Il frutto più bello di questa terra si chiama Maria Domenica Mazzarello, nata in questa casa, nella frazione dei Mazzarelli, il 9 maggio 1837. Prima di sette figli, Maria Domenica entra a far parte della Pia Unione delle figlie dell'Immacolata, un gruppo di ragazze impegnate, che diventerà il nucleo costitutivo dell'Istituto delle figlie di Maria Ausiliatrìce.
Questi due edifici furono aggiunti all'Oratorio negli anni 1860-64. Il primo a sinistra è la casa Filippi, acquistata da Don Bosco per l'ingente somma di lire 65 mila. Il secondo fu costruito nel 1863-64. In onore di un salesiano coadiutore, che per anni fu umile magazziniere, fu chiamato palazzo Audisio.
La Provvidenza non lo abbandonò. Saputo che il sacerdote Moretta era disposto ad affittare alcune stanze di una sua casa in Valdocco, Via Cottolengo, Don Bosco non si lasciò sfuggire l'occasione. Affittò tre stanze e immediatamente riaprì le sue scuole serali e domenicali per le quali ottenne l'aiuto di Don Carpano. Duecento allievi, stipati in quelle stanze, imparavano a leggere compitando sui cartelloni murali. Per quei tempi era un metodo rivoluzionario, e non mancarono le insinuazioni maligne e le opposizioni (cf MB 2, 345-351).
Quest'antica fotografia ripresa dall'alto, è un prezioso documento delle prime costruzioni realizzate da Don Bosco. Il rifacimento della vecchia casa Pinardi (a sinistra), il suo prolungamento, il fabbricato delle camerette (al centro), e la casa Filippi dopo gli adattamenti apportati nel 1863. L'ospizio era iniziato e avviato.
Casa Pinardi aveva la facciata rivolta a mezzogiorno. Misurava 20 metri di lunghezza e 6 di larghezza, quasi 7 di altezza. A metà circa della facciata si apriva una stretta porta d'ingresso, e, accanto, era fissata al muro una vasca di pietra con una pompa che gettava acqua fresca e abbondante. Dietro questa abitazione era appoggiata la tettoia trasformata in cappella, utilizzata dal 1846 fino al 13 giugno 1852.
Il pittore Bellisio, che fu tra i primi ragazzi dell'Oratorio, ci ha tramandato questo disegno della Casa Pinardi. Esso ci mostra la primitiva struttura dell'umile edificio che sarebbe divenuto poi il centro dell'Opera Salesiana. Dalla Casa Pinardi, infatti, i figli di Don Bosco si sarebbero diffusi in tutto il mondo.
La domenica successiva, il giorno di Pasqua del 1846, i giovani si trasferirono alla tettoia Pinardi. La cappella consisteva in uno stanzone lungo da 15 a 16 metri, e largo da 5 a 6. Aveva per pavimento un palchetto di legno, costruito in fretta e collocato alla meglio. Il soffitto era di stuoie intonacate di gesso. I ragazzi proruppero in una esplosione di gioia e di preghiera (cf MB 2, 428s). I collaboratori di un tempo ritornarono; ma i sospetti e le difficoltà delle autorità non diminuirono, anzi furono mandate delle guardie a vigilare. I giovani da quel momento presero ad aumentare la presenza, assistiti sempre più e meglio. Questa modesta cappella semibuia fu testimone di piccoli e grandi fatti. Lo spazio a disposizione e le attrezzature aumentarono con l'affitto della casa. Ma se la situazione sembrò migliorare, la salute di Don Bosco peggiorò fino a far temere della sua vita.
Aperto finalmente il Caffè, in via Palazzo di Città n. 3, Giovanni trovò presso il sig. Pianta vitto e alloggio per l'anno scolastico 1833-1834 (cf MB 1, 289). Si pagava l'ospitalità prestando servizio alla sera come cameriere-sorvegliante nella sala giochi. Il suo comportamento sempre dignitoso e i suoi richiami imponevano rispetto anche agli avventori più sboccati. Durante la permanenza presso il Caffè Pianta, Giovanni, fondò con alcuni compagni, la Società dell'Allegria, il cui regolamento contemplava due soli impegni: 1° Evitare ogni discorso e ogni azione disdicevole a un buon cristiano. 2° Adempiere esattamente i doveri scolastici e religiosi.
La strada che da Crea, attraverso Ozzano, conduce a Casale, era in quella stagione percorsa da decine di carri, carichi di uva e di mattoni. I ragazzi furono costretti a camminare per tre ore in un polverone che mozzava il respiro, e così giunsero tardi a Casale, dove però monsignor Calabiana era ancora alzato per attenderli. Un grande amico di Don Bosco, che in quella occasione mise a disposizione dei ragazzi dell'Oratorio il Seminario.
nella diocesi di Casale Monferrato; attività al 2025: Oratorio e Centro giovanile; Comunità alloggio per minori; Comunità accoglienza minori stranieri; Parrocchia
A Casale si fermarono il 10,11 e 12 ottobre. Monsignor Calabiana li portò a visitare i restauri del Duomo dedicato asant'Evasio, di stile romanico lombardo. Pregarono nella magnifica chiesa di san Filippo, e alla sera offrirono al vescovo e alla cittadinanza musica, canti e teatro. D Cagliero fece eseguire per la prima volta la sua romanza L'orfanello.
I Bosco, oriundi di Chieri, emigrarono prima a Castelnuovo, poi si stabilirono nella zona dei Becchi come mezzadri nella cascina dei conti Biglione di Chieri. Vi lavorarono per oltre 24 anni, dal 1793 al 1817. Vi chiusero la loro esistenza Filippo Antonio e suo figlio Francesco, padre di Don Bosco, colpito da polmonite a soli 34 anni. Giovannino aveva allora due anni. Nel testamento di Francesco, recentemente scoperto, è detto chiaramente che egli e tutta la sua famiglia dimoravano ancora in casa Biglione. La cascina Biglione, fu demolita per l'erezione del tempio in onore di san Giovanni Bosco, prima che si sapesse di questa sua importanza.
Attorno al 1820-1830 ci fu una gravissima crisi economica in tutto l'Astigiano. Le ristrettezze acuivano di più l'opposizione di Antonio a che Giovanni studiasse (ci MB 1, 96; 180; 184; 188...). Per amor di pace mamma Margherita, nell'autunno del 1827, mandò Giovanni a Serra di Buttigliera, presso suoi conoscenti alla cascina Campora (cf MB 1,192). Ma la sua presenza, più che essere di utilità, creava disagio tra il personale della cascina, poiché il lavoro e il pane scarseggiavano anche per loro. Così Giovanni se ne tornò dalla mamma dopo breve permanenza (cf MB 1, 192).
Un angolo del paese conserva tuttora le caratteristiche del tempo di Don Bosco e del Cafasso. Qui viveva un certo numero di famiglie benestanti del paese i cui figli, in un primo tempo, deridevano Giovannino per i suoi abiti poveri e dimessi (cf MB 1, 221).
nella diocesi di Caserta; attività al 2025: Liceo classico; Oratorio e Centro giovanile; Teatro; Cinema; Comunità educativa per minori; Santuario; Cappellanie; Liceo Scientifico e Sportivo; Scuola primaria e secondaria 1° grado
[Dettagli Editoriali - Note Iconografiche]: Doppia scomposizione visiva: in alto ritratto in ovale di Don Bosco con la berretta sacerdotale, in basso fotografia della casa natale ai Becchi (Castelnuovo Don Bosco) con la data 16 agosto 1815. Qualifica di "Beato". ; Immaginetta storica - Paesaggistica (Senza reliquia).
nella diocesi di Torino; attività al 2025: Oratorio e Centro giovanile; Fraternità Nazarena, Cenacolo Eucaristico Mariano; Centro di spiritualità, formazione e accoglienza Salesiani, laici e gruppi giovanili; Parrocchia; Cappellanie; Basilica "S. Giovanni Bosco" e luoghi storici delle origini; Museo etnologico missionario; Museo della civiltà contadina dell'800; Casa del ragazzo santo a San Giovanni di Riva presso Chieri, Morialdo e Mondonio; Cura pastorale delle parrocchie di Buttigliera d'Asti, Moriondo T.se, Arignano e Monbello
nella diocesi di Catania; attività al 2025: ADMA; C.A.V. (Centro di aiuto alla Vita) Domenico Savio; Oratorio e Centro giovanile; CFP (settore elettrico, meccanico e ristorazione); Residenza universitaria; Parrocchia; Santuario Sacro Cuore; Cappellanie; Centro cooperatori; Unione exallievi; Comunità per confratelli ammalati; CGS – PGS – TGS
nella diocesi di Catania; attività al 2025: Liceo Scientifico; Liceo classico; ADMA; Oratorio e Centro giovanile; Scuola dell'infanzia paritaria; Scuola secondaria di 1° grado paritaria; Scuola primaria paritaria; Liceo economico sociale; Cappellanie; Chiesa pubblica; Centro cooperatori; Unione exallievi
nella diocesi di Catania; attività al 2025: Centro formazione professionale; Oratorio e Centro giovanile; Parrocchia; Centro cooperatori; Unione exallievi; Comunità giovani