far accelerare i lavori per potervi entrare al più presto. Sorse così quella che in tutto il mondo sarà conosciuta come la casetta dei Becchi, erroneamente ritenuta casa natale di Don Bosco.
[Descrizione Visiva dell'Immagine]: Riproduzione della statua dell'Addolorata venerata nel santuario napoletano. La figura indossa un sontuoso abito e mantello nero riccamente ricamati in oro, con un cuore trafitto da spade sul petto e mani giunte che stringono un fazzoletto. ; [Campi Ricorrenti - Note Iconografiche]: Iconografia dell'Addolorata di scuola napoletana-spagnola (statua vestita). Riferimento topografico preciso.
[Descrizione Iconografica dell'Immaginetta]: Iconografia trionfale e simbolica: Gesù Bambino, vestito con una tunica azzurra e circondato da una grande stella radiosa a otto punte, siede in gloria sopra una pila di paglia. In basso, i tre Re Magi (visti parzialmente di spalle o di profilo) alzano lo sguardo in adorazione verso di lui. Sulla destra è visibile un ramo di agrifoglio con bacche rosse. ; [Dettagli Tecnici e Note Editoriali]: Stampa dai colori accesi e contrastati, tipica della cartotecnica natalizia di metà secolo. Bordo lineare a taglio liscio.
[Lingua]: - ; [Descrizione Iconografica - Scena Rappresentata]: Adorazione dei Magi (Scena nella grotta): La Madonna seduta mostra il Bambino Gesù, vegliato da San Giuseppe con un giglio in mano. Davanti a loro, un Re Mago è inginocchiato in primo piano offrendo l'incensiere, mentre gli altri due Magi assistono sullo sfondo sotto la stella cometa.
[Lingua]: Italiano ; [Descrizione Iconografica - Scena Rappresentata]: Adorazione dei Magi (Scena all'aperto): La Sacra Famiglia a sinistra sotto una capanna rudimentale. I tre Re Magi, di cui uno inginocchiato al centro, porgono i loro doni guidati dal raggio della stella.
[Lingua]: Italiano ; [Descrizione Iconografica - Scena Rappresentata]: Adorazione dei Magi (Ambientazione architettonica): La Vergine con manto azzurro siede su un gradino di pietra tenendo il Bambino. San Giuseppe assiste dietro di lei. Un Re Mago con manto rosso è prostrato in ginocchio. In alto, tra le nuvole, appaiono angioletti.
[Lingua]: - ; [Descrizione Iconografica - Scena Rappresentata]: Adorazione dei Magi (Sotto la palma): Maria tiene in grembo Gesù Bambino sotto le fronde di una palma. Un Mago inginocchiato bacia i piedi del Bambino, mentre gli altri due recano i doni (uno dei quali è un calice-pisside d'oro). Sullo sfondo, il profilo di un cammello.
[Descrizione Iconografica - Elementi Visivi]: L'Agnello di Dio (Agnus Dei) sdraiato sul libro dei Sette Sigilli, davanti a un ostensorio-trittico dorato aperto con monogramma "JHS", sullo sfondo svetta un campanile con campane, due colombe in volo e una grande croce con stendardo della Risurrezione circondata da rami fioriti.
Quando giunse alla portata degli oggetti appesi alla cima, fu un applauso generale. Giovanni prese la borsa con 20 lire, che gli servivano per i suoi studi, un salsicciotto e un fazzoletto e lasciò il resto perché il gioco potesse continuare. Poi scese rapidamente, scomparendo in mezzo alla folla (cf MB 1, 235-236).
Questo altare della Madonna delle Grazie, nel duomo di Chieri, fu una delle sue mete preferite durante tutto il tempo della sua permanenza nella cittadina (et MB 1, 268). Particolarmente qui invocò la luce divina quando, alla fine degli studi ginnasiali, doveva decidere se entrare in seminario o in convento (cf MB 1, 363). Qui celebrò la quarta delle sue prime Messe (cf MB 1, 521).
Oggi i resti mortali di Don Bosco riposano sull'altare monumentale a lui dedicato nel santuario. È una massa imponente per la grandiosità artistica delle linee e per l'armonia policroma dei marmi. L'urna del santo è posta in alto, ben visibile a chi è discosto dall'altare, mentre è possibile avvicinarla passando dietro l'altare. Ai lati della mensa due grandi statue di marmo bianco simboleggiano la fede e la carità. Due grandi vetrate a colori rappresentano l'incontro di Bartolomeo Garelli e l'altra Don Bosco e mamma Margherita che giungono alla casa Pinardi.
A destra, presso l'ingresso principale, c'è oggi la cappella di Santa Maria Domenica Mazzarello, confondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Morì a soli 44 anni a Nizza Monferrato, dopo una vita di dolorosi stenti coperti dal sorrìso. Disse alle sue suore: In questo mondo, qualunque cosa avvenga, non dobbiamo né rallegrarci né rattristarci troppo. Siamo nelle mani di Dio.
L'altare di san Giuseppe, di fronte a quello di Don Bosco, è ancora come lo ha voluto il santo. Don Bosco vide in san Giuseppe il protettore dei suoi ragazzi lavoratori. Il quadro del Lorenzone giganteggia sull'altare. Nei finestrini del transetto, due vetrate a colori richiamano lo sposalizio di Maria con san Giuseppe, e l'altra la morte di san Giuseppe assistito da Gesù e da Maria.
Nel 1854 ci fu a Torino il grande colèra che uccise più di tremila persone. Anche i ragazzi dell'Oratorio andarono per la città a soccorrere i colerosi. Un ragazzo, che non aveva più nulla con cui coprire il suo malato, chiese ancora qualcosa alla mamma. E Margherita lo portò a questo altare, e gli diede la tovaglia bianca. Portala al tuo malato. Non credo che il Signore si lamenterà.
Al confine tra i comuni di Castelnuovo e di Capriglio sorge, di poco sulla pianura, una località chiamata i Becchi, dal cognome Bechis delle prime famiglie che l'hanno abitata. Siamo in una frazione di quelle quattro borgate che costituiscono il paese di Castelnuovo. Un pugno di case contadine che è entrato nella storia della Chiesa come luogo natale di un grande santo.
Il Crocifisso e i grossi tavoli conferivano al refettorio un caratteristico senso di gravità. Il tempo dei pasti era impiegato per due terzi nella lettura edificante. Don Bosco ricorda che allora si leggeva la Storia della Chiesa del Ber-castel. Nello stesso refettorio, durante le ricreazioni, i chierici tenevano il cosidetto circolo scolastico. Ciascuno poneva dei quesiti intorno a cose che non sapeva o che non aveva afferrato dai trattati scolastici o dalla spiegazione degli insegnanti. Ciò mi piaceva molto e mi tornava utile allo studio. Per la mia età e più per la benevolenza dei compagni, io ero presidente di questo circolo e giudice inappellabile (cf MB 1, 409).
La gente applaude e grida: Don Bosco, Don Bosco, e ad ogni passaggio c'è un gruppo che intona per un'ennesima volta il ritornello Don Bosco Ritorna. Gli oratori festivi e le case salesiane sono rappresentati in massa e danno l'idea mondiale dell'opera di Don Bosco. L'ingresso dell'urna in Piazza Maria Ausiliatrice è salutato dalle campane della Basilica e da tutte le campane delle Chiese di Torino. Trasportata a spalle da un gruppo di sacerdoti, la salma entra finalmente nella pace della basilica.
[Descrizione Iconografica - Soggetto]: L'Ascensione: Gesù ascende al cielo tra le nubi con le braccia aperte, mentre in basso il gruppo degli Apostoli è inginocchiato in preghiera. ; [Note sulla Produzione]: Profilo fustellato-perlinato ai bordi laterali. ; [Serie - Codice]: Cod. 2393
[Descrizione Iconografica]: Gesù Cristo in veste bianca e manto rosa che sale al cielo circondato da una luce radiosa e nuvole, in basso, gli Apostoli e la Madonna lo guardano inginocchiati in preghiera. ; [Testo - Iscrizioni sul fronte]: Nessuna didascalia sul fronte dell'immagine. ; [Elementi Editoriali - Codici Rilevati]: Taglio vivo senza margini bianchi stampati sul fronte (probabile retro pulito o destinato a testi stampati).
[Descrizione Iconografica - Soggetto]: L'Ascensione (orizzontale): Gesù Cristo ascende al cielo circondato da una luce dorata, mentre in basso gli apostoli lo guardano con stupore. ; [Note sulla Produzione]: Profilo fustellato-perlinato ai bordi laterali. ; [Serie - Codice]: Non presente sul fronte
[Descrizione Iconografica - Soggetto]: L'Ascensione di Gesù: Cristo risorto ascende al cielo con le braccia aperte, avvolto in una veste rosa e un manto azzurro, mentre in basso gli Apostoli e la Vergine lo venerano e lo guardano salire. ; [Note sulla Produzione]: Stampa a colori ad angoli vivi. Dicitura "Printed in Italy". ; [Serie - Codice]: Serie Z - 39
Il 12 aprile 1846, solennità di Pasqua, si prese possesso alla misera tettoia convertita in chiesa. È ancora qui, quella tettoia, rannicchiata in fondo agli edifici di Valdocco, oscuro e piccolo ceppo da cui si è sviluppato tutto. Ora è una cappellina ricca di fregi e lapidi, ma allora era solo una tettoia bassa. Un muretto tutto intorno la trasformava in una specie di baracca. Per 320 lire, la tettoia e la striscia di terra intorno divennero la sede stabile dell'Oratorio.
Pio XI conclude il Giubileo con l'apoteosi di Don Bosco e la chiusura della Porta Santa. Il Principe di Piemonte assiste nella Basilica Vaticana alla gloria del grande Santo Italiano. La magnifica processione papale in Piazza San Pietro - Marea di popoli dentro e fuori del Massimo Tempio di Cristianità (Giovinezza Il gran rito L'alba stupenda Fasci di luce e onde di canti Il trionfale ingresso dello stendardo) Il Papa ha posto ieri i tre mattoni dorati a chiudere le porte del Giubileo Uno spettacolo inegualiabile (L'immensa folla Nella tribuna dei Principi Il corteo di Umberto di Savoia Il Sovrano delle anime Campane a gloria la triplice postulazione L'Omelia papale Le oblazioni la benedizione all'urbe a all'orbe tra lampi e tuoni Un desiderio del principe Umberto) L'esultanza di Torino (le trasmissioni radiofoniche Un frutto della devozione) I fervidi commenti della stampa romana.
L'Apoteosi di D. Bosco dalla cupola di Michelangelo all'ombra di Maria Ausiliatrice - Torino esalta oggi il Santo della gioventù nella culla che ne vide le origini e consacrò le fatiche Un Santo e un popolo (r. m.) Avanguardie di tutti i continenti a Torino Una trasmissione radiofonica del Pontificale di Torino Turbine di popoli dietro la preziosa Urna del Santo (Attilio Vaudagnotti) L'arrivo di S. E. De Vecchi e dell'Ambasciatore argentino.
Grandiosa moltitudine di folle in pietà e tripudio a Torino accompagna constuolo di autorità e gloria di campane l'urna di D. Bosco Santo. Le spettacoloso proporzioni dell'apoteosi salesiana. La solenne benedizione alle mareedi folle prostrate in preghiera Glorie e presagi (r. m.) Dal Santuario di Maria, tra i gloriosi monumenti sabaudi La città presa d'assalto Confluenza di moltitudini A Santa Maria Ausiliatrice I giovani Piove L'avvio In Piazza San Giovanni I piccoli indiani Cardinali e Vescovi in visita alla Fiat (p. 7).
Dalla Città del Vaticano Un vibrante paterno discorso del Santo Padre a trenta mila salesiani adunati nella basilica di San Pietro L'indirizzo di Don Ricaldone Don Bosco soldato intrepido L'omaggio di D. Bosco al Redentore Tre insegnamenti del Santo La benedizione apostolica.
La parola del Papa glorificatrice di D. Bosco rivolta alle folle salesiane nella Basilica Vaticana Il vibrante entusiasmo dell'uditorio La grandiosa dimostrazione al Papa Parla Don Ricaldone Le Acclamationes. Pio XI dice le glorie di Don Bosco L'incontro del Redentore col suo servo Lo specifico frutto dell'Anno Santo Il triplice segreto di Don Bosco La devozione alla Santa Sede Il Papa di Don Bosco La benedizione del Padre.
Questo edificio ad angolo fu costruito subito dopo la chiesa di San Francesco di Sales, nell'autunno 1852. Si alzò a tempo di record, ma le piogge scroscianti lo abbatterono nella notte del 1° dicembre 1852. Don Bosco ebbe un momento di profondo scoraggiamento, ma subito si riprese, e l'edificio fu ricostruito nell'estate del 1853.
Una volta al mese, Don Bosco voleva che i suoi giovani partecipassero a un ritiro spirituale che chiamava Esercizio della buona morte. Incoraggiava i giovani a confrontarsi con coraggio con questa decisiva realtà, alla luce della morte di Gesù. Nella foto: un Crocifisso delle camerette davanti a cui meditarono Don Bosco e i suoi ragazzi.
[Descrizione Visiva dell'Immaginetta]: Immagine mossa e drammatica della Vergine fluttuante in cielo con un ampio manto azzurro scosso dal vento. Ai suoi piedi una mezzaluna e un drago-serpente dalle cui fauci esce fuoco, sopra una veduta urbana notturna.
Il primo incontro di Don Bosco con Maria Mazzarello risale al 1864: è subito profonda sintonia di spirito. Le parole del prete torinese alle Figlie dell'Immacolata, ma anche quelle rivolte alla gente, scatenano nell'animo di Maria Mazzarello un tumulto di sensazioni e di interessi: vorrebbe che non la smettesse mai di parlare.
È qui raffigurato l'incontro di Don Bosco con il giovane muratore Bartolomeo Garelli, avvenuto l'8 dicembre 1841, festa dell'Immacolata Concezione di Maria, nella chiesa di San Francesco di Assisi. Esso segnò l'inizio dell'Oratorio festivo di Don Bosco, che fiorì per tre anni presso quella chiesa.